Impianti e sicurezza · Aggiornato il 6 settembre 2026

Caldaia a condensazione o pompa di calore: le tre cose che decidono

Non esiste un vincitore assoluto: esistono tre condizioni che decidono, e puoi verificarle tutte prima di spendere un euro. La prima riguarda i tuoi termosifoni, non la macchina.

di Redazione Fatto per Durare 16 min di lettura
Unità esterna di una pompa di calore aria-acqua accanto a una caldaia a condensazione murale in un locale tecnico
Unità esterna di una pompa di calore aria-acqua accanto a una caldaia a condensazione murale in un locale tecnico

Su questo confronto quasi tutti mentono, in una direzione o nell'altra. Chi vende gas racconta che in Italia la pompa di calore non funziona; chi vende pompe di calore mostra un COP 4 e ne ricava un risparmio del 70%, senza dire a quale temperatura quel 4 sia stato misurato.

La risposta onesta è che non esiste un vincitore assoluto: esistono tre condizioni, e vanno guardate in quest'ordine.

  1. La temperatura di mandata che chiedono i tuoi terminali, il fattore numero uno che quasi nessuno mette per primo.
  2. Il rapporto fra il prezzo del kWh elettrico e quello del gas, che il rendimento della pompa deve battere.
  3. L'isolamento dell'involucro e la potenza elettrica davvero disponibile.

C'è poi un quarto fattore che ha appena cambiato di segno — le detrazioni fiscali — che quasi tutte le pagine in prima pagina citano ancora con i numeri vecchi. Le tre condizioni puoi verificarle da solo, prima di chiamare chiunque.

Come funzionano: una brucia, l'altra sposta

Una caldaia a condensazione produce calore bruciando metano e ne recupera una quota in più raffreddando i fumi fino a far condensare il vapore acqueo. Una pompa di calore non produce calore: lo preleva dall'aria esterna e lo trasferisce all'acqua dell'impianto, spendendo elettricità solo per spostarlo.

Perché la caldaia non può superare il 100% e la pompa sì

Il rendimento di un generatore a combustione è il rapporto fra calore utile ed energia del combustibile: non può superare il 100%, e la condensazione recupera l'ultima fetta di quel 100%. L'indice di una pompa di calore — il COP istantaneo, lo SCOP su base stagionale — è invece il rapporto fra calore reso ed elettricità assorbita. Rendere 4 kWh di calore per 1 kWh elettrico non viola niente: quei 4 kWh non li ha prodotti, li ha presi dall'aria.

La condensazione funziona solo se l'acqua torna fredda

È il dettaglio che rovina metà delle installazioni esistenti. Il vapore contenuto nei fumi condensa quando lo scambiatore scende sotto il punto di rugiada, indicativamente sotto i 55 °C di temperatura di ritorno. Una caldaia a condensazione fatta lavorare a 70/60 °C non condensa mai: è la stessa macchina, con il rendimento di quella che hai sostituito. Come si sceglie e si imposta sta nella guida su quale caldaia a condensazione scegliere.

La temperatura di mandata è il fattore numero uno

Una pompa di calore aria-acqua rende bene fra 35 e 45 °C di mandata e male fra 60 e 70 °C. I 60-70 °C sono esattamente ciò che chiedono i radiatori di una casa non isolata. Si parte da qui, prima di guardare qualunque prezzo e qualunque marca.

Quanto rende a 35, 45 e 55 gradi

I numeri sono pubblici, dichiarati secondo la UNI EN 14825 e riportati sulle schede tecniche. Come riassume Ingenio, in applicazione a bassa temperatura (35 °C, pavimento radiante) lo SCOP di una buona macchina sta fra 4,0 e 5,2, a 55 °C scende a 3,0-3,8. Sul COP puntuale il divario è più netto: la stessa unità che a A7/W35 fa 4,0-4,5, a A7/W55 fa 2,8-3,2, circa il 30% in meno.

Cosa succede ai radiatori se abbassi la mandata

La resa di un radiatore non è lineare: segue la relazione Q = Qn × (ΔT / ΔTn)ⁿ, con l'esponente n fra 1,25 e 1,35 secondo il tipo di corpo scaldante. Scendere da 70 a 55 °C taglia la resa di circa il 50%; scendere a 45 °C la porta intorno a un terzo del nominale. Tradotto: per lavorare a bassa temperatura servono due o tre volte la superficie radiante che hai oggi.

Il caso che quasi nessuno scrive

Casa anni Settanta, muri senza cappotto, termosifoni dimensionati per 75 °C. Qui la pompa di calore, montata così com'è, farà spendere di più, non di meno: lavorerà dove il suo SCOP crolla, e nelle giornate fredde interverrà la resistenza elettrica di integrazione, che ha rendimento 1 e trasforma il risparmio in un aggravio. Non è un difetto della tecnologia, è un difetto dell'accoppiamento.

La prova che puoi fare stasera, e non costa niente

Abbassa la mandata della caldaia a 50-55 °C e lascia l'impianto acceso più a lungo, per qualche giorno freddo. Se la casa arriva comunque in temperatura è già compatibile con una pompa di calore; se non ci arriva, hai la risposta con lo stesso anticipo. In più scoprirai che se la caldaia girava a 70 °C non stava condensando, e il test la fa risparmiare da subito. Il meccanismo sta nei consumi di una caldaia a condensazione.

Il conto che puoi rifare con la tua bolletta

Il confronto economico si riduce a una domanda: quanto costa un kWh di calore con l'una e con l'altra. Con la caldaia dipende dal prezzo del gas e dal rendimento, con la pompa dal prezzo dell'elettricità diviso lo SCOP. Il pareggio si calcola in due righe.

Quanto costa un kWh di calore con la caldaia

Un metro cubo standard di metano vale convenzionalmente 10,7 kWh. A luglio 2026 il prezzo di riferimento del gas per i clienti vulnerabili era di 134,40 centesimi al metro cubo, tasse incluse, come riportato dai dati ARERA. Fa 0,126 €/kWh di energia in ingresso. Diviso per il rendimento stagionale di una condensazione ben regolata (0,92-0,94), il calore utile costa circa 0,135 €/kWh.

Lo SCOP di pareggio: la soglia che decide

Per il terzo trimestre 2026 ARERA ha fissato il prezzo di riferimento dell'elettricità per il cliente tipo vulnerabile a 31,63 centesimi al kWh, tasse incluse. Da qui:

SCOP di pareggio = (prezzo elettricità in €/kWh × 10,7 × rendimento caldaia) ÷ prezzo gas in €/Smc

Con quei valori: (0,3163 × 10,7 × 0,93) ÷ 1,344 = 2,34. Sotto quello SCOP la pompa di calore costa più della caldaia; sopra, meno.

Prezzo elettricità Prezzo gas SCOP di pareggio
0,3163 €/kWh (rif. ARERA III trim. 2026) 1,344 €/Smc (rif. luglio 2026) 2,34
0,28 €/kWh 1,20 €/Smc 2,32
0,25 €/kWh 1,00 €/Smc 2,49
0,22 €/kWh 1,10 €/Smc 1,99

Con le tariffe italiane ordinarie la soglia sta fra 2 e 2,5. Il che chiude il discorso più in fretta di mille confronti: a 35 °C di mandata una pompa di calore la supera larga, a 55 °C la supera ancora, a 70 °C non la supera quasi mai. Il primo fattore e il secondo non sono due domande diverse: sono la stessa domanda vista da due lati.

Il fotovoltaico sposta la soglia, ma non quanto ti raccontano

L'autoconsumo abbassa il prezzo del kWh che alimenta la pompa, e con esso la soglia. Il limite è di calendario: il riscaldamento serve da novembre a marzo, quando il fotovoltaico produce poco e nelle ore centrali, mentre il fabbisogno sta all'alba e alla sera. Senza accumulo aiuta, non ribalta.

Isolamento e potenza elettrica: i vincoli che si scoprono tardi

L'involucro non è un fattore a sé: determina la mandata necessaria nel giorno più freddo, e quindi decide il fattore numero uno. La potenza elettrica disponibile invece è un vincolo secco: su 3 kW impegnati una pompa di calore per riscaldamento è quasi sempre un problema.

L'isolamento decide la mandata, non solo il consumo

Cappotto, serramenti nuovi o tetto coibentato riducono la potenza necessaria a scaldare la casa, e con meno potenza richiesta gli stessi radiatori bastano a una mandata più bassa. È quello, più del risparmio in sé, il motivo per cui l'involucro viene prima. Chi inverte l'ordine paga due volte.

Tre kW impegnati non bastano quasi mai

Una pompa da 8 kW termici che nel giorno di progetto lavora con COP 2,5 assorbe circa 3,2 kW elettrici da sola: aggiungici forno, induzione e lavatrice e il contatore stacca. Servono in pratica 6 kW impegnati, con la quota fissa che ne consegue, e in condominio va verificato che il montante regga. Nei preventivi questa voce compare raramente.

La resistenza di integrazione è dove il conto salta

Quasi tutte le pompe di calore aria-acqua hanno una resistenza elettrica che entra quando la macchina non basta: freddo estremo, sbrinamenti, acqua sanitaria ad alta temperatura. Lavora con rendimento 1, cioè peggio della caldaia che hai tolto. Se il dimensionamento è sbagliato interviene spesso, e il consumo reale non somiglia più a nessuna simulazione. Chiedi al preventivo quante ore l'anno è previsto che si accenda.

Il fattore fiscale è cambiato, e quasi nessuno lo ha aggiornato

Dal 2025 la sostituzione dell'impianto con una caldaia unica alimentata a combustibili fossili non è più detraibile. Non è un'interpretazione: è il comma 55 della legge di bilancio 2025, e riguarda le spese sostenute nel 2025, 2026 e 2027. La pompa di calore continua invece ad avere le agevolazioni.

Cosa dice esattamente la circolare dell'Agenzia delle Entrate

La circolare 8/E del 19 giugno 2025 chiarisce che gli interventi esclusi da Ecobonus e bonus ristrutturazioni «riguardino le caldaie a condensazione e i generatori d'aria calda a condensazione, alimentati a combustibili fossili», e precisa che l'esclusione si estende anche alla nuova installazione, non solo alla sostituzione. La norma recepisce la direttiva (UE) 2024/1275.

Cosa resta agevolato

La stessa circolare elenca ciò che continua a essere detraibile: microcogeneratori, anche a combustibili fossili, generatori a biomassa, pompe di calore ad assorbimento a gas e — il passaggio che conta per moltissime case — «i sistemi ibridi costituiti da una pompa di calore integrata con una caldaia a condensazione, assemblati in fabbrica ed espressamente concepiti dal fabbricante per funzionare in abbinamento tra loro». Restano ammesse anche le spese sostenute fino al 31 dicembre 2024, pur se i lavori sono finiti dopo.

Il Conto Termico è l'altra strada, e si sceglie

Il Conto Termico 3.0, in vigore dal 25 dicembre 2025, è un contributo diretto del GSE, non una detrazione. Il GSE indica per i soggetti privati una copertura fino al 65% della spesa ammissibile sulla sostituzione dell'impianto con pompa di calore, erogata in un'unica rata sotto la soglia dei 15.000 euro di incentivo. Non è cumulabile con la detrazione sullo stesso intervento.

Il sistema ibrido, che i confronti secchi ignorano

Un ibrido è una pompa di calore e una caldaia a condensazione che lavorano sullo stesso impianto, con una centralina che decide chi accendere. Per il parco immobiliare italiano — case esistenti, radiatori esistenti, isolamento parziale — è spesso la risposta più sensata, e dal 2025 è l'unica configurazione con caldaia che tiene le detrazioni.

Come si spartiscono il lavoro

La pompa copre la stagione mite, che vale la gran parte delle ore di riscaldamento, lavorando a bassa mandata dove il suo SCOP è alto. La caldaia entra sotto il punto di bivalenza — la temperatura esterna oltre la quale la pompa non basta o non conviene più, tipicamente fra −2 e +5 °C — e sui picchi di acqua sanitaria. Così la resistenza elettrica, il vero killer del conto economico, non si accende mai.

«Assemblati in fabbrica»: la parola che decide la detrazione

Qui la circolare va letta alla lettera: l'agevolazione riguarda i sistemi ibridi assemblati in fabbrica e concepiti dal fabbricante per funzionare in abbinamento, come disciplinati dal d.m. 6 agosto 2020. Un ibrido messo insieme in cantiere accostando una pompa a una caldaia esistente non è automaticamente la stessa cosa. Nel preventivo deve comparire il sistema ibrido, non due righe separate.

Quando l'ibrido non ha senso

Su una casa ben isolata con pavimento radiante è un doppione: la pompa copre tutto e la caldaia resta ferma, con il suo costo, la sua manutenzione e la sua canna fumaria. Nemmeno dove il metano non arriva ha molto senso: con il GPL il vantaggio della parte a combustione si assottiglia parecchio.

Rumore, spazio e condominio: dove la pompa di calore si ferma

L'unità esterna è un ventilatore più un compressore che funzionano di notte e in inverno, cioè quando le finestre sono chiuse ma il rumore di fondo è minimo. È il vincolo che manda a monte più installazioni in condominio, e va verificato prima, non dopo.

La regola sul rumore non è quella che pensi

Il DPCM 14 novembre 1997 fissa i valori limite differenziali di immissione in «5 dB per il periodo diurno e 3 dB per il periodo notturno, all'interno degli ambienti abitativi». Lo stesso articolo 4 però esclude la rumorosità prodotta «da attività e comportamenti non connessi con esigenze produttive, commerciali e professionali» e «da servizi e impianti fissi dell'edificio adibiti ad uso comune, limitatamente al disturbo provocato all'interno dello stesso». Tradotto: fra vicini il criterio differenziale spesso non si applica, e si finisce sull'articolo 844 del codice civile e sulla normale tollerabilità. Non è una buona notizia: non esiste una soglia numerica che ti mette al riparo.

Cosa può bloccarti prima di iniziare

Il posizionamento tocca facciata, balconi e distanze dalle finestre altrui, e i regolamenti edilizi cambiano da comune a comune; in condominio contano regolamento e decoro architettonico. Aggiungici lo spazio fisico: staffe o basamento, aria libera davanti e dietro, scarico della condensa. In un cortile stretto il progetto muore lì.

Manutenzione e durata: cosa si consuma nell'una e nell'altra

Entrambe vanno mantenute e per entrambe serve il libretto d'impianto, ma le cadenze dei controlli di legge e i pezzi che cedono non coincidono. Qui la durata è un criterio di scelta vero, perché il componente critico è diverso e diverso è il costo di sostituirlo.

I controlli obbligatori: ogni quanto, davvero

L'allegato A del DPR 74/2013 fissa la periodicità del controllo di efficienza energetica: 4 anni per i generatori a fiamma a gas fra 10 e 100 kW, e 4 anni anche per le pompe di calore a compressione di vapore ad azionamento elettrico fra 12 e 100 kW, con un rapporto di tipo diverso. Da non confondere con la manutenzione, che la prescrive il costruttore — di norma annuale sulla caldaia — e da cui dipende la garanzia. Diverse Regioni impongono cadenze più strette: la regola locale vince.

Cosa cede per primo

Sulla caldaia a condensazione il pezzo che decide la vita utile è lo scambiatore primario, aggredito dalla condensa acida e dalle incrostazioni se l'acqua non è trattata; poi valvola gas, ventilatore modulante e scheda. Sulla pompa di calore il pezzo critico è il compressore: cede raramente, ma quando cede il costo si avvicina a quello della macchina. Cosa accorcia la vita di un generatore a gas sta in quanto dura una caldaia.

Sui ricambi il dato pubblico non esiste

Sarebbe comodo dire «la caldaia dura X anni e la pompa di calore Y». Non si può: non esistono statistiche pubbliche italiane confrontabili sulla vita utile reale delle due tecnologie nel residenziale. Quello che si verifica davvero vale di più: da quanti anni il costruttore tiene a listino i ricambi dei modelli fuori produzione, e se in zona c'è un centro assistenza autorizzato. Una macchina senza rete locale, al primo guasto serio, si butta.

Le due tecnologie a confronto

Nessuna riga vale da sola: la tabella serve a vedere dove il divario è strutturale — mandata, incentivi, opere — e dove invece dipende dal caso singolo. Legenda della spesa di installazione: € contenuta · €€ media · €€€ alta.

Criterio Caldaia a condensazione Pompa di calore aria-acqua
Mandata a cui rende bene 50-70 °C, condensa sotto i 55 °C di ritorno 35-45 °C, oltre i 55 °C l'efficienza cala
Indice di efficienza Rendimento stagionale 0,92-0,94 SCOP 4,0-5,2 a 35 °C, 3,0-3,8 a 55 °C
Spesa di installazione € €€€
Detrazioni 2025-2027 Escluse se caldaia unica a gas Ammesse, più Conto Termico fino al 65%
Opere richieste Scarico fumi a norma, allaccio gas Unità esterna, spesso aumento di potenza
Raffrescamento estivo No Sì, con terminali adatti
Rumore Trascurabile Unità esterna, vincolo in condominio
Controllo di efficienza Ogni 4 anni (10-100 kW) Ogni 4 anni (12-100 kW)
Componente critico Scambiatore primario Compressore

Quale conviene a te, caso per caso

Ridotto all'osso: se puoi scaldare la casa con mandata a 45 °C o meno, la pompa di calore vince e non è una gara. Se ti servono 70 °C e non hai intenzione di toccare involucro e terminali, la caldaia a condensazione resta la scelta razionale — sapendo che non sarà detraibile.

Il tuo caso Scelta consigliata Perché
Pavimento radiante o casa ben isolata Pompa di calore SCOP oltre 4: la soglia di pareggio è battuta larga
Radiatori, isolamento parziale, gas presente Sistema ibrido di fabbrica Copre la stagione mite in pompa e tiene la detrazione
Casa anni Settanta non isolata, termosifoni piccoli Caldaia a condensazione, e intanto isola A 70 °C la pompa consuma più di quanto risparmia
Ristrutturazione con rifacimento dei terminali Pompa di calore È l'unico momento in cui cambiare mandata costa poco
Nessun allaccio al metano, oggi GPL o gasolio Pompa di calore Il combustibile perde il suo vantaggio di prezzo
Appartamento senza spazio esterno Caldaia a condensazione L'unità esterna è un vincolo fisico, non un dettaglio
Fotovoltaico con accumulo già installato Pompa di calore L'autoconsumo abbassa il kWh che la alimenta

Il criterio che chiude più casi di tutti

Se devi ricordare una cosa sola: abbassa la mandata a 50-55 °C per qualche giorno freddo e guarda se la casa si scalda lo stesso. Se sì, sei un candidato per la pompa di calore e puoi trattare con chiunque a testa alta; se no, prima vengono terminali e involucro. Nessun preventivo può rispondere al posto tuo. Se la strada resta la caldaia, i modelli sono nelle migliori caldaie a condensazione.

Domande frequenti su caldaia a condensazione e pompa di calore

Conviene sostituire la caldaia con la pompa di calore?

Conviene se lo SCOP reale, alla mandata che serve alla tua casa, supera la soglia di pareggio fra i prezzi di luce e gas: con le tariffe italiane ordinarie sta fra 2 e 2,5. A 35-45 °C la supera facilmente, a 70 °C quasi mai.

La pompa di calore funziona con i termosifoni che ho già?

Funziona se i radiatori scaldano la casa con una mandata attorno ai 45-55 °C. Da 70 a 55 °C la resa di un radiatore cala di circa la metà, quindi spesso vanno sostituiti con modelli più grandi. Abbassare la mandata della caldaia attuale è la verifica più economica.

La caldaia a gas ha ancora le detrazioni?

No, se è l'unico generatore. Il comma 55 della legge di bilancio 2025 esclude da Ecobonus e bonus ristrutturazioni la sostituzione con caldaie uniche a combustibili fossili per le spese del 2025, 2026 e 2027, e la circolare 8/E estende l'esclusione alle nuove installazioni. Restano agevolati i sistemi ibridi di fabbrica.

La pompa di calore funziona anche sotto zero?

Sì, ma con efficienza inferiore: al calare della temperatura esterna il COP scende e i cicli di sbrinamento aumentano. Il problema non è il funzionamento, è quanto spesso interviene la resistenza elettrica di integrazione, che consuma come una stufetta.

Bastano 3 kW di potenza impegnata?

Quasi mai per il riscaldamento. Una pompa da 8 kW termici nelle condizioni di progetto assorbe intorno ai 3 kW elettrici da sola, senza contare il resto della casa. Servono in pratica 6 kW impegnati, con la maggiore quota fissa in bolletta.

Meglio pompa di calore da sola o sistema ibrido?

Su una casa ben isolata a bassa temperatura la pompa da sola basta e l'ibrido è un doppione. Su una casa esistente con radiatori l'ibrido di fabbrica è più sensato: la pompa copre la stagione mite, la caldaia i picchi di freddo, e la detrazione resta.

Quanto rumore fa l'unità esterna in condominio?

Abbastanza da diventare una controversia, e senza una soglia numerica sicura: il criterio differenziale del DPCM 14 novembre 1997 non si applica ai rumori estranei ad attività produttive né agli impianti comuni dell'edificio, quindi si finisce sull'articolo 844 del codice civile. Concorda posizione e modalità notturna prima di installare.

La pompa di calore serve anche per l'acqua calda sanitaria?

Può farlo, ma la temperatura richiesta è alta e l'efficienza scende: in molti impianti conviene separare le due funzioni. Attenzione a non confondere le cose: uno scaldacqua a pompa di calore, come quelli fra i migliori scaldabagni a pompa di calore, produce solo acqua calda sanitaria e non riscalda la casa.

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