Impianti e sicurezza · Aggiornato il 13 ottobre 2026

Scaldabagno a pompa di calore: quanto consuma davvero, al giorno e all’anno

Quanti kWh consuma uno scaldabagno a pompa di calore al giorno e all’anno, come cambiano con il locale freddo, la temperatura impostata, la resistenza e il Boost, e quanto pesano in bolletta per 2, 3 e 4 persone.

di Redazione Fatto per Durare 23 min di lettura
Scaldabagno a pompa di calore in una lavanderia, con il display acceso e i tubi dell’acqua in vista
Scaldabagno a pompa di calore in una lavanderia, con il display acceso e i tubi dell’acqua in vista

Uno scaldabagno a pompa di calore consuma, per una famiglia di tre persone, intorno ai 2 kWh al giorno: 700-800 kWh l’anno se il locale è quello giusto, contro gli oltre 2.000 di un boiler a resistenza per la stessa acqua calda. Il numero però si muove parecchio, e qui vediamo che cosa lo sposta.

I tre comandi che decidono la bolletta sono la temperatura dell’aria del locale, la temperatura che imposti e quante volte entra in gioco la resistenza elettrica. Il primo lo scegli una volta, quando decidi dove metterlo; gli altri due li tocchi ogni giorno, spesso senza sapere quanto pesano.

Quanto consuma uno scaldabagno a pompa di calore: i numeri in breve

Un 80 litri in classe A+ consuma circa 2,25 kWh al giorno con il profilo di prelievo M, quello di una famiglia di tre persone: 820 kWh l’anno se lo usi ogni giorno, cioè circa 356 euro alla tariffa ARERA del IV trimestre 2026. Un boiler a resistenza, per la stessa acqua, ne consuma quasi tre volte tanto.

Il consumo al giorno

Il dato più solido che esista è quello che il costruttore deve dichiarare per legge sulla giornata di prova. Nel manuale d’uso e installazione del NUOS EVO A+, Ariston dichiara per il modello da 80 litri un Qelec di 2,250 kWh: è l’elettricità consumata in 24 ore consecutive per servire il profilo M, con aria a 7 °C e acqua di rete a 10 °C. Il 110 litri, sullo stesso profilo, dichiara 2,340 kWh; il 150 litri, che lavora sul profilo L, il doppio dell’acqua, dichiara 4,018 kWh.

Sono numeri che comprendono tutto: il compressore, il ventilatore, l’elettronica e il calore che il serbatoio perde stando fermo. È per questo che li usiamo come base e non la potenza di targa.

Il consumo all’anno, e perché l’etichetta dice meno

Sull’etichetta energetica dello stesso 80 litri c’è scritto 479 kWh l’anno. Non è in contraddizione con i 2,25 kWh al giorno: l’etichetta conta circa 220 giorni pieni di prelievo invece di 365, per ragioni che vediamo più sotto. Se a casa tua l’acqua calda si usa tutti i giorni, il numero che ti riguarda è più vicino a 820 kWh.

La differenza fra i due non è un dettaglio: è il 70% in più. Chi legge 479 sull’etichetta e poi trova in bolletta il doppio non ha un apparecchio guasto, ha letto un numero fatto per confrontare due macchine fra loro, non per prevedere la sua spesa.

Come si calcola il consumo: il calore che ti serve diviso il COP

Il consumo elettrico di uno scaldabagno a pompa di calore è il calore che serve per l’acqua calda della giornata diviso il COP effettivo della macchina in quella giornata. Il calore dipende da te — quanta acqua, a che temperatura — il COP dal locale, dalla temperatura impostata e da quanto lavora la resistenza.

Il calore che ti serve non dipende dalla macchina

Per scaldare un litro d’acqua di un grado servono 1,16 wattora, sempre: è una costante fisica. Una doccia da cinque-sei minuti usa una cinquantina di litri miscelati intorno ai 40 °C; portarli da 10 a 40 °C richiede circa 1,75 kWh di calore. Tre persone con una doccia a testa al giorno, più cucina e lavabo, stanno intorno ai 5-6 kWh.

Questo calore è lo stesso per qualunque scaldabagno. Una resistenza lo produce consumando un po’ di più di quanto consegna, perché il serbatoio perde calore; una pompa di calore lo produce consumandone una frazione, perché il grosso lo preleva dall’aria. Il conto della formula l’abbiamo svolto per esteso, sul boiler a resistenza, nella guida ai consumi dello scaldabagno elettrico.

Il COP che conta è quello della giornata, non del compressore

Il COP (coefficiente di prestazione) è il rapporto fra il calore consegnato all’acqua e l’elettricità assorbita. Sulle schede ne compaiono spesso due o tre, e conviene sapere quale usare.

Quello utile per la bolletta è il COP misurato sull’intera giornata con la norma EN 16147, che comprende anche le perdite del serbatoio. Ariston dichiara 2,60 per l’80 litri e 2,90 per il 150 litri. Non a caso coincidono con il rapporto fra il calore del profilo di prova e il Qelec: 5,845 diviso 2,250 fa 2,60, e 11,655 diviso 4,018 fa 2,90. È la stessa misura vista da due lati.

Un COP «istantaneo» del compressore, misurato con aria a 20 °C e acqua tiepida, può superare 3,5. È vero per quei minuti, non per la giornata, e non va messo nella formula.

Un esempio svolto su 80 litri

Prendiamo la giornata standard del profilo M: 5,845 kWh di calore, circa 168 litri d’acqua portati da 10 a 40 °C. Con il COP dichiarato di 2,60 servono 2,25 kWh di corrente; alla tariffa di 0,4343 €/kWh fanno 0,98 euro al giorno.

Lo stesso calore con un boiler a resistenza da 80 litri dello stesso costruttore: l’etichetta del PRO1 R 80 dichiara 1.424 kWh l’anno sul profilo M, cioè circa 6,5 kWh al giorno di prova. Sono 2,82 euro al giorno. Il rapporto fra i due, poco meno di tre, è la ragione d’essere di questi apparecchi.

Quanti kW assorbe uno scaldabagno a pompa di calore

In pompa di calore assorbe poche centinaia di watt: Ariston dichiara per il NUOS EVO A+ una potenza media di 250 W e massima di 350 W. Quando entra la resistenza integrativa si aggiungono 1.200 W, e la potenza massima dichiarata dell’apparecchio sale a 1.550 W. Il consumo però si misura in kWh, non in kW.

kW e kWh non sono la stessa cosa

La domanda «quanti kW consuma» mescola due grandezze. I kW sono la potenza, cioè quanto tira in un certo istante: decidono se salta il contatore. I kWh sono l’energia, potenza moltiplicata per il tempo: sono quelli che paghi in bolletta.

Una pompa di calore tira poco ma per molte ore. Il manuale Ariston dichiara per l’80 litri un tempo di riscaldamento di 5 ore e 35 minuti con aria a 7 °C, contro le circa 3 ore e un quarto di un boiler a resistenza della stessa taglia. Lavora più a lungo, a una potenza circa cinque volte più bassa: il saldo è a suo favore.

La resistenza integrativa: 1.200 W che cambiano tutto

Quasi tutti gli scaldabagni a pompa di calore monoblocco hanno una resistenza elettrica nel serbatoio, sul NUOS EVO A+ da 1.200 W. Serve in quattro casi: quando l’aria è fuori dall’intervallo di funzionamento della pompa, durante lo sbrinamento, per il ciclo antilegionella e quando chiedi acqua in fretta con la modalità Boost.

Ogni kWh che passa dalla resistenza costa tre volte un kWh che passa dal compressore. Basta che la resistenza copra un quarto del calore annuo perché il COP medio scenda da 2,6 a meno di 2. È il singolo fattore che più spesso trasforma una pompa di calore in un boiler elettrico costoso.

Serve aumentare la potenza del contatore?

Di solito no. In pompa di calore il carico è di qualche centinaio di watt, e anche con la resistenza accesa l’80 litri Ariston resta sotto 1,6 kW. Un boiler a resistenza tradizionale ne tira 1,2-1,5 per ore: sostituirlo non aggiunge carico, semmai ne toglie.

Il problema nasce con la modalità Boost, che accende compressore e resistenza insieme, se coincide con forno e lavatrice. Su un contatore da 3 kW è la stessa attenzione che servirebbe con il vecchio boiler.

Cantina, garage, lavanderia: quanto pesa la temperatura dell’aria

Pesa meno di quanto si teme, finché il compressore lavora. Sulla stessa prova d’etichetta, l’80 litri Ariston passa da 437 kWh l’anno con aria a 14 °C a 479 con aria a 7 °C e 519 con aria a 2 °C: il 19% in più fra il clima caldo e quello freddo. Pesa molto di più quando l’aria esce dall’intervallo e subentra la resistenza.

Cosa dicono i tre climi dell’etichetta

Il regolamento delegato UE 812/2013 fissa le condizioni di prova degli scaldacqua a pompa di calore che prendono aria esterna: +7 °C per le condizioni climatiche medie, +2 °C per quelle più fredde, +14 °C per quelle più calde. Per quelli che prendono l’aria dell’ambiente interno la prova è a +20 °C.

La scheda di prodotto Ariston riporta i consumi nei tre climi: 519, 479 e 437 kWh l’anno per l’80 litri; 990, 858 e 792 per il 150 litri. Tradotto in COP effettivo, l’80 litri passa da circa 2,4 con aria a 2 °C a 2,6 a 7 °C e 2,85 a 14 °C. Sono questi i valori che usiamo nella tabella finale.

Il garage freddo d’inverno: quando entra la resistenza

Ogni modello ha un limite inferiore di temperatura dell’aria sotto il quale il compressore si ferma. Per il NUOS EVO A+ Ariston dichiara -5 °C: sotto, l’acqua la scalda solo la resistenza, con il rendimento di un boiler qualunque. Il manuale consiglia la modalità Green, quella che usa solo la pompa, per aria sopra 0 °C nelle ore di riscaldamento.

Il conto pratico è questo. Un garage che d’inverno resta fra 5 e 10 °C fa lavorare la pompa con un COP poco sotto quello di targa. Un box esposto a nord in montagna, che a gennaio scende sotto lo zero per settimane, passa ore e ore in resistenza: in quei mesi il consumo giornaliero può avvicinarsi a quello di un boiler elettrico. Il conto annuale resta favorevole, ma l’inverno pesa più dei numeri d’etichetta.

La cantina e la lavanderia: buone, ma si raffreddano

Una cantina interrata è spesso il posto migliore: d’inverno resta sopra i 10 °C, d’estate non si scalda. Una lavanderia o una taverna non riscaldata vanno bene per lo stesso motivo. L’unico limite è il volume: la pompa raffredda l’aria del locale, e in uno spazio troppo piccolo la raffredda fino a far crollare il COP.

Quanti metri cubi servono e come si risolve con la canalizzazione l’abbiamo spiegato nella guida ai migliori scaldabagni a pompa di calore, dove trovi anche i quattro modelli a confronto. Qui basta ricordare che il volume minimo dichiarato è una condizione del consumo, non solo dell’installazione.

La temperatura impostata: il comando che pesa di più

È il comando che tocchi ogni giorno ed è quello che pesa di più. Più alta è la temperatura dell’acqua, più il compressore fatica a spingerci dentro il calore e più il serbatoio ne perde verso il locale. Oltre i 55-60 °C la pompa smette di bastare da sola e interviene la resistenza.

Perché 53 °C e non 60

Tutti i valori di consumo dichiarati per il NUOS EVO A+ sono misurati con il serbatoio a 53 °C, e l’impostazione di fabbrica in pompa di calore va da 50 a 55 °C. Dal menu installatore si può salire fino a 62 °C, ma il manuale avverte che sopra i 55 °C il compressore si usura di più.

Il motivo fisico è semplice: una pompa di calore rende tanto meglio quanto più è piccolo il salto fra la temperatura dell’aria da cui prende calore e quella dell’acqua in cui lo deposita. Alzare il termostato di 7-8 gradi allarga il salto, riduce il COP e aumenta la dispersione del serbatoio. Il costruttore non pubblica la curva del COP in funzione della temperatura impostata: un numero preciso non possiamo dartelo, ma la direzione è certa.

C’è poi l’effetto che si dimentica: a 53 °C un 80 litri dà meno acqua miscelata di un boiler tenuto a 65. Chi alza il termostato per compensare paga due volte. La risposta giusta, se l’acqua non basta, è un serbatoio più grande, non un termostato più alto.

Il ciclo antilegionella: quanto costa davvero

Sul NUOS EVO A+ la protezione antilegionella è una funzione da attivare dal menu installatore. Se attiva, una volta al mese porta l’acqua a 65 °C per al massimo 15 minuti, e salta il ciclo se nel mese l’acqua ha già superato 57 °C per un quarto d’ora.

Portare 80 litri da 53 a 65 °C richiede circa 1,1 kWh; oltre i 62 °C il compressore non arriva, e l’ultimo tratto lo fa la resistenza. Anche contandoli tutti in resistenza, dodici cicli l’anno fanno circa 13 kWh, cioè meno di 6 euro l’anno alla tariffa del IV trimestre 2026. Non è il ciclo antilegionella a gonfiare la bolletta: è il termostato tenuto alto tutto l’anno, o un ciclo programmato ogni giorno invece che ogni mese.

Quanto si può scendere senza rischi

Le linee guida nazionali per la prevenzione della legionellosi indicano fra i fattori di rischio l’acqua tra 20 e 50 °C, e riportano che negli impianti in cui l’acqua è mantenuta costantemente fra 50 e 55 °C la proliferazione viene inibita. Sono scritte pensando a reti ospedaliere e alberghiere, non al boiler di casa, ma la soglia è un buon riferimento.

Tradotto: tenere lo scaldabagno a 45 °C per risparmiare qualche kWh è una cattiva idea. La fascia 50-55 °C è quella in cui la pompa di calore rende ancora bene e l’acqua resta fuori dalla zona a rischio.

Boost, Green, Auto: cosa fanno le modalità alla bolletta

Le modalità decidono quanto lavora la resistenza, quindi quanto paghi. Green usa solo la pompa di calore ed è la più economica; Auto usa la pompa e accende la resistenza solo se non arriva in tempo; Boost accende pompa e resistenza insieme per fare presto, ed è la più costosa. Lasciarla attiva per abitudine annulla buona parte del risparmio.

Boost: veloce perché brucia corrente

Con la modalità Boost, scrive il manuale Ariston, lo scaldacqua usa contemporaneamente pompa di calore e resistenza per arrivare alla temperatura nel minor tempo possibile, poi torna in Auto. Esiste anche un Boost 2, attivabile dall’installatore, che resta acceso anche dopo aver raggiunto la temperatura.

Il conto lo fa la fisica. Una riscaldata completa dell’80 litri da 10 a 53 °C costa in pompa di calore 1,167 kWh, dichiara Ariston; con la sola resistenza servirebbero più di 4 kWh. Ogni Boost lanciato perché «l’acqua non basta» sposta una parte di quei kWh dal lato caro. Usato una volta ogni tanto, quando arrivano ospiti, non cambia niente; lasciato fisso come Boost 2, trasforma la pompa di calore in un boiler elettrico con un compressore a fianco.

Green e Auto: quale lasciare

Green è la modalità del massimo risparmio: la resistenza si accende solo se la pompa non può lavorare (aria fuori intervallo, sbrinamento, antilegionella, errori). Il prezzo è il tempo: se svuoti il serbatoio la sera, devi aspettare ore. Il manuale la consiglia con aria sopra 0 °C.

Auto impara in quante ore raggiungere la temperatura — 8 ore di default — e accende la resistenza solo se la pompa non ce la fa. Ariston la consiglia d’inverno per il comfort. Per una famiglia che si lava sempre alla stessa ora, Green da aprile a ottobre e Auto in inverno è la combinazione più ragionevole.

Programmi orari e fotovoltaico

I programmi orari servono a far lavorare la pompa nelle ore giuste. Senza fotovoltaico, conviene farla girare nelle ore più calde della giornata, quando l’aria del locale è meno fredda e il COP migliora. Con il fotovoltaico conviene farla girare a metà giornata, quando i kWh vengono dal tetto e non dalla rete.

Le fasce orarie del contratto contano poco. A differenza del vecchio boiler, che tirava 1,2-1,5 kW per ore, una pompa da 250 W sposta pochi kWh: il risparmio di fascia esiste ma è piccolo.

L’etichetta energetica: profili M, L, XL e cosa vogliono dire per te

Il profilo di carico è una giornata standard di prelievi d’acqua calda definita dal regolamento UE 812/2013: M vale 5,845 kWh di calore al giorno, L 11,655, XL 19,07. Il consumo annuo in etichetta è calcolato su quel profilo e su circa 220 giorni pieni, per cui va corretto prima di usarlo come previsione.

Il profilo è una giornata di prelievi, non un numero di persone

Il regolamento descrive ogni profilo come una sequenza di prelievi dalle 7 del mattino alle 21:45, ciascuno con la sua quantità di energia, portata e temperatura. Alla fine della giornata il totale, chiamato Qref, è 5,845 kWh per il profilo M, 11,655 per il profilo L, 19,07 per il profilo XL. Il regolamento è in vigore, e lo è anche il 814/2013 sui requisiti minimi di efficienza.

Per farsene un’idea: 5,845 kWh corrispondono a circa 168 litri d’acqua portati da 10 a 40 °C, l’11,655 del profilo L a circa 334 litri, il 19,07 dell’XL a circa 547. Con la nostra ipotesi di lavoro di una cinquantina di litri a 40 °C a persona, il profilo M è una famiglia di tre persone abbondanti, il profilo L una famiglia numerosa o una casa dove la vasca si usa spesso.

Nella gamma Ariston l’80 e il 110 litri sono dichiarati sul profilo M, il 150 litri sul profilo L. Il profilo indica la giornata che l’apparecchio ha dimostrato di saper servire: non è un limite, ma se la tua giornata è più pesante il serbatoio si svuota e la resistenza lavora.

La formula dell’etichetta e il fattore 0,6

L’allegato VIII del regolamento calcola il consumo annuo moltiplicando il consumo della giornata di prova per 0,6 × 366. Il fattore 0,6 c’è perché l’etichetta non suppone che il profilo venga usato al completo ogni giorno dell’anno: tiene conto di assenze, vacanze, giornate leggere.

Ne esce un numero fatto per confrontare due apparecchi alla pari, non per prevedere la tua bolletta. Ed è il motivo per cui due pagine sullo stesso modello possono dare 480 e 820 kWh l’anno senza che nessuna delle due sbagli.

Come trasformare l’etichetta nel tuo consumo

Il metodo veloce: prendi il consumo annuo dell’etichetta in condizioni climatiche medie e dividilo per 0,6. Ottieni il consumo se usi ogni giorno tutta l’acqua del profilo dichiarato. Poi correggilo a occhio: se in casa siete meno di quanto il profilo presuppone, scendi; se il locale è freddo d’inverno, prendi il valore delle condizioni più fredde invece di quello medio.

Sull’80 litri Ariston: 479 diviso 0,6 fa circa 800 kWh, in linea con i 2,25 kWh al giorno dichiarati. Sul 150 litri: 858 diviso 0,6 fa circa 1.430 kWh, poco meno dei 4,018 kWh al giorno moltiplicati per 365.

Pompa di calore contro scaldabagno a resistenza, a parità di acqua calda

A parità di acqua calda, uno scaldabagno a pompa di calore consuma circa un terzo di uno a resistenza: sul profilo M, 2,25 kWh al giorno contro 6,5 per due Ariston da 80 litri. In bolletta sono circa 0,98 euro contro 2,82 al giorno, alla tariffa del IV trimestre 2026. Il vantaggio si riduce d’inverno e con la resistenza accesa spesso.

Lo stesso profilo, due bollette

Il confronto pulito si fa solo a parità di profilo. Due apparecchi dello stesso costruttore, stessa taglia nominale, stesso profilo M: il NUOS EVO A+ 80 in classe A+ dichiara 479 kWh l’anno in etichetta, il PRO1 R 80 a resistenza ne dichiara 1.424. Il rapporto è 1 a 3.

Sull’anno intero con il profilo M tutti i giorni, la pompa di calore sta intorno agli 820 kWh e il boiler a resistenza ai 2.370. Il risparmio sull’anno, detto con la tariffa scritta in fondo, lo trovi nella tabella finale.

Dove il confronto si accorcia

Il rapporto 1 a 3 regge con aria a 7 °C e resistenza ferma. Con aria a 2 °C diventa circa 1 a 2,7; con un garage sotto lo zero per settimane, in quei giorni il vantaggio sparisce. Lo stesso succede se tieni l’acqua a 60-62 °C o lasci il Boost fisso: la pompa di calore resta più efficiente, ma la distanza si riduce.

C’è anche il tema dei litri. A 53 °C l’80 litri a pompa di calore dà meno acqua miscelata a 40 °C di un boiler a resistenza a 65 °C: per avere la stessa acqua serve la taglia superiore, che ha un serbatoio più grande e disperde un po’ di più. Nel conto annuo pesa poco, ma va saputo.

Se invece il confronto che ti interessa è con il gas, è un altro discorso: lo trovi in scaldabagno elettrico o a gas e, per chi ha una caldaia, in caldaia a condensazione o pompa di calore.

Quando la pompa di calore non fa risparmiare

Non fa risparmiare abbastanza in tre casi: quando si usa poca acqua calda, quando il locale è sbagliato e quando la resistenza lavora più della pompa. In questi casi i kWh risparmiati sono pochi, e un buon boiler a resistenza ben dimensionato, oppure il gas se c’è già, resta la scelta più sensata.

Pochi prelievi: una persona, una casa vuota a metà settimana

Il risparmio in kWh è proporzionale all’acqua che usi. Una persona sola che fa una doccia al giorno consuma circa 1,75 kWh di calore: con una pompa di calore spende circa 0,7 kWh di corrente, con una resistenza circa 2. La differenza sta intorno ai 460 kWh l’anno, e su una seconda casa usata due mesi scende a poche decine.

Con questi numeri la domanda diventa se la differenza di spesa iniziale rientra mai. Il calcolo lo fai tu: dividi la differenza di prezzo fra i due apparecchi, installazione e incentivi compresi, per il risparmio annuo della riga della tabella che ti somiglia. Se il risultato supera la vita utile dell’apparecchio, non rientra.

Il locale sbagliato

Un bagno riscaldato, un ripostiglio chiuso, una stanza abitata. Nel primo caso paghi due volte: la pompa raffredda l’aria che il riscaldamento ha appena scaldato. Nel secondo l’aria si esaurisce e il COP crolla. Nel terzo il locale si raffredda d’inverno proprio dove vivi.

Se l’unico posto possibile è il bagno, la soluzione è un buon boiler a resistenza: come sceglierlo è in scaldabagno elettrico, quale scegliere.

La resistenza che lavora più della pompa

È il caso più insidioso, perché non si vede. Lo riconosci da tre segnali: il simbolo della resistenza acceso spesso sul display, il Boost che torna attivo da solo perché qualcuno ha attivato Boost 2, il termostato oltre i 55 °C. Se uno di questi è vero, il consumo reale finisce facilmente nella colonna 2,0 della tabella qui sotto: il 30% sopra quello della scheda.

La correzione costa zero: termostato fra 50 e 55 °C, modalità Green nei mesi caldi, Boost solo a mano. È la stessa logica che vale per tenerlo acceso: questi apparecchi vanno lasciati alimentati, perché l’anodo a correnti impresse protegge il serbatoio solo con la corrente inserita, e spegnerli per risparmiare qualche kWh di dispersione non vale il rischio.

Quanto costa in bolletta: la tabella per famiglia e per COP

La tabella traduce il consumo in euro per 2, 3 e 4 persone e per quattro livelli di COP effettivo, più il boiler a resistenza per confronto. Usa la tariffa ARERA del IV trimestre 2026, 0,4343 €/kWh, e considera l’acqua calda usata ogni giorno dell’anno.

La tariffa è il prezzo di riferimento dell’energia elettrica fissato da ARERA per il cliente tipo vulnerabile in Maggior Tutela, in vigore dal 1° ottobre 2026: 43,43 centesimi al kWh, tasse incluse. Se il tuo contratto ha un prezzo diverso, moltiplica i kWh per il tuo.

Come leggere la tabella

Le ipotesi sono dichiarate, così puoi rifare il conto. Ogni persona usa 50 litri d’acqua a 40 °C al giorno, presi dalla rete a 10 °C: 1,75 kWh di calore a testa. Le colonne del COP vengono dalla scheda Ariston: 2,4 con aria a 2 °C, 2,6 a 7 °C, 2,9 circa a 14 °C. La colonna 2,0 è uno scenario sfavorevole, con garage freddo e resistenza spesso accesa. La colonna del boiler a resistenza usa il rendimento ricavato dall’etichetta del PRO1 R 80, circa 0,9.

Nucleo (calore al giorno) Boiler a resistenza Pompa di calore, COP 2,0 COP 2,4 (aria 2 °C) COP 2,6 (aria 7 °C) COP 2,9 (aria 14 °C)
2 persone (3,5 kWh) 3,9 kWh · 1,68 €/giorno · 615 €/anno 1,7 kWh · 0,76 €/giorno · 277 €/anno 1,5 kWh · 0,63 €/giorno · 230 €/anno 1,3 kWh · 0,58 €/giorno · 213 €/anno 1,2 kWh · 0,52 €/giorno · 191 €/anno
3 persone (5,2 kWh) 5,8 kWh · 2,53 €/giorno · 922 €/anno 2,6 kWh · 1,14 €/giorno · 415 €/anno 2,2 kWh · 0,95 €/giorno · 346 €/anno 2,0 kWh · 0,87 €/giorno · 319 €/anno 1,8 kWh · 0,78 €/giorno · 286 €/anno
4 persone (7,0 kWh) 7,8 kWh · 3,37 €/giorno · 1.229 €/anno 3,5 kWh · 1,52 €/giorno · 553 €/anno 2,9 kWh · 1,26 €/giorno · 461 €/anno 2,7 kWh · 1,17 €/giorno · 425 €/anno 2,4 kWh · 1,05 €/giorno · 381 €/anno
Profilo M d’etichetta (5,8 kWh) 6,5 kWh · 2,82 €/giorno · 1.029 €/anno 2,9 kWh · 1,27 €/giorno · 463 €/anno 2,4 kWh · 1,06 €/giorno · 386 €/anno 2,25 kWh · 0,98 €/giorno · 356 €/anno 2,0 kWh · 0,88 €/giorno · 319 €/anno

Tariffa ARERA del IV trimestre 2026, 0,4343 €/kWh tasse incluse, in vigore dal 1° ottobre 2026. Consumi elettrici giornalieri arrotondati; gli euro sono calcolati sui valori non arrotondati.

Quello che la tabella dice, in tre righe

Per una famiglia di tre persone il passaggio dalla resistenza alla pompa di calore vale fra 500 e 640 euro l’anno di bolletta, a seconda del locale e di quanto lavora la resistenza. Il passaggio da un garage a 14 °C a uno che d’inverno scende verso i 2 °C costa invece 60 euro l’anno circa: molto meno di quanto si teme. Un uso sbagliato della resistenza, la colonna 2,0, costa più del locale freddo.

L’ordine di grandezza da tenere a mente, quindi, è questo: il locale conta, ma il termostato e le modalità contano di più. E nessuna di queste scelte avvicina la pompa di calore alla bolletta della resistenza, finché il compressore lavora.

Domande frequenti

Quanto consuma uno scaldabagno a pompa di calore da 80 litri?

Un 80 litri in classe A+ consuma circa 2,25 kWh al giorno sul profilo di prelievo M, quello di una famiglia di tre persone, con aria a 7 °C: lo dichiara Ariston per il NUOS EVO A+. Usandolo ogni giorno sono circa 820 kWh l’anno, intorno ai 356 euro alla tariffa ARERA del IV trimestre 2026 (0,4343 €/kWh). L’etichetta riporta 479 kWh perché conta circa 220 giorni pieni di prelievo.

Quanti kW consuma uno scaldabagno a pompa di calore?

In pompa di calore assorbe 250-350 W: sono i valori medio e massimo dichiarati da Ariston per il NUOS EVO A+. Con la resistenza integrativa accesa si aggiungono 1.200 W, per un massimo di 1.550 W. Il consumo in bolletta si misura però in kWh: circa 2-2,5 kWh al giorno per una famiglia di tre persone.

Uno scaldabagno a pompa di calore consuma di più d’inverno?

Sì, ma meno di quanto si pensi finché lavora il compressore: sulla prova d’etichetta l’80 litri Ariston passa da 479 kWh l’anno con aria a 7 °C a 519 con aria a 2 °C, l’8% in più. Il salto vero arriva sotto il limite di funzionamento, -5 °C per quel modello, quando l’acqua la scalda solo la resistenza.

A che temperatura impostarlo per consumare meno?

Fra 50 e 55 °C. È la fascia in cui la pompa di calore rende bene e in cui, secondo le linee guida nazionali sulla legionellosi, la proliferazione del batterio viene inibita. Sopra i 55 °C il COP scende e il costruttore segnala più usura del compressore; sotto i 50 °C si entra nella fascia di rischio fra 20 e 50 °C.

Quanto consuma in più rispetto allo scaldabagno elettrico?

Consuma meno, circa un terzo: sul profilo M, 2,25 kWh al giorno contro 6,5 per due Ariston da 80 litri, uno a pompa di calore e uno a resistenza. Per una famiglia di tre persone la differenza in bolletta sta fra 500 e 640 euro l’anno alla tariffa ARERA del IV trimestre 2026, a seconda del locale e di quanto lavora la resistenza.

Il ciclo antilegionella fa salire la bolletta?

Poco. Sul NUOS EVO A+ il ciclo porta l’acqua a 65 °C una volta al mese per al massimo 15 minuti: per un 80 litri tenuto a 53 °C sono circa 1,1 kWh al mese, una dozzina di kWh l’anno, meno di 6 euro alla tariffa di 0,4343 €/kWh. Pesa molto di più tenere il termostato alto tutto l’anno.

Conviene tenerlo sempre acceso?

Sì. La dispersione di un serbatoio ben isolato è piccola e la pompa la recupera con poca corrente, mentre spegnerlo ha un costo nascosto: sui modelli con anodo a correnti impresse, come il NUOS EVO A+, la protezione dalla corrosione funziona solo con l’apparecchio alimentato. Per le assenze lunghe, se il modello la prevede, si usa la modalità vacanza: sul NUOS EVO A+ si chiama Voyage, tiene l’acqua sopra i 5 °C e mantiene la protezione dalla corrosione.

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