Clima e qualità dell’aria · Aggiornato il 10 ottobre 2026

Scaldasalviette elettrico: quanto consuma davvero, ora per ora e stagione per stagione

Il consumo di uno scaldasalviette elettrico non lo decidono i watt di targa ma le ore accese e il tipo di termostato. Il conto per potenza, la tabella per stagione e i casi in cui conviene spegnerlo.

di Redazione Fatto per Durare 25 min di lettura
Scaldasalviette elettrico bianco a parete in un bagno, con asciugamani appesi e termostato digitale sul collettore
Scaldasalviette elettrico bianco a parete in un bagno, con asciugamani appesi e termostato digitale sul collettore

Uno scaldasalviette elettrico sembra l’apparecchio più innocuo del bagno: poche centinaia di watt, nessun rumore, un paio di asciugamani appesi. Proprio per questo è quello che più spesso resta acceso per settimane senza che nessuno ci pensi, e a fine inverno pesa in bolletta più di un termoventilatore da 2.000 W.

Qui trovi il conto fatto per le potenze che si trovano in commercio, la differenza fra modelli a secco, a fluido e kit elettrici montati su un termoarredo ad acqua, e il punto che quasi tutte le pagine saltano: il consumo lo decide il termostato, non la targa.

Quanto consuma uno scaldasalviette elettrico: la risposta breve

Uno scaldasalviette elettrico consuma esattamente la sua potenza per le ore in cui la resistenza è accesa: 500 W per un’ora sono 0,5 kWh. Il punto è che le ore accese della resistenza non coincidono con le ore in cui l’apparecchio è acceso, e quella differenza dipende dal tipo di termostato.

La formula, una riga sola

Watt ÷ 1.000 × ore di resistenza accesa = kilowattora. Moltiplicati per il prezzo del kilowattora diventano euro. Non c’è un rendimento da applicare: come ogni resistenza elettrica, quella di uno scaldasalviette trasforma in calore tutta l’energia che assorbe, e quel calore resta in bagno, fra tubi, asciugamani e piastrelle.

Un modello da 300 W acceso due ore consuma 0,6 kWh. Uno da 750 W acceso due ore ne consuma 1,5. Uno da 1.000 W lasciato acceso tutta la notte a piena potenza ne consuma 8. La scala è lineare e non ha eccezioni: raddoppi i watt o raddoppi le ore e raddoppi il consumo.

Perché i watt di targa non bastano

Il numero stampato sulla scheda è la potenza massima della resistenza. Se l’apparecchio ha un termostato, la resistenza si stacca quando la temperatura impostata è raggiunta e riparte quando scende: in un’ora di accensione può lavorare venti minuti come sessanta. Se il termostato misura la temperatura del liquido nei tubi invece di quella dell’aria, come vedremo, i minuti si avvicinano molto di più ai sessanta.

Per questo due bagni con lo stesso modello possono avere consumi che differiscono di due o tre volte. La targa ti dice il tetto, non il consumo.

Le potenze che trovi in commercio

Le potenze si allargano con l’altezza dell’apparecchio. Nella scheda tecnica dello scaldasalviette elettrico Quadrè, per esempio, il costruttore Irsap dichiara 400 W per il modello alto 872 mm, 600 W per quello da 1.216 mm, 700 W per il 1.517 mm e 800 W per il 1.818 mm, tutti larghi 530 mm e riempiti di liquido termovettore.

Le guide d’arredo indicano una forchetta più ampia, fra 300 e 1.000 W per i modelli elettrici. Sotto i 300 W ci sono i piccoli scalda-asciugamani pensati solo per intiepidire la spugna; sopra i 1.000 W si entra nei kit elettrici di grande potenza per termoarredi ad acqua, che arrivano anche a 1.800 W.

A secco, a fluido o kit su un termoarredo ad acqua: cosa cambia sul consumo

A parità di watt e di ore di resistenza accesa, secco e fluido consumano gli stessi kilowattora. Cambia come rilasciano il calore: il fluido accumula e restituisce piano, il secco segue la resistenza. Il kit elettrico su un termoarredo idraulico rende quanto la resistenza, non quanto il radiatore.

Lo scaldasalviette a fluido

È il più diffuso. I tubi sono riempiti in fabbrica di un liquido termovettore e la resistenza è immersa in basso, dentro un collettore. Il manuale degli scaldasalviette elettrici della linea Without pubblicato da Iperceramica spiega che il liquido speciale è caricato in fabbrica «per ottimizzare la trasmissione del calore» e che, se fuoriesce, la riparazione spetta solo al costruttore: aggiungere liquido fa decadere la garanzia.

Il fluido ha inerzia. Ci mette più tempo a scaldarsi e continua a cedere calore dopo che la resistenza si è staccata, quindi con un termostato ambiente le pause tendono a essere più lunghe. Non consuma meno per kilowattora: ne chiede meno nell’arco della giornata perché li restituisce con calma.

Lo scaldasalviette a secco

Nel modello a secco non c’è liquido: la resistenza scalda direttamente i tubi o un materiale solido al loro interno. Si scalda prima e si raffredda prima. Il vantaggio è pratico: niente liquido che può perdere, niente vincoli di posizione della resistenza. Lo svantaggio è che appena la resistenza si stacca la superficie cala, e il termostato la richiama più spesso.

Sul consumo totale la differenza fra secco e fluido è piccola rispetto a quella che fanno il termostato e le ore. Scegli in base all’uso: il secco per un’accensione breve e mirata, il fluido per un bagno da tenere caldo a lungo.

Il kit elettrico su un termoarredo ad acqua

Qui c’è il malinteso più costoso. Un termoarredo idraulico dichiara una resa misurata secondo la norma EN 442 con un salto termico di 50 °C, cioè con acqua a circa 70 °C di temperatura media in una stanza a 20 °C: nella scheda tecnica di un termoarredo orizzontale ad acqua i valori vanno da 386 a 544 W secondo la larghezza.

Se gli monti una resistenza da 300 W, il radiatore non renderà mai 386 o 544 W: renderà al massimo 300 W, perché è tutto quello che la resistenza gli dà. Il catalogo accessori di Vogel&Noot lo scrive nel modo più asciutto, dopo aver elencato elementi PTC da 300, 600 e 900 W dichiarati «a 60 °C»: gli scaldasalviette con l’elemento elettrico possono essere usati a impianto spento, ma va considerata «la resa termica della resistenza elettrica».

Due vincoli dal manuale Irsap per il funzionamento misto, che copre resistenze da 300 a 1.800 W: prima di alimentarla, il termoarredo deve essere completamente pieno d’acqua, e valvola e detentore non vanno mai chiusi insieme, perché il liquido deve potersi espandere.

Le tre soluzioni a confronto

A fluido A secco Kit elettrico su termoarredo ad acqua
Cosa scalda liquido sigillato in fabbrica tubi o materiale solido l’acqua dell’impianto
Velocità lenta, poi tiene il calore rapida, poi cala in fretta lenta
Calore reso pari alla resistenza pari alla resistenza pari alla resistenza, non alla resa EN 442 del radiatore
Vincolo da ricordare perdita di liquido = assistenza nessun liquido da gestire termoarredo pieno, valvola e detentore mai chiusi insieme
Uso tipico bagno da tenere caldo accensione breve caldaia spenta in mezza stagione

Il termostato decide metà della bolletta

Il termostato è la variabile che pesa di più sul consumo reale, più della potenza. Ma non tutti misurano la stessa cosa: quelli che regolano la temperatura del liquido nei tubi tengono la resistenza accesa molto più a lungo di quelli che misurano l’aria del bagno e si fermano quando la stanza è calda.

Il termostato del liquido

Molte resistenze per scaldasalviette regolano la temperatura del fluido interno, non quella della stanza. Nel manuale Irsap del funzionamento misto il controllo elettronico è descritto come «un termostato che permette di scegliere la temperatura del liquido interno da 30 °C a 70 °C», e il costruttore dichiara che l’abbinamento fra resistenza e modello mantiene la superficie sotto i 70 °C circa.

Se ne deduce una cosa che nessuna scheda scrive: se imposti il massimo, la resistenza è dimensionata per non riuscire a superarlo, quindi resta accesa per gran parte del tempo. Il bagno intanto può essere già a 24 °C, ma il termostato non lo sa e non lo guarda. Abbassare la temperatura del liquido è la manopola che vale di più su questi modelli.

Il termostato ambiente

È quello che fa la differenza in bolletta. Misura l’aria del bagno e stacca la resistenza quando la stanza ha raggiunto la temperatura impostata. Il manuale della linea Without descrive un controllo elettronico di questo tipo con regolazione di precisione, una modalità Eco che abbassa di 3,5 °C la temperatura di comfort, una protezione antigelo, il rilevamento della finestra aperta e un indicatore che mostra i kilowattora stimati delle ultime 24 ore.

Quel contatore integrato è la funzione più sottovalutata: ti dice quanto sta consumando il tuo apparecchio nel tuo bagno, senza tabelle e senza stime. Una settimana di letture vale più di qualunque conto fatto a memoria.

Senza termostato

Un apparecchio con il solo interruttore consuma la targa per tutte le ore in cui resta acceso, salvo l’intervento del limitatore di sicurezza. Il regolamento (UE) 2024/1103 sull’Ecodesign stabilisce che un apparecchio elettrico immesso sul mercato senza dispositivo di controllo non deve essere in grado di fornire calore senza quel dispositivo.

È il motivo per cui alcune resistenze vengono vendute «comandabili da controlli esterni»: Irsap, nella scheda del Quadrè, precisa che la versione senza elettronica rispetta i requisiti di progettazione ecocompatibile solo se abbinata a un controllo esterno che fornisca le funzioni minime previste dal regolamento. Senza quel controllo, non è un risparmio: è un acceso-spento a piena potenza.

Timer, boost e programmazione: quando fanno risparmiare

Il timer fa risparmiare soltanto se riduce le ore in cui la resistenza lavora a bagno vuoto. Programmare due accensioni brevi, al risveglio e prima della doccia serale, è il modo più efficace di usare uno scaldasalviette. Il boost invece non risparmia niente: concentra la piena potenza in un intervallo più breve.

Il boost

La funzione boost porta la resistenza alla massima potenza per un tempo fisso. Nel manuale Irsap si attiva premendo la manopola e dura due ore; il controllo della linea Without permette di regolarlo fino a 90 minuti e lo presenta come un modo per velocizzare il riscaldamento del bagno e asciugare rapidamente gli asciugamani umidi.

Usato bene è una buona idea: due ore di boost al mattino al posto di dodici ore di comfort sono un consumo molto più basso. Usato male, cioè dimenticato o attivato ogni volta che si entra in bagno, è la modalità che fa pagare la targa piena.

I timer a ciclo fisso

Alcuni controlli hanno programmi preimpostati. Il manuale Irsap descrive un «timer 24 ore» che fa partire due ore a piena potenza indipendentemente dalla temperatura impostata, poi passa a comfort per 22 ore e ricomincia, a tempo indeterminato; e un «timer 12 ore» con due ore di boost e dieci di comfort. Sono comodi, ma attenzione: il ciclo non si spegne mai da solo. È un acceso continuo con due picchi al giorno, non un risparmio.

La programmazione settimanale

È la funzione che conta davvero. Un controllo con programmi giornalieri e settimanali permette di accendere lo scaldasalviette mezz’ora prima della sveglia, spegnerlo quando la casa si svuota, riaccenderlo la sera. I giorni di lavoro e il fine settimana possono avere orari diversi. Su un inverno intero è la differenza fra la colonna «2 ore al giorno» e la colonna «acceso tutto il giorno» della tabella in fondo.

Il wifi e le app

Il controllo da remoto non abbassa i consumi da solo: serve se ti permette di spegnere un apparecchio che altrimenti resterebbe acceso, per esempio quando parti per un fine settimana e ti accorgi di averlo dimenticato. Il 2024/1103 fissa un tetto anche al suo consumo in attesa: con lo stand-by in rete non più di 2 W, che diventano 3 W se il collegamento è senza fili. Su un anno, poche decine di kilowattora al massimo.

Sempre acceso o solo quando serve

Tenere lo scaldasalviette elettrico sempre acceso conviene solo se ha un termostato ambiente, in un bagno ben isolato, e se ti serve un ambiente asciutto tutto il giorno. In tutti gli altri casi accenderlo a orari consuma meno, spesso molto meno. La leggenda del «riaccenderlo consuma di più» non vale per una resistenza.

Il caso «acceso 24 ore»

Se il modello regola la temperatura del liquido e la tieni alta, acceso tutto il giorno vuol dire resistenza accesa per gran parte delle 24 ore. Con un termostato ambiente e il bagno già in temperatura, le pause sono più lunghe: nella tabella finale usiamo come ipotesi una resistenza accesa per il 40% del tempo, cioè circa 9,6 ore equivalenti a piena potenza al giorno. È un’ipotesi, non una misura: un bagno freddo con la finestra vecchia sta sopra, uno interno ben isolato sotto.

Anche così, 24 ore con il termostato pesano quasi cinque volte due ore a piena potenza. È il motivo per cui lo scaldasalviette «sempre acceso» è la voce che più spesso sorprende in bolletta.

Perché riaccenderlo non costa di più

Un bagno caldo perde calore verso le stanze vicine e verso l’esterno in proporzione a quanto è più caldo di loro. Tenerlo caldo dodici ore costa le dispersioni di dodici ore; riscaldarlo da freddo costa l’energia per riportare in temperatura muri e aria, che è inferiore. Una resistenza non ha costi di avviamento: non esiste un «picco» che si paga a ogni accensione.

Assenze, seconda casa e antigelo

Per un’assenza di più giorni si spegne e basta. Se il bagno rischia il gelo, molti controlli hanno una modalità antigelo che mantiene pochi gradi con un consumo minimo. Nella seconda casa usata a fine settimana, lo scaldasalviette va riacceso all’arrivo, non lasciato acceso fra una visita e l’altra.

Quanti watt servono per il tuo bagno

Uno scaldasalviette da 300-500 W basta ad asciugare e intiepidire gli asciugamani; per scaldare un bagno piccolo come unica fonte di calore servono in genere 500-1.000 W, secondo isolamento e finestre. Comprarlo più grande di quanto serve non scalda meglio: allunga le ore a piena potenza nei modelli col termostato del liquido.

La regola dei 100-130 W/m², e perché va presa con le pinze

Le guide d’arredo ripetono che il rapporto ideale è di circa 100-130 W per metro quadrato, come questa pagina di arredamento.it, che suggerisce 400-500 W per un bagno piccolo e 1.000 W per uno grande o poco isolato. È una regola nata sulla casa senza isolamento. In un appartamento con doppi vetri e muri coibentati sovradimensiona di molto.

Il metodo serio passa dalle dispersioni del locale, non dai metri quadri: pareti esterne, finestra, piano, isolamento. Lo abbiamo sviluppato nella guida su quanti watt per riscaldare una stanza, dove si vede che le stanze piccole come i bagni sono proprio quelle su cui le regole al metro quadro sbagliano di più.

Scaldare il bagno o scaldare gli asciugamani

Sono due apparecchi diversi con lo stesso aspetto. Il considerando 17 del regolamento (UE) 2024/1103 lo dice esplicitamente: gli asciugasalviette con potenza medio-alta contribuiscono al comfort termico e l’asciugatura degli asciugamani è un impiego secondario, mentre quelli con potenza bassa servono soprattutto a scaldare o asciugare gli asciugamani e solo in piccola parte la stanza.

Decidi prima quale dei due ti serve. Se il bagno è già scaldato da un termosifone o dall’impianto, uno scaldasalviette da 300 W acceso un’ora fa il suo lavoro. Se deve essere l’unica fonte di calore, la potenza va scelta come per una stanza.

Il contatore da 3 kW

Uno scaldasalviette da 500-1.000 W occupa da un sesto a un terzo dei 3 kW del contatore domestico tipico. Al mattino, con lo scaldabagno elettrico in funzione e il phon acceso, il margine si stringe: se il distacco arriva sempre alla stessa ora, programmalo perché finisca il ciclo prima della doccia.

Asciugamani, muro e posizione: le perdite che non vedi

Dove e come usi lo scaldasalviette cambia il calore che arriva davvero nel bagno. Un apparecchio coperto di spugne scalda soprattutto le spugne, uno montato su una parete esterna fredda cede una parte del calore al muro, e uno usato come stendibiancheria lavora in condizioni che i manuali non prevedono.

Coprirlo di asciugamani

Un asciugamano steso sui tubi assorbe calore e ne frena la cessione all’aria della stanza. Se lo scopo è avere la spugna calda, va benissimo. Se lo scopo è scaldare il bagno, uno scaldasalviette completamente coperto rende all’ambiente molto meno della sua potenza, e con un termostato ambiente resta acceso più a lungo per raggiungere la temperatura.

La regola pratica: uno o due asciugamani piegati sulle barre alte, il resto dei tubi libero. Sugli apparecchi col termostato del liquido la copertura non cambia il consumo, cambia dove finisce il calore.

Asciugare il bucato

Qui i manuali si contraddicono da soli. Quello della linea Without, nelle avvertenze generali, scrive che caloriferi e scaldasalviette servono a riscaldare, a mantenere calda la salvietta o a intiepidire i tessuti, ma non ad asciugare la biancheria; poche pagine dopo presenta il boost come utile per asciugare rapidamente la biancheria o gli asciugamani umidi. Entrambi i manuali che abbiamo letto concordano su un punto: sull’apparecchio vanno solo tessuti lavati con acqua.

Per un carico di bucato lo scaldasalviette è lo strumento più lento e più caro: per i panni stesi in casa conviene un deumidificatore, che toglie l’acqua dall’aria invece di scaldarla.

La parete esterna

Uno scaldasalviette montato su un muro che dà fuori irraggia anche verso la parete che ha dietro. È una perdita piccola ma continua, che pesa di più sui modelli tenuti accesi a lungo. Se hai la scelta, la parete interna è migliore; se non ce l’hai, la distanza dal muro indicata dalle staffe va rispettata e non ridotta per guadagnare due centimetri.

Sicurezza elettrica in bagno: zone, grado IP e collegamento

In bagno la norma impianti CEI 64-8, sezione 701, divide lo spazio in zone attorno a vasca e doccia e chiede almeno IPX4 nelle zone 1 e 2. Uno scaldasalviette elettrico fisso può stare anche vicino alla doccia, ma solo se il costruttore lo dichiara adatto a quella zona e il collegamento è quello giusto.

Le zone, in breve

La scheda tecnica IE 085 di ANIE, aggiornata a luglio 2026, che riassume la sezione 701, colloca la zona 2 in una fascia di 60 cm oltre il volume sopra vasca e doccia, fino a 2,25 m di altezza, e la zona 3 in altri 2,40 m. In zona 1 elenca fra gli apparecchi ammessi i portasciugamani fissi, connessi in modo permanente e dichiarati adatti dal costruttore; in zona 2 gli apparecchi di riscaldamento di Classe I e II.

Le misure delle zone, con i casi della doccia senza piatto e dei box fissi, le abbiamo dettagliate nella classifica dei migliori termoventilatori da bagno. Per i radiatori fissi, il caso del muro libero vicino alla doccia è trattato nella sezione sul bagno dei migliori radiatori elettrici a inerzia.

Decide il manuale, non la norma generale

La norma dice cosa è ammesso; il manuale del tuo apparecchio dice dove quel modello può andare. Il manuale della linea Without, per esempio, chiede che interruttori e comandi non siano raggiungibili da chi usa vasca o doccia e conclude che quegli scaldasalviette possono essere installati solo in zona 3. Il manuale Irsap fa la stessa richiesta sui comandi. Uno scaldasalviette ammesso dalla norma in zona 2 può essere escluso dal suo costruttore.

Spina o scatola di derivazione

Le prese a spina in bagno sono ammesse solo in zona 3, secondo la stessa scheda ANIE, e tutti i circuiti delle zone vanno protetti da un differenziale da non più di 30 mA. Molti scaldasalviette fissi si collegano senza spina: il manuale Without prescrive una scatola di derivazione IP44 a 25 cm dal pavimento e ad almeno 15 cm dall’apparecchio, a monte un interruttore onnipolare con apertura dei contatti di almeno 3 mm e un differenziale ad alta sensibilità. È un lavoro da elettricista.

Superfici calde e bambini

I due manuali letti avvertono che durante il funzionamento alcune parti possono diventare molto calde e provocare bruciature, e raccomandano di montare l’apparecchio con il tubo più basso ad almeno 600 mm dal pavimento, per evitare scottature ai bambini piccoli. Con un bambino in casa, è un’altezza da misurare prima di forare.

«Basso consumo»: cosa dice davvero l’Ecodesign

Uno scaldasalviette elettrico «a basso consumo» non esiste nel senso in cui lo vende il marketing: a parità di watt e di ore, tutte le resistenze consumano gli stessi kilowattora. Quello che cambia è la potenza scelta e la qualità del controllo, ed è proprio su questo che il regolamento europeo misura gli apparecchi.

Le soglie per gli asciugasalviette

Il regolamento (UE) 2024/1103 definisce l’asciugasalviette come un apparecchio elettrico fisso per il riscaldamento d’ambiente locale «progettato per sorreggere gli asciugamani allo scopo di riscaldarli», e gli dedica soglie proprie di efficienza energetica stagionale: almeno il 46,0% sopra i 250 W e almeno il 42,1% fra 60 e 250 W. Sotto i 60 W l’apparecchio deve funzionare solo con un limite di tempo preimpostato di al massimo sei ore.

Quelle percentuali non sono il rendimento nella tua stanza, che per una resistenza è sempre pieno: sono una contabilità dell’energia primaria che premia termostato, programmazione e rilevamento della finestra aperta. Perché una resistenza non possa salire molto sopra quella fascia lo abbiamo spiegato in quanto consuma una stufa elettrica.

La norma che molte pagine citano ancora

Il regolamento (UE) 2015/1188, che molte schede e pagine italiane citano ancora come riferimento, è abrogato dal 1° luglio 2025 dall’articolo 10 del 2024/1103, che si applica dalla stessa data. Una scheda prodotto compilata sul vecchio testo non è falsa: è stata scritta prima, e i numeri vanno letti con il regolamento in vigore.

Il consumo da spento

Lo stesso regolamento fissa i limiti dei modi a basso consumo: non più di 0,50 W spento e 0,50 W in stand-by, 1,00 W se lo stand-by mostra un display, e dal 9 maggio 2027 il limite da spento scende a 0,30 W. Sono valori che pesano pochi kilowattora l’anno: il consumo vero di uno scaldasalviette sta tutto nelle ore di resistenza accesa.

Come leggere un claim di risparmio

Quando un’inserzione promette «fino al 30% di risparmio», chiediti rispetto a cosa. Quasi sempre il confronto è con lo stesso apparecchio senza programmazione, acceso tutto il giorno al massimo. Il risparmio è reale, ma lo produce l’orario che imposti, non la tecnologia della resistenza: lo stesso risultato lo ottieni spegnendolo quando esci.

Quando un termoventilatore fa meglio, e quando no

Se ti serve calore subito per venti minuti al mattino, un termoventilatore da bagno consuma meno di uno scaldasalviette tenuto acceso due ore: lavora più forte ma molto meno a lungo. Lo scaldasalviette vince quando vuoi asciugamani caldi e asciutti, un bagno che non fa condensa e un calore silenzioso.

Il confronto in kilowattora

Venti minuti di termoventilatore a 2.000 W sono 0,67 kWh. Due ore di scaldasalviette da 500 W a piena potenza sono 1 kWh; due ore di uno da 750 W sono 1,5. Per togliere il freddo dalla doccia del mattino, l’apparecchio più potente consuma meno, perché il bagno ti serve caldo per poco tempo e il termoventilatore smette appena lo spegni.

Quando lo scaldasalviette vince

Quando il bagno è umido e senza finestra, quando la spugna non asciuga mai fra una doccia e l’altra, quando in casa c’è chi usa il bagno a orari sparsi e non vuole aspettare. In questi casi un apparecchio a bassa potenza acceso a orari programmati fa un lavoro che il termoventilatore non fa: tiene asciutti tessuti e superfici, non solo l’aria.

La combinazione che spesso è la più economica

In molti bagni la soluzione che consuma meno è la coppia: uno scaldasalviette piccolo, da 300-400 W, per gli asciugamani e un termoventilatore per i dieci minuti di freddo vero. Se invece il bagno è l’unica stanza senza riscaldamento della casa, il ragionamento completo sulle alternative è in come riscaldare una stanza senza termosifoni.

Ricambi e riparazioni: cosa si rompe e cosa si trova

In uno scaldasalviette elettrico si guastano quasi sempre il controllo elettronico e la resistenza; i tubi durano quanto il bagno. Dal 1° luglio 2025 il regolamento europeo obbliga i costruttori a tenere disponibili alcune parti per dieci anni, ma la resistenza non è nell’elenco degli asciugasalviette.

Cosa impone il regolamento

Per gli asciugasalviette immessi sul mercato dal 1° luglio 2025, il 2024/1103 chiede di mettere a disposizione dei riparatori professionisti dispositivo di controllo, termostato ambiente, staffe se necessarie, schede elettroniche, display, sensori, pulsanti e ricevitori del telecomando, per almeno dieci anni dopo l’ultima unità venduta; il telecomando va reso disponibile anche agli utilizzatori. Gli elementi riscaldanti compaiono nell’elenco degli apparecchi ad accumulo, non in quello degli asciugasalviette.

Resistenza, cavo e liquido

Il manuale Irsap scrive che, se il cavo di alimentazione è danneggiato, la sostituzione della resistenza elettrica completa va fatta dal costruttore, dalla sua assistenza o da una persona qualificata autorizzata. Su un modello a fluido sigillato, una perdita di liquido è un intervento del costruttore. Sui kit per termoarredi ad acqua, invece, la resistenza si sostituisce come pezzo a sé, venduta separatamente in più potenze.

Una resistenza di ricambio costa una frazione dello scaldasalviette intero, ma su un modello a fluido sigillato il costo vero è l’intervento. Se sei davanti a un apparecchio guasto, lo strumento «Conviene ripararlo?» confronta il costo della riparazione con quello di un apparecchio nuovo.

Quanto costa in bolletta: la tabella per potenza

Alla tariffa ARERA del IV trimestre 2026, 0,4343 €/kWh, un’ora a piena potenza costa 13 centesimi con 300 W e 43 con 1.000 W. Su una stagione di 150 giorni, due ore al giorno con 500 W fanno 150 kWh e circa 65 euro; acceso tutto il giorno con il termostato, quasi cinque volte tanto.

La tariffa che usiamo

Dal 1° ottobre 2026 il prezzo di riferimento ARERA dell’energia elettrica per il cliente tipo vulnerabile in Maggior Tutela è di 43,43 centesimi per kWh, tasse incluse, secondo il comunicato ARERA del 29 settembre 2026: +37,3% rispetto ai 31,63 centesimi in vigore dal 1° luglio al 30 settembre 2026. Se hai un contratto a prezzo libero, dividi il totale della bolletta per i kilowattora fatturati e usa quel numero: tutti i valori qui sotto scalano in modo lineare.

La tabella

Le ipotesi, dichiarate: stagione di 150 giorni, cinque mesi d’inverno; nelle colonne «2 ore» e «6 ore» la resistenza lavora a piena potenza per tutto il tempo, come accade a bagno freddo o col termostato del liquido al massimo; nella colonna «acceso 24 ore» la resistenza lavora per il 40% del tempo, come può fare un modello con termostato ambiente in un bagno già in temperatura.

Potenza Un’ora a piena potenza Un giorno a 2 ore Stagione a 2 ore al giorno Stagione a 6 ore al giorno Stagione acceso 24 ore, resistenza al 40%
300 W 0,3 kWh — 0,13 € 0,6 kWh — 0,26 € 90 kWh — 39,09 € 270 kWh — 117,26 € 432 kWh — 187,62 €
500 W 0,5 kWh — 0,22 € 1,0 kWh — 0,43 € 150 kWh — 65,15 € 450 kWh — 195,44 € 720 kWh — 312,70 €
750 W 0,75 kWh — 0,33 € 1,5 kWh — 0,65 € 225 kWh — 97,72 € 675 kWh — 293,15 € 1.080 kWh — 469,04 €
1.000 W 1,0 kWh — 0,43 € 2,0 kWh — 0,87 € 300 kWh — 130,29 € 900 kWh — 390,87 € 1.440 kWh — 625,39 €

Energia a 0,4343 €/kWh, prezzo di riferimento ARERA per il cliente tipo vulnerabile in Maggior Tutela, IV trimestre 2026 (dal 1° ottobre). Stagione di 150 giorni e percentuale di accensione della resistenza sono ipotesi: con un termostato che stacca prima, o con meno giorni d’uso, il conto scende.

Come leggerla

La colonna che conta è l’ultima. Uno scaldasalviette da 750 W lasciato acceso tutto l’inverno, anche con un buon termostato, consuma più di mezzo cliente tipo ARERA, che per tutta l’elettricità di casa sta sui 2.000 kWh l’anno. Lo stesso apparecchio acceso due ore al giorno ne consuma un quinto.

Se il tuo modello ha il termostato del liquido e lo tieni al massimo, il tuo caso «acceso 24 ore» sta più vicino alla piena potenza che al 40%: moltiplica la colonna «un giorno a 2 ore» per dodici e hai il tetto giornaliero. Il gesto che abbassa di più la bolletta resta quello che non costa niente: programmare le ore.

Domande frequenti sullo scaldasalviette elettrico

Quanto consuma uno scaldasalviette elettrico da 500 W?

A piena potenza consuma 0,5 kWh ogni ora, cioè circa 22 centesimi alla tariffa ARERA del IV trimestre 2026 (0,4343 €/kWh). Due ore al giorno per una stagione di 150 giorni fanno 150 kWh. Se resta acceso tutto il giorno con un termostato ambiente, il consumo sale a circa 720 kWh nella stessa stagione, nell’ipotesi di una resistenza accesa il 40% del tempo.

Lo scaldasalviette elettrico consuma molto?

Per ora di funzionamento poco, perché la potenza è bassa: 300-1.000 W contro i 2.000 W di una stufetta. Consuma molto se resta acceso per giorni interi, soprattutto se il termostato regola la temperatura del liquido e non quella della stanza. La potenza conta meno delle ore: acceso a orari programmati è una voce modesta, acceso sempre è una delle più pesanti dell’inverno.

Conviene tenere lo scaldasalviette elettrico sempre acceso?

Quasi mai. Una resistenza non ha costi di riaccensione, e un bagno tenuto caldo per dodici ore disperde più calore di un bagno riscaldato per un’ora. Ha senso tenerlo acceso solo con un termostato ambiente, in un bagno umido da tenere asciutto, a temperatura moderata. Per il resto conviene programmarlo prima della sveglia e prima della doccia serale.

Lo scaldasalviette elettrico scalda il bagno?

Dipende dalla potenza. Il regolamento (UE) 2024/1103 distingue gli asciugasalviette a potenza medio-alta, che contribuiscono al comfort della stanza, da quelli a bassa potenza, che servono soprattutto agli asciugamani. Un modello da 300 W intiepidisce le spugne; per scaldare un bagno piccolo come unica fonte di calore servono in genere 500-1.000 W, ed è meglio non coprirlo di asciugamani.

Meglio uno scaldasalviette elettrico a secco o a fluido?

A parità di watt e di ore consumano uguale. Il fluido si scalda più lentamente ma tiene il calore dopo lo spegnimento della resistenza, quindi è adatto a un bagno da tenere caldo; il secco si scalda e si raffredda in fretta ed è adatto a un’accensione breve. Sul modello a fluido sigillato, una perdita di liquido va riparata dal costruttore.

Si può mettere uno scaldasalviette elettrico in zona 2?

La sezione 701 della CEI 64-8, come la riassume ANIE, ammette in zona 2 gli apparecchi di riscaldamento di Classe I e II con almeno IPX4, e in zona 1 i portasciugamani fissi dichiarati adatti dal costruttore. Decide però il manuale del modello: alcuni costruttori ammettono i propri scaldasalviette solo in zona 3. Le prese a spina, in bagno, stanno solo in zona 3.

Esiste uno scaldasalviette elettrico a basso consumo?

Non nel senso dell’etichetta: ogni resistenza trasforma in calore tutta l’energia che assorbe, quindi a parità di watt e di ore il consumo è identico. Consuma meno quello di potenza adeguata al bagno, con un termostato ambiente, la programmazione settimanale e il rilevamento della finestra aperta. I «risparmi» in percentuale confrontano quasi sempre l’apparecchio programmato con lo stesso acceso al massimo tutto il giorno.

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