Impianti e sicurezza · Aggiornato il 24 agosto 2026

Caldaia a condensazione, quale scegliere: le decisioni in ordine, dalla prima che rovina l'acquisto

La prima decisione non è la marca e non sono nemmeno i kW: è chi te la installa e dove scarica i fumi. Le scelte da prendere in ordine, con il vincolo che manda sprecato l'acquisto e la novità fiscale che quasi nessuno ha aggiornato.

di Redazione Fatto per Durare 18 min di lettura
Caldaia a condensazione murale a camera stagna in un locale tecnico domestico, con raccordi idraulici e tubo di scarico fumi visibili
Caldaia a condensazione murale a camera stagna in un locale tecnico domestico, con raccordi idraulici e tubo di scarico fumi visibili

Chi si chiede quale caldaia a condensazione scegliere crede che la domanda sia «quale marca». Non lo è: i costruttori seri sono una decina e si somigliano più di quanto vogliano ammettere. A mandare sprecato l'acquisto sono quasi sempre altre cose, e nessuna è scritta sulla scatola.

La caldaia è uno dei pochissimi apparecchi domestici che non puoi installare da solo, nemmeno se sei capace: servono un'impresa abilitata, una dichiarazione di conformità e uno scarico fumi a norma. Il che ribalta l'ordine delle decisioni rispetto a qualunque altro elettrodomestico. Qui sotto le mettiamo in fila come vanno prese davvero, partendo da quella che, se non la risolvi, rende inutili tutte le altre.

Prima decisione: senza un installatore abilitato non si compra niente

Una caldaia venduta online arriva come apparecchio, non come impianto. Installarla è un'attività regolata: la può eseguire solo un'impresa abilitata, che al termine rilascia la dichiarazione di conformità. Senza quel documento l'impianto resta irregolare, e non è un problema che si sistema dopo. La verifica va fatta prima di scegliere il modello.

Cosa dice il DM 37/2008, in concreto

Il decreto ministeriale 22 gennaio 2008, n. 37 disciplina gli impianti al servizio degli edifici e comprende esplicitamente, all'articolo 1, gli «impianti di riscaldamento, di climatizzazione, di condizionamento e di refrigerazione di qualsiasi natura o specie, comprese le opere di evacuazione dei prodotti della combustione», oltre agli impianti per la distribuzione e l'utilizzazione del gas. L'articolo 7 stabilisce che «al termine dei lavori, previa effettuazione delle verifiche previste dalla normativa vigente, comprese quelle di funzionalità dell'impianto, l'impresa installatrice rilascia al committente la dichiarazione di conformità». Non è burocrazia: è il documento che ti serve per la garanzia, per l'assicurazione e il giorno in cui vendi casa.

Perché il tecnico va cercato prima del modello

Un sopralluogo ti dice tre cose che da casa non puoi sapere: se lo scarico fumi esistente è utilizzabile, se la canna fumaria va adattata, se l'impianto regge il modello che hai in mente. Trovato l'installatore, la lista dei modelli possibili si accorcia da sola, spesso a due o tre.

Che cosa stai comprando: condensazione, camera stagna, camera aperta

Una caldaia a condensazione raffredda i fumi sotto il loro punto di rugiada, li fa condensare e recupera il calore latente che una tradizionale butta nel camino. Per il metano quella soglia sta fra i 53 e i 58 °C: sopra, la condensazione non avviene e il vantaggio sparisce. È il motivo per cui la regolazione conta quanto l'apparecchio.

I numeri che separano le due tecnologie

Secondo l'analisi tecnica pubblicata su Ingenio i fumi lasciano una caldaia a condensazione a circa 40 °C, contro i valori molto più alti di una tradizionale, e il rendimento riferito al potere calorifico inferiore supera il 100% proprio perché include quel recupero. In cambio serve uno scarico per la condensa, che la caldaia tradizionale non ha.

Tipo B e tipo C: da dove arriva l'aria

Gli apparecchi di tipo B, a camera aperta, prendono l'aria della combustione dal locale in cui stanno e richiedono aperture di ventilazione permanenti. Quelli di tipo C, a camera stagna, prendono l'aria dall'esterno e ci restituiscono i fumi attraverso un condotto chiuso: il circuito di combustione non comunica con la stanza. Le caldaie a condensazione domestiche sono praticamente tutte di tipo C.

Perché in vendita trovi ancora caldaie che non sono a condensazione

Dal 26 settembre 2015 i requisiti europei di progettazione ecocompatibile hanno alzato l'asticella: come riassume la documentazione tecnica Vaillant sui regolamenti ErP, per le caldaie sotto i 70 kW l'efficienza stagionale non può scendere sotto l'86%, salvo un'eccezione al 75% per le caldaie di tipo B1 collegate a fumisterie condivise. I regolamenti però vietano di immettere sul mercato apparecchi non conformi, non di installare quelli già immessi: per questo capita ancora di trovare in vendita modelli a camera aperta o convenzionali. Se in scheda leggi «tiraggio naturale» o «camera aperta» e non leggi «condensazione», stai guardando un'altra cosa.

La potenza: i kW che leggi sono per la doccia, non per i termosifoni

È il fraintendimento centrale della categoria. Su una caldaia combinata il numero in copertina — 24, 28, 32 kW — descrive la potenza in acqua calda sanitaria, cioè quanto in fretta scalda l'acqua che scorre dal rubinetto. Il riscaldamento della casa lavora molto più in basso, e su un appartamento medio ne basta una frazione.

Quanto serve per scaldare e quanto per l'acqua calda

Il fabbisogno di riscaldamento di un appartamento italiano tipico sta nell'ordine di una decina di kW e cambia moltissimo con l'isolamento. Quello per l'acqua calda no: è un picco breve e violento, e non dipende dai metri quadri ma da quanti rubinetti possono aprirsi insieme. Altroconsumo indica per gli appartamenti 16-22 kW in riscaldamento e una potenza in sanitario tipicamente di circa 4 kW superiore, e considera i 24 kW la scelta quasi sempre corretta fino a 150 m².

Casa Bagni in uso Cosa comanda la scelta Taglia tipica
Monolocale o bilocale 1 Solo l'acqua calda 20-24 kW
Appartamento 70-120 m² 1 L'acqua calda, non i termosifoni 24 kW
Appartamento 120-150 m² 1 o 2 non contemporanei Ancora l'acqua calda 24-28 kW
Due bagni usati insieme 2 La contemporaneità dei prelievi 28-32 kW
Casa mal isolata o su più piani — Il fabbisogno termico reale Calcolo del tecnico

È il motivo per cui la fascia dei 24 kW copre la stragrande maggioranza dei casi ed è dove si concentra l'offerta: i modelli li abbiamo messi a confronto nelle migliori caldaie a condensazione da 24 kW.

Perché sovradimensionare peggiora le cose

Una caldaia troppo potente non scalda «di più»: scalda a scatti. Raggiunge la temperatura, si spegne, riparte, e ogni riaccensione è il momento in cui rende meno e si usura di più. Nelle regole tecniche che ENEA applica agli interventi agevolati il principio è scritto: la potenza dei nuovi generatori non può superare di più del 10% quella dei generatori sostituiti, salvo verifica dimensionale secondo la UNI EN 12831.

Il rapporto di modulazione, il numero che quasi nessuno guarda

La modulazione dice quanto in basso la caldaia sa scendere. Un rapporto 1:10 su un apparecchio da 24 kW significa che può lavorare fino a circa 2,4 kW; uno 1:4 si ferma a 6. Più il minimo è basso, più a lungo la caldaia resta accesa a fuoco ridotto invece di accendersi e spegnersi in continuazione — che è la condizione in cui la condensazione funziona davvero.

Lo scarico dei fumi: il vincolo che decide se quel modello è installabile a casa tua

Dove finiscono i fumi non è un dettaglio di posa: è una scelta normata che può escludere un modello, imporre un adattamento della canna fumaria o richiedere l'asseverazione di un progettista. Va verificata al sopralluogo, prima dell'ordine. È la voce che fa saltare il preventivo più spesso di tutte.

Scarico a tetto: la regola, e i casi in cui si deroga

La regola generale è che gli impianti termici installati dopo il 31 agosto 2013 scarichino sopra il tetto dell'edificio. Lo scarico a parete resta ammesso solo nei casi di deroga introdotti dal D.Lgs. 102/2014, che l'approfondimento di InformaImpresa riassume così: sostituzione di apparecchi che già scaricavano a parete; sostituzione di apparecchi collegati a canna collettiva ramificata condominiale; edifici sottoposti a tutela; impossibilità tecnica attestata e asseverata da un progettista; ristrutturazione di impianti individuali in edifici plurifamiliari con sistema fumario non idoneo né adeguabile; installazione di generatori ibridi compatti. Tradotto: se stai sostituendo, quasi sempre puoi restare dove sei; se parti da zero, la faccenda si complica.

La canna fumaria collettiva in condominio

Le canne collettive ramificate e quelle collettive rispondono a norme dedicate — UNI 10640 e UNI 10641 — e non accettano apparecchi mescolati a caso: allo stesso sistema fumario possono essere collegati solo apparecchi fra loro compatibili. In un condominio con canna collettiva la caldaia non la scegli davvero tu: la sceglie il sistema fumario, e va verificato con l'amministratore.

Lo scarico della condensa, la lavorazione che nessuno prevede

Una caldaia a condensazione produce acqua, e quell'acqua è acida: serve un collegamento allo scarico, con sifone, previsto e realizzato correttamente. Se in quel punto della casa uno scarico non c'è, va portato — una lavorazione idraulica che nel preventivo compare come voce a parte e nella pagina del prodotto non compare affatto.

La termoregolazione: qui si vede il risparmio, non nella marca

Una caldaia a condensazione mal regolata consuma come una caldaia vecchia. Se l'acqua torna troppo calda, i fumi non condensano e il recupero non avviene: il rendimento scende a quello di un apparecchio tradizionale. La termoregolazione è ciò che tiene le temperature abbastanza basse da far lavorare la macchina nel modo per cui l'hai pagata.

Perché la temperatura di ritorno decide tutto

Dei criteri progettuali riportati da Ingenio il primo è inequivocabile: minimizzare la temperatura di ritorno scegliendo i terminali giusti. Con un impianto a pavimento è semplice, perché l'acqua rientra intorno ai 30 °C. Con i radiatori si ottiene lo stesso risultato abbassando la temperatura di mandata e lasciando che la caldaia lavori più a lungo a fuoco basso. È controintuitivo — sembra che si scaldi meno — ma è così che si consuma meno. Quanto valga in metri cubi di gas, e come rifare il conto sulla propria bolletta, sta in consumi di una caldaia a condensazione.

Cronotermostato: quello giusto modula, non accende e spegne

Un termostato on-off chiede alla caldaia tutta la potenza o niente. Un sistema modulante le dice quanto scaldare e la tiene sul fuoco minimo per gran parte della giornata: è la differenza che si vede in bolletta. Le regole tecniche ENEA sugli interventi agevolati classificano i sistemi di termoregolazione evoluti nelle classi V, VI e VIII della Comunicazione della Commissione 2014/C 207/02, cioè quelle che riconoscono la modulazione e la compensazione climatica. È il riferimento giusto anche quando compri per conto tuo: i modelli con programmazione settimanale e controllo da app li abbiamo confrontati nei migliori cronotermostati Wi-Fi.

Valvole termostatiche: l'intervento con il rapporto migliore

Le stesse regole tecniche prescrivono che, ove tecnicamente possibile, su tutti i corpi scaldanti siano installate valvole termostatiche a bassa inerzia termica, o un altro sistema di termoregolazione per singolo ambiente di tipo modulante e agente sulla portata. È la voce più leggera dell'elenco e quella che cambia di più la vita quotidiana: ogni stanza alla sua temperatura, e la caldaia che smette di scaldare corridoi vuoti. Le opzioni stanno nelle migliori valvole termostatiche.

L'etichetta ErP e le classi: come si leggono senza farsi ingannare

L'etichetta di una caldaia riporta due indicatori distinti: l'efficienza stagionale di riscaldamento d'ambiente e, sulle combinate, l'efficienza di riscaldamento dell'acqua abbinata a un profilo di carico. Non si sommano e non si confondono, e la seconda si confronta solo fra apparecchi dichiarati sullo stesso profilo.

Le classi e le soglie esatte

La classe A non è un aggettivo pubblicitario, è un valore preciso: ENEA la definisce come «efficienza energetica stagionale per il riscaldamento d'ambiente ≥ 90%, pari al valore minimo della classe A di prodotto prevista dal regolamento delegato (UE) n. 811/2013». La scala completa è questa.

Classe Efficienza stagionale di riscaldamento d'ambiente
A+++ ≥ 150%
A++ da 125% a meno di 150%
A+ da 98% a meno di 125%
A da 90% a meno di 98%
B da 82% a meno di 90%
C da 75% a meno di 82%
D da 36% a meno di 75%

Una caldaia a condensazione a gas, da sola, sta in classe A. Le classi superiori si raggiungono solo aggiungendo altro — pompa di calore, solare termico, sistemi combinati. Chi promette A++ con una caldaia a gas e basta ti sta mostrando l'etichetta di sistema, non quella del prodotto.

Il profilo di carico, e perché due classi A non sono confrontabili

L'efficienza in sanitario si dichiara su un profilo di carico, cioè una sequenza standard di prelievi nell'arco delle 24 ore, indicata con sigle da 3XS a 4XL «alla stregua di quello abitualmente in uso per l'abbigliamento». Due caldaie in classe A sull'acqua calda ma su profili diversi non erogano lo stesso servizio: confronta le classi solo a parità di profilo. Nella stessa scheda trovi anche il limite sugli ossidi di azoto — dal 26 settembre 2018 le caldaie a gas immesse sul mercato devono stare sotto i 56 mg/kWh — che fra modelli recenti non discrimina più nulla.

Detrazioni: dal 2025 la caldaia a gas da sola non è più agevolata

È il punto su cui quasi tutte le pagine in circolazione sono rimaste indietro. Il comma 55 della legge di bilancio 2025 ha escluso dall'Ecobonus e dal bonus recupero del patrimonio edilizio le spese per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale con caldaie uniche alimentate a combustibili fossili, per gli anni 2025, 2026 e 2027. Se leggi ancora «50%» o «65%» riferiti a una caldaia a gas, stai leggendo una pagina non aggiornata.

Cosa dice esattamente la circolare dell'Agenzia delle Entrate

La circolare n. 8/E del 19 giugno 2025, redatta acquisendo i pareri di ENEA e del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, chiarisce che gli interventi esclusi «riguardino le caldaie a condensazione e i generatori d'aria calda a condensazione, alimentati a combustibili fossili». Precisa inoltre che, per il bonus recupero del patrimonio edilizio, l'esclusione vale anche per la nuova installazione e non solo per la sostituzione. Restano ammesse le spese sostenute fino al 31 dicembre 2024, anche se i lavori sono stati realizzati o completati dal 1° gennaio 2025.

Cosa resta agevolabile, ed è un elenco preciso

La circolare non lascia margini interpretativi: l'esclusione non si applica ai microcogeneratori, quand'anche alimentati a combustibili fossili, ai generatori a biomassa, alle pompe di calore ad assorbimento a gas e ai sistemi ibridi costituiti da una pompa di calore integrata con una caldaia a condensazione, assemblati in fabbrica ed espressamente concepiti dal fabbricante per funzionare in abbinamento. È la distinzione che conta in pratica: la caldaia da sola no, la stessa caldaia dentro un sistema ibrido di fabbrica sì.

Cosa farne quando la caldaia va comunque sostituita

Se il vecchio apparecchio è morto e serve una caldaia, il costo è tuo per intero e la scelta si fa solo su prestazioni, consumi e durata. Se invece stai ragionando su un intervento più ampio, l'ibrido di fabbrica e la pompa di calore cambiano il conto — non solo per l'agevolazione, ma per il costo di esercizio: il confronto fra le due strade sta in caldaia a condensazione o pompa di calore. Una precisazione onesta: le regole fiscali cambiano di anno in anno e i massimali dipendono dall'intervento e dall'immobile. Prima di firmare, la verifica va fatta con chi ti segue la dichiarazione dei redditi, non su un blog.

Quanto dura, e che cosa la fa durare

Sulla caldaia la durata è un criterio d'acquisto vero: è un apparecchio che lavora migliaia di ore l'anno, con condensa acida che gli passa dentro e un obbligo di controllo periodico. Tre elementi decidono se arriverà a quindici anni o si fermerà a otto: lo scambiatore primario, l'acqua dell'impianto e la reperibilità dei ricambi.

Lo scambiatore primario: inox o alluminio-silicio

È il componente a contatto con la condensa e, quando cede, spesso decreta la fine dell'apparecchio. Viessmann spiega che durante la combustione si forma condensa a pH basso e che le superfici a contatto devono resistere alla corrosione, motivo per cui adotta esclusivamente acciaio inossidabile, con fumi portati da circa 900 °C a circa 50 °C. La lega alluminio-silicio, usata da altri costruttori, conduce meglio il calore e si protegge con uno strato di ossido, ma è più sensibile alla qualità dell'acqua e a una manutenzione trascurata. Non è una condanna: è un vincolo in più da rispettare.

L'acqua dell'impianto, il fattore che quasi nessuno tratta

Il circuito di riscaldamento è chiuso, quindi si sporca una volta sola: ma se ci entrano calcare, fanghi e residui di saldatura restano lì per anni e si depositano proprio dove lo scambiatore è più stretto. Un filtro defangatore sul ritorno e, dove l'acqua è dura, un trattamento in fase di riempimento allungano la vita dell'apparecchio più di qualunque optional — e si fanno solo durante l'installazione. Il quadro completo delle cause di rottura sta in quanto dura una caldaia.

I ricambi a dieci anni

Una caldaia si ripara finché esistono scheda elettronica, ventilatore, valvola gas e scambiatore secondario per quel modello. I marchi con rete di assistenza capillare li tengono a magazzino per anni; un modello di importazione occasionale, quando si guasta, diventa un pezzo di ferro appeso al muro.

Manutenzione e controlli: cosa è davvero obbligatorio

Qui circola parecchia confusione, alimentata da chi vende contratti. Gli adempimenti sono due e hanno logiche diverse: la manutenzione, che segue le istruzioni del fabbricante, e il controllo di efficienza energetica — il cosiddetto controllo dei fumi — che ha una periodicità fissata per legge e cambia con potenza e combustibile.

La manutenzione non ha una cadenza di legge: ha quella del costruttore

Il DPR 74/2013 stabilisce che le operazioni di controllo e manutenzione siano eseguite da imprese abilitate secondo il DM 37/2008 e conformemente alle istruzioni tecniche del fabbricante, e impone a installatori e manutentori di dichiarare per iscritto quali operazioni servono e con quale frequenza. Per la quasi totalità delle caldaie murali a gas quel manuale dice «una volta l'anno», ed è da lì che nasce l'idea dell'obbligo annuale: non discende da una scadenza generica, discende dal libretto del tuo apparecchio.

Il controllo di efficienza energetica: sul gas è quadriennale

L'Allegato A del DPR 74/2013 fissa la periodicità: per i generatori a gas da 10 a 100 kW la cadenza è quadriennale e diventa biennale sopra i 100 kW, mentre per i combustibili liquidi o solidi si stringe a due anni e a uno. Al termine il tecnico redige il rapporto di controllo, che si allega al libretto di impianto — il documento che accompagna la caldaia e va consegnato a chi acquisisce l'immobile. Attenzione: diverse Regioni gestiscono un proprio catasto degli impianti e possono aggiungere adempimenti, quindi la regola locale va verificata.

Quale caldaia a condensazione scegliere secondo il tuo caso

Messe in fila le decisioni, i casi ricorrenti sono pochi. Individua la riga che ti somiglia e hai già scartato la maggior parte del mercato: l'installabilità viene prima di tutto, la potenza si decide sull'acqua calda e non sui metri quadri, e la termoregolazione è ciò che trasforma la tecnologia in risparmio reale.

Il tuo caso La decisione che comanda Cosa guardare per prima cosa
Sostituzione con scarico già esistente La compatibilità del sistema fumario Tipo di scarico ammesso dalla deroga
Appartamento fino a 150 m², un bagno La potenza in acqua calda Taglia da 24 kW e rapporto di modulazione
Due bagni usati contemporaneamente La contemporaneità dei prelievi Potenza sanitaria e profilo di carico
Impianto a radiatori da rendere efficiente La temperatura di ritorno Termoregolazione modulante e valvole
Ristrutturazione con lavori più ampi Costo di esercizio e agevolazioni Sistemi ibridi e pompa di calore

Applicata questa griglia, il campo si restringe a pochi modelli reali: li abbiamo passati al setaccio nella selezione delle migliori caldaie a condensazione, dove trovi anche i criteri con cui abbiamo escluso gli apparecchi che a condensazione non sono.

Domande frequenti sulla caldaia a condensazione

Le domande che tornano più spesso riguardano i kW, la durata, le agevolazioni e la manutenzione. Sono anche i quattro punti su cui girano più informazioni vecchie: le detrazioni sono cambiate nel 2025, e la cadenza dei controlli non è quella che quasi tutti citano.

Quanti kW deve avere la caldaia per un appartamento di 100 m²?

Nella grande maggioranza dei casi 24 kW, ma quel numero descrive l'acqua calda sanitaria, non il riscaldamento: per scaldare quei 100 m² ne servono molti meno. Si sale a 28-32 kW solo con due bagni usati contemporaneamente. Con un isolamento scadente serve il calcolo di un tecnico.

Quanto dura una caldaia a condensazione?

L'intervallo realistico va dai 10 ai 15 anni, con punte superiori sugli apparecchi seguiti bene. A decidere sono lo scambiatore primario, la qualità dell'acqua nel circuito e la costanza della manutenzione, non il prestigio del marchio. Un impianto sporco può dimezzare quel numero.

La caldaia a gas ha ancora diritto alle detrazioni?

No, se è una caldaia unica alimentata a combustibile fossile: il comma 55 della legge di bilancio 2025 la esclude da Ecobonus e bonus ristrutturazioni per il 2025, il 2026 e il 2027, e per il bonus ristrutturazioni l'esclusione copre anche le nuove installazioni. Restano agevolabili sistemi ibridi assemblati in fabbrica, pompe di calore ad assorbimento a gas, microcogeneratori e generatori a biomassa.

Che differenza c'è fra caldaia a condensazione e caldaia tradizionale?

La condensazione raffredda i fumi sotto il punto di rugiada — fra 53 e 58 °C per il metano — e recupera il calore latente che la tradizionale manda nel camino. I fumi escono intorno ai 40 °C invece che roventi, e serve uno scarico della condensa che nella tradizionale non è previsto.

Posso comprare la caldaia online e farla installare da un tecnico?

Sì, l'apparecchio si acquista liberamente, ma l'installazione resta riservata a un'impresa abilitata che rilascia la dichiarazione di conformità. Accordati prima di ordinare: molti installatori applicano condizioni diverse sul materiale che non hanno fornito loro, e l'estensione di garanzia può richiedere la prima accensione da parte di un centro autorizzato.

Ogni quanto va fatto il controllo dei fumi?

Per le caldaie a gas domestiche da 10 a 100 kW il controllo di efficienza energetica ha cadenza quadriennale, secondo l'Allegato A del DPR 74/2013. È cosa diversa dalla manutenzione, che segue le istruzioni del fabbricante e per quasi tutti gli apparecchi è annuale. Alcune Regioni aggiungono adempimenti propri.

Serve la canna fumaria per una caldaia a condensazione?

Serve un sistema di evacuazione dei fumi a norma, che di regola scarica sopra il tetto per gli impianti installati dopo il 31 agosto 2013. Lo scarico a parete è ammesso solo nei casi di deroga previsti, fra cui la sostituzione di apparecchi che già scaricavano così. Va verificato prima di scegliere il modello, non dopo.

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