Clima e qualità dell’aria · Aggiornato il 11 settembre 2026

Quanto consuma una stufa elettrica: il conto per ogni wattaggio, dai 400 ai 2.400 W

Il conto è una riga sola: watt diviso mille, per le ore, per il prezzo del kilowattora. Qui è già fatto per ogni taglia, con le tabelle per ora, giorno, mese e stagione, e con il vincolo del contatore che decide prima della bolletta.

di Redazione Fatto per Durare 21 min di lettura
Stufa elettrica accesa in soggiorno accanto alla presa di corrente e al contatore elettrico domestico
Stufa elettrica accesa in soggiorno accanto alla presa di corrente e al contatore elettrico domestico

Quanto consuma una stufa elettrica si calcola in una riga, e la riga è sempre la stessa: watt diviso mille, per le ore accese, per il prezzo del kilowattora. Qui trovi il conto già fatto per ogni taglia, dai 400 ai 2.400 watt, e il vincolo che viene prima della bolletta.

Il contatore da 3 kW decide prima della bolletta

Prima di qualunque conto in euro c’è un muro fisico. Il contatore domestico italiano standard è da 3 kW, e la potenza davvero prelevabile è 3,3 kW. Una stufa da 2.000 W si prende due terzi di quel budget. Il problema non è quanto spendi: è che ti resta il buio.

Il dato ufficiale, non una stima

ARERA scrive che «per la maggioranza delle case italiane la potenza impegnata è di 3 kW» e che il contatore «salta se si prelevano istantaneamente più di 3,3 kW». Quel 10% in più non è un margine di cortesia: è la franchigia oltre la quale il distacco arriva davvero.

Cosa resta acceso mentre la stufa lavora al massimo

Con 2.000 W impegnati dalla stufa ti avanzano circa 1.300 W. Ci stanno frigorifero, luci, televisore, router, la lavatrice mentre centrifuga. Non ci stanno forno, phon, microonde, ferro da stiro, lavastoviglie e lavatrice nella fase in cui scaldano l’acqua: sono tutti apparecchi da 1.800-2.400 W, e uno qualunque di questi ti porta oltre.

Perché non stacca subito, e poi stacca

Il contatore elettronico applica quello che e-distribuzione chiama «fattore K»: una tolleranza che permette brevi superamenti della potenza contrattuale senza distacco immediato. Se però il prelievo resta alto troppo a lungo, il sistema interviene. E il riarmo è manuale: si abbassa il carico, si rialza la levetta, si aspetta.

Il conto da fare prima di comprare

Somma la potenza della stufa che stai guardando e quella dell’apparecchio che useresti alla stessa ora. Se il totale supera 3,3 kW e tu hai 3 kW, hai già la risposta prima di aver letto una recensione. La taglia giusta per la tua stanza si calcola, e il metodo sta in quanti watt servono per riscaldare una stanza.

Perché quasi nessuna stufa a spina supera i 2.000 W

Non è prudenza commerciale, è la presa. Una Schuko domestica lavora a 16 A, che a 230 V fanno circa 3.680 W sulla carta, ma il cavo, la spina e la ciabatta in mezzo scaldano molto prima. I costruttori si fermano a 2.000-2.200 W perché sopra quella soglia nessun contatore domestico reggerebbe la stufa insieme al resto della casa.

La formula, e perché è più semplice di come te la raccontano

Il consumo di una stufa elettrica è watt ÷ 1.000 × ore × prezzo del kWh. Non c’è altro. Una stufa da 2.000 W accesa un’ora consuma 2 kilowattora, esattamente. Non c’è rendimento da applicare, non c’è correzione, non c’è coefficiente: la resistenza assorbe quello che dichiara e lo restituisce tutto in calore.

Watt e kilowattora non sono la stessa cosa

Il watt è una potenza: dice quanta energia l’apparecchio assorbe in ogni istante. Il kilowattora è un’energia: dice quanta ne ha assorbita in tutto il tempo in cui è stato acceso. È la differenza fra la velocità dell’auto e i chilometri percorsi. In bolletta paghi i chilometri, mai la velocità.

Il passaggio che tutti sbagliano

Duemila watt non sono «due watt all’ora». Sono due kilowatt, e in un’ora fanno due kilowattora. Il diviso mille serve solo a passare da watt a kilowatt, perché il contatore misura in kilowattora e la bolletta li fattura così. È l’unico calcolo della pagina, e va fatto una volta sola.

Perché qui non c’è un rendimento da applicare

Su una caldaia il conto ha un passaggio in più, perché una parte del combustibile se ne va dal camino. Su una resistenza elettrica quel passaggio non esiste. Tutta la corrente che entra diventa calore nella stanza: nessuna quota va persa altrove, perché non c’è nessun altrove dove possa andare.

Cosa serve sapere del tuo apparecchio

Un numero solo, e sta sulla targhetta o sul manuale alla voce potenza assorbita. Se la stufa ha più livelli, ti servono tutti: il De’Longhi Radia S TRRS0715, per esempio, dichiara sulla scheda ufficiale del costruttore 1500 W massimi, 700 W minimi e tre impostazioni di potenza. Il livello che tieni davvero è quello che paghi.

Come misurare il consumo vero invece di stimarlo

C’è un modo per smettere di discutere: un misuratore di consumo da presa, quelli che si infilano fra la spina e la parete e contano i kilowattora. Lo lasci attaccato una settimana, leggi il totale e hai il tuo numero reale — comprese le ore in cui il termostato aveva staccato e tu non te ne eri accorto.

Cosa scoprirai quasi certamente

Che le ore di accensione erano più di quelle che ricordavi, e che il livello di potenza non era quello che pensavi di aver impostato. Sono i due errori che rendono inutile qualunque stima fatta a memoria, ed è il motivo per cui una settimana di misura vale più di dieci tabelle, questa compresa.

Il prezzo del kilowattora, con la fonte e la data

Per trasformare i kilowattora in euro serve un numero, e va preso da una fonte controllabile. Dal 1° luglio 2026 il prezzo di riferimento dell’energia elettrica per il cliente tipo è di 31,63 centesimi di euro per kilowattora, tasse incluse. Tutti i conti di questa pagina partono da lì.

Il numero ufficiale del trimestre in corso

ARERA ha aggiornato le condizioni della Maggior Tutela con un rialzo del 4,6% per il terzo trimestre 2026. Il documento dell’Autorità scompone i 31,63 centesimi così: 16,92 di approvvigionamento, 2,11 di commercializzazione, 6,18 di distribuzione e misura, 3,32 di oneri di sistema, 3,10 di imposte. Il cliente tipo è quello con 2.000 kWh all’anno e 3 kW impegnati.

Nelle tabelle usiamo 0,32 €/kWh

Arrotondiamo a 0,32 euro per kilowattora per rendere i conti leggibili a mente: lo scarto rispetto ai 31,63 centesimi è sotto l’1%, cioè meno dell’errore che fai stimando le ore di accensione. Se vuoi il decimale esatto, moltiplica i kilowattora delle tabelle per 0,3163 e ottieni la cifra piena.

Come trovare il tuo prezzo vero

Se sei sul mercato libero il prezzo di riferimento non è il tuo. Prendi l’ultima bolletta, dividi il totale in euro per i kilowattora fatturati e usa quel numero: è l’unico che include davvero oneri, quota fissa e imposte come le paghi tu. Poi rifai le moltiplicazioni: scalano tutte in modo lineare.

Se hai la bioraria, le tre ore serali costano meno

Dettaglio che quasi nessuno mette nel conto. Per i clienti domestici in tutela, spiega il glossario ARERA, i consumi si dividono fra la fascia F1 e la fascia F23, che comprende «dalle 19.00 alle 8.00 di tutti i giorni feriali, tutti i sabati, domeniche e giorni festivi». La stufa accesa quando torni a casa cade quasi per intero nella seconda, cioè nella più economica.

Chi ci perde, invece, è lo smart working

Lo scenario da otto ore lavorative sta esattamente al contrario: la fascia F1 va «da lunedì a venerdì, dalle 8.00 alle 19.00», e coincide punto per punto con le ore in cui tieni la stufa accesa alla scrivania. Stesso apparecchio, stessi watt, stesse ore, ma nell’unica finestra della settimana in cui l’energia costa di più.

Perché il prezzo va sempre datato

Il prezzo dell’energia cambia ogni tre mesi. Un articolo che ti dà un costo orario senza dire da dove viene la tariffa e a quando risale ti sta dando un numero che non puoi controllare e che invecchia in settimane. Qui la fonte e la data sono scritte apposta: quando cambieranno, il conto lo rifai in dieci secondi.

La tabella per ogni wattaggio: un’ora di accensione

Un’ora a piena potenza costa 13 centesimi con 400 W, 32 con 1.000 W e 64 con 2.000 W. La scala è perfettamente lineare: raddoppi i watt e raddoppi la spesa, senza eccezioni e senza differenze fra tecnologie. Questa tabella è la base di tutte le altre.

La tabella oraria completa

Potenza kWh in un’ora Costo orario
400 W 0,4 13 centesimi
800 W 0,8 26 centesimi
1.000 W 1,0 32 centesimi
1.200 W 1,2 38 centesimi
1.500 W 1,5 48 centesimi
1.800 W 1,8 58 centesimi
2.000 W 2,0 64 centesimi
2.400 W 2,4 77 centesimi

Perché la scala è lineare e non può non esserlo

Non esiste una taglia più efficiente delle altre, perché non c’è nessuna conversione in mezzo che possa riuscire meglio o peggio. Il rapporto fra watt assorbiti e calore prodotto è uno a uno per tutti. Chi cerca il wattaggio «che consuma meno all’ora» sta cercando una cosa che la fisica non prevede.

Il tranello del livello di potenza

Quasi tutte le stufe hanno due o tre livelli, e la cifra grande sulla scatola è sempre il massimo. Un apparecchio dichiarato 2.000 W che tieni stabilmente sul livello intermedio consuma come una stufa da 1.000 W, perché in quel momento è una stufa da 1.000 W. Il wattaggio che paghi è quello impostato, non quello stampato.

Dove si ferma questa tabella

Sopra i 2.400 W non ha senso proseguire per un apparecchio a spina: non lo trovi, e se lo trovassi non potresti alimentarlo da una presa domestica. I 2.400 W in tabella servono da riferimento per gli apparecchi fissi collegati a una linea dedicata, non per la stufetta che sposti di stanza in stanza.

Il giorno: tre ore la sera, oppure otto in smart working

Con tre ore la sera una stufa da 2.000 W costa poco meno di due euro al giorno; con otto ore di smart working supera i cinque. Sono i due scenari reali in cui la stufa elettrica viene usata davvero, e fra loro c’è un fattore 2,7.

Tre ore la sera, la sera tipo

È l’uso più comune: si accende quando si torna, si spegne quando si va a dormire. La stufa lavora nella fascia più fredda della giornata e in una stanza sola.

Potenza kWh al giorno Costo giornaliero
400 W 1,2 0,38 €
800 W 2,4 0,77 €
1.000 W 3,0 0,96 €
1.200 W 3,6 1,15 €
1.500 W 4,5 1,44 €
1.800 W 5,4 1,73 €
2.000 W 6,0 1,92 €
2.400 W 7,2 2,30 €

Otto ore in smart working

Qui la stufa non integra: sostituisce il riscaldamento in una stanza tenuta calda tutto il giorno lavorativo, spesso mentre l’impianto centralizzato è spento o regolato per una casa vuota. È lo scenario che fa esplodere la bolletta senza che nessuno se ne accorga fino a febbraio.

Potenza kWh al giorno Costo giornaliero
400 W 3,2 1,02 €
800 W 6,4 2,05 €
1.000 W 8,0 2,56 €
1.200 W 9,6 3,07 €
1.500 W 12,0 3,84 €
1.800 W 14,4 4,61 €
2.000 W 16,0 5,12 €
2.400 W 19,2 6,14 €

Venti minuti in bagno, tutte le mattine

Lo scenario opposto, e quello che spaventa senza motivo. Venti minuti a 2.000 W sono 0,67 kWh, cioè circa 21 centesimi. Ripetuti ogni mattina per sei mesi fanno 120 kWh e poco meno di 39 euro in bolletta sull’intera stagione: è la stufa elettrica usata come va usata, a impulso e in uno spazio piccolo.

Il calcolo per le tue ore

Se le tue ore non sono tre né otto, non serve una tabella nuova. Prendi il costo orario della prima tabella e moltiplicalo per le tue ore. Una stufa da 1.500 W accesa cinque ore costa 48 centesimi × 5, cioè 2,40 euro in bolletta. La linearità che rende noioso questo articolo è la stessa che lo rende usabile.

Il mese e la stagione: qui il numero cambia natura

Sui trenta giorni la stufa smette di essere un dettaglio. Una stufa da 2.000 W tenuta tre ore al giorno consuma 180 kWh al mese, poco meno di 58 euro in bolletta; a otto ore arriva a 480 kWh e supera i 153. È la voce più pesante della bolletta invernale di chi non ha un impianto.

La tabella mensile, trenta giorni

Potenza 3 h/giorno 8 h/giorno
400 W 36 kWh — 11,52 € 96 kWh — 30,72 €
800 W 72 kWh — 23,04 € 192 kWh — 61,44 €
1.000 W 90 kWh — 28,80 € 240 kWh — 76,80 €
1.200 W 108 kWh — 34,56 € 288 kWh — 92,16 €
1.500 W 135 kWh — 43,20 € 360 kWh — 115,20 €
1.800 W 162 kWh — 51,84 € 432 kWh — 138,24 €
2.000 W 180 kWh — 57,60 € 480 kWh — 153,60 €
2.400 W 216 kWh — 69,12 € 576 kWh — 184,32 €

La stagione intera, sei mesi

Con centottanta giorni di stagione fredda, tre ore al giorno a 2.000 W fanno 1.080 kWh. Il confronto che serve è questo: il cliente tipo di ARERA, quello su cui è costruito il prezzo di riferimento, consuma 2.000 kWh in tutto l’anno. Una sola stufa, in una sola stanza, per sole tre ore al giorno, vale più di metà del consumo elettrico annuo di una famiglia intera.

Il caso che nessuno mette in conto

Otto ore al giorno per sei mesi a 2.000 W fanno 2.880 kWh: più dell’intero consumo annuo del cliente tipo, e in aggiunta a tutto il resto. In euro sono oltre novecento in una stagione. Non è un numero da tabella, è un numero da ripensare l’impianto.

Perché la stagione conta più del mese

Il mese ti fa arrabbiare, la stagione ti fa decidere. Chi guarda solo la bolletta bimestrale vede l’aumento diviso in fette e lo attribuisce al «caro energia». Il conto stagionale invece isola la stufa, e quasi sempre spiega da solo tutta la differenza rispetto all’inverno precedente.

Il termostato è la differenza fra la targa e la bolletta

Tutte le tabelle qui sopra valgono a piena potenza continua, cioè nel caso peggiore. Un apparecchio con termostato lavora a intermittenza: raggiunge la temperatura, si stacca, riparte quando scende. Le ore accese e le ore consumate non sono più lo stesso numero, e la differenza vale metà bolletta.

Ore accese contro ore consumate

In una stanza già a regime e ragionevolmente chiusa, una stufa termostatata lavora davvero per il 40-60% del tempo in cui è accesa. Applicando un 40% allo scenario da otto ore, i 5,12 euro al giorno della stufa da 2.000 W scendono verso i 2 euro al giorno. Il calcolo è lo stesso: cambiano le ore che ci metti dentro.

Quanto vale davvero un termostato

È l’unico accessorio che si ripaga in poche settimane, e l’unico che cambia i numeri di questa pagina. Senza termostato la stufa non ha modo di sapere che la stanza è calda: continua a spingere, tu apri la finestra perché hai caldo, e paghi il riscaldamento dei condomini di sotto.

La stufa senza termostato è la più cara che esiste

Un termoventilatore con solo l’interruttore a due posizioni consuma esattamente la targa per tutte le ore in cui è acceso. È il caso in cui le tabelle di questa pagina non sono uno scenario peggiore: sono il tuo. Fra i tipi di apparecchio, la differenza di gestione la trovi in termoventilatore o radiatore a olio.

L’inerzia, che è un’altra cosa dal risparmio

Un radiatore a olio o a fluido continua a cedere calore dopo essersi staccato, quindi il termostato lo tiene spento più a lungo. Non consuma meno per kilowattora: semplicemente ne chiede meno nell’arco della serata, perché restituisce con calma quello che ha accumulato. La selezione sta nei migliori radiatori elettrici a inerzia.

La stufa elettrica a basso consumo non esiste

È la cosa che tutta la SERP ripete e nessuno spiega. Ogni resistenza elettrica converte in calore il 100% dell’energia che assorbe. Alogena, ceramica, infrarossi, olio, convettore, pannello radiante: a parità di watt e di ore, consumano tutte lo stesso identico numero di kilowattora.

Perché non può essere altrimenti

Una resistenza è un filo che si oppone al passaggio della corrente. Tutta l’energia che non riesce a passare liberamente si trasforma in calore, e quel calore resta nella stanza. Non c’è uno scarico, non c’è un camino, non c’è un fluido che porta via qualcosa. L’unica uscita è l’aria che stai scaldando.

Cosa cambia davvero fra i tipi

Cambiano tre cose, e nessuna è il consumo per kilowattora. Cambia la velocità con cui senti caldo, cambia dove finisce il calore — nell’aria, negli oggetti, sulla tua pelle — e cambia quanto in fretta la stanza si raffredda quando spegni. Da queste tre discendono le ore di accensione, ed è lì che nasce la differenza in bolletta.

L’infrarosso: stessi kWh, meno ore

Un pannello a infrarossi non scalda l’aria, scalda le superfici e le persone che ha davanti. Consuma esattamente come qualunque altra resistenza dello stesso wattaggio, ma ti fa sentire caldo prima e a temperatura dell’aria più bassa, quindi lo tieni acceso meno. Le differenze fra le tecnologie irraggianti stanno in stufa alogena, al quarzo o a infrarossi.

Perché il termoventilatore sembra il più potente di tutti

Perché ti manda aria calda addosso in dieci secondi, mentre un radiatore a olio dello stesso wattaggio per venti minuti sembra spento. La sensazione è reale, il consumo è identico: uno consegna subito il calore muovendo l’aria, l’altro lo accumula nell’olio e lo restituisce dopo. In quei venti minuti hanno assorbito gli stessi kilowattora.

Ed è proprio la percezione a farti comprare troppo grande

Chi prova un apparecchio a inerzia e non sente niente lo giudica debole e la volta dopo prende due taglie in più. Ha misurato la velocità, non la potenza. Il risultato è un apparecchio sovradimensionato che occupa il contatore, e una bolletta che cresce per un problema che era di pazienza, non di watt.

Perché la scheda tecnica dichiara il 45% e non il 100%

Qui casca chi confronta i manuali. Il dato che il costruttore è obbligato a pubblicare non è il rendimento nella tua stanza: è l’efficienza energetica stagionale, che conta anche l’energia spesa per produrre e trasportare quella corrente fino alla presa. Il regolamento (UE) 2024/1103 fissa il coefficiente di conversione a CC = 1,9, e definisce il consumo totale come l’energia finale moltiplicata per quel coefficiente.

Da dove esce quel numero, in un passaggio

Se tutta la corrente diventa calore, l’efficienza stagionale di una resistenza è 100 diviso 1,9, cioè circa il 52,6%: è il tetto, e da lì si scende con le correzioni negative previste per i controlli e per gli ausiliari. Non è una pagella sull’apparecchio, è la contabilità dell’energia primaria — e vale identica per tutte le resistenze in commercio.

Le soglie di legge, e la norma che tutti citano sbagliata

Lo stesso regolamento impone un’efficienza energetica stagionale non inferiore al 44,7% per gli apparecchi portatili e al 47,5% per quelli fissi sopra i 250 W. Fra il minimo di legge e il tetto fisico ci sono meno di otto punti: dentro quella fascia nessuno può essere «a basso consumo». Da segnalare che il regolamento (UE) 2015/1188, che gran parte delle pagine italiane cita ancora come vigente, è abrogato dal 1° luglio 2025 proprio dall’articolo 10 del 2024/1103.

L’unica eccezione vera: la pompa di calore

Una pompa di calore non produce calore, lo sposta da fuori a dentro. Per questo restituisce più energia termica di quella elettrica che assorbe. È il costruttore stesso a spiegarlo senza giri di parole: Daikin definisce il COP come il rapporto fra calore fornito e potenza in ingresso, e fa l’esempio di «un climatizzatore che genera 5kW di calore da una potenza in ingresso pari a 1kW», cioè un COP di 5,0.

Cosa significa in euro, sulla stessa stanza

Le tre ore serali da 2.000 W costano 1,92 euro in bolletta perché sono 6 kWh elettrici che diventano 6 kWh di calore. Gli stessi 6 kWh di calore da una pompa di calore con rendimento stagionale quattro costano 1,5 kWh elettrici, cioè 48 centesimi: un quarto. Non è una tecnologia migliore, è una fisica diversa — e vale anche per l’acqua calda, come si vede nei migliori scaldabagni a pompa di calore.

Le cinque mosse che abbassano davvero il conto

Nessuna di queste è comprare un apparecchio diverso a parità di watt. Sono le uniche leve reali: meno watt, meno ore, meno volume da scaldare, un termostato che decide al posto tuo e una temperatura di riferimento più bassa. Agiscono tutte sulla stessa formula, dai fattori diversi.

Scendi di taglia invece di salire

Prendere il modello più potente «per stare tranquilli» è l’errore più costoso, perché il termostato non recupera tutto lo scarto e il contatore intanto è occupato. Una stufa dimensionata sulla stanza scalda uguale e lascia libera potenza per il resto della casa: il numero giusto si calcola sulla metratura e su com’è fatta la casa.

Scalda la persona, non la stanza

Se stai fermo alla scrivania per otto ore, non ti serve portare a venti gradi trenta metri cubi d’aria. Ti serve caldo addosso. Un irraggiante da 800 W puntato sulla postazione fa lo stesso lavoro percepito di un convettore da 2.000 W che scalda tutta la stanza, e in tabella la differenza è 2,05 euro al giorno contro 5,12.

Chiudi la stanza, davvero

Una porta aperta su un corridoio freddo raddoppia il volume che stai scaldando e non lo vedi in nessuna scheda tecnica. È la mossa a costo zero con l’effetto più grosso di tutte, e nessuno la fa perché non si compra. Vale anche per la tapparella abbassata sul vetro dopo il tramonto.

Programma invece di ricordarti

Un timer o un termostato programmabile evita le due ore in cui la stufa scalda una stanza vuota perché sei uscito, e le tre in cui resta accesa di notte. Su base stagionale sono decine di kilowattora che non hai scelto di consumare: li hai solo dimenticati accesi.

Guarda i gradi, non la manopola

Ogni grado in più sulla temperatura di riferimento allunga il tempo in cui la resistenza lavora. Non è una regola commerciale ma una conseguenza diretta della formula: più alto è il salto termico che chiedi, più a lungo l’apparecchio deve restare in funzione per mantenerlo, e più ore finiscono nella moltiplicazione.

Quando la stufa elettrica conviene comunque

Nonostante i numeri, ci sono tre casi in cui è la scelta giusta: la stanza sola in una casa grande, la mezza stagione con l’impianto spento e il locale che si usa poche ore. In tutti e tre il confronto non è con l’impianto acceso, ma con l’impianto acceso per niente.

La stanza sola in una casa grande

Accendere una caldaia per portare a temperatura centoventi metri quadri quando ne stai usando quindici è più caro di qualunque stufetta. Qui l’elettrico non compete con il metano sul costo dell’energia — sul quale perde sempre — ma sul volume che deve scaldare, e su quello vince facile.

La mezza stagione, con l’impianto spento

A ottobre e ad aprile il riscaldamento centralizzato è spento per calendario e la casa ha comunque bisogno di due ore di caldo la sera. Sono le settimane in cui la stufa elettrica pesa poco in bolletta, perché le ore accese sono poche, e in cui non ha alternative praticabili.

Il locale usato a impulso

Bagno, garage, laboratorio, taverna: spazi in cui vuoi caldo subito e per poco. La stufa elettrica è l’unico apparecchio che passa da zero a piena potenza in un secondo. In questi casi vale la pena guardare gli apparecchi fissi, che stanno lì e non li sposti: la selezione è nei migliori termoconvettori a parete.

Quando invece è la scelta sbagliata

Se la stufa è accesa più di sei ore al giorno, tutti i giorni, per tutta la stagione, non stai integrando: stai riscaldando a corrente. A quel punto il conto stagionale supera quasi sempre la spesa di un climatizzatore in pompa di calore, ed è quello il confronto da fare — non quello fra due stufette.

Il vicino di casa dello stesso problema

La stufa non è l’unico apparecchio a resistenza che pesa sull’inverno. Lo scaldabagno elettrico lavora con la stessa fisica e spesso costa di più senza che nessuno lo guardi: il conto è fatto nei consumi dello scaldabagno elettrico. E se in casa gira anche un deumidificatore, i consumi del deumidificatore seguono una logica diversa, perché lì il compressore modula.

Domande frequenti

Quanto costa un’ora di stufetta elettrica?

Dipende solo dai watt. A 0,32 €/kWh un’ora costa 13 centesimi con 400 W, 32 con 1.000 W, 48 con 1.500 W e 64 con 2.000 W. Se la stufa ha il termostato e la stanza è già calda, il costo reale scende del 40-60% perché l’apparecchio lavora a intermittenza.

Quanto consuma una stufa elettrica da 2000w?

Consuma 2 kilowattora ogni ora di funzionamento a piena potenza. Sono circa 64 centesimi all’ora: 1,92 euro in bolletta se la tieni accesa tre ore la sera, 5,12 euro al giorno se la tieni otto ore, 180 kWh e poco meno di 58 euro in un mese da tre ore al giorno. Su una stagione di sei mesi sono 1.080 kWh.

Quanto costa consumare 2000 watt in euro?

Duemila watt per un’ora sono 2 kWh: con il prezzo di riferimento ARERA del terzo trimestre 2026, 64 centesimi. Il conto si rifà con qualunque tariffa moltiplicando 2 per il tuo prezzo al kilowattora, che trovi dividendo il totale della bolletta per i kilowattora fatturati.

Le stufe elettriche consumano molta energia?

Sì, e non per un difetto: perché convertono corrente in calore uno a uno, mentre gas e pompa di calore partono da un’energia che costa molto meno per kilowattora. Una stufa da 2.000 W accesa tre ore al giorno per sei mesi supera da sola metà del consumo elettrico annuo del cliente tipo definito da ARERA.

Quali sono le stufe elettriche che consumano meno energia?

A parità di watt e di ore, nessuna: tutte le resistenze consumano identico. Costano meno quelle che ti permettono di tenere meno watt per meno ore — quindi gli apparecchi irraggianti quando stai fermo in un punto, quelli con termostato e programmazione, e in generale la taglia più piccola che copre davvero la stanza.

Qual è l’elettrodomestico che consuma anche da spento?

Quasi tutti quelli con un display o una scheda elettronica, stufe comprese. Per gli apparecchi per il riscaldamento d’ambiente locale il regolamento (UE) 2024/1103 impone un consumo non superiore a 0,50 W in modo spento e 0,50 W in stand-by, che salgono a 1,00 W se c’è un display e a 2,00 W in stand-by di rete. Dal 9 maggio 2027 il limite in modo spento scende a 0,30 W.

Conviene lasciare la stufa accesa tutto il giorno a bassa potenza?

Quasi mai. Il calore che una stanza perde dipende da quanto è più calda di fuori, quindi tenerla calda dodici ore costa più che scaldarla per tre. L’eccezione è l’apparecchio a inerzia in una stanza ben isolata, dove il termostato stacca per gran parte del tempo e le ore accese non sono ore consumate.

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