Impianti e sicurezza · Aggiornato il 16 settembre 2026

Migliori scaldabagni a pompa di calore: quale conviene davvero

Quattro scaldabagni a pompa di calore a confronto sui dati che contano: COP alle condizioni dichiarate, volume d'aria richiesto, rumore e durata del serbatoio. Con il vincolo che fa fallire più installazioni, detto subito.

di Redazione Fatto per Durare 32 min di lettura

Come abbiamo scelto

Non abbiamo un laboratorio e non riceviamo prodotti dai marchi. Confrontiamo schede tecniche e manuali di servizio, leggiamo le recensioni verificate degli acquirenti italiani e controlliamo la disponibilità di filtri e ricambi. Quando compri dai nostri link riceviamo una commissione da Amazon: il prezzo che paghi non cambia.

Scaldabagno a pompa di calore installato in un locale tecnico areato, con presa d'aria e raccordi idraulici in vista
Scaldabagno a pompa di calore installato in un locale tecnico areato, con presa d'aria e raccordi idraulici in vista

Uno scaldabagno a pompa di calore consuma per l'acqua calda una frazione di quello che consuma un boiler elettrico tradizionale. Non è marketing, è il modo in cui funziona: invece di trasformare elettricità in calore con una resistenza, prende il calore già presente nell'aria del locale e lo sposta dentro l'acqua, usando la corrente solo per far girare un compressore.

Il punto è che non si compra come uno scaldabagno elettrico. Ha un vincolo fisico che non si aggira: le serve aria, in quantità, in un locale che quasi nessuno misura prima di ordinare. Chi lo scopre dopo si ritrova un apparecchio che rende poco e fa rumore dove non deve.

Qui trovi quattro modelli venduti su Amazon, confrontati sulla scheda tecnica del produttore invece che sulla descrizione commerciale. Prima però servono quattro cose: come si legge un COP, dove si può davvero installare, quanto ti fa risparmiare davvero in bolletta e quanto dura la parte che cede per prima. Per il quadro largo parti dalla guida allo scaldabagno elettrico.

In qualità di Affiliato Amazon riceviamo un guadagno dagli acquisti idonei. Il prezzo che paghi non cambia.

Che cosa fa davvero uno scaldabagno a pompa di calore

Uno scaldabagno a pompa di calore, o scaldacqua termodinamico, è un serbatoio d'acqua sopra il quale è montata una piccola pompa di calore aria-acqua. Sottrae calore all'aria del locale e lo cede all'acqua dell'accumulo. L'elettricità serve a far funzionare compressore e ventilatore, non a produrre il calore.

Sposta calore, non lo produce

Una resistenza elettrica ha un rendimento che non può superare 1: un kilowattora di corrente diventa un kilowattora di calore, punto. Una pompa di calore quel limite non ce l'ha, perché il calore non lo fabbrica — lo preleva dall'aria e lo concentra, consegnandone due o tre per ogni kilowattora elettrico speso. Il prezzo del trucco è che il calore dev'esserci: in un locale piccolo, chiuso e freddo la macchina se lo mangia in fretta. Da qui nasce ogni vincolo di installazione.

Il COP è il numero che decide tutto, ma solo con le sue condizioni

Il COP (Coefficient of Performance) è il rapporto fra il calore consegnato all'acqua e l'elettricità assorbita. Un COP di 3 significa tre kilowattora termici per ogni kilowattora elettrico pagato in bolletta.

Il problema è che un COP nudo non vuol dire niente, perché cambia con la temperatura dell'aria. La scheda ufficiale Ariston del NUOS EVO A+ da 80 litri dichiara per la stessa macchina due COP, 2,55 e 2,90, riferiti a due condizioni di prova diverse. Non si contraddicono: sono misure diverse, e chi ti mostra solo la più alta ti sta vendendo qualcosa.

La regola pratica è una: confronta solo COP misurati con la stessa norma e alle stesse condizioni. La norma di prova degli scaldacqua a pompa di calore è la EN 16147, e un costruttore serio dice anche con che aria l’ha applicata: nel manuale d’installazione del NUOS EVO A+ Ariston dichiara aria a 7 °C con umidità all’87%, acqua in ingresso a 10 °C e accumulo portato a 53 °C. Un COP dichiarato "ISO" o "a 20 °C" non sta sulla stessa scala del suo vicino di scaffale.

Come si legge l'etichetta energetica

L'etichetta degli scaldacqua nasce dal regolamento delegato UE 812/2013, che introduce due informazioni da leggere insieme: la classe (da A a G, più le A+ e superiori aggiunte dopo) e il profilo di carico dichiarato, una sigla da 3XS a XXL che descrive il prelievo giornaliero standard della prova.

È il profilo che rende onesto il confronto: una classe A+ su profilo M e una su profilo L non descrivono lo stesso apparecchio, perché la seconda ha superato una prova più severa.

L’etichetta riporta anche un consumo annuo in kWh. È il numero più utile per confrontare due apparecchi, a patto di sapere come è calcolato: lo scomponiamo più sotto, nel conto contro un boiler elettrico.

Il vincolo che fa fallire più installazioni: il locale

Questo paragrafo vale più di tutta la classifica. Uno scaldacqua a pompa di calore raffredda l'aria del locale in cui sta: se il locale è piccolo l'aria si esaurisce, il COP crolla e la macchina passa alla resistenza — cioè fa quello che farebbe un boiler elettrico normale, con la stessa bolletta.

Quanti metri cubi servono davvero

I costruttori dichiarano un volume minimo del locale. Ariston, per il NUOS EVO A+ da 80 e 110 litri, indica 20 m³: una stanza di circa 8 metri quadrati con soffitto a 2,7 metri. Il manuale aggiunge due condizioni che la scheda non dice: il locale deve avere un adeguato ricambio d’aria, e non deve ospitare apparecchi che prendono aria dalla stanza, come una caldaia o uno scaldabagno a gas a camera aperta. Il numero è del modello, non della categoria: si legge sul manuale prima di comprare.

I locali che funzionano sono quelli che l'aria ce l'hanno e non la usano per vivere: garage, cantina, lavanderia, taverna, sottoscala areato.

Perché il bagno chiuso è il posto sbagliato

Il bagno è dove sta il vecchio scaldabagno, quindi è il primo posto a cui si pensa. È anche il peggiore: sta sotto i 10 m³, spesso non ha ricambio d'aria e — soprattutto — è riscaldato. La pompa di calore gli toglie calore, il riscaldamento glielo rimette, e paghi due volte la stessa energia.

Se lo spazio disponibile è solo quello, la tecnologia giusta è un'altra: meglio un modello a resistenza ben dimensionato, dalle classifiche degli scaldabagni elettrici.

La canalizzazione, quando l'aria non basta

Una via d'uscita c'è: canalizzare. Due condotti, aspirazione e mandata, pescano l'aria da fuori o da un altro locale e la rimandano indietro, così l'apparecchio non svuota la stanza in cui sta.

Va prevista, perché servono un modello predisposto e i fori. Il SIMPLETEK da 200 litri dichiara sulla scheda del venditore condotti da 160 mm, portata di 350-500 m³/h e 200 Pa di prevalenza. Anche i due Ariston sono canalizzabili — è su condotti da 150 mm che il costruttore li prova — ma con una pressione statica disponibile di 65 Pa: vogliono condotti corti e con poche curve. Il TCL dichiara la prevalenza, 70 Pa, e la portata, 600 m³/h, ma non il diametro dei condotti: metà dell'informazione. Se un modello non dichiara diametro e prevalenza non è canalizzabile: è un apparecchio con dei fori.

Scarico condensa e corrente: le due cose da predisporre

Raffreddando l’aria, la pompa di calore produce condensa: sul NUOS EVO A+ Ariston dichiara 0,15 litri l’ora, da portare a uno scarico, di solito lo stesso sifone del gruppo di sicurezza. Oltre alla presa e agli attacchi dell’acqua, quindi, serve uno scarico vicino.

E l’apparecchio va lasciato collegato alla rete 24 ore su 24. Sulle versioni con anodo a correnti impresse, scrive il manuale, la protezione dalla corrosione funziona solo con il prodotto alimentato: staccarlo nei mesi in cui non serve è il modo più rapido per accorciargli la vita. Ultimo vincolo: i monoblocco come questi sono progettati per l’interno, e all’esterno il costruttore non garantisce né prestazioni né sicurezza.

Come abbiamo scelto

Queste macchine non si valutano a occhio: si giudicano sui documenti, e i documenti li abbiamo letti. I criteri, in ordine di peso.

  • Dati confrontabili, non slogan. Siamo partiti dalla scheda del produttore o del distributore ufficiale, confrontando capacità reale, COP e norma di misura. Dove la norma non era dichiarata l'abbiamo scritto, invece di nasconderlo.
  • Il volume del locale come primo filtro. Un apparecchio efficientissimo che chiede 20 m³ è inutile a chi ne ha 12: è la ragione più frequente per cui un acquisto va male.
  • Il serbatoio prima dell'elettronica. Quanti anni dura lo decidono smaltatura, protezione anodica e isolamento; le funzioni smart sono l'ultima voce. Conta anche l'assistenza: un anodo o una scheda si trovano facilmente per i marchi con rete italiana, molto meno per i marchi senza una rete di assistenza in Italia.
  • Incrociando centinaia di recensioni verificate, abbiamo cercato i problemi ricorrenti — rumore percepito, tempi reali di riscaldamento, difficoltà di installazione — e li abbiamo confrontati con quello che le schede promettono.

I voti sono nostri, e pesano insieme prestazioni, vincoli e durata attesa.

I migliori scaldabagni a pompa di calore

Quattro modelli per situazioni diverse: due taglie della stessa gamma per l'uso domestico, un 200 litri canalizzabile per chi ha il fotovoltaico, un 200 litri con refrigerante di nuova generazione.

1. Ariston NUOS EVO A+ 80 litri — la scelta d'insieme

Il compromesso migliore per una famiglia normale con un bagno solo. Ottanta litri di accumulo, ciclo completo in 5 ore e 35 minuti, serbatoio in acciaio smaltato al titanio con anodo di magnesio: la stessa costruzione di modelli molto più cari, ed è la ragione per cui questi apparecchi arrivano oltre i dieci anni.

Lavora in pompa di calore con aria da -5 a 42 °C, con una resistenza da 1.200 W che entra solo quando il compressore non basta. Il difetto vero non è nella macchina ma nella casa: chiede 20 m³ di locale.

La scelta d'insieme

Ariston NUOS EVO A+ - Scaldabagno Elettrico 80 Litri Ibrido con Pompa di Calore 50x53x117, Funzione Silent, ECO EVO e Anti Gelo - Boiler Elettrico per Maggior Risparmio Energetico Classe Energetica A+
1°In classificaFamiglia che vuole tagliare la bolletta dell'acqua calda
Il nostro voto

4,6/5

Ariston NUOS EVO A+ - Scaldabagno Elettrico 80 Litri Ibrido con Pompa di Calore 50x53x117, Funzione Silent, ECO EVO e Anti Gelo - Boiler Elettrico per Maggior Risparmio Energetico Classe Energetica A+

Capacità
80 litri
COP dichiarato
2,55
Classe
A+
Potenza sonora
50 dB(A)

Cosa fa bene

  • Serbatoio in acciaio smaltato al titanio con anodo di magnesio: la parte che decide quanti anni dura
  • Lavora in pompa di calore da -5 a 42 °C, con resistenza da 1.200 W che entra solo quando serve
  • Ciclo completo in 5 ore e 35 minuti, con funzione Silent e antigelo di serie

Cosa fa male

  • Vuole almeno 20 m³ di volume nel locale: in un bagno chiuso non si installa
  • Refrigerante R-134a, un gas ad alto impatto che l'Europa sta progressivamente chiudendo
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2. Ariston NUOS EVO A+ 110 litri — quando in casa siete in tanti

Stessa gamma, stessa costruzione, trenta litri in più. La differenza si vede sul dato che conta con due bagni: 128 litri d'acqua a 40 °C in un ciclo, contro gli 85 della versione da 80. Sono due docce di fila senza pensarci.

Si paga in tempo: il ciclo completo dichiarato è di 8 ore e 4 minuti, quindi va programmato di notte o nelle ore in cui il fotovoltaico produce. Il corpo è alto 140 cm e sopra serve spazio per l'aspirazione: misura la parete prima di ordinare.

Per le famiglie numerose

Ariston NUOS EVO A+ - Scaldabagno Elettrico 110 Litri Ibrido con Pompa di Calore 50x53x140 Funzione Silent, ECO EVO e Anti Gelo - Boiler Elettrico per Maggior Risparmio Energetico Classe Energetica A+
2°In classificaPiù di un bagno e consumi alti tutti i giorni
Il nostro voto

4,5/5

Ariston NUOS EVO A+ - Scaldabagno Elettrico 110 Litri Ibrido con Pompa di Calore 50x53x140 Funzione Silent, ECO EVO e Anti Gelo - Boiler Elettrico per Maggior Risparmio Energetico Classe Energetica A+

Capacità
110 litri
COP dichiarato
2,45
Acqua a 40 °C
128 litri
Profilo di carico
M

Cosa fa bene

  • 128 litri d'acqua a 40 °C in un ciclo solo: due docce di fila non lo mettono in crisi
  • Stesso serbatoio smaltato al titanio e stessa protezione anodica del fratello da 80 litri
  • Rendimento stagionale dichiarato 102% in classe A+, con profilo di carico M certificato

Cosa fa male

  • Il ciclo completo chiede 8 ore e 4 minuti: va programmato, non improvvisato
  • Alto 140 cm e largo 50: prima di ordinarlo misura la parete e il volume del locale
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3. SIMPLETEK 200 litri — il compagno del fotovoltaico

Duecento litri nominali, 192 utili, e la prevalenza più alta dei quattro: dichiara 200 Pa su condotti da 160 mm, contro i 65 Pa degli Ariston, quindi regge canalizzazioni lunghe e si installa anche dove il volume d'aria da solo non basterebbe. Il dato che interessa a chi ha i pannelli è l'assorbimento in pompa di calore, 430 W: una finestra che un impianto fotovoltaico domestico copre da solo anche in una giornata mediocre.

Due avvertenze oneste: il COP di 4,23 è dichiarato su prova ISO, non secondo la EN 16147 dell'etichetta, quindi non è confrontabile riga per riga con quello dei due Ariston. E il refrigerante è R-134a, la generazione precedente.

Il migliore col fotovoltaico

SIMPLETEK - Boiler 200 lt con Pompa di Calore Integrata Scaldacqua Elettrico per Pannelli Solari 1820W Ideale per Fotovoltaico Ecologico Domestico
3°In classificaChi ha i pannelli e vuole autoconsumare
Il nostro voto

4,2/5

SIMPLETEK - Boiler 200 lt con Pompa di Calore Integrata Scaldacqua Elettrico per Pannelli Solari 1820W Ideale per Fotovoltaico Ecologico Domestico

Capacità
192 litri utili
COP dichiarato
4,23 (ISO)
Classe
A+
Canalizzazione
Ø 160 mm

Cosa fa bene

  • Canalizzabile su condotti da 160 mm con 350-500 m³/h: si installa anche dove l'aria è poca
  • Assorbe 430 W in pompa di calore, una finestra che un impianto fotovoltaico domestico copre da solo
  • Ciclo antilegionella, antigelo e sbrinamento automatico, con controllo da app su Wi-Fi 2,4 GHz

Cosa fa male

  • Refrigerante R-134a: sull'impatto ambientale è la generazione precedente
  • Il COP è dichiarato su prova ISO, non secondo la EN 16147 dell'etichetta: non è confrontabile riga per riga
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4. TCL TWFP200SE16NA 200 litri — il refrigerante che verrà

Il primo motivo per cui sta in classifica è il gas: usa R290, cioè propano. Il regolamento F-gas UE 2024/573 gli attribuisce un potenziale di riscaldamento globale di 0,02; il vecchio regolamento 517/2014 diceva 3, ed è il valore che trovi ancora su molte schede. All’R-134a montato sugli altri tre ne attribuisce 1.430. E dal 1° gennaio 2027 lo stesso regolamento chiude il mercato alle pompe di calore autonome con gas oltre 150: è la direzione di tutta la categoria, e più sotto trovi cosa significa per chi compra oggi.

Il secondo è che i numeri si possono leggere. TCL Italia pubblica una scheda tecnica di TCL Italia che dichiara le prestazioni secondo la EN 16147, la norma dell'etichetta, e dice anche su quale profilo di carico le ha misurate: XL, la prova più severa fra i quattro di questa lista. Su quel profilo il COP è 3,30, la classe A+, il rendimento 135,9% e il consumo d'etichetta 1.233 kWh l'anno. Vale però la regola di sopra: quel 3,30 non va messo accanto al 2,55 del NUOS EVO A+ come se fosse lo stesso numero, perché l'altro è misurato su profilo M. Stessa norma, prova diversa.

Il limite è esattamente dove questa pagina guarda per prima: il locale. TCL non pubblica il manuale d'installazione, e la scheda tecnica non dichiara il volume minimo del locale né il diametro dei condotti dell'aria. Dichiara la portata, 600 m³/h, e 70 Pa di prevalenza del ventilatore: poco più dei 65 Pa degli Ariston, molto meno dei 200 Pa del SIMPLETEK. Tradotto: i due numeri che dicono se puoi installarlo a casa tua qui vanno chiesti al venditore prima di ordinare, perché leggerli non si può. E l'R290 è infiammabile, quindi le prescrizioni d'installazione sono più strette del solito: è un apparecchio da far montare a chi sa cosa sta montando.

Il refrigerante di nuova generazione

TCL TWFP200SE16NA Scaldabagno a Pompa di Calore 200 Litri, Scaldacqua Classe A+, Wi-Fi Incluso, Gas Refrigerante R290, Accumulo ACS, Installazione a Basamento
4°In classificaChi vuole il gas che resta legale anche dopo il 2027
Il nostro voto

4,1/5

TCL TWFP200SE16NA Scaldabagno a Pompa di Calore 200 Litri, Scaldacqua Classe A+, Wi-Fi Incluso, Gas Refrigerante R290, Accumulo ACS, Installazione a Basamento

Capacità
204 litri
COP dichiarato
3,30 (EN 16147)
Profilo di carico
XL
Refrigerante
R290

Cosa fa bene

  • Profilo di carico XL in classe A+, con rendimento dichiarato del 135,9%: fra i quattro è la prova d'etichetta più severa
  • Il compressore lavora da solo fino a -7 °C d'aria e porta l'accumulo a 70 °C senza chiamare la resistenza
  • Serbatoio in acciaio smaltato con anodo di magnesio di serie, e anodo elettronico disponibile come opzione

Cosa fa male

  • TCL pubblica la scheda tecnica ma non il manuale d'installazione: volume minimo del locale e diametro dei condotti non sono dichiarati
  • Per questa linea non abbiamo trovato un catalogo ricambi pubblico né le condizioni di garanzia: la sede italiana è dichiarata, la rete di assistenza no
  • 204 litri, 94 kg a vuoto e quasi 1,8 metri d'altezza: è un apparecchio a basamento, vuole un locale tecnico
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Il confronto in una tabella sola

Come si legge la fascia: € indica la parte più accessibile di questa categoria, €€ la fascia intermedia, €€€ la fascia alta. È un ordine di grandezza relativo fra questi quattro modelli, non un prezzo.

Modello Capacità COP dichiarato Refrigerante Punto forte Fascia
Ariston NUOS EVO A+ 80 80 litri 2,55 R-134a Ciclo breve, serbatoio al titanio €€
Ariston NUOS EVO A+ 110 110 litri 2,45 R-134a 128 litri a 40 °C in un ciclo €€
SIMPLETEK 200 lt 192 litri utili 4,23 (prova ISO) R-134a Canalizzabile Ø 160 mm €€€
TCL TWFP200SE16NA 200 litri 3,30 (EN 16147, profilo XL) R290 Gas con GWP 0,02 €€€

Il COP del SIMPLETEK non è confrontabile con quello degli Ariston: arriva da una prova diversa, dichiarata ISO e non EN 16147. Il TCL la norma la dichiara, ed è quella giusta, ma il profilo di carico è XL contro la M dei due Ariston: stessa scala, gradino diverso. L'unico confronto pulito della tabella resta quello fra i due NUOS EVO A+.

Conviene davvero rispetto a un boiler elettrico? Il conto sull’anno

Sì, se il locale è quello giusto. Sulle etichette energetiche di due Ariston da 80 litri con lo stesso profilo di prelievo, lo scaldacqua a pompa di calore NUOS EVO A+ dichiara 479 kWh l’anno e il boiler elettrico PRO1 R 1.424: due terzi di corrente in meno per la stessa acqua calda.

Da dove vengono i numeri dell’etichetta

Il consumo annuo in etichetta non è una stima del venditore: lo fa calcolare il regolamento 812/2013 sul profilo di carico dichiarato, M per entrambi i modelli, in condizioni climatiche medie. Il profilo M vale 5,845 kWh di acqua calda al giorno: fatto il conto, circa 167 litri portati da 10 a 40 °C. I due valori li trovi nella scheda di prodotto del NUOS EVO A+ e nell’etichetta del PRO1 R 80.

C’è un dettaglio che quasi nessuno spiega. La formula dell’allegato VIII moltiplica il consumo di una giornata di prova per 0,6 × 366: l’etichetta conta circa 220 giorni pieni di prelievo, non 365. È un numero fatto per confrontare due apparecchi fra loro, non per prevedere la tua bolletta. Se il profilo M lo consumi davvero ogni giorno, entrambi i valori vanno divisi, all’incirca, per 0,6.

Il conto in euro, con la tariffa di oggi

Per passare agli euro usiamo il prezzo di riferimento fissato da ARERA per il quarto trimestre 2026, in vigore dal 1° ottobre: 43,43 centesimi al kWh, tasse incluse. Il tuo contratto può stare sopra o sotto, ma il rapporto fra le due macchine non cambia.

Scenario (profilo M, 0,4343 €/kWh, ARERA IV trimestre 2026) Boiler elettrico 80 l, classe C Pompa di calore 80 l, classe A+ Risparmio in bolletta
Valore d’etichetta 1.424 kWh, circa 620 €/anno in bolletta 479 kWh, circa 210 €/anno in bolletta circa 410 €/anno
Profilo M tutti i giorni circa 2.370 kWh, circa 1.030 €/anno in bolletta circa 800 kWh, circa 350 €/anno in bolletta circa 680 €/anno

Fra 410 e 680 euro l’anno di bolletta, quindi, a seconda di quanta acqua calda usi davvero, e a patto che il locale lasci lavorare il compressore. In quanti anni rientra la differenza d’acquisto dipende da quanto paghi i due apparecchi e l’installazione: dividi quella differenza, incentivo già sottratto, per il risparmio della riga che somiglia di più a casa tua.

Il fotovoltaico sposta il conto

Se hai i pannelli, la bolletta si abbassa ancora. In pompa di calore il NUOS EVO A+ assorbe in media 250 W e al massimo 350, dichiara Ariston; il SIMPLETEK sale a 430 W e il TCL, che è la taglia più grande della lista, dichiara 850 W sul solo circuito frigorifero. Sono potenze che un impianto domestico copre anche con poco sole: programma il ciclo nelle ore centrali e buona parte di quei kWh non passa dal contatore. È uno dei pochi casi in cui un accumulo più grande del necessario ha senso, perché immagazzina il sole di mezzogiorno per la doccia della sera.

Quanti litri ti servono

Per una o due persone con un bagno bastano 80 litri, per tre o quattro 110; oltre, o con due bagni usati insieme, servono 150-200 litri. Ma a pompa di calore la taglia si legge sull’acqua a 40 °C che esce dal rubinetto, non sui litri del serbatoio, e conta molto quando aprite l'acqua.

Perché 80 litri a pompa di calore non valgono 80 litri elettrici

Una resistenza porta l’acqua a 65 °C; una pompa di calore lavora più bassa, perché è lì che rende. Il risultato si legge sulle carte dello stesso costruttore: il boiler elettrico PRO1 R da 80 litri, impostato a 65 °C, dichiara 133 litri di acqua miscelata a 40 °C; il NUOS EVO A+ da 80 litri, a 53 °C, ne dichiara 85. Stessi litri nominali, un terzo d’acqua in meno.

Puoi alzare la temperatura — Ariston dichiara fino a 62 °C col solo compressore, 75 con la resistenza — ma più sali, più il COP scende e più lavora la resistenza. La conseguenza pratica è una: se passi da un boiler elettrico a una pompa di calore, non ricomprare la stessa taglia. Sali di uno scalino.

Il conto per persona e dove sbaglia

Quattro persone che si alternano fra le sette e le nove del mattino hanno bisogno di un accumulo molto più grande di quattro persone che si lavano in momenti diversi. Il serbatoio non è una riserva infinita: quando si svuota, la pompa di calore impiega ore a riportarlo in temperatura, e nel frattempo o aspetti o entra la resistenza.

80, 110 o 200 litri: come si decide

Il numero di persone è metà del conto; l’altra metà è la contemporaneità dei prelievi. Come punto di partenza, con i litri a 40 °C che Ariston dichiara per le taglie del NUOS EVO A+:

Chi siete Taglia a pompa di calore Acqua a 40 °C in un ciclo (NUOS EVO A+)
Una o due persone, un bagno 80 litri 85 litri
Tre o quattro persone, un bagno 110 litri 128 litri
Quattro o più, o due bagni in contemporanea 150-200 litri 182 litri (150 l)

Da 150 litri in su contano anche lo spazio e il peso: i 200 litri sono modelli a basamento.

Se il fabbisogno è piccolo davvero — un monolocale, una seconda casa nei fine settimana — la pompa di calore non rientra: guarda i modelli da 50 litri, che lì fanno lo stesso lavoro.

Il rumore, e quando diventa un problema

Una pompa di calore ha un compressore e un ventilatore, quindi fa rumore. Non tanto, ma in modo continuo e per ore: irrilevante in un garage, serio se il locale confina con una camera da letto.

Che cosa significano 50 dB(A) sulla scheda

Il valore dichiarato è quasi sempre la potenza sonora, non la pressione sonora che sentirai tu: sono grandezze diverse, e la seconda dipende dalla distanza e dalla stanza. I 50 dB(A) dei NUOS EVO A+ sono normali per la categoria: li dichiara anche il SIMPLETEK. Il TCL fa eccezione e dichiara invece la pressione sonora, 53 dB(A): è la grandezza più vicina a quello che senti, e proprio per questo non va confrontata con i 50 degli altri. Quasi tutti hanno una modalità silenziosa — Ariston la chiama Silent — che abbassa il rumore limitando il ventilatore, allungando il ciclo.

Dove non va messo

Non contro la parete di una camera, non sopra o sotto una zona notte con solaio leggero, e mai appoggiato rigidamente a un muro divisorio: le vibrazioni del compressore corrono nella struttura molto più del rumore aereo. Antivibranti e qualche centimetro di stacco dal muro risolvono quasi sempre.

Cosa succede quando fa freddo

È la domanda che nessun venditore affronta volentieri, e cambia i conti di gennaio più di qualunque altra cosa.

Sotto una certa temperatura entra la resistenza

Il COP scende col scendere della temperatura dell'aria, e lo si legge sulla scheda di prodotto Ariston: sulla stessa prova d’etichetta, il NUOS EVO A+ da 80 litri passa da 437 kWh l’anno in clima caldo a 479 in clima medio e 519 in clima freddo. Sotto il limite dichiarato — -5 °C per i NUOS EVO A+ — il compressore si ferma e l'acqua la scalda la resistenza elettrica, col rendimento di un normale boiler.

Non è un difetto, è come sono fatte tutte le macchine della categoria. Serve però a scegliere il locale con la testa: un garage esposto a nord in Pianura Padana e una cantina interrata a Bari non sono lo stesso posto.

Come cambiano i conti in gennaio

Nei mesi freddi il risparmio si riduce, non sparisce, e la media annuale resta ampiamente favorevole rispetto a una resistenza: il conto va fatto sull'anno, non sulla settimana peggiore. Quanto pesa l'acqua calda in bolletta lo abbiamo scomposto nell'articolo sui consumi dello scaldabagno elettrico.

Monoblocco o split: quale scegliere

Per quasi tutte le case, il monoblocco: un pezzo solo, niente unità esterna, nessun circuito del gas da chiudere sul posto. Lo split ha senso quando in casa non hai né un locale da 20 m³ né un muro da forare per i condotti: il calore lo prende un’unità esterna, e il serbatoio non ha più bisogno dell’aria della stanza.

Il monoblocco, cioè i quattro di questa lista

Tutti e quattro i modelli in classifica sono monoblocco: compressore, ventilatore e serbatoio stanno nello stesso corpo, e il circuito frigorifero arriva già chiuso e caricato dalla fabbrica. Si installano come un boiler, più lo scarico condensa e, se servono, i condotti dell’aria. Il prezzo del «tutto in uno» è quello che hai già letto: l’aria la prende dal locale, o dai condotti.

Lo split: più resa, più lavoro

Nello split un’unità esterna è collegata al serbatoio con le tubazioni del refrigerante. L’Ariston Nuos Split Inverter, per esempio, esiste in 150 e 200 litri, ammette fino a 12 metri fra le due unità (20 aggiungendo gas) e 10 metri di dislivello, lavora con aria esterna da -10 a 42 °C, e il costruttore dichiara un COP di 3,65 sul 150 litri.

Il rovescio è l’installazione. Il circuito frigorifero si chiude sul posto, quindi serve un installatore abilitato: fra le condizioni della sua garanzia convenzionale, per i soli prodotti split, Ariston chiede la certificazione F-gas dell’azienda che installa. E serve un punto in facciata o sul balcone dove l’unità esterna possa stare, con i suoi 56 dB(A) di potenza sonora dichiarata.

Regolamento UE 2024/573 sugli F-gas: cosa cambia per chi compra oggi

Per chi compra oggi, quasi niente. Il regolamento UE 2024/573 vieta dal 1° gennaio 2027 di immettere sul mercato pompe di calore autonome fino a 12 kW con gas di GWP pari o superiore a 150: colpisce i nuovi modelli a R-134a, non quelli già venduti né la loro manutenzione.

Il divieto del 2027, parola per parola

Il punto è l’allegato IV, punto 8, del regolamento. La lettera b) vieta dal 1° gennaio 2027 le «pompe di calore autonome, con una capacità nominale massima fino a 12 kW inclusi, contenenti gas fluorurati a effetto serra con GWP pari o superiore a 150», salvo esigenze di sicurezza. La lettera c) fa un passo in più: dal 1° gennaio 2032 escono dal mercato quelle con qualunque gas fluorurato.

Uno scaldacqua a pompa di calore domestico sta molto sotto i 12 kW, e l’R-134a ha GWP 1.430. Tradotto: gli apparecchi a R-134a come i due Ariston e il SIMPLETEK di questa lista sono il tipo di macchina che dal 2027 non potrà più essere immesso sul mercato. Il TCL no, perché il propano non è un gas fluorurato.

Chi lo compra prima, o l’ha già in casa

Il divieto riguarda l’immissione sul mercato, non l’uso. L’articolo 13, paragrafo 19, nella versione rettificata del 24 marzo 2025, vieta dopo quella data anche la messa in funzione di questi apparecchi, ma con un’eccezione esplicita: se sono stati immessi sul mercato prima della data di divieto. E l’articolo 11 lascia vendere i pezzi di ricambio per riparare gli apparecchi esistenti, purché la riparazione non aumenti la carica né passi a un gas con GWP più alto.

Sulla manutenzione, il divieto di usare gas con GWP da 2.500 in su per l’assistenza delle pompe di calore, in vigore dal 2026, non tocca l’R-134a. Quello che cambia nel tempo è la disponibilità: l’allegato VII riduce per gradi gli idrofluorocarburi immettibili sul mercato europeo, fino a zero dal 2050. Una ricarica di R-134a fra vent’anni non è vietata da questo regolamento, ma il gas nuovo in circolazione sarà sempre meno.

Niente controllo delle perdite sotto le 5 tonnellate

L’articolo 5 impone il controllo periodico delle perdite agli apparecchi che contengono almeno 5 tonnellate di CO₂ equivalente di gas fluorurati. Il NUOS EVO A+ da 80 litri contiene 500 grammi di R-134a, cioè 0,72 tonnellate secondo la scheda Ariston: quasi sette volte sotto la soglia. Nessun controllo F-gas obbligatorio: la manutenzione che ti serve è quella del manuale.

Detrazioni, Conto Termico 3.0 e pratica ENEA nel 2026

Nel 2026 hai due strade, alternative fra loro: la detrazione in dieci anni, al 50% sull’abitazione principale e al 36% sulle altre, oppure il Conto Termico 3.0, un contributo diretto del GSE pari al 40% della spesa, con un tetto per apparecchio. Le regole cambiano spesso: la verifica va fatta sui portali ufficiali e con il tuo commercialista.

Bonus casa ed Ecobonus: 50% o 36%

Per le spese sostenute nel 2026 l’Ecobonus vale il 50% sull’abitazione principale e il 36% sugli altri immobili, come la detrazione per ristrutturazione: lo fissa la legge di bilancio 2026, la n. 199/2025, come riporta l’Agenzia delle Entrate. Per le spese del 2027 le aliquote scendono al 36% e al 30%. La detrazione si recupera in dieci rate annuali, e le due strade non si sommano sulla stessa spesa: si sceglie.

Il requisito del COP, e perché il numero in scheda non basta

Per l’Ecobonus il vademecum ENEA chiede uno scaldacqua con COP maggiore di 2,6, e la dichiarazione di Ariston precisa che va misurato con il metodo della EN 16147. Il requisito però non dice con che aria: nella sua dichiarazione del 2018, Ariston rimanda ai rapporti di prova, con aria a 7, 14 o 20 °C. Per questo un apparecchio che in scheda dichiara 2,55 può stare comunque nell’elenco dei modelli che il costruttore dichiara conformi, come il NUOS EVO A+ da 80 litri. Prima di comprare, chiedi quella dichiarazione: vale più del numero in vetrina.

La comunicazione all’ENEA

Per l’Ecobonus la trasmissione dei dati all’ENEA è obbligatoria: si fa sul portale dedicato entro 90 giorni dalla fine dei lavori, come indica il vademecum, e l’accesso avviene con SPID. È l’adempimento più spesso dimenticato: segnati la data di fine lavori il giorno stesso.

Il Conto Termico 3.0: classe A e 40% della spesa

Il Conto Termico 3.0 (DM 7 agosto 2025) finanzia la sostituzione di uno scaldacqua elettrico o a gas con uno a pompa di calore, in edifici esistenti dotati di impianto di climatizzazione. Le regole applicative del GSE chiedono la classe energetica A o superiore secondo il regolamento 812/2013: è questo il requisito, non il «COP minimo di 2,6» che molte guide attribuiscono ancora al Conto Termico. L’incentivo è il 40% della spesa, con un tetto che cresce con la classe (A o A+) e con la capacità, sotto o sopra i 150 litri, e si incassa in due rate annuali, oppure in una sola quando l’incentivo non supera i 15.000 euro: per uno scaldacqua, il cui tetto è molto più basso, è il caso normale.

Non si cumula con altri incentivi statali sullo stesso intervento (articolo 17 del decreto): o detrazione o Conto Termico. Tutti e quattro i modelli sono dichiarati in classe A+, e per il TCL la classe sta sulla scheda tecnica del costruttore, non solo nell'inserzione: è la carta che ti chiederanno. Attenzione al tetto, che cambia sopra e sotto i 150 litri: con i due modelli da 200 è quella la riga da guardare.

Quanto dura, e che cosa lo fa durare

Qui la durata è un criterio di scelta vero: fra due modelli con lo stesso COP, quello che dura il doppio costa la metà. E la parte che cede per prima non è la pompa di calore.

Il serbatoio e l'anodo

L'accumulo è acciaio, e l'acqua calda lo corrode. La difesa è doppia: una smaltatura interna — i modelli seri usano smalto al titanio, più resistente al distacco — e un anodo sacrificale, un cilindro di magnesio che si consuma al posto delle pareti.

L'anodo di magnesio è un componente di consumo: si controlla durante la manutenzione e si cambia quando è consumato, perché esaurito smette di proteggere e la corrosione passa alle pareti. Sui NUOS EVO A+ Ariston dichiara, a seconda della versione, un anodo di magnesio o uno a correnti impresse, che non si consuma ma lavora solo con l'apparecchio acceso. La meccanica è la stessa di un boiler elettrico, e la trovi scomposta nella guida su quanto dura uno scaldabagno elettrico.

Il circuito frigorifero e i ricambi

Il circuito con compressore e refrigerante è sigillato e, se non lo si maltratta, dura quanto la macchina. La manutenzione ordinaria è banale, e il manuale Ariston la mette in fila: pulizia annuale dell'evaporatore con una spazzola morbida, griglie e condotti puliti, tubo della condensa libero, e ogni tanto una prova della valvola di sicurezza per scaricare il calcare. Un evaporatore intasato fa lavorare il compressore più a lungo per lo stesso risultato, e si paga in bolletta prima che in guasti.

La differenza fra un marchio con rete italiana e uno senza assistenza in Italia si vede il giorno in cui serve una scheda. Prima di comprare, cerca i ricambi di quel modello: se non li trovi ora che è nuovo, non li troverai fra sei anni.

L'acqua dura è il vero nemico

Dove l'acqua è calcarea — il dato di casa tua si trova come spiegato nella guida su come si misura la durezza dell’acqua — il calcare si deposita sulle superfici di scambio, riduce l'efficienza e accelera il consumo dell'anodo. Lì pagano due accorgimenti: temperatura di accumulo su valori ragionevoli invece che al massimo, e un addolcitore a monte. Senza esagerare: nel manuale del NUOS EVO A+ Ariston indica una durezza minima dell’acqua di 12 °F, che diventano 15 °F se c’è un addolcitore. Il confronto complessivo con il gas lo trovi nell'articolo dedicato.

Ricambi e garanzia: cosa dicono i documenti

Per i due Ariston i ricambi originali esistono e la garanzia convenzionale copre 24 mesi su difetti e ricambi; il SIMPLETEK dichiara 24 mesi di garanzia; per il TCL, che pure ha una società italiana stampata sulla propria scheda tecnica, condizioni di garanzia pubblicate non ne abbiamo trovate. Su un apparecchio che deve durare dieci anni, è la differenza fra un guasto che si ripara e uno che si butta.

Sui ricambi usiamo una fascia a simboli: € indica un pezzo di poco conto, €€ una spesa intermedia, €€€ una voce che su un apparecchio vecchio fa pensare alla sostituzione. Per la gamma NUOS l’anodo di magnesio è un ricambio originale Ariston con un codice suo, 65151183, venduto dai ricambisti: fascia €. Per il SIMPLETEK e per il TCL non abbiamo trovato un catalogo ricambi pubblico del modello: chiedilo al venditore prima di ordinare. Del TCL sappiamo almeno che il pezzo di consumo esiste a catalogo, perché la scheda dichiara l'anodo di magnesio di serie e un anodo elettronico come opzione.

Sulla garanzia, i documenti dicono meno di quanto si creda. La garanzia convenzionale Ariston sugli scaldacqua a pompa di calore dura 24 mesi su difetti e ricambi, si attiva tramite il centro assistenza e decorre dall’attivazione se la chiedi entro sei mesi dall’installazione, altrimenti dall’installazione stessa. Vale se l’apparecchio è installato da personale qualificato secondo il manuale, con manutenzione raccomandata ogni anno. Il SIMPLETEK dichiara 24 mesi sulla scheda del venditore. Il TCL porta il marchio di una società italiana — TCL Italia S.r.l., indirizzo di Milano stampato in fondo alla scheda tecnica — quindi la garanzia legale di due anni è quella ordinaria. Quello che manca è il resto: niente manuale d'installazione pubblico, nessuna condizione di garanzia convenzionale, nessun centro assistenza dichiarato per questa linea. Prima di ordinare chiedi le due cose che decidono davvero: il volume minimo del locale, e a chi si telefona quando si guasta.

Quando la pompa di calore non conviene

Le liste di prodotti non lo dicono mai. Noi sì. Lascia perdere se:

  • l'unico spazio disponibile è sotto il volume minimo dichiarato dal costruttore;
  • il locale confina con una camera e non puoi disaccoppiare le vibrazioni;
  • il consumo d'acqua calda è basso, perché il maggior costo iniziale non rientra;
  • hai già una caldaia efficiente che produce acqua calda bene: il confronto fra le due tecnologie lo trovi in caldaia a condensazione o pompa di calore.

Negli altri casi, con il locale giusto, è la tecnologia che consuma meno per fare acqua calda in una casa senza gas.

Domande frequenti

Quanto si risparmia davvero con uno scaldabagno a pompa di calore?

Sulle etichette energetiche di due Ariston da 80 litri con lo stesso profilo di prelievo, il consumo annuo passa da 1.424 kWh del modello a resistenza a 479 di quello a pompa di calore: due terzi in meno. Altroconsumo indica un risparmio del 75% sui consumi elettrici. È un massimo, non una media: dipende dal locale, dal profilo di prelievo e da quanto spesso entra la resistenza.

Quanto consuma all’anno uno scaldabagno a pompa di calore?

Un 80 litri in classe A+ dichiara in etichetta circa 480 kWh l’anno in clima medio, cioè circa 210 euro in bolletta a 43,43 centesimi al kWh, la tariffa ARERA del quarto trimestre 2026. L’etichetta però conta 0,6 × 366 giorni di prelievo: se il profilo M lo usi ogni giorno, calcola circa 800 kWh, sui 350 euro l’anno di bolletta.

Si può installare uno scaldabagno a pompa di calore in bagno?

Nella grande maggioranza dei casi no. Un bagno tipico sta sotto il volume minimo dichiarato dai costruttori ed è riscaldato: la macchina raffredderebbe una stanza che stai pagando per scaldare.

Si può installare all’esterno?

Un monoblocco da interno no: nel manuale del NUOS EVO A+ Ariston scrive che il prodotto è progettato per installazioni interne e che all’esterno non garantisce né prestazioni né sicurezza. Se vuoi prendere l’aria da fuori le strade sono due: canalizzare un monoblocco verso l’esterno, o scegliere uno split con unità esterna.

Quanti litri servono per una famiglia di quattro persone?

Con un bagno solo, 110 litri sono in genere sufficienti: il NUOS EVO A+ 110 dichiara 128 litri a 40 °C in un ciclo. Con due bagni usati nella stessa fascia oraria, o con docce lunghe e ravvicinate, si sale a 150-200 litri. E se vieni da un boiler elettrico, ricorda che a parità di litri nominali la pompa di calore dà meno acqua a 40 °C.

Fa rumore? Si sente in casa?

Sì, quanto un elettrodomestico che lavora: i due Ariston e il SIMPLETEK dichiarano 50 dB(A) di potenza sonora, il TCL 53 dB(A) di pressione sonora, che è un'altra grandezza. In un garage o in una cantina non lo noterai; se il locale confina con una zona notte servono antivibranti e modalità silenziosa attiva.

Che manutenzione richiede?

Poca ma non zero. Il manuale Ariston del NUOS EVO A+ chiede la pulizia annuale dell’evaporatore, griglie e condotti puliti, scarico condensa libero e una prova periodica della valvola di sicurezza; l’anodo di magnesio si controlla e si cambia quando è consumato. Il controllo F-gas delle perdite non è obbligatorio: la carica sta sotto le 5 tonnellate di CO₂ equivalente.

Meglio R290 o R-134a? E cosa cambia dal 2027?

Sull’ambiente non c’è partita: il regolamento UE 2024/573 attribuisce al propano R290 un potenziale di riscaldamento globale di 0,02, all’R-134a 1.430. Dal 2027 le pompe di calore autonome nuove con gas oltre 150 non potranno più essere immesse sul mercato, ma chi ne compra una prima può installarla e ripararla. Il rovescio del propano è l’infiammabilità: le prescrizioni di installazione sono più stringenti e vanno rispettate alla lettera.

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