Clima e qualità dell’aria · Aggiornato il 16 settembre 2026

Consumo del deumidificatore: quanti kWh assorbe e quanto costa tenerlo acceso

Quanti kilowattora assorbe davvero un deumidificatore e quanto costa tenerlo acceso: i watt per ogni taglia, il consumo orario, giornaliero e mensile, il costo per litro d'acqua estratto e il conto in euro con la tariffa dichiarata.

di Redazione Fatto per Durare 35 min di lettura
Deumidificatore portatile acceso in un soggiorno accanto alla presa di corrente e al contatore elettrico domestico
Deumidificatore portatile acceso in un soggiorno accanto alla presa di corrente e al contatore elettrico domestico

I consumi del deumidificatore sono la prima cosa che si cerca dopo averlo comprato, e quasi mai prima. Le domande sono due e sembrano una sola: quanto assorbe, in watt e in kilowattora, e quanto costa tenerlo acceso. La risposta che gira in rete — «300 watt, quindi 0,3 kWh all'ora» — è sbagliata nel modo peggiore, perché sembra un conto.

Sbagliata perché quei 300 watt sono la potenza massima, e un deumidificatore non la assorbe quasi mai in continuo. Qui ci sono i conti fatti bene: prima il consumo energetico in kilowattora, taglia per taglia, poi la traduzione in euro con il prezzo dell'energia del trimestre in corso e la variabile che nessuno nomina.

Quanto consuma un deumidificatore: il numero breve

Un deumidificatore domestico da 20 litri al giorno assorbe fra i 310 e i 450 watt a pieno regime e, in un uso realistico da 6-8 ore quotidiane, consuma fra 1,5 e 2,5 kWh al giorno: 45-75 kWh al mese, cioè 15-25 euro in bolletta. Un piccolo Peltier resta sotto i 5 euro.

Perché la forbice è larga e non può essere più stretta

Fra un modello da 10 litri acceso due ore in camera e un professionale che lavora giorno e notte in cantina ci sono due ordini di grandezza. Chiunque ti dia un numero secco sta rispondendo a una domanda che non è la tua. Serve il tuo apparecchio, le tue ore, la tua stanza.

Dove si legge il dato di partenza

Sulla targhetta dietro l'apparecchio, o alla voce «potenza assorbita max» del manuale. È l'unico numero certo che hai, ed è anche l'unico che non corrisponde al consumo. Serve come tetto, non come previsione: tutto il resto del conto sta nel capire quanto tempo l'apparecchio ci sta vicino.

Consumo in kilowattora, taglia per taglia: watt assorbiti, consumo orario e giornaliero

Un deumidificatore da 20 litri al giorno assorbe fra 310 e 370 watt secondo la temperatura della stanza, e consuma quindi 0,31-0,37 kWh in un'ora di lavoro effettivo del compressore. In una giornata da otto ore accese, con il compressore attivo per il 60% del tempo, sono circa 1,8 kWh al giorno e 55 kWh al mese.

Il consumo orario in kWh, dalle taglie da 10 litri a quelle da 24

I watt della tabella non sono stimati: vengono dalla scheda tecnica ufficiale della gamma Aquaria S1 di Olimpia Splendid, che pubblica la potenza assorbita in tre condizioni diverse — cosa che quasi nessun marchio fa. L'ultima colonna è l'unica calcolata da noi: ipotizza un duty cycle del 25%, tipico del mantenimento, e una ventola da 40 W sulle taglie piccole e 50 W su quelle grandi. È una stima dichiarata, non un dato di targa: i costruttori la potenza della sola ventola non la pubblicano.

Capacità dichiarata Watt a 27 °C e 60% UR Watt a 30 °C e 80% UR Watt al limite d'uso Consumo orario col compressore acceso Consumo orario medio in mantenimento
10 l/24h 170 W 250 W 270 W 0,25 kWh 0,09 kWh
12 l/24h 180 W 264 W 280 W 0,26 kWh 0,10 kWh
14 l/24h 190 W 252 W 290 W 0,25 kWh 0,09 kWh
16 l/24h 200 W 262 W 300 W 0,26 kWh 0,10 kWh
20 l/24h 310 W 350 W 370 W 0,35 kWh 0,13 kWh
24 l/24h 320 W 360 W 380 W 0,36 kWh 0,13 kWh

La cosa che salta all'occhio è il salto fra i 16 e i 20 litri: cento watt in più di colpo, perché lì cambia il compressore. Fra 10 e 16 litri, invece, l'assorbimento cresce di trenta watt in tutto mentre la capacità aumenta del 60%. Se sei indeciso fra due taglie vicine, il consumo orario non è un argomento per scendere: lo trovi svolto nella guida su quanti litri deve avere un deumidificatore.

Consumo giornaliero e mensile in kWh, con il profilo d'uso scritto per esteso

Il profilo è dichiarato e vale per tutta la tabella: otto ore accese al giorno, compressore che lavora per il 60% del tempo, ventola nel restante 40%, trenta giorni al mese, 0,32 €/kWh. Cambiando le ore, tutti i numeri scalano in modo lineare: dimezza le ore e dimezza il consumo energetico e la spesa.

Capacità dichiarata Consumo giornaliero Consumo mensile Spesa in bolletta
10 l/24h 1,33 kWh 40 kWh 12,80 € al mese
12 l/24h 1,39 kWh 42 kWh 13,40 € al mese
14 l/24h 1,34 kWh 40 kWh 12,80 € al mese
16 l/24h 1,39 kWh 42 kWh 13,40 € al mese
20 l/24h 1,84 kWh 55 kWh 17,60 € al mese
24 l/24h 1,89 kWh 57 kWh 18,20 € al mese

Confronta questi 55 kWh al mese con i 65 kWh dello scenario da venti litri che trovi più avanti: stessa capacità, stesso uso, dieci kilowattora di differenza. È tutta qui la ragione per cui vale la pena leggere la potenza assorbita prima di comprare, e non dopo. Due venti litri di marche diverse dichiarano 350 e 420 watt, e la differenza la paghi ogni mese per sei o sette mesi l'anno. È il primo filtro che applichiamo nella selezione dei migliori deumidificatori.

I tre watt diversi che lo stesso costruttore dichiara per la stessa macchina

Non è un refuso della scheda: sono tre misure fatte in tre condizioni diverse, e Olimpia Splendid le scrive tutte. La potenza assorbita in deumidificazione vale a 27 °C e 60% di umidità relativa; la potenza massima vale a 30 °C e 80%; c'è poi un terzo valore misurato al limite superiore d'uso, a 32 °C. Sullo stesso apparecchio da 10 litri i tre numeri sono 170, 250 e 270 watt: fra il primo e l'ultimo ci sono cinquantanove punti percentuali.

Il tranello che rovina il conto del consumo per litro

Guardalo bene: i litri dichiarati — quei 10, 12, 20 — sono misurati a 30 °C e 80%, mentre i watt che il marketing mette in prima pagina sono quelli a 27 °C e 60%. Dividere i litri di targa per i watt di targa significa mescolare due prove diverse, e il risultato viene più bello del vero di circa un terzo. Per il consumo per litro va usata la coppia coerente: litri a 30/80 con watt a 30/80.

Perché l'assorbimento non è mai costante durante l'ora

Un deumidificatore attraversa quattro stati diversi nella stessa ora e ognuno ha il suo assorbimento: compressore e ventola insieme, ventola sola quando l'igrostato è soddisfatto, sbrinamento con la sola ventola in moto e la deumidificazione ferma, arresto totale a tanica piena. Il consumo energetico che leggerai in bolletta è la media pesata di questi quattro stati, e quanto pesa ciascuno lo decide la sezione qui sotto.

Il duty cycle: la variabile che decide la bolletta

Il consumo reale non è potenza per ore accese, ma potenza per ore effettivamente lavorate. Il compressore parte quando l'igrostato rileva umidità sopra la soglia e si ferma quando la raggiunge: la frazione di tempo in cui lavora davvero è il duty cycle, e separa una bolletta da 8 euro da una da 25.

Cosa fa davvero un deumidificatore in otto ore

In una stanza già vicina al valore impostato, il compressore lavora per il 20-30% del tempo e per il resto gira solo la ventola, che assorbe qualche decina di watt. In una stanza molto umida, o alla prima accensione dopo mesi, il duty cycle sta al 90-100% e la macchina si comporta esattamente come dice la targa.

Lo sbrinamento: ore pagate e non deumidificate

C'è una fetta di consumo che non produce nemmeno un millilitro d'acqua. Il manuale ufficiale TROTEC della serie TTK E lo scrive senza giri di parole: «in caso di temperature ambientali basse, l'evaporatore può ghiacciare durante la deumidificazione. Il dispositivo esegue quindi uno sbrinamento automatico. Durante la fase di sbrinamento, la deumidificazione viene interrotta per breve tempo. Il ventilatore continua a funzionare» (istruzioni per l'uso TTK 29 E / TTK 51 E / TTK 70 E). Sotto i 15 °C quei cicli si moltiplicano fino a mangiarsi metà del tempo di funzionamento: in un garage a novembre paghi corrente per scongelare una serpentina.

Come stimi il tuo duty cycle senza strumenti

Guarda la tanica. Se un apparecchio da 20 litri al giorno ti riempie 2 litri in otto ore, sta lavorando a circa un quarto della sua capacità di targa — e il consumo scala in modo simile. È una stima grezza ma onesta, ed è infinitamente più utile del numero stampato sulla scatola.

L'errore che raddoppia il duty cycle

Un apparecchio troppo piccolo per la stanza non risparmia: non arriva mai al setpoint, quindi non si ferma mai, e lavora al 100% per ore consumando come uno più grande che si ferma. La taglia giusta si calcola sulla metratura e sul livello di umidità di partenza, ed è il conto che trovi in quanti litri deve avere un deumidificatore.

Il prezzo del kilowattora, con la fonte dichiarata

Per trasformare i kilowattora in euro serve un numero solo, ma va preso da una fonte che si possa controllare. In tutti i conti di questa pagina usiamo 0,32 €/kWh, arrotondando il prezzo di riferimento fissato dall'autorità per il trimestre in corso, tasse comprese.

Il numero ufficiale del trimestre in corso

Nel comunicato del 25 giugno 2026 sull'aggiornamento della Maggior Tutela per il III trimestre 2026, ARERA scrive che dal 1° luglio 2026 il prezzo di riferimento dell'energia elettrica per il cliente tipo è di 31,63 centesimi di euro per kilowattora, tasse incluse, con un rialzo del 4,6% sul trimestre precedente. Lo stesso documento ne dà la composizione: 16,92 centesimi di approvvigionamento, 2,11 di commercializzazione al dettaglio, 6,18 di distribuzione, misura e trasporto, 3,32 di oneri di sistema e 3,10 di imposte fra IVA e accise. L'aggiornamento riguarda i circa tre milioni di clienti vulnerabili ancora serviti in tutela, ma il valore resta il riferimento pubblico più solido che esista in Italia.

Come adattare i conti alla tua tariffa

Se sei sul mercato libero, prendi la tua bolletta, dividi il totale in euro per i kilowattora fatturati e usa quel numero: è l'unico prezzo che ti riguarda davvero, perché include oneri e imposte che le offerte non pubblicizzano. Poi moltiplica i kWh delle tabelle qui sopra per il tuo valore. Tutti i conti scalano in modo lineare.

Perché non usiamo un costo orario

Il «costa X centesimi l'ora» che si legge ovunque nasce dal moltiplicare la potenza di targa per la tariffa, e ignora esattamente la variabile che conta. Un apparecchio da 420 watt costa 13 centesimi l'ora solo nelle ore in cui il compressore lavora al massimo, e sono la minoranza.

Tre scenari veri, in kilowattora e in euro

Gli scenari che seguono usano le potenze di targa dei manuali ufficiali e un duty cycle plausibile per ciascun caso. La formula è sempre la stessa: ore accese × [duty × potenza massima + (1 − duty) × potenza della sola ventola]. I mesi sono da trenta giorni, la tariffa è 0,32 €/kWh.

Il piccolo Peltier acceso tutta la notte

Un deumidificatore a effetto Peltier non ha compressore: non modula e non si ferma, lavora sempre alla stessa potenza. Il TROTEC TTP 1 E dichiara 20 watt assorbiti e 0,22 litri al giorno, con temperatura minima di esercizio 16 °C. Acceso otto ore ogni notte in camera costa poco più di un euro e mezzo al mese: irrilevante in bolletta, e altrettanto irrilevante sull'umidità di una stanza vera. Se il problema è dormire senza rumore, la strada giusta non è questa ma un compressore silenzioso, e li abbiamo confrontati fra i migliori deumidificatori silenziosi.

Il venti litri in un appartamento umido

È il caso più comune. Il TTK 70 E dichiara 20 l/24h e 420 watt massimi. Acceso otto ore al giorno con il compressore che lavora per il 60% del tempo, consuma 2,2 kWh al giorno, 65 kWh al mese, circa 21 euro. È la stessa spesa mensile di una lavatrice usata tutti i giorni, e va messa in conto per tutta la stagione umida — sei o sette mesi in gran parte d'Italia. La taglia e i modelli stanno nella selezione dei migliori deumidificatori da 20 litri.

Il professionale in cantina, acceso per giorni

Qui i numeri cambiano categoria. Un TTK 75 S da 24 l/24h assorbe 0,33 kW secondo il manuale e, tenuto acceso ventiquattr'ore con duty al 70%, fa 6 kWh al giorno: 179 kWh al mese, circa 57 euro. Un TTK 355 S da 70 l/24h assorbe 1,4 kW e in asciugatura continua arriva a 30 kWh al giorno, quasi 300 euro al mese. Non sono macchine da lasciare accese per abitudine: si accendono per risolvere un problema e si spengono quando è risolto. Il perimetro d'uso è quello che descriviamo nei migliori deumidificatori professionali.

La tabella completa

Scenario Potenza max Ore/giorno Duty kWh/giorno kWh/mese Spesa in bolletta
Peltier in cabina armadio, sempre acceso 20 W 24 100% 0,48 kWh 14 kWh 4,60 € al mese
Peltier in camera, solo di notte 20 W 8 100% 0,16 kWh 4,8 kWh 1,50 € al mese
10 l/24h in camera da letto 190 W 6 60% 0,78 kWh 23 kWh 7,50 € al mese
20 l/24h in appartamento umido 420 W 8 60% 2,18 kWh 65 kWh 21 € al mese
20 l/24h in modalità asciugabiancheria 420 W 5-8 (per bucato) 95% 2-3 kWh per ciclo — 0,64-0,96 € per ciclo
Professionale 24 l/24h in cantina 330 W 24 70% 6,0 kWh 179 kWh 57 € al mese
Professionale 70 l/24h in scantinato bagnato 1.400 W 24 90% 30,6 kWh 918 kWh 294 € al mese

Compressore o essiccante a rotore: fra i due il consumo per litro cambia di tre volte

Un deumidificatore a compressore consuma fra 0,36 e 0,60 kWh per ogni litro d'acqua estratto; uno essiccante a rotore ne consuma circa 1,95. Sui dati di targa fa da tre a cinque volte tanto; a parità di temperatura e umidità la distanza scende intorno alle tre volte. È la differenza più grande che esista fra due deumidificatori domestici, e sulle schede di vendita non compare quasi mai, perché entrambi si presentano con la stessa parola: deumidificatore.

Come lavora un essiccante, e dove va a finire la corrente

Un essiccante non raffredda niente. Fa passare l'aria attraverso una ruota impregnata di gel di silice che trattiene il vapore, poi scalda una porzione di quella ruota con una resistenza per liberarla dall'acqua assorbita e ricominciare. La corrente serve quasi tutta a scaldare, ed è per questo che assorbe come una piccola stufa. Il manuale del Meaco DD8L lo dice apertamente: alle velocità di ventilazione medie e alte la resistenza di rigenerazione va al massimo, e crescono insieme il consumo e il calore rilasciato nella stanza.

I numeri a confronto, a parità di litri estratti

Quattro macchine, due tecnologie, tutti i dati presi dai manuali e dalle schede dei costruttori. Il kWh per litro si ottiene moltiplicando la potenza assorbita per 24 ore e dividendo per i litri dichiarati.

Apparecchio Tecnologia Capacità dichiarata Potenza assorbita Consumo per litro
TROTEC TTK 29 E compressore 10 l/24h 190 W 0,46 kWh
Olimpia Splendid Aquaria S1 20 P compressore 20 l/24h 350 W 0,42 kWh
TROTEC TTR 57 E essiccante a rotore 9 l/24h 730 W 1,95 kWh
Meaco DD8L essiccante a rotore 8 l/24h 650 W al massimo 1,95 kWh

I due essiccanti arrivano allo stesso identico valore partendo da due costruttori diversi, e non è una coincidenza: è la fisica della rigenerazione termica. Chi vende essiccanti risponde che la loro capacità di targa è dichiarata a temperature più basse, e in parte è vero: rifatto il conto alle stesse condizioni, 20 °C e 60% di umidità, la distanza si accorcia. Con i dati dichiarati da Meaco per due sue macchine, il compressore MeacoDry Arete One 12L consuma 0,69 kWh per litro, l'essiccante DD8L Pro da 1,9 a 2,6 secondo la velocità del ventilatore. Resta che in un soggiorno a 20 °C un essiccante paga almeno 2,7 volte per la stessa acqua.

Quando l'essiccante conviene lo stesso, e non è una questione di bolletta

Sotto i 10-12 °C cambia il confronto sui litri, non quello sulla bolletta. Un compressore lì rende sempre meno, perché la batteria ghiaccia e passa parte del tempo a sbrinare. A 10 °C e 60% di umidità, secondo i dati dichiarati da Meaco, l'Arete One toglie 1,95 litri al giorno con circa 1,6 kWh per litro; il DD8L Pro, alle due velocità più alte, ne toglie da 5,2 a 6,9 con 2,0-2,2 kWh per litro. L'essiccante vince sui litri, non sul costo di ciascun litro. I limiti dichiarati lo dicono meglio di qualunque ragionamento — il TTK 29 E a compressore parte da 5 °C, il TTR 57 E essiccante da 1 °C. In un garage non riscaldato, in una cantina a nove gradi, in una seconda casa chiusa d'inverno o su una barca in rimessaggio, l'essiccante è quella delle due tecnologie che toglie acqua davvero, e sotto i 5 °C l'unica che lavora; il calore che dissipa, lì, smette di essere un difetto. In un appartamento riscaldato, no: lì è solo una stufa che raccoglie acqua.

Il kilowattora per litro: l'unica misura onesta di efficienza

Confrontare due deumidificatori sui watt è come confrontare due auto sulla cilindrata. La misura che conta è quanta energia serve per togliere un litro d'acqua dall'aria, e si calcola in dieci secondi dividendo il consumo di ventiquattro ore per i litri dichiarati. È il numero che ribalta le classifiche.

Il pavimento fisico: quanta energia c'è in un litro d'acqua

Per far condensare un chilo di vapore bisogna sottrargli il calore latente, che per l'acqua vale circa 2.260 kJ/kg al punto di ebollizione, cioè poco più di 0,6 kWh — alle temperature di una stanza è un filo di più. È il minimo termodinamico da spostare, non da consumare: un compressore è una pompa di calore, sposta più energia di quella che assorbe, ed è per questo che i valori reali possono stare sotto quella cifra.

Sei macchine dello stesso costruttore a confronto

Tutti i dati vengono dai manuali e dalle schede ufficiali TROTEC, che pubblica potenza assorbita e resa per l'intera gamma — cosa che gran parte dei marchi domestici non fa.

Modello Tecnologia l/24h di targa Potenza max kWh in 24 h kWh per litro
TTP 1 E Peltier 0,22 20 W 0,48 2,18
TTK 29 E compressore 10 190 W 4,56 0,46
TTK 51 E compressore 16 340 W 8,16 0,51
TTK 70 E compressore 20 420 W 10,08 0,50
TTK 75 S compressore 24 330 W 7,92 0,33
TTK 355 S compressore 70 1.400 W 33,60 0,48

Perché il Peltier consuma pochissimo all'ora e tantissimo per litro

Un modulo Peltier assorbe venti watt e sembra il campione del risparmio. Diviso per l'acqua che toglie, costa oltre quattro volte un compressore domestico e quasi sette volte un buon apparecchio professionale. Chi lo compra per abbassare la bolletta ottiene il contrario: spende poco al mese perché non deumidifica, non perché sia efficiente. Ha senso solo dove i litri non servono — un armadio, una cassetta di strumenti, una barca in rimessaggio.

Il dato di targa non è il dato di casa tua

Le rese si misurano a 30 °C e 80% di umidità relativa, condizioni da agosto in Sicilia, non da novembre in un appartamento. TROTEC è uno dei pochi a pubblicare anche i valori reali: la scheda del TTK 355 S dichiara 70 l/24h di massimo, 55 a 30 °C e 80%, ma 27 a 20 °C e 60%. Il costo per litro passa da 0,48 a 1,24 kWh, cioè due volte e mezzo tanto. La stessa flessione è documentata su altri marchi: a 20 °C le prestazioni si dimezzano rispetto ai valori di targa.

L'etichetta energetica dei deumidificatori non esiste, e non è una dimenticanza

Sui deumidificatori non esiste nessuna classe energetica europea: niente A, niente A+++, niente etichetta con le frecce colorate. La Commissione europea lo scrive esplicitamente, e la ragione non è un ritardo burocratico ma il campo di applicazione dei regolamenti, che questi apparecchi non lo attraversa in nessun punto.

Che cosa dicono i regolamenti, e perché li lasciano fuori

La risposta ufficiale è secca: «the EU has not defined energy rating for dehumidifiers». Il motivo si legge nel regolamento (UE) 206/2012, che all'articolo 1 si applica ai condizionatori d'aria fino a 12 kW e ai ventilatori fino a 125 W. Un deumidificatore non è né l'uno né l'altro: il regolamento nomina i deumidificatori una volta sola, per dire che un condizionatore d'aria resta un condizionatore anche quando fa pure da deumidificatore. Il contrario non vale. Se vedi un'etichetta A+++ su un deumidificatore, quella etichetta se l'è disegnata qualcuno.

Fuori anche dai limiti di stand-by, che quasi tutti gli altri elettrodomestici hanno

C'è un secondo buco, e lo conosce ancora meno gente. Il regolamento (UE) 2023/826 fissa i tetti di consumo nei modi spento e stand-by per le apparecchiature domestiche, e nel suo allegato II elenca i prodotti a cui si applica: asciugatrici, forni, microonde, tostapane, friggitrici, macchine da caffè, televisori, console, perfino le scrivanie regolabili in altezza e le tende da sole a motore. I deumidificatori non ci sono. In pratica nessuna norma europea impone quanto possa assorbire il tuo apparecchio da spento con la spina inserita, e il display acceso tutta la notte lo paghi senza che nessuno debba dichiararlo.

Che cosa guardare al posto della classe che non c'è

Tre numeri, in quest'ordine. Primo, il consumo per litro calcolato con la coppia coerente di dati, come nelle tabelle qui sopra. Secondo, la temperatura minima di esercizio: se la stanza sta sotto quel valore, l'efficienza dichiarata non ti riguarda. Terzo, la resa a 20 °C e 60% quando il costruttore la pubblica — pochi lo fanno, e chi lo fa merita metà del tuo tempo di ricerca in più.

Consumo di un deumidificatore portatile: perché paga di più per ogni litro

Un deumidificatore portatile consuma fra 0,09 e 0,36 kWh all'ora secondo la taglia e lo stato di lavoro, ma il numero che lo penalizza è un altro: per ogni litro estratto un portatile piccolo assorbe fino al 67% in più di uno grande della stessa gamma. Non è il fatto di avere le ruote a costare: è la taglia che le ruote comportano.

Che cosa vuol dire «portatile», visto che lo sono quasi tutti

Nel mercato italiano il deumidificatore fisso praticamente non si compra: quello che trovi in casa è sempre una macchina con maniglia o ruote, spina schuko e tanica. Quando cerchi «consumo deumidificatore portatile» stai quindi cercando due cose insieme — quanto assorbe un apparecchio da stanza, e se le versioni piccole e maneggevoli costino meno da tenere accese. La prima risposta sta nelle tabelle qui sopra. La seconda è no, e vale la pena capire perché.

Il conto per litro punisce le taglie piccole

Sulla stessa gamma, con lo stesso costruttore e la stessa tecnologia, il consumo per litro peggiora sistematicamente scendendo di taglia. Sono i dati Aquaria S1 riletti in questa chiave, con litri e watt presi entrambi alla condizione 30 °C e 80%.

Capacità dichiarata Potenza a 30 °C e 80% Consumo per litro Scarto rispetto alla taglia grande
10 l/24h 250 W 0,60 kWh +67%
12 l/24h 264 W 0,53 kWh +47%
14 l/24h 252 W 0,43 kWh +20%
16 l/24h 262 W 0,39 kWh +9%
20 l/24h 350 W 0,42 kWh +17%
24 l/24h 360 W 0,36 kWh —

La ragione è meccanica: uno scambiatore piccolo lavora con salti di temperatura più stretti e una portata d'aria ridotta, e il compressore ci mette più giri per ottenere lo stesso litro. Fra il 10 e il 24 litri la portata dichiarata passa da 110 a 180 m³/h mentre la potenza cresce molto meno che proporzionalmente. Comprare piccolo per consumare meno è la scelta che fa consumare di più, se i litri da togliere restano quelli.

Spostarlo di stanza in stanza è la mossa che costa di più

Il vantaggio del portatile è anche il suo costo nascosto. Ogni volta che lo sposti riparti da un'umidità alta in un ambiente non trattato, e la prima ora dopo lo spostamento è sempre al 100% di duty cycle: è la fascia oraria più cara della giornata, e la ripeti tante volte quante sono le stanze. Tenerlo fermo in quella che si bagna davvero, con la porta chiusa, costa meno che farlo girare per casa — e asciuga di più.

I mini da scrivania e le vaschette di sale: consumo quasi nullo, resa quasi nulla

I portatili minuscoli, quelli da 300-500 grammi con presa USB o alimentatore, sono moduli Peltier: il TTP 1 E dichiara 20 watt e 0,22 litri al giorno, cioè meno di un bicchiere. Assorbono pochissimo perché non fanno quasi niente, e il conto per litro li smaschera. Le vaschette con i sali igroscopici non consumano nulla per definizione, ma vale la stessa regola: tolgono l'umidità di un armadio, non quella di una stanza.

Sempre acceso o acceso a intervalli: la risposta con i numeri

È la domanda più cercata della categoria e la risposta corretta non è quella che ti aspetti. Lasciarlo acceso con l'igrostato al valore giusto e accenderlo a mano allo stesso obiettivo consumano quasi uguale, perché l'energia dipende dai litri da togliere, non da quante volte premi il pulsante. La leva vera è un'altra.

Perché il paragone con lo scaldabagno non regge

Nello scaldabagno esiste un accumulo: spegnendolo il serbatoio si raffredda e quel calore lo paghi due volte, ed è il motivo per cui su quell'apparecchio i conti tornano in un certo modo — li abbiamo svolti nei consumi dello scaldabagno elettrico. Un deumidificatore non accumula niente. L'aria secca non è energia immagazzinata: è uno stato che si perde da solo, a una velocità che dipende da quanta umidità entra da fuori.

Quello che decide la spesa non è l'interruttore, è il setpoint

I litri da estrarre in una giornata sono quelli che rientrano nella stanza, e rientrano tanto più velocemente quanto più l'interno è secco rispetto all'esterno. Tenere l'igrostato al 40% invece che al 55% aumenta il gradiente, quindi l'acqua che rientra, quindi le ore di lavoro. È il singolo parametro che sposta di più la bolletta, e nessuno lo tocca. Il 45-50% è l'intervallo che ricaviamo dal punto di rugiada dei muri nella guida all'umidità ideale in casa: basta contro la muffa nella gran parte delle case, e costa molto meno da mantenere.

Dove il funzionamento continuo fa risparmiare davvero

Un vantaggio del continuo esiste, ma è tecnico e stagionale: una macchina lasciata in mantenimento sbrina molto meno di una che riparte da un'umidità alta in una stanza fredda. Accendere un compressore in una cantina a 12 °C con l'aria satura significa ghiacciare la batteria nei primi minuti e passare parte dei cicli successivi a scongelare, consumando senza estrarre. In un soggiorno a 22 °C questo effetto non esiste e il continuo non porta nulla.

L'argomento che riguarda l'apparecchio, non la bolletta

Un compressore non ama le partenze ravvicinate: quasi tutti i modelli integrano un ritardo di protezione di qualche minuto proprio per impedirle. Accendere e spegnere a mano più volte al giorno non fa risparmiare corrente e accorcia la vita del componente più caro della macchina. L'igrostato gestisce i cicli meglio di te e li gestisce da sé.

La regola pratica, in quattro righe

Imposta l'igrostato al 45-50% e lascia decidere alla macchina. Nelle stanze fredde tienila in funzione continua durante la stagione umida. Nelle stanze riscaldate spegnila quando esci per più di un giorno. E smetti di inseguire il 40%: è lì che si nasconde la metà della bolletta che non ti spieghi.

Deumidificare o asciugare: i confronti che servono davvero

Il deumidificatore ha senso solo se costa meno delle alternative con cui compete: l'asciugatrice per i panni, la stufa per l'umidità percepita, il condizionatore in modalità dry d'estate. Fatti i conti, ne vince una sola in modo netto, e in due casi la risposta è controintuitiva.

Contro l'asciugatrice, per un bucato

Il conto si fa con due soli numeri, e vale la pena vederlo per esteso perché è lo stesso che produce la riga «asciugabiancheria» della tabella qui sopra: litri d'acqua da togliere × kilowattora per litro dell'apparecchio. Il primo numero lo decide la centrifuga: la classe B dell'etichetta europea corrisponde a un contenuto di umidità residua fra il 45% e il 54% del peso dell'asciutto (regolamento delegato (UE) 2019/2014, allegato II, tabella 3), quindi un carico da cinque chili esce dal cestello con circa due litri e mezzo d'acqua addosso. Il secondo non è il consumo per litro di targa, misurato a 30 °C e 80%: alle condizioni di una stanza vera, 20 °C e 60%, un compressore domestico sta fra 0,7 e 1,2 kWh per litro — 0,69 sui dati dichiarati da Meaco per l'Arete One 12L, che a quelle condizioni dichiara 5,23 litri al giorno assorbendo 151 watt, e 1,24 sulla scheda TROTEC del TTK 355 S. Due litri e mezzo moltiplicati per quella forbice fanno da 1,8 a 3 kWh: 2-3 kWh a bucato, fra 60 e 95 centesimi di corrente a 0,32 €/kWh. È lo stesso numero della tabella, ottenuto dall'acqua invece che dalle ore.

Il confronto con l'asciugatrice, invece, non si fa più sulle classi che trovi scritte negli articoli in giro. Dal 1° luglio 2025 si applica il regolamento delegato (UE) 2023/2534, che ha abrogato il 392/2012, ha riscalato l'etichetta delle asciugabiancheria da A a G — le classi A+++ e A++ non esistono più — e dichiara il consumo medio ponderato per 100 cicli di asciugatura in kWh, non più per ciclo né per anno. Per confrontare, prendi quel numero sull'etichetta del modello che hai in mente e dividilo per cento. Quello che non cambia è l'ordine: un'asciugatrice a pompa di calore fa lo stesso bucato con meno energia del deumidificatore, una a condensazione con più. E il vero vantaggio del deumidificatore è un altro — quei due litri e mezzo non finiscono sui muri della stanza.

Contro il riscaldamento, per abbassare l'umidità relativa

Scaldare l'aria abbassa l'umidità relativa senza togliere un grammo d'acqua, perché l'aria calda trattiene più vapore: portare una stanza da 15 a 25 °C quasi dimezza il valore che leggi sull'igrometro. È un trucco contabile. L'acqua è ancora tutta lì e ricondensa sulla prima superficie fredda che incontra — l'angolo del muro esterno, il vetro, la parete dietro l'armadio. È il motivo per cui la muffa cresce anche nelle case ben riscaldate. Sul piano dei costi non c'è partita: una stufetta da 2.000 watt accesa otto ore fa 16 kWh, oltre 5 euro al giorno, contro i 70 centesimi del deumidificatore dello scenario precedente.

Contro il condizionatore in modalità dry

Un inverter moderno in modalità deumidificazione è, per litro estratto, competitivo: ha scambiatori grandi e un buon rendimento. La differenza sta in dove finisce il calore. Il condizionatore lo butta fuori dalla finestra, il deumidificatore lo lascia in stanza. D'estate questo rende il condizionatore preferibile; d'inverno lo rende inutilizzabile, perché raffredda una casa che stai scaldando. E un condizionatore non lo installi in cantina, che è dove l'umidità fa i danni veri.

Umidificatore e deumidificatore: consumi opposti, e non è un refuso

Capita spesso di cercare «umidificatore consumo» e finire su una pagina come questa, così vale la pena chiudere il punto. Un umidificatore fa il contrario: aggiunge vapore all'aria invece di toglierlo, e consuma su un altro pianeta. Quelli evaporativi e a ultrasuoni non cambiano di stato l'acqua con il calore, quindi bastano pochi watt: il TROTEC B 25 E a evaporazione dichiara 6 watt, cioè meno di 4,5 kWh al mese anche tenuto acceso ventiquattr'ore al giorno. Quelli a vapore caldo bollono l'acqua e quindi non possono assorbire meno del calore latente: oltre 190 watt per nebulizzare 300 ml all'ora, come si ricava dai 0,63 kWh per litro visti sopra. Un deumidificatore da venti litri, per confronto, sta sui 55 kWh al mese. Se non sei sicuro di quale dei due ti serva, il confronto per problema sta in purificatore o deumidificatore.

Il calore che il deumidificatore rimette in stanza

È il dato che non trovi in nessuna scheda tecnica e che cambia il conto in due stagioni su quattro. Un deumidificatore restituisce all'ambiente tutta l'energia elettrica che assorbe, più il calore latente liberato dal vapore che condensa. Non raffredda: riscalda, e di parecchio più di quanto consuma.

Da dove viene quel calore, in due addendi

Il primo è banale: compressore e ventola dissipano in stanza tutta la corrente che assorbono, come una stufetta da qualche centinaio di watt. Il secondo è meno ovvio. Ogni litro d'acqua che passa da vapore a liquido libera i suoi 0,6 kWh di calore latente, che prima teneva il vapore in sospensione e ora scalda l'aria. Sommati, per un apparecchio da 20 litri al giorno a pieno regime fanno più di venti kilowattora termici al giorno.

D'inverno una parte del consumo torna indietro

In una stanza riscaldata quel calore non è sprecato: sostituisce calore che stavi comprando comunque. Quanto ti conviene dipende da come scaldi. Con una stufa elettrica il recupero è totale — un kilowattora diventa un kilowattora di calore in entrambi i casi, ma solo uno dei due toglie anche l'acqua. Con il gas o con una pompa di calore quel kilowattora costa più di quello che avresti speso per scaldare, e il recupero è parziale.

D'estate è un difetto, e si sente

Ad agosto lo stesso meccanismo lavora contro di te: la stanza si scalda mentre si asciuga, e se hai anche il condizionatore acceso gli stai aggiungendo un carico termico che dovrà smaltire. È la ragione tecnica per cui d'estate conviene la modalità dry del climatizzatore e d'inverno il deumidificatore dedicato — non l'abitudine, la termodinamica.

Elettrosmosi e deumidificazione delle murature: non è questo apparecchio

Se sei arrivato qui cercando i costi della deumidificazione a elettrosmosi attiva, la cosa più utile che possiamo dirti è che stai guardando due mercati diversi. Quella è una lavorazione sui muri contro l'umidità di risalita, non un elettrodomestico da attaccare alla presa. Un deumidificatore portatile non ferma la risalita capillare, e non esiste una sua regolazione che la fermi.

Umidità dell'aria e umidità di risalita: due problemi che non si toccano

Un deumidificatore lavora sull'aria: raffredda un flusso, ne fa condensare il vapore, restituisce aria più secca. Non tocca in nessun modo l'acqua che sta dentro la muratura e che sale per capillarità dal terreno, spinta dalla porosità dei materiali. Quell'acqua continua ad arrivare finché non si interrompe il percorso, con una barriera chimica, un taglio meccanico, un intonaco di risanamento o un apparecchio elettrofisico. Tutte cose che si fanno al muro, non nella stanza, e che finiscono in un preventivo edile, non in bolletta.

Perché contro la risalita il deumidificatore è la spesa peggiore

Non perché non faccia niente: fa qualcosa, e per questo inganna. Asciuga l'aria mentre l'acqua continua a entrare dal basso, quindi non arriva mai al setpoint e lavora al 100% di duty cycle per mesi. È il caso peggiore di tutta questa pagina: consumo massimo, risultato temporaneo, problema intatto. Se ti accorgi che l'apparecchio non si ferma mai, prima di cercare un modello più grande cerca da dove entra l'acqua — e i modelli che hanno senso quando invece il problema è davvero di condensa stanno fra i migliori deumidificatori per la muffa.

Come si stabilisce di quale delle due si tratta

I segni pratici sono chiari. La risalita disegna una fascia orizzontale nella parte bassa del muro, alta da venti centimetri a oltre un metro, spesso con efflorescenze biancastre di sali; la condensa fa macchie e muffa negli angoli freddi, dietro i mobili e sui contorni delle finestre, in alto quanto in basso. Il metodo serio è un altro: si preleva un campione di muratura e si determina il contenuto d'acqua per via ponderale, secondo la UNI 11085:2003, che è in vigore. Attenzione a chi cita la sua compagna sui sali solubili, la UNI 11087:2003: è ritirata senza sostituzione dal 29 settembre 2016, e in rete la trovi ancora indicata come vigente su parecchie pagine commerciali.

Sette modi di abbassare il consumo, in ordine di efficacia

Messi in ordine di quanto funzionano davvero, non di quanto se ne parla. I primi due non costano niente e valgono più di tutti gli altri messi insieme, perché agiscono sull'unica variabile grande del conto: le ore in cui il compressore lavora sul serio. Gli ultimi due sono interventi, non regolazioni.

La classifica onesta

Intervento Costo Effetto sul consumo Quando ha senso
Portare l'igrostato dal 40% al 45-50% zero riduce le ore di lavoro sempre
Chiudere la porta della stanza trattata zero riduce il volume e i rientri sempre
Pulire il filtro ogni due settimane zero recupera portata d'aria e resa sempre
Scaricare in continuo invece che a tanica basso evita gli arresti a tanica piena uso prolungato
Non metterlo contro il muro zero il costruttore chiede 45-50 cm di margine sempre
Passare da Peltier a compressore medio oltre 4× sul costo per litro se servono litri veri
Risolvere la causa, non il sintomo variabile azzera il consumo infiltrazioni, risalita capillare

L'intervento che nessuno fa e che li batte tutti

L'ultimo. Un deumidificatore che gira dodici ore al giorno tutto l'anno non sta risolvendo un problema di umidità: sta tamponando un difetto edilizio, e lo sta facendo a quasi 400 euro l'anno a tempo indeterminato. Se l'acqua arriva da una risalita capillare o da un'infiltrazione, l'apparecchio non la ferma — la asciuga mentre continua ad arrivare. Come si distingue un caso dall'altro sta nella guida su come scegliere un deumidificatore, ed è il controllo da fare prima di comprare, non dopo la terza bolletta.

Il filtro sporco, il difetto silenzioso

È il consumo aggiuntivo più diffuso e il più facile da eliminare. Un filtro intasato riduce la portata d'aria, quindi i litri estratti per ora, quindi allunga il tempo necessario a raggiungere il setpoint: l'apparecchio lavora di più per fare lo stesso. Non dà nessun allarme e non fa nessun rumore diverso. Si lava sotto il rubinetto e si lascia asciugare.

Quando il consumo sale da solo e la macchina è finita

C'è un caso in cui l'assorbimento cresce senza che tu abbia cambiato niente: il circuito frigorifero perde gas. Il compressore continua a girare, la tanica resta vuota, la bolletta no. I sintomi sono tre e si leggono in mezz'ora — l'apparecchio non si ferma mai, la serpentina non si bagna, l'aria in uscita è tiepida come sempre ma la stanza non cambia. È un guasto da valutare con la calcolatrice, non con l'affetto: il conto fra riparare e sostituire lo fa in un minuto lo strumento conviene ripararlo o sostituirlo.

Cosa ti costerà davvero, in tre righe

Se hai un venti litri in un appartamento umido e lo usi con la testa, metti in conto 55-65 kWh e 15-25 euro al mese per la stagione umida, cioè 100-175 euro l'anno. Se lo tieni al 40% e acceso senza criterio, raddoppia. Se hai comprato un Peltier per asciugare una stanza, non risolverai niente.

Domande frequenti sui consumi del deumidificatore

Quanto consuma un deumidificatore all'ora?

Fra 0,19 e 0,42 kWh l'ora quando il compressore lavora a pieno regime, secondo la taglia, cioè 6-13 centesimi l'ora a 0,32 €/kWh. Ma il compressore lavora solo per una frazione del tempo in cui l'apparecchio è acceso: in mantenimento il consumo medio orario scende alla metà o a un quarto.

Quanti watt assorbe un deumidificatore?

Da 170 a 200 watt le taglie da 10-16 litri al giorno, da 310 a 360 watt quelle da 20-24 litri, circa 1.400 watt i professionali da settanta litri. Attenzione: lo stesso costruttore dichiara valori diversi secondo le condizioni di prova, e sull'Aquaria S1 da 10 litri si va da 170 watt a 27 °C e 60% fino a 270 watt al limite superiore d'uso.

Quanti kWh consuma un deumidificatore al giorno?

Un venti litri acceso otto ore con il compressore attivo per il 60% del tempo consuma 1,8-2,2 kWh al giorno, cioè 55-65 kWh al mese. Un dieci litri nelle stesse condizioni sta su 1,3 kWh al giorno. Un professionale in cantina acceso ventiquattr'ore arriva a 6 kWh al giorno e oltre.

Il deumidificatore consuma tanto?

Meno di quello che si crede in un appartamento, molto più di quello che si crede in cantina. In casa vale come una lavatrice al giorno; in un locale interrato tenuto acceso in continuo diventa la seconda voce della bolletta dopo il riscaldamento. Il discrimine non è l'apparecchio, sono le ore in cui il compressore lavora davvero.

Quanto consuma un deumidificatore portatile?

Fra 0,09 e 0,36 kWh l'ora secondo la taglia e lo stato di lavoro. Il punto è che i portatili piccoli, quelli da 10-12 litri, pagano fino al 67% in più di energia per ogni litro estratto rispetto a un 24 litri della stessa gamma: comprare piccolo per consumare meno è la scelta che fa consumare di più.

Quanto costa tenere acceso un deumidificatore tutto il giorno?

Un apparecchio da 20 l/24h acceso ventiquattr'ore con un duty cycle realistico del 70% consuma circa 7,4 kWh, cioè circa 2,40 euro al giorno. Su un mese intero fanno oltre 70 euro: è un regime da cantina o da post-allagamento, non da appartamento abitato.

Che classe energetica hanno i deumidificatori?

Nessuna. L'Unione europea non ha definito nessuna classe energetica per questi apparecchi, e i regolamenti che etichettano condizionatori e ventilatori si applicano a macchine che raffreddano o riscaldano, non a un deumidificatore. Un'etichetta con le frecce colorate su un deumidificatore è materiale di marketing, non un dato normato.

Conviene tenere il deumidificatore sempre acceso?

Con un igrostato funzionante e il setpoint al 45-50%, sì: la macchina si ferma da sola e il consumo è quasi identico a quello di un uso a intervalli, perché l'energia dipende dai litri da togliere. Nelle stanze fredde il continuo conviene anche di più, perché riduce i cicli di sbrinamento.

Quante ore al giorno va tenuto acceso un deumidificatore?

Alla prima accensione un giorno intero, per portare giù l'umidità accumulata. Poi bastano le ore necessarie a mantenere il valore impostato: Ariston indica non più di un paio d'ore al giorno per mantenere l'umidità fra il 40 e il 50% in un ambiente normale, mentre in un appartamento davvero umido si sta sulle 6-8. Sul valore da impostare restiamo nella metà alta di quell'intervallo, al 45-50%: basta contro la muffa nella gran parte delle case e costa meno da mantenere del 40%.

A che percentuale conviene impostare l'igrostato per consumare meno?

Al 45-50%, e in camera da letto, d'inverno, verso la parte bassa. Basta contro la muffa nella gran parte delle case, e mantenerlo costa molto meno del 40% che quasi tutti impostano: più tieni l'aria secca rispetto all'esterno, più velocemente l'umidità rientra e più ore il compressore deve lavorare per toglierla di nuovo.

Consuma di più un umidificatore o un deumidificatore?

Il deumidificatore, e non c'è confronto. Un umidificatore evaporativo o a ultrasuoni assorbe pochi watt — il TROTEC B 25 E ne dichiara 6 — e resta sotto i 5 kWh al mese anche sempre acceso. Un deumidificatore da venti litri ne consuma 55. Solo gli umidificatori a vapore caldo salgono, perché devono bollire l'acqua, e non possono scendere sotto i 0,63 kWh per ogni litro nebulizzato.

Consuma di più il deumidificatore o il condizionatore in modalità deumidificazione?

Per litro d'acqua estratto un inverter moderno è competitivo. La differenza è dove va il calore: il condizionatore lo espelle all'esterno, il deumidificatore lo lascia in stanza. D'estate questo favorisce il condizionatore, d'inverno lo esclude, e in cantina il confronto non si pone perché un split lì non si installa.

Il deumidificatore consuma più dell'asciugatrice?

Sì, contro una a pompa di calore: asciugare i due litri e mezzo d'acqua che un carico da cinque chili si porta dietro costa 2-3 kWh a un deumidificatore, e un'asciugatrice a pompa di calore fa lo stesso lavoro con meno. Il deumidificatore batte però quelle a condensazione, e in più asciuga la stanza mentre asciuga i panni. Il consumo dell'asciugatrice si legge sull'etichetta riscalata in vigore dal 1° luglio 2025, dove è dichiarato per 100 cicli: le vecchie classi A+++ non compaiono più.

Il deumidificatore riscalda la stanza?

Sì, e più di quanto consuma. Restituisce all'ambiente tutta l'elettricità che assorbe più il calore latente liberato dal vapore che condensa, circa 0,6 kWh per ogni litro raccolto. D'inverno una parte di quella spesa torna indietro come riscaldamento; d'estate è un carico termico in più da smaltire.

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