Impianti e sicurezza · Aggiornato il 18 agosto 2026
Videocitofono: quale scegliere partendo da quello che hai già dietro il muro
Il modello giusto non lo decidono i pollici del monitor: lo decide il cablaggio che hai già in casa, il montante del condominio e dove può guardare la telecamera.
Quasi tutte le guide sui videocitofoni partono dal prodotto: pollici, risoluzione, visione notturna, app. È il modo più veloce per comprare la cosa sbagliata. Il videocitofono è l'unico apparecchio di casa che deve andare d'accordo con un impianto costruito da qualcun altro — magari negli anni Ottanta, magari per tutto il palazzo — e quell'impianto ha l'ultima parola.
La domanda giusta non è quale sia il modello migliore. È cosa c'è già dietro il muro, di chi è, e cosa può inquadrare la telecamera. Rispondi a queste tre e la rosa si riduce da sola. Qui sotto la sequenza nell'ordine in cui conta: prima i vincoli, poi le tipologie, poi le caratteristiche.
Cosa c'è già dietro il muro: i quattro punti di partenza
Prima di aprire un catalogo, stabilisci in quale delle quattro situazioni ti trovi: impianto a 2 fili già videocitofonico, vecchio citofono solo audio, nessun impianto, oppure appartamento servito da un montante condominiale. Sono quattro acquisti diversi, con quattro budget diversi, e nessuna caratteristica del monitor cambia questa classificazione.
I quattro scenari, e cosa cambia per te
Un impianto a 2 fili significa che una sola coppia di conduttori non polarizzati porta insieme alimentazione, audio e video fra targa esterna, alimentatore e posti interni: è lo standard su cui lavorano Vimar, BTicino, Comelit e Urmet. Se ce l'hai già, stai comprando un componente, non un impianto.
| Situazione di partenza | Cosa puoi realisticamente fare | Impegno |
|---|---|---|
| Impianto a 2 fili videocitofonico | Sostituire il monitor restando nella stessa famiglia | € |
| Vecchio citofono solo audio | Riusare i fili con un kit a 2 fili, rivedendo l'alimentazione | €€ |
| Nessun impianto | Kit Wi-Fi a batteria, oppure impianto cablato nuovo | €€ / €€€ |
| Appartamento in condominio | Solo l'interno, compatibile col montante | € / €€€ |
Legenda: € intervento contenuto · €€ intervento medio · €€€ intervento importante, quasi sempre con un elettricista.
Perché i pollici sono l'ultima domanda
Un monitor da 7 pollici su un impianto incompatibile resta un pezzo di plastica. Diagonale, touch e suonerie sono differenze di comodità, non di fattibilità: contano quando la rosa è già ristretta ai modelli che il tuo cablaggio regge.
L'alimentazione della targa: il vincolo che rovina l'acquisto
È il punto in cui si arenano più installazioni fai da te. I due fili che alimentavano un citofono solo audio trasportavano pochissima corrente: bastavano una capsula fonica e un ronzatore. Una targa esterna con telecamera, illuminatore a infrarossi e display consuma molto di più, e quasi sempre serve un alimentatore nuovo, dimensionato.
Riusare i fili sì, riusare l'alimentatore quasi mai
Il cablaggio si recupera: i sistemi a 2 fili non richiedono polarità, e la documentazione di progettazione BTicino mostra la conversione di vecchi impianti riutilizzando i due fili esistenti senza rifare le tracce. Il vecchio trasformatore da campanello, però, va sostituito con l'alimentatore di sistema: è un modulo da guida DIN e vuole un centralino dove stare. Se non c'è un quadretto libero, quello è il vero lavoro murario.
Quanti monitor regge un alimentatore
Contano i numeri. Un esempio concreto viene dalla documentazione tecnica DSE per il suo sistema a 2 fili: il costruttore dichiara che un alimentatore da 24 V in continua e 3 A serve fino a sei monitor, ma scende a tre se deve comandare anche un'elettroserratura alimentata, e raccomanda in media un alimentatore ogni due monitor. Altri sistemi hanno tabelle diverse: il numero va letto sulla scheda della serie che scegli. Se prevedi due interni e un cancello, mettilo in conto adesso.
In condominio decide il montante, non il catalogo
In condominio la targa esterna, l'alimentatore e i cavi montanti sono parti comuni e si ripartiscono per millesimi; tuo è solo il monitor dentro casa. Non scegli un impianto: scegli un pezzo che deve inserirsi in un sistema esistente e proprietario, deciso da altri prima di te.
L'unità interna deve parlare la lingua dell'impianto
I bus a 2 fili sono standard di fatto per il numero di conduttori, non per il protocollo. Un montante Urmet non parla con un interno Comelit, e un kit generico quasi mai si aggancia a un impianto di marca con decodifica delle chiamate e chiamata a piano. Leggi la sigla sul retro del citofono attuale, chiedi all'amministratore marca e serie, e verifica la compatibilità con quella serie.
Cambiare l'impianto comune è una delibera d'assemblea
Se il palazzo ha ancora il citofono audio e volete il videocitofono per tutti, la decisione non è tua. Il Tribunale di Torino, con la sentenza n. 3247 del 3 giugno 2024, l'ha inquadrata come manutenzione straordinaria e non come innovazione: un adeguamento tecnologico di un impianto realizzato in epoca diversa. La conseguenza la riassume l'analisi dell'ANAPI: basta la maggioranza dell'art. 1136, secondo comma, del Codice civile — maggioranza degli intervenuti che rappresentino almeno metà del valore dell'edificio — invece dei due terzi che il quinto comma chiede per le innovazioni.
Privacy: un videocitofono che registra non è più un citofono
Questo capitolo va letto prima di comprare, non dopo. Un citofono che si accende quando qualcuno suona e un dispositivo che rileva il movimento, notifica, registra e conserva le immagini in cloud sono due cose giuridicamente diverse. La seconda è a tutti gli effetti videosorveglianza, e in Italia ha limiti precisi.
Dove può guardare la telecamera
Il criterio del Garante è l'esclusiva pertinenza. Nelle FAQ sulla videosorveglianza del Garante per la protezione dei dati personali l'angolo visuale delle riprese private «deve essere comunque limitato ai soli spazi di propria esclusiva pertinenza», esclusi cortili, pianerottoli, scale e parti comuni delle autorimesse, ed è vietato riprendere aree pubbliche o di pubblico passaggio. Un video campanello con grandangolo da 170° accanto alla porta di un appartamento inquadra quasi certamente il pianerottolo e la porta del vicino.
Quanto si tengono le immagini, e il cartello
Le immagini non possono essere conservate più a lungo di quanto serva alla finalità dichiarata; in ambito condominiale il Garante indica come congruo un termine che non oltrepassi i 7 giorni, e per gli impianti comuni chiede la delibera assembleare. L'impianto condominiale va poi segnalato con un cartello che indichi titolare del trattamento e finalità; la telecamera del singolo, se resta sugli spazi di sua esclusiva pertinenza, non chiede invece autorizzazioni né formalità. E se compri un videocitofono per un problema di sicurezza, l'apparecchio giusto è un altro: lo spiega la guida su quale antifurto per la casa scegliere.
Le tre famiglie: 2 fili, Wi-Fi a batteria, IP
I videocitofoni ricadono in tre architetture, e la differenza non è il listino: è da dove arriva la corrente e dove passa il segnale. Sceglierne una esclude quasi sempre le altre due, perché l'infrastruttura non è condivisa e non si converte a costo zero.
Impianto a 2 fili: il cablato che dura
Alimentazione e segnale sulla stessa coppia, nessuna dipendenza dal Wi-Fi, nessuna batteria, portata di centinaia di metri. È l'architettura con la vita più lunga: i componenti restano a catalogo per anni e si sostituiscono uno per volta, e molti sistemi offrono un modulo che devia la chiamata sull'app come strato separato. I modelli sensati stanno fra i migliori videocitofoni a 2 fili.
Wi-Fi a batteria: il video campanello
Nessun cavo, due viti, risposta dal telefono anche fuori casa. In cambio la batteria va ricaricata ogni 3-6 mesi secondo traffico e temperature, con 4-6 ore per una carica piena, e tutto dipende dalla copertura Wi-Fi dove il segnale è più debole: fuori dal muro. Molti, poi, non aprono il cancello senza un relè aggiuntivo. Il confronto sta nei migliori videocitofoni Wi-Fi, e le due strade sono messe una contro l'altra in videocitofono 2 fili o Wi-Fi.
IP e PoE: la strada di chi ha già la rete
Targa e monitor sono nodi di rete, alimentati dal cavo Ethernet stesso. Ha senso in case nuove con cablaggio strutturato e più ingressi, quando serve integrazione con telecamere e domotica. Fuori da lì è sovradimensionato e più fragile: dipende da uno switch e da una configurazione che fra dieci anni dovrà ancora esistere.
Il monitor interno: pollici, touch, vivavoce o cornetta
Il posto interno è la parte che guardi ogni giorno, e le scelte che cambiano l'uso reale sono due: la dimensione del display e il modo in cui si risponde. Il resto — suonerie, cornici colorate, sfondi personalizzabili — è contorno, e non merita differenze di prezzo.
Quanti pollici servono davvero
I display vanno da 4 a 7 pollici, con i 7 pollici touch ormai comuni. Su una targa che inquadra un volto a un metro, il 4,3 pollici basta a riconoscere chi ha suonato; il 7 pollici serve se guardi da lontano, se in casa c'è chi ha problemi di vista, o se il modello mostra più ingressi insieme.
Vivavoce o cornetta
Il vivavoce è più comodo e permette il monitor a filo muro, ma in ambienti riverberanti taglia le sillabe. La cornetta è meno elegante e più affidabile, e in condominio ha un vantaggio concreto: la conversazione non si sente in tutto il pianerottolo.
La targa esterna: è il pezzo che sta fuori, ed è quello che si consuma
La pulsantiera è l'unico componente esposto a pioggia, sole, gelo e mani sporche, ed è lì che gli impianti muoiono: serigrafie che svaniscono, membrane che si crepano, ottiche che si opacizzano. Le tre specifiche da leggere sono grado di protezione, campo visivo e comportamento in controluce.
Il grado IP secondo la EN 60529
Il grado IP indica quanto un involucro è protetto contro l'ingresso di corpi estranei e di liquidi. Lo definisce la norma IEC 60529, recepita in Europa come EN 60529: come spiega la guida Gewiss ai gradi di protezione, la prima cifra riguarda i corpi solidi e la seconda i liquidi. Per una targa sotto un tettuccio IP44 è il minimo; a parete, esposta alla pioggia battente, punta a IP54 o IP55.
Campo visivo e visione notturna
I grandangoli commerciali stanno fra 100° e 170°, e più largo non è meglio: sopra i 140° il volto al centro si deforma e in condominio si finisce a riprendere ciò che non si può riprendere. Di notte conta l'illuminatore a infrarossi, non i megapixel: una 1080p con IR decenti restituisce un volto, una 2K senza illuminatore restituisce un'ombra.
Materiale, tettuccio e controluce
Alluminio anodizzato o zama contro plastica: la differenza si vede dopo il terzo inverno. E vale l'avvertenza che i manuali di installazione ripetono: la telecamera non va montata frontalmente a sorgenti luminose né dove il visitatore resti in controluce. Un tettuccio parapioggia costa poco e allunga la vita alla targa.
Apertura del cancello, relè ed elettroserratura
Aprire il portone pedonale e aprire un cancello motorizzato sono funzioni distinte, gestite da uscite diverse. È la voce che manca più spesso nei kit economici, quella che nessuna scheda prodotto mette in evidenza, e quella che costringe a un secondo acquisto.
Contatto pulito e secondo relè
Il pedonale usa l'uscita dedicata all'elettroserratura; il carraio richiede un contatto pulito verso l'ingresso passo-passo della centralina del motore. Verifica che esista una seconda uscita, o un modulo relè della stessa serie. Sui video campanelli Wi-Fi la funzione è quasi sempre assente: valuta il costo complessivo, non quello del campanello.
L'assorbimento dell'elettroserratura
Una serratura elettrica assorbe molto nell'istante dello scatto: è la ragione per cui lo stesso alimentatore che regge sei monitor ne regge tre quando deve anche aprire. Con più interni conviene un trasformatore dedicato alla serratura.
Espandibilità e installazione: cosa puoi fare tu
Un impianto videocitofonico si progetta una volta e si allarga per anni: la domanda giusta non è quanti interni ti servono oggi, ma quanti ne potrà reggere il sistema domani. La seconda è quanta parte del lavoro puoi legittimamente fare da solo.
Secondo monitor, seconda targa, chiamata a piano
Controlla tre numeri sulla scheda tecnica: quanti posti interni supporta il sistema, quante targhe esterne accetta, se esiste il pulsante di chiamata a piano. Aggiungere un monitor in camera a un impianto che non lo prevede significa rifarlo. E i moduli devono essere della stessa serie.
L'altezza della targa, che non è una preferenza
L'altezza consigliata dai costruttori per il posto esterno è 160-165 cm dal pavimento al filo alto, e 90-130 cm quando l'apparecchio dev'essere usato da persone con disabilità. C'è però un vincolo normativo sugli edifici privati nuovi o ristrutturati: il DM 236/1989 sulle barriere architettoniche prescrive al punto 8.1.5 che il citofono stia tra i 40 e i 140 cm.
Cosa si fa da soli e cosa no
Sostituire un monitor su un impianto esistente, montare un video campanello a batteria, configurare un'app: fattibile. Intervenire sull'alimentatore, installare un modulo su guida DIN, collegare un'elettroserratura o toccare il montante condominiale: no. Quei lavori ricadono nel DM 37/08 e vogliono un installatore abilitato.
Manutenzione e durata: le tre cose che decidono quanti anni farà
Un impianto cablato di marca lavora vent'anni; un video campanello connesso ha spesso una vita utile molto più corta, e non per colpa dell'hardware. Le tre variabili sono l'usura della targa, la batteria e — la più sottovalutata — la sopravvivenza del servizio online del produttore.
La batteria non sostituibile
Molti video campanelli hanno la cella incollata nel corpo, non estraibile. Quando dopo qualche centinaio di cicli la carica non tiene più un mese, l'apparecchio si butta. I modelli con pacco batteria estraibile, o alimentabili in permanenza dai due fili del vecchio campanello, durano molto di più a parità di elettronica.
Ricambi e moduli, a distanza di anni
Prima di scegliere una serie, verifica che siano ordinabili separatamente targa, modulo pulsanti, cornice, alimentatore e cornetta. I costruttori storici li tengono a catalogo per una decina d'anni e garantiscono la compatibilità all'indietro fra generazioni dello stesso bus. Un kit di importazione occasionale si butta intero.
La dipendenza dal cloud del produttore
È il rischio di tutto ciò che funziona tramite app: se l'azienda spegne i server l'apparecchio non si rompe, smette solo di fare le cose per cui l'hai comprato. Belkin ha annunciato la chiusura dell'app Wemo e dei relativi servizi cloud al 31 gennaio 2026 e, come riporta la ricostruzione di MacRumors, «ogni funzione che usa la connettività cloud, come l'accesso da remoto o le integrazioni con gli assistenti vocali, smetterà di funzionare». Su un videocitofono significa perdere notifiche e risposta da fuori casa, e ritrovarsi un campanello con la telecamera.
Come arrivare alla scelta in cinque passaggi
Nell'ordine: identifica cosa hai dietro il muro e, in condominio, marca e serie del montante; verifica l'alimentazione e dove alloggiare il modulo DIN; stabilisci cosa potrà inquadrare la telecamera; scegli l'architettura di conseguenza; solo alla fine confronta pollici, campo visivo, grado IP e apertura del cancello. Abbiamo applicato questa griglia ai modelli venduti su Amazon nella selezione dei migliori videocitofoni.
Domande frequenti sulla scelta del videocitofono
Le domande che tornano più spesso non riguardano le funzioni ma i vincoli: compatibilità con quello che c'è già, permessi in condominio, e cosa succede quando manca la connessione. Sono anche i tre punti su cui le schede prodotto tacciono sistematicamente.
Che differenza c'è tra citofono e videocitofono?
Il citofono trasmette solo audio, il videocitofono aggiunge il video ripreso dalla targa esterna. La differenza pratica è che il secondo assorbe molta più corrente, quindi richiede quasi sempre un alimentatore diverso anche quando il cablaggio esistente si riesce a riutilizzare.
Posso sostituire il citofono con un videocitofono in condominio senza chiedere nulla?
Se il palazzo ha già l'impianto video puoi cambiare il tuo monitor liberamente, purché compatibile con la serie del montante. Se invece va convertito l'impianto comune serve una delibera d'assemblea, con la maggioranza prevista per la manutenzione straordinaria.
Quanti fili servono per installare un videocitofono?
Nei sistemi moderni due, non polarizzati, che portano insieme alimentazione, audio e video. Alla targa può servire in più la coppia per l'elettroserratura, e al cancello un contatto verso la centralina. Gli impianti vecchi usavano quattro o più conduttori.
Un videocitofono Wi-Fi funziona senza internet?
Solo in parte: senza connessione perdi notifiche, risposta da remoto e spesso l'archiviazione. I sistemi cablati continuano a funzionare del tutto, perché la comunicazione fra targa e monitor non passa dalla rete.
Posso registrare chi suona al campanello?
Registrare le immagini è videosorveglianza a tutti gli effetti. Per uso personale è ammesso senza autorizzazioni né formalità, purché l'inquadratura resti sugli spazi di tua esclusiva pertinenza e le immagini non vengano diffuse; un impianto condominiale chiede invece delibera, cartello e conservazione limitata. Riprendere pianerottoli, scale, cortili o suolo pubblico non è consentito.
Meglio 1080p o 2K sulla targa esterna?
Sotto i due metri la differenza è marginale. Pesano molto di più l'illuminatore a infrarossi, la gestione del controluce e la qualità dell'ottica. Un 2K senza illuminazione notturna decente rende meno di un 1080p ben progettato.
Quanto dura un videocitofono?
Un impianto cablato di marca supera i quindici anni, con la targa esterna come primo pezzo da sostituire. Un video campanello a batteria si ferma fra i tre e i sei anni, per esaurimento della cella o per chiusura del servizio online.
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