Clima e qualità dell’aria · Aggiornato il 6 settembre 2026

Quanti watt per riscaldare una stanza: la tabella per metratura e il limite che nessuno dice

La regola dei 100 watt al metro quadro sbaglia di quattro volte, e in una direzione sola. Qui c’è il calcolo vero, la tabella per metratura con tre tipi di casa e il vincolo del contatore da 3 kW che decide prima di te.

di Redazione Fatto per Durare 24 min di lettura
Stufa elettrica accesa in un soggiorno con termometro a parete e contatore elettrico domestico sullo sfondo
Stufa elettrica accesa in un soggiorno con termometro a parete e contatore elettrico domestico sullo sfondo

Quanti watt servono per riscaldare una stanza dipende molto meno dai metri quadri di quanto credi e molto di più da com’è fatta la casa. Fra un soggiorno da 20 m² isolato e uno identico in una villetta anni Sessanta ci sono quattro volte di differenza. Qui c’è il calcolo, la tabella e il vincolo che viene prima di tutto.

Il contatore da 3 kW decide prima di te

Prima di qualunque tabella c’è un muro fisico: il contatore domestico italiano standard è da 3 kW, e la potenza davvero assorbibile è 3,3 kW, cioè il contrattuale più il 10% di franchigia. Una stufa da 2.000 W si mangia due terzi di quel budget. Il resto della casa sta nel terzo che avanza.

Cosa succede quando superi la potenza disponibile

Il contatore non stacca al primo picco. ARERA prevede una franchigia del 10% sopra la potenza impegnata — con 3 kW contrattuali l’interruzione arriva oltre i 3,3 kW — e i contatori elettronici applicano quello che e-distribuzione chiama «fattore K»: una tolleranza che permette brevi superi senza distacco immediato. Se il consumo resta alto troppo a lungo, però, il sistema interviene e toglie la corrente. Sul display compare «Distacco imposto: supero potenza», e riarmare si riarma a mano.

Cosa resta acceso con una stufa da 2.000 W in funzione

Con 2.000 W impegnati dalla stufa ti restano circa 1.300 W per tutto il resto. Ci stanno il frigorifero, l’illuminazione, il televisore, il router, la lavatrice in fase di lavaggio. Non ci stanno il forno, il phon, il ferro da stiro, il microonde, la lavatrice mentre scalda l’acqua e la lavastoviglie mentre scalda la sua. Sono tutti apparecchi da 1.800-2.400 W: qualunque di questi, insieme alla stufa, ti porta sopra i 3,3 kW.

C’è un consumatore silenzioso che va aggiunto alla lista e che quasi nessuno considera, perché non ha un pulsante: lo scaldabagno elettrico, che assorbe 1.200-1.500 W e si accende da solo quando la temperatura in caldaia scende. Se scatta mentre la stufa lavora, il conto è già oltre. Vale la pena sapere in che fasce lavora il tuo, e i consumi dello scaldabagno elettrico spiegano come spostarlo dove non dà fastidio.

Perché quasi nessuna stufa da presa supera i 2.000 W

Non è una scelta commerciale, è la presa. Una Schuko domestica è tarata per 16 A, che a 230 V fanno circa 3.680 W, ma il cavo, la spina e la ciabatta che ci sta in mezzo lavorano male molto prima. I costruttori si fermano a 2.000-2.200 W perché è il limite oltre il quale un apparecchio a spina scalda il contatto, e perché sopra quella soglia lo venderebbero a nessuno: non ci sarebbe contatore domestico capace di reggerlo insieme al resto.

Quando conviene passare a 4,5 o 6 kW

ARERA permette dal 2017 di scegliere la potenza a scatti di mezzo kilowatt fino a 6 kW, e non solo fra i tre tagli storici. L’aumento costa un contributo una tantum al distributore e poi pesa in bolletta: la quota fissa vale circa 26 euro all’anno per ogni kW impegnato. Salire da 3 a 4,5 kW significa quindi una quarantina di euro in più all’anno, tutti gli anni, anche i mesi in cui la stufa è in cantina.

Ha senso se il riscaldamento elettrico è la tua soluzione stabile per una stanza che usi ogni giorno. Non ha senso per due settimane di freddo a marzo: in quel caso si organizzano gli orari, non si cambia il contratto.

Il conto che devi fare prima di comprare

Somma la potenza della stufa che stai guardando, quella dello scaldabagno se ce l’hai elettrico, e quella dell’apparecchio da cucina che usi più spesso alla stessa ora. Se il totale supera 3,3 kW e tu hai 3 kW, hai già la risposta: o compri più piccolo, o cambi le abitudini, o cambi il contatore. Nessuna delle tre è indolore, ed è meglio saperlo prima.

Quanti watt per riscaldare una stanza: il numero breve

Per una stanza dentro un appartamento riscaldato servono circa 20-25 W/m² se la casa è isolata, 40-50 W/m² se è una casa media, 60-90 W/m² se non ha isolamento. Una camera da 20 m² sta quindi fra 450 e 1.450 watt: tre volte di differenza a parità di metri quadri.

La forbice per metratura, in una riga

Dieci metri quadri chiedono da 270 a 890 watt. Venti chiedono da 460 a 1.430. Trenta chiedono da 630 a 1.910. Cinquanta metri quadri arrivano a 2.800 watt nello scenario peggiore, che è già oltre quello che una presa domestica può dare. La forbice non è imprecisione: è la casa.

Perché la regola dei 100 W/m² è nata, e perché oggi sbaglia

I 100 W/m² che trovi ovunque non sono inventati. Sono il valore giusto per un caso preciso: una casa non isolata, con il tetto sopra la testa e il freddo del Nord, cioè lo standard edilizio italiano fino agli anni Settanta. In una stanza così il conto torna davvero. In un appartamento costruito dopo il 2010, con il cappotto e i doppi vetri, quella regola sovradimensiona di quattro o cinque volte, e ti fa comprare un apparecchio che non potresti nemmeno accendere.

Il modo sbagliato di usare la forbice

Prendere il valore alto «per stare tranquilli» è l’errore più costoso. Un apparecchio sovradimensionato non scalda meglio: scalda uguale e si spegne prima, ma nel frattempo ti ha occupato il contatore e ti ha impedito di usare il forno. Il valore giusto è quello che copre il fabbisogno nel giorno più freddo dell’anno, non quello che lo copre tre volte.

Come si calcola davvero: la formula in due pezzi

Il fabbisogno termico di un ambiente è la somma di due dispersioni: il calore che attraversa le superfici (pareti, finestre, tetto, pavimento) e il calore che se ne va con l’aria che entra ed esce. Si calcolano separatamente, si sommano, e il risultato è in watt. Nient’altro serve.

Le dispersioni per trasmissione: superficie per U per ΔT

Per ogni superficie che separa il caldo dal freddo moltiplichi tre numeri: l’area in m², la trasmittanza U in W/(m²K) — quanto calore passa per ogni grado di differenza — e la differenza di temperatura ΔT fra dentro e fuori. Una parete di 20 m² con U pari a 1,2 e 25 gradi di salto disperde 600 watt. La stessa parete col cappotto, con U pari a 0,30, ne disperde 150.

Le trasmittanze che ti servono, per tipo di casa

Non devi misurarle: bastano gli ordini di grandezza. Muratura piena senza isolante sta intorno a 1,2 W/(m²K); una parete a cassa vuota degli anni Novanta con qualche centimetro di isolante sta sugli 0,8; una parete a cappotto moderna sta a 0,30 o meno. Sui serramenti la forbice è ancora più larga: un singolo vetro in alluminio senza taglio termico arriva a 5,0, un doppio vetro anni Duemila sta sui 2,8, un basso-emissivo attuale sta sotto 1,4.

Le dispersioni per ventilazione: 0,34 per i ricambi d’aria

L’aria che esce dagli spifferi porta via calore, e la formula è 0,34 × ricambi orari × volume × ΔT. Quello 0,34 è la capacità termica dell’aria espressa in Wh per metro cubo e per grado, ed è una costante fisica, non una convenzione. I ricambi orari valgono circa 0,7 in una casa vecchia con infissi che fischiano, 0,5 in una casa media, 0,3-0,4 in una casa a tenuta.

I ponti termici, il pezzo che nessuno somma

Pilastri, travi, spallette delle finestre e cassonetti degli avvolgibili disperdono più della parete che attraversano. Nel calcolo si tengono con una maggiorazione forfettaria sulla trasmissione: dal 10% su un edificio ben costruito al 15% su uno vecchio. Sembra poco, ma su 1.500 watt sono duecento watt che nessuna tabella su internet ti mette in conto.

Perché questo è il metodo di progetto, non una scorciatoia

È la struttura del calcolo del carico termico previsto dalla UNI EN 12831-1:2018, in vigore dall’8 marzo 2018, che definisce «i metodi per il calcolo del carico termico di progetto per singole stanze, entità di edifici ed edifici» — dove il carico termico è «l’erogazione di calore (potenza) necessaria per mantenere la temperatura interna di progettazione richiesta in condizioni esterne di progettazione». Un progettista lo fa superficie per superficie con i valori reali del tuo edificio. Qui lo facciamo con valori tipici, e la differenza sta nella precisione del risultato, non nel metodo.

La tabella per metratura, con tre scenari di casa

I numeri che seguono valgono per una stanza dentro un’abitazione riscaldata, con due pareti esterne e una finestra pari a un ottavo del pavimento, altezza 2,70 m e salto termico di 25 gradi: 20 dentro e 5 sotto zero fuori, la condizione di progetto del Nord Italia. Sono la base da correggere.

Come sono costruiti i tre scenari

Casa isolata significa parete a 0,30, serramenti a 1,4, ricambi 0,4, ponti termici al 10%: un edificio costruito o riqualificato negli ultimi quindici anni. Casa media significa parete a 0,80, serramenti a 2,8, ricambi 0,5, ponti al 12%: l’edilizia anni Ottanta-Novanta, che è la maggioranza del patrimonio italiano. Casa non isolata significa parete a 1,2, serramenti a 5,0, ricambi 0,7, ponti al 15%.

La tabella: watt necessari per stanza

Superficie Casa isolata Casa media Casa non isolata
10 m² 270 W 570 W 890 W
15 m² 370 W 750 W 1.170 W
20 m² 460 W 910 W 1.430 W
25 m² 550 W 1.070 W 1.680 W
30 m² 630 W 1.220 W 1.910 W
40 m² 800 W 1.500 W 2.370 W
50 m² 960 W 1.780 W 2.800 W

Perché i watt al metro quadro scendono quando la stanza cresce

Guarda i rapporti: nello scenario medio la stanza da 10 m² chiede 57 W/m², quella da 50 m² ne chiede 36. Non è un errore. Le dispersioni dipendono dalla superficie disperdente, non dal pavimento, e una stanza grande ha proporzionalmente meno parete esterna per metro quadro di pavimento. È il motivo per cui qualunque regola espressa in watt al metro quadro sbaglia sistematicamente sulle stanze piccole, sottostimandole.

La seconda tabella: ultimo piano, mansarda o villetta

Se sopra la tua stanza c’è il tetto e non un’altra casa riscaldata, aggiungi una superficie disperdente grande quanto tutto il pavimento. Cambia tutto.

Superficie Casa isolata Casa media Casa non isolata
10 m² 340 W 760 W 1.320 W
15 m² 470 W 1.040 W 1.810 W
20 m² 600 W 1.300 W 2.290 W
25 m² 720 W 1.560 W 2.750 W
30 m² 840 W 1.810 W 3.210 W
40 m² 1.080 W 2.290 W 4.090 W
50 m² 1.310 W 2.760 W 4.960 W

Ecco da dove viene il mito dei 100 W/m²: l’ultima colonna della seconda tabella sta esattamente lì, fra 99 e 132 W/m². La regola non è sbagliata, è vecchia. Descrive la casa non isolata con il tetto sopra, e la spaccia per tutte le case.

Quanti metri quadri copre davvero una stufa da 2.000 W

Rovesciando le tabelle si ottiene la risposta alla domanda vera. Duemila watt coprono oltre 100 m² in una casa isolata, una sessantina in una casa media, circa 32 m² in una casa non isolata e appena 16 m² in una mansarda non isolata. Lo stesso identico apparecchio, sei volte di differenza. Chi ti dice «riscalda fino a 25 m²» sulla scatola sta dicendo una cosa senza senso finché non specifica quale casa.

I sei fattori che spostano il numero, in ordine di peso

Non pesano uguale, e conoscere l’ordine ti evita di correggere il numero sbagliato. L’isolamento vale fino a quattro volte, il tetto sopra la testa vale il 40%, il numero di pareti esterne vale il 30%, il salto termico vale in proporzione diretta, l’altezza del soffitto vale il 10-15%, la superficie vetrata dipende dal tipo di infisso.

L’isolamento: il fattore che vale quattro volte

Fra la colonna «isolata» e la colonna «non isolata» della prima tabella ci sono da 3,1 a 3,3 volte. Nessun altro parametro si avvicina. È anche l’unico su cui puoi intervenire con un risultato permanente: ENEA scrive che «eseguendo interventi di isolamento termico si può ridurre fino al 40% il consumo di combustibile». Se stai per comprare la terza stufa in tre anni, il problema non sono i watt.

Il numero di pareti esterne

Una stanza d’angolo con due pareti sull’esterno disperde il 42% in più della stessa stanza con una sola parete esposta. Con tre pareti esterne — tipico delle mansarde e delle stanze a sbalzo — si sale ancora del 30%. Sui nostri 20 m² in casa media significa 640 W con una parete, 910 con due, 1.180 con tre.

L’altezza del soffitto

Conta solo sulla ventilazione, perché il volume d’aria da riscaldare cresce mentre le pareti crescono poco. Su 20 m² in casa media passi da 825 W con soffitti a 2,40 a 910 W a 2,70, a 1.000 W a 3,00 e a 1.280 W a 4,00 metri. Nelle case d’epoca con i soffitti alti l’errore è quasi sempre in difetto, e si somma al fatto che quelle case non sono isolate.

La superficie vetrata e il tipo di infisso

Una finestra a singolo vetro con telaio in alluminio disperde per metro quadro più di quattro volte una parete non isolata, e più di sedici volte una parete a cappotto. Su una vetrata da 4 m² sono 500 watt che se ne vanno dal vetro, cioè metà del fabbisogno di una stanza media. Prima di comprare più watt, guarda quanto sono vecchi i serramenti.

La zona climatica e il salto termico

Il fabbisogno è proporzionale al ΔT: raddoppia il salto termico e raddoppi i watt, senza sfumature. Sui nostri 20 m² in casa media servono 550 W con 15 gradi di differenza, 730 W con 20, 910 W con 25, 1.090 W con 30 e 1.280 W con 35. Chi abita a Palermo e chi abita a Belluno stanno sulle due estremità di questa riga.

La temperatura da cui parti

Le tabelle assumono un ambiente già a regime. Portare una stanza fredda da 8 a 20 gradi in un’ora richiede molto più dei watt di mantenimento, perché oltre all’aria devi scaldare i muri, i mobili e il pavimento. Per il riscaldamento rapido di una stanza spenta da giorni serve circa il doppio della potenza di mantenimento, e per un’ora sola. È l’unico caso in cui sovradimensionare ha senso — a patto che il contatore regga.

La zona climatica: dove abiti cambia il conto e le regole

L’Italia è divisa in sei zone climatiche dalla A alla F, definite sui gradi giorno dal DPR 412 del 1993. Il grado giorno è la somma, su tutta la stagione di riscaldamento, delle differenze positive fra 20 gradi convenzionali e la temperatura media esterna del giorno. Più gradi giorno, più freddo, più watt.

Le sei zone e i gradi giorno

Zona A sotto i 600 gradi giorno, B fra 600 e 900, C fra 900 e 1.400, D fra 1.400 e 2.100, E fra 2.100 e 3.000, F oltre i 3.000 (tabella per zona). Roma, Firenze e Bologna stanno in D; Milano, Torino e Venezia in E; Napoli, Bari e Cagliari in C; Cuneo, Belluno e Trento in F. Il tuo comune sta nell’allegato A del decreto, con l’altitudine e i gradi giorno accanto.

Le date e le ore in cui puoi accendere

Il DPR 74/2013 fissa i periodi: zona A dal 1° dicembre al 15 marzo per 6 ore al giorno; zona B fino al 31 marzo per 8 ore; zona C dal 15 novembre per 10 ore; zona D dal 1° novembre al 15 aprile per 12 ore; zona E dal 15 ottobre per 14 ore; zona F senza limitazione. Lo stesso decreto stabilisce che la media ponderata delle temperature interne non superi 20 gradi più 2 di tolleranza negli edifici residenziali.

Perché il riscaldamento elettrico vive proprio dove le regole non arrivano

Quei limiti riguardano gli impianti termici centralizzati e autonomi, non la stufa che attacchi alla presa. È esattamente il motivo per cui il riscaldamento elettrico esiste: copre ottobre e aprile, quando l’impianto condominiale è spento e in casa ci sono 16 gradi, e copre la stanza singola che l’impianto scalda male. Non è pensato per sostituire l’impianto, e chi lo usa così se ne accorge in bolletta a gennaio.

Il caso della seconda casa e della stanza usata poco

Qui il calcolo cambia natura. Se accendi due weekend al mese, il costo dell’energia conta meno del costo dell’apparecchio e del tempo che ci mette a scaldare. Un ambiente freddo da settimane ha i muri a temperatura esterna, e nessun apparecchio elettrico da presa lo porta a regime in mezz’ora. In quel caso serve potenza per il transitorio, o un sistema che scaldi le persone invece dell’aria: è il ragionamento che sta dietro al pannello radiante a infrarossi e a cosa serve davvero.

Quanto costa tenerli accesi: il conto in euro

Un apparecchio da 2.000 W consuma 2 kWh per ogni ora di funzionamento pieno, cioè circa 64 centesimi. Con quattro ore al giorno per un mese e un termostato che lo fa lavorare a metà tempo, sono 120 kWh e poco meno di 40 euro. Senza termostato, otto ore al giorno, sono 480 kWh e oltre 150 euro.

Il prezzo del kilowattora, con la fonte dichiarata

In tutti i conti usiamo 0,32 €/kWh, arrotondando il prezzo di riferimento dell’autorità per il trimestre in corso. ARERA ha aggiornato dal 1° luglio 2026 le condizioni della Maggior Tutela con un rialzo del 4,6% per i clienti vulnerabili, portando il prezzo di riferimento a 31,63 centesimi per kWh tasse incluse. Se sei sul mercato libero, dividi il totale della tua bolletta per i kilowattora fatturati e usa quel numero: tutti i conti scalano in modo lineare.

Costo orario per taglia di apparecchio

Potenza Consumo in un’ora Costo orario Costo per 8 ore
500 W 0,5 kWh 0,16 € 1,28 €
800 W 0,8 kWh 0,26 € 2,05 €
1.000 W 1,0 kWh 0,32 € 2,56 €
1.200 W 1,2 kWh 0,38 € 3,07 €
1.500 W 1,5 kWh 0,48 € 3,84 €
2.000 W 2,0 kWh 0,64 € 5,12 €

I valori valgono a potenza piena. Con un termostato che stacca appena raggiunta la temperatura, il consumo reale scende alla frazione di tempo in cui l’apparecchio lavora davvero — di solito fra il 40% e il 60% in una stanza a regime.

Il numero che chiude il discorso

Una stufa da 2.000 W accesa sei ore al giorno con termostato, per la stagione di riscaldamento della zona E — circa 180 giorni — consuma 1.080 kWh e costa circa 346 euro. Nello stesso periodo, secondo ARERA, il cliente domestico tipo spende 591,86 euro all’anno per tutta l’elettricità di casa. Una sola stufa in una sola stanza vale quindi quasi il 60% della bolletta elettrica annuale dell’intera abitazione. È il motivo per cui il riscaldamento elettrico è una soluzione di integrazione e non di sostituzione, e i conti per singolo apparecchio stanno in quanto consuma una stufa elettrica.

Quando l’elettrico conviene comunque

Ci sono tre casi in cui il conto torna. La stanza usata poche ore alla settimana, dove accendere l’impianto centralizzato costerebbe di più. Il bagno la mattina, dove servono dieci minuti di calore intenso e non un’ora. E la casa senza gas, dove l’alternativa non è il metano ma il gasolio o il pellet — e allora il confronto va fatto sul serio, come nel caso delle stufe a pellet e dei kW che servono davvero.

Tutte le stufe elettriche a resistenza rendono il 100%

Questa è la parte che il marketing preferisce non dire. Ogni apparecchio elettrico a resistenza converte in calore il 100% dell’energia che assorbe: alogena, quarzo, infrarossi, termoventilatore, radiatore a olio, termoconvettore, pannello radiante. Un kilowattora entra, un kilowattora di calore esce. Non esiste una stufa elettrica «a basso consumo» a parità di watt.

Perché nessuna resistenza consuma meno di un’altra

Il rendimento del 100% non è un pregio, è un limite fisico: l’effetto Joule non ha perdite perché non c’è nessun altro posto dove l’energia possa andare. Due apparecchi da 1.500 W accesi un’ora consumano 1,5 kWh entrambi e liberano nella stanza esattamente lo stesso calore, che si chiamino «tecnologia a inerzia» o «riscaldamento a onde lunghe». Chi promette il 30% di risparmio su una resistenza sta promettendo di violare la termodinamica.

Cosa cambia davvero fra i tipi

Cambia dove finisce il calore e quanto in fretta. Il termoventilatore lo spara in faccia subito e smette appena lo spegni; il radiatore a olio ci mette venti minuti a partire e continua a cedere calore dopo, ma il totale nell’arco della giornata è identico. È un confronto che si fa sull’uso, non sul consumo, ed è quello di termoventilatore o radiatore a olio. Sulle lampade a incandescenza il ragionamento è ancora diverso, perché scaldano il corpo e non l’aria: la differenza fra alogena, quarzo e infrarossi la trovi in stufa alogena, al quarzo o a infrarossi.

La percezione, che non è rendimento ma conta lo stesso

Un apparecchio a irraggiamento ti fa sentire caldo con l’aria a 17 gradi, perché scalda direttamente la pelle e gli oggetti. In termini di comfort percepito puoi tenere la stanza due gradi più fredda, e due gradi in meno valgono circa il 10-12% di energia. Non è un rendimento migliore: è un fabbisogno più basso, ottenuto rinunciando a scaldare l’aria. Funziona se stai fermo davanti all’apparecchio, non se giri per casa.

L’unica eccezione vera: la pompa di calore

Un climatizzatore in pompa di calore non produce calore, lo sposta dall’esterno all’interno, e per questo consegna nella stanza più energia di quella che preleva dalla presa. È l’unico modo di scaldare con l’elettricità che non paghi un kilowattora per ogni kilowattora di calore. Un residenziale corrente come il Daikin Sensira dichiara la classe A+ in riscaldamento sulla scala da A+++ a D. Il difetto è che va installato da un tecnico, con l’unità esterna, e non lo attacchi alla presa a novembre.

Quando i watt non sono il problema

Prima di comprare più potenza vale la pena escludere tre cause che nessun apparecchio risolve. Una stanza che non arriva mai a temperatura con la potenza giusta non ha bisogno di watt: ha una dispersione, una regolazione assente o una stratificazione dell’aria.

La stanza che disperde più di quanto scaldi

Se la temperatura sale finché l’apparecchio lavora e crolla appena si ferma, il problema non è la potenza ma l’involucro. Il test è banale: accendi, porta la stanza a 20 gradi, spegni e guarda quanti gradi perdi in un’ora. Più di tre gradi in un’ora significa che stai scaldando la strada, e comprare il modello superiore ti farà solo pagare di più la stessa dispersione.

Il termostato che manca

Un apparecchio senza termostato lavora al 100% finché è acceso. Con un termostato che stacca a temperatura raggiunta il consumo scende del 40-50% senza cambiare niente d’altro, ed è la modifica con il rapporto migliore fra spesa e risultato di tutta questa pagina. Sullo stesso principio funzionano i cronotermostati Wi-Fi sull’impianto di casa, e le valvole termostatiche sui singoli termosifoni: regolare stanza per stanza vale più che aumentare la potenza.

L’aria calda che va al soffitto

Un termoventilatore puntato in alto in una stanza con soffitti a tre metri scalda benissimo il lampadario. La stratificazione può creare tre o quattro gradi di differenza fra caviglie e testa, e la parte utile è quella bassa. Un apparecchio posizionato in basso, lontano dalle finestre e con il flusso rivolto verso il centro della stanza, cambia la percezione più di 500 watt in più.

L’umidità, che ti fa sentire freddo a parità di gradi

Un ambiente al 70% di umidità relativa a 20 gradi è meno confortevole dello stesso ambiente al 50%, perché il vapore rallenta l’evaporazione dalla pelle e i muri freddi irradiano peggio. Alzare la temperatura è la risposta cara al problema sbagliato: la risposta giusta è togliere acqua, e i consumi del deumidificatore sono una frazione di quelli di una stufa.

Come si sceglie l’apparecchio, una volta trovato il numero

Il numero di watt ti dice quanto, non quale. La scelta del tipo dipende da tre domande: quante ore al giorno resta acceso, se ti serve calore subito o calore costante, e se l’apparecchio deve restare fermo o girare per casa.

Uso continuo: conta l’inerzia, non la potenza di picco

Per una stanza da riscaldare tutti i giorni per ore serve un apparecchio che moduli e che non faccia sbalzi. I radiatori a inerzia lavorano a potenza ridotta per la maggior parte del tempo e assorbono i picchi con la massa, il che li rende compatibili con un contatore da 3 kW meglio di un termoventilatore che parte sempre al massimo: la selezione sta nei migliori radiatori elettrici a inerzia.

Riscaldamento rapido: il bagno e la stanza usata a intermittenza

Qui l’inerzia è un difetto, perché paghi venti minuti di attesa che non ti servono. Servono watt disponibili subito e un apparecchio che si spenga del tutto quando esci. È l’unico contesto in cui salire a 2.000 W ha senso, e va messo in conto che per quei dieci minuti nessun altro elettrodomestico grosso può stare acceso.

Fisso a parete o portatile

Il fisso a parete libera il pavimento, non si ribalta, si collega a una linea dedicata e può avere un termostato programmabile serio. Il portatile segue te. Se la stanza è sempre la stessa e la usi ogni giorno, il fisso vince su tutta la linea: i formati e le potenze utili stanno fra i migliori termoconvettori a parete. Se invece l’esigenza è coprire una stanza che l’impianto non raggiunge, il ragionamento completo è in come riscaldare una stanza senza termosifoni.

Le due cose da controllare sulla scheda, sempre

La prima è se la potenza dichiarata è modulabile o solo commutabile su due livelli: un apparecchio che fa solo 1.000 o 2.000 W ti costringe a scegliere fra troppo poco e troppo. La seconda è la presenza di un termostato con isteresi stretta: se stacca a 20 e riparte a 18, la stanza oscilla di due gradi e tu senti freddo metà del tempo.

Domande frequenti

Qual è il metodo più economico per riscaldare una stanza?

A parità di calore prodotto, la pompa di calore, perché sposta energia invece di produrla e restituisce più calore di quanta elettricità consuma. Fra gli apparecchi da presa non esiste un vincitore sul consumo — rendono tutti il 100% — quindi il risparmio si fa altrove: termostato, temperatura più bassa di un paio di gradi, e riscaldare solo la stanza in cui sei con la porta chiusa.

Come tenere calda una stanza senza riscaldamento?

Chiudendo le dispersioni, che è l’unica leva a costo zero. Tapparelle e persiane abbassate al tramonto, tende pesanti sui vetri, paraspifferi sotto la porta e sui cassonetti, porte delle stanze non usate chiuse. Sono interventi che non producono calore ma riducono il fabbisogno: su una stanza non isolata valgono facilmente il 15-20% dei watt necessari.

Quanti mq riscalda un pannello radiante a infrarossi?

La domanda giusta è quante persone scalda, non quanti metri quadri. Un pannello a infrarossi scalda i corpi e le superfici nel suo cono di irraggiamento, non l’aria dell’ambiente: fuori da quel cono la temperatura non cambia. Come potenza vale la stessa aritmetica degli altri apparecchi elettrici — le tabelle di questa pagina si applicano identiche — ma il calore utile arriva solo dove il pannello punta. I formati e le rese stanno fra i migliori pannelli radianti a infrarossi.

Quale tipo di riscaldamento elettrico consuma meno?

Nessuno, se parliamo di apparecchi a resistenza: alogena, quarzo, infrarossi, olio, convettore e termoventilatore consumano esattamente lo stesso a parità di watt e di ore. L’unica differenza vera la fa la pompa di calore. Tutto il resto è marketing, e quando leggi «consuma il 40% in meno» sta confrontando due potenze diverse, non due efficienze.

Qual è il sistema di riscaldamento più economico per risparmiare?

Dipende da cosa hai già. Se hai il gas, l’elettrico non è mai più economico per riscaldare tutta la casa. Se non hai il gas, il confronto è fra pompa di calore, pellet e gasolio, e la pompa di calore vince quasi sempre sul costo per kilowattora termico. L’elettrico da presa resta la scelta giusta solo su ambienti piccoli e ore limitate.

Quanto costa un’ora di stufetta elettrica?

Fra 16 centesimi e 64 centesimi l’ora, secondo la potenza: a 0,32 €/kWh una stufetta da 500 W costa 0,16 € l’ora, una da 1.000 W ne costa 0,32 e una da 2.000 W ne costa 0,64. Con un termostato che la fa lavorare a metà tempo, dimezza. Sono valori calcolati sul prezzo di riferimento ARERA del trimestre in corso, tasse incluse.

Quanti watt servono per una stanza di 20 mq?

Fra 460 e 1.430 watt in un appartamento riscaldato, secondo l’isolamento, e fino a 2.290 watt se la stanza è sotto un tetto non isolato. In una casa media degli anni Novanta con due pareti esterne il valore è 910 watt, che nella pratica significa un apparecchio da 1.000 W con termostato, non da 2.000.

Bastano 1.000 watt per una camera da letto?

Quasi sempre sì. Una camera tipica da 12-16 m² in una casa media chiede fra 650 e 800 watt, e in una casa isolata sta sotto i 400. Mille watt coprono il caso normale con margine, e hanno il vantaggio pratico di lasciare libero il contatore per il resto della casa. Servono di più solo se la camera è in mansarda o ha tre pareti esterne.

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