Clima e qualità dell’aria · Aggiornato il 16 settembre 2026

Condensa sui vetri: cosa fare, dal gesto gratis alla spesa vera

La condensa sul vetro non dice che la casa è troppo umida: dice che quel vetro è più freddo del punto di rugiada dell’aria della stanza. Da questa distinzione discende tutto, compreso perché il riscaldamento acceso spesso non basta.

di Redazione Fatto per Durare 26 min di lettura
Vetro di una finestra di camera da letto coperto di condensa al mattino, con le gocce che scendono verso il telaio
Vetro di una finestra di camera da letto coperto di condensa al mattino, con le gocce che scendono verso il telaio

Ti svegli, apri la tapparella e il vetro è bagnato. Sul davanzale c’è una riga d’acqua, e sul telaio, in basso, una macchia scura che l’anno scorso non c’era. La prima reazione è quasi sempre la stessa: «questa casa è umida». Ed è qui che si sbaglia, perché la condensa sul vetro non misura l’umidità della casa in assoluto: misura la distanza fra due numeri, l’umidità dell’aria della stanza e la temperatura di quel vetro. Puoi avere condensa con il 55% di umidità e non averla con il 65%, a seconda della finestra che hai.

Questa pagina mette i due numeri sul tavolo, spiega come si leggono uno contro l’altro, e poi elenca cosa fare in ordine di costo: prima il gesto che non costa niente, alla fine la spesa vera. I dati vengono da documenti primari — il manuale sulla muffa dell’Agenzia federale tedesca per l’ambiente, le tabelle di trasmittanza dei vetri, le note tecniche del settore vetrario — aperti e letti uno per uno. Dove il dato non esiste, lo diciamo.

Condensa sui vetri: cosa fare, in breve

Arieggia subito a finestre spalancate per pochi minuti, ferma il vapore dove nasce — cappa accesa, porta del bagno chiusa, bucato fuori — non lasciare stanze fredde con la porta aperta e tieni la camera sopra i 16 °C. Se la condensa torna ogni mattina, il problema è il vetro freddo, non l’aria.

Il vincolo che fa sbagliare tutti

Il vapore acqueo diventa acqua liquida quando incontra una superficie più fredda del punto di rugiada dell’aria che la tocca. Il punto di rugiada non è una proprietà della stanza: è un numero che dipende da temperatura e umidità relativa dell’aria in quel momento. Aria a 20 °C e 60% di umidità ha un punto di rugiada di circa 12 °C. Qualunque superficie della stanza più fredda di 12 °C si bagna. Il vetro, quasi sempre, è quella superficie.

Da qui discende una conseguenza che sorprende: scaldare di più non toglie una goccia d’acqua dall’aria. Alza la temperatura, quindi abbassa l’umidità relativa — il numero che leggi sull’igrometro — ma il vapore contenuto nell’aria resta lo stesso, e il punto di rugiada pure. Se il vetro resta sotto quel valore, continua a bagnarsi. Scaldare aiuta davvero solo quando scalda anche la superficie fredda, e un vetro singolo non lo scaldi in nessun modo.

I tre casi che si confondono, e sono problemi diversi

In SERP vengono trattati come una cosa sola. Non lo sono, e la soluzione cambia del tutto.

Dove vedi l’acqua Che cosa significa Cosa si fa
Sulla faccia interna del vetro, quella che tocchi L’aria della stanza è troppo carica di vapore per quanto è freddo quel vetro Ventilazione, controllo delle sorgenti di vapore, in ultimo lavori sul vetro
Fra i due vetri, dentro la camera d’aria Il bordo sigillato ha ceduto: il vetrocamera non tiene più Si sostituisce la vetrata isolante. Ventilare non serve a niente
Sulla faccia esterna, fuori Il vetro esterno è molto freddo perché il vetro isola bene Niente: non è un difetto, è la prova che l’infisso funziona

Il punto di rugiada: la tabella da leggere contro la temperatura del vetro

Il punto di rugiada è la temperatura alla quale l’aria, raffreddandosi senza perdere vapore, arriva a saturazione e comincia a depositare acqua. È il numero che ti serve, ed è calcolabile: bastano la temperatura della stanza e l’umidità relativa che leggi sull’igrometro.

La tabella, da 18 a 24 gradi

Punto di rugiada in gradi, per temperatura della stanza e umidità relativa dell’aria. È la temperatura sotto la quale una superficie della stanza comincia a bagnarsi.

Temperatura della stanza UR 40% UR 50% UR 60% UR 70% UR 80%
18 °C 4,2 °C 7,4 °C 10,1 °C 12,4 °C 14,5 °C
20 °C 6,0 °C 9,3 °C 12,0 °C 14,4 °C 16,4 °C
22 °C 7,8 °C 11,1 °C 13,9 °C 16,3 °C 18,4 °C
24 °C 9,6 °C 12,9 °C 15,8 °C 18,2 °C 20,3 °C

Come si legge, con un esempio

Camera a 20 °C, igrometro al 60%: riga dei 20, colonna del 60, 12,0 °C. Se il vetro di quella camera sta sotto i 12 gradi, al mattino è bagnato — e non c’è niente che tu possa fare all’aria per evitarlo, se non toglierle vapore.

Ora guarda la stessa riga da sinistra a destra. A 20 °C, passare dal 60% al 50% di umidità abbassa il punto di rugiada da 12,0 a 9,3 gradi: quasi tre gradi di margine guadagnati, solo arieggiando. È per questo che la ventilazione viene prima di qualunque acquisto: sposta il numero che decide, e non costa niente.

E guarda la tabella dall’alto in basso. A parità di umidità relativa, una stanza più calda ha un punto di rugiada più alto, non più basso: a 24 °C e 60% si arriva a 15,8 gradi. Tenere il soggiorno a 24 non protegge i vetri, li espone di più — a meno che quel calore non arrivi anche al vetro, il che, come vedremo, dipende dal vetro e non dal termosifone.

Che formula abbiamo usato, e come l’abbiamo controllata

I valori sono calcolati con la formula di Magnus nella forma con coefficienti a = 17,62 e b = 243,12, valida sopra l’acqua fra −45 e +60 °C. Rifacendo il conto con l’equazione di Arden Buck, che è un’approssimazione diversa e più complessa, i numeri coincidono al decimo di grado su tutta la tabella.

Il controllo che conta, però, è un altro, e viene da una fonte esterna. Il manuale sulla muffa dell’Umweltbundesamt, l’Agenzia federale tedesca per l’ambiente, pubblica alla Tabella 1 il contenuto d’acqua dell’aria in grammi per chilogrammo d’aria secca, a temperature e umidità diverse. Ricalcolando quella tabella con la nostra formula escono gli stessi numeri: 1,1 · 1,9 · 2,3 · 3,8 grammi a 0 °C, 4,4 · 7,3 · 8,7 · 14,9 a 20 °C. Quando due strade indipendenti arrivano allo stesso posto, il conto si può usare.

Quanto è freddo il tuo vetro, e a che umidità si bagna

Il punto di rugiada è metà del problema. L’altra metà è la temperatura della faccia interna del vetro, e quella non la leggi sull’igrometro: dipende dalla trasmittanza del vetro, cioè dal suo valore Ug in watt per metro quadro e kelvin. Più basso è Ug, più il vetro resta caldo dalla parte tua.

Il conto della temperatura superficiale

Lo stesso manuale dell’Umweltbundesamt riporta la formula con cui si ricava la temperatura di una superficie interna: θsi = θi − U · Rsi · (θi − θe), dove θi è la temperatura dell’aria interna, θe quella esterna, U la trasmittanza dell’elemento e Rsi la resistenza termica superficiale interna. Per il flusso orizzontale si usa Rsi = 0,13 m²K/W, il valore standard dei calcoli termici sugli edifici.

I valori di Ug vengono da due documenti aperti. Una scheda tecnica sul calcolo della trasmittanza degli infissi indica 5,8 W/m²K per il vetro singolo, attribuendolo al manuale tecnico di Saint-Gobain Vetro Italia, e 2,8 W/m²K per un vetrocamera 4-12-4 non trattato, citando l’appendice F della UNI EN ISO 10077-1. Per il vetro moderno, le tabelle Ug del Bundesverband Flachglas, l’associazione tedesca del vetro piano, danno 1,2 W/m²K per un doppio vetro con rivestimento basso-emissivo di emissività 0,04, intercapedine da 15-16 mm e argon al 90%; con la sola aria al posto dell’argon, lo stesso vetro sale a 1,4.

Tre vetri, tre soglie

Casa a 20 °C, fuori 0 °C. Nell’ultima colonna, l’umidità relativa interna oltre la quale quel vetro comincia a bagnarsi.

Vetro Ug Temperatura della faccia interna Si bagna sopra
Singolo, 4 mm 5,8 4,9 °C 37%
Vetrocamera 4-12-4, senza rivestimento 2,8 12,7 °C 63%
Doppio basso-emissivo con argon 1,2 16,9 °C 82%

Il salto è brutale ed è il cuore della faccenda. Con un vetro singolo, a zero gradi fuori, la condensa compare a un’umidità interna che nessuna casa abitata riesce a mantenere: il 37% d’inverno è aria da deserto. Non è un problema di comportamento, è un problema di vetro. Con un vetrocamera vecchio la soglia sale al 63%, cioè dentro il campo in cui una casa normale entra ed esce ogni giorno: lì il comportamento conta davvero, ed è il caso in cui arieggiare risolve. Con un doppio vetro basso-emissivo servirebbe l’82% per bagnare il vetro: se succede, o la stanza è satura, oppure quel vetro non è quello che credi.

Con un inverno mite le soglie si alzano tutte. A 10 °C esterni, con la casa sempre a 20, il vetro singolo arriva a 12,5 °C e si bagna sopra il 62%, il vetrocamera vecchio sopra l’80%. È il motivo per cui la condensa compare a novembre e sparisce a marzo senza che nessuno abbia cambiato abitudini.

Perché sul vetro e non sul muro

Perché il vetro è quasi sempre il punto più freddo dell’involucro: anche un doppio vetro decente ha una trasmittanza parecchie volte quella di una parete isolata. La stessa aria che bagna il vetro, sul muro non lascia niente — finché il muro sta sopra il punto di rugiada.

Il muro, però, ha un suo punto debole: gli angoli, i pilastri, il cassonetto della tapparella, cioè i ponti termici, dove la superficie è più fredda della parete corrente. Quanto più fredda lo dice il fattore di temperatura fRsi, ed è la grandezza su cui si verifica il rischio muffa. Lo abbiamo spiegato con la tabella dei valori e con cosa chiede la normativa italiana nella guida sull’umidità ideale in casa: qui non lo ripetiamo, perché è lì che serve. Ai fini di questa pagina basta una regola: il vetro si bagna prima del muro, e ti avvisa. Quando vedi acqua sul vetro ogni mattina, gli angoli della stanza sono i prossimi.

Quanta acqua produce una casa, in litri al giorno

Il vapore che si condensa sul vetro l’hai messo tu nell’aria. Non è una colpa, è il funzionamento normale di una casa abitata — ma le quantità sorprendono, e sapere da dove vengono dice anche dove fermarle.

I valori per attività, misurati

L’Umweltbundesamt pubblica alla Tabella 2 del suo manuale i valori orari di emissione di vapore, a 20 °C di temperatura ambiente. Sono valori d’esperienza, dichiarati come tali: nel singolo caso possono scostarsi in alto o in basso.

Sorgente Vapore emesso
Una persona, attività leggera 30-40 g/h
Bucato che asciuga, cesto da 4,5 kg, centrifugato 50-200 g/h
Lo stesso bucato, gocciolante 100-500 g/h
Piante da appartamento 1-5 g/h
Acquario aperto circa 40 g per m² e ora
Acquario coperto circa 2 g per m² e ora

Due cose saltano all’occhio. La prima: il bucato steso è la sorgente più pesante della casa, da solo può valere cinque persone. La seconda: le piante sono quasi irrilevanti, e il documento lo dice esplicitamente, precisando che pubblicazioni precedenti indicavano valori più alti e che indagini più recenti hanno trovato emissioni minori. Quindi no: togliere le piante dal salotto non è la soluzione, anche se mezza SERP la consiglia.

Sei-dodici litri al giorno per tre persone

Lo stesso documento tira le somme: per una famiglia media di tre persone, il vapore prodotto dagli occupanti arriva a 6-12 litri al giorno. Sono due bottiglie grandi d’acqua versate nell’aria di casa tua ogni giorno. Devono uscire da qualche parte, e le uniche due strade sono la ventilazione o la condensazione su una superficie fredda. Se non scegli la prima, sceglie lei la seconda.

Per il bucato, che è la voce più pesante, i litri dipendono soprattutto dalla classe di centrifuga della lavatrice: quanti ne porta un carico, e in quante ore un apparecchio li toglie, sta nella guida su come usare un deumidificatore per asciugare i panni.

La camera da letto: un quarto di litro a testa per notte

Il dato più utile di tutto il manuale, per chi trova i vetri bagnati al mattino, è questo: ogni persona cede all’aria della stanza circa un quarto di litro d’acqua per notte. Una coppia, mezzo litro, in una stanza chiusa da otto ore. Ed è la stanza che di solito si tiene più fresca di tutte.

Lo stesso documento ne trae la raccomandazione operativa: se le finestre non restano aperte tutta la notte, la temperatura dell’aria in camera non dovrebbe scendere sotto i 16 °C. Non per il comfort: perché aria più fredda tiene meno vapore, e quello che non tiene finisce sul vetro e sugli angoli.

Perché il riscaldamento acceso non risolve, e a volte peggiora

È la mossa istintiva, ed è quella che produce più delusione. Vale la pena capire esattamente cosa fa e cosa non fa.

Scaldare abbassa l’umidità relativa, non toglie un grammo d’acqua

Alzare la temperatura di una stanza, a parità di vapore contenuto, abbassa l’umidità relativa: l’aria calda può contenere più acqua, quindi la stessa acqua conta meno in percentuale. L’igrometro scende e sembra risolto. Ma il punto di rugiada — la temperatura a cui quell’aria satura — non si muove di un decimo, perché dipende solo dalla quantità d’acqua. Se il vetro sta sotto, continua a bagnarsi esattamente come prima.

Il riscaldamento aiuta in un secondo modo, questo sì reale: scaldando la stanza scalda anche le superfici interne delle pareti. Su un muro funziona. Su un vetro molto meno, perché il vetro cede calore all’esterno molto più in fretta di quanto lo riceva dalla stanza — è esattamente quello che dice il suo Ug.

La trappola della stanza fredda con la porta aperta

Qui sta l’errore più comune e meno raccontato. Si tiene la camera o lo studio a termosifone chiuso per risparmiare, e si lascia la porta aperta «così si scalda un po’». Il manuale dell’Umweltbundesamt lo scrive senza giri di parole: non ha senso temperare stanze fredde con l’aria di stanze più calde, perché così non porti dentro solo calore, porti anche vapore. Quando quell’aria si raffredda nella stanza fredda, l’umidità relativa sale, e il rischio di muffa con lei. La raccomandazione è l’opposto dell’istinto: tenere chiuse le porte delle stanze meno riscaldate, e scaldarle tutte almeno un po’.

Vale anche per le stanze poco usate: la camera degli ospiti chiusa e gelata, il ripostiglio, la stanza sul lato nord. Lasciarle a zero e aprirle ogni tanto è il modo più veloce per trovarci la muffa a febbraio.

Il termosifone coperto e il davanzale profondo

Un dettaglio banale che sposta gradi veri. Il termosifone sotto la finestra non sta lì per caso: il moto d’aria calda che sale lambisce il vetro e ne alza la temperatura superficiale. Un davanzale interno molto sporgente, una mensola, un copritermosifone o una tenda che scende davanti al radiatore deviano quel flusso verso il centro della stanza. Il manuale mette esplicitamente fra gli errori il radiatore ostruito da rivestimenti, davanzali sovradimensionati o tende: nel caso peggiore, scrive, la temperatura che vuoi in stanza non è più raggiungibile. Risultato: il vetro resta più freddo, e la condensa parte prima.

Cosa fare stasera: la procedura, in ordine di costo

In ordine crescente di spesa e di fatica. Le prime tre voci non costano niente, e nella maggior parte delle case risolvono.

1. Ventilazione a battente spalancato, pochi minuti

Non «tenere la finestra un po’ aperta»: aprirla del tutto per pochi minuti e richiuderla. Si chiama ventilazione d’urto, e non è un dettaglio di stile.

Il manuale tedesco riporta i risultati di un’indagine (Richter e altri, 1999) che ha confrontato modi diversi di arieggiare una camera da letto. Il più efficace è arieggiare più volte al giorno, 5-10 minuti per volta, a seconda di quante finestre ci sono e come sono disposte. Se si arieggia una volta sola al mattino, servono 30-40 minuti. E se si aspetta la sera, serve un’ora e più, perché nel frattempo l’umidità si è depositata nei muri e nei mobili e ne esce lentamente. Sono indicazioni di massima, dichiarate tali, che variano con la stanza — ma l’ordine è chiaro, ed è controintuitivo: tante volte poco batte una volta tanto.

Durante la ventilazione d’urto conviene tenere aperte anche le porte interne: il ricambio d’aria cresce molto, soprattutto se apri finestre su facciate opposte e crei corrente. Fa eccezione il caso del punto 2.

E il segnale per farlo? Lo dà il documento stesso, ed è proprio quello che hai davanti: quando la qualità dell’aria è avvertita come cattiva, o quando si osservano gocce d’acqua sui vetri, va fatta una ventilazione d’urto.

2. Fermare il vapore dove nasce

La regola di base, scritta nello stesso manuale, è che umidità e inquinanti vanno rimossi dove si formano e mentre si formano, non dopo che si sono distribuiti per casa. In pratica:

  • cucina: cappa accesa prima di mettere l’acqua sul fuoco, non dopo, e coperchi sulle pentole;
  • bagno: porta chiusa durante e dopo la doccia, finestra spalancata o aspiratore acceso finché lo specchio non si schiarisce, e acqua tolta da pareti e piatto doccia con un tergivetro — è una raccomandazione esplicita del manuale per i bagni con poca possibilità di ventilare, che consiglia anche di evitare le tende di stoffa;
  • bucato: fuori, se puoi. Se non puoi, in una stanza sola, con la porta chiusa, la finestra socchiusa in quella stanza e il riscaldamento non spento: è la configurazione che il documento indica come favorevole.

Nota la differenza rispetto al punto 1: per svuotare la casa dall’umidità accumulata si aprono le porte, ma per togliere un picco di bagno o cucina si chiude la porta di quella stanza, o vapore e odori si distribuiscono in tutto l’appartamento.

3. Non lasciare stanze fredde

Riscaldare almeno un po’ tutte le stanze, camera compresa, e tenerla sopra i 16 °C se le finestre restano chiuse di notte. Tenere chiuse le porte verso le stanze meno riscaldate. Se abbassi il termostato di notte o durante un’assenza, il manuale aggiunge una condizione: con umidità interna alta, abbassa solo dopo aver arieggiato abbastanza da asciugare l’aria. Altrimenti raffreddi aria carica di vapore, e la porti più vicino al punto di rugiada su ogni superficie fredda che ha intorno.

4. Tapparelle sì, tende pesanti no

Qui la SERP fa confusione, e vale la pena distinguere, perché le due cose agiscono in versi opposti.

La tapparella o la persiana chiusa sta all’esterno del vetro: crea un’intercapedine d’aria ferma fra sé e il vetro, riduce la dispersione verso l’esterno e verso il cielo, e la faccia interna del vetro resta più calda. Aiuta, e non costa niente.

La tenda pesante interna, invece, sta dalla parte tua: taglia il vetro fuori dall’aria calda della stanza e dal moto del termosifone. La faccia interna del vetro diventa più fredda, non più calda, e l’aria intrappolata fra tenda e vetro è la stessa aria umida della stanza. Risultato tipico: la condensa si forma comunque, ma dietro la tenda, dove non la vedi finché non trovi la muffa sul telaio. Se hai tende spesse su una finestra che si bagna, la mattina scostale.

5. Il deumidificatore, e quando non serve

Un deumidificatore agisce sulla variabile giusta: toglie acqua dall’aria, quindi abbassa davvero il punto di rugiada. È la prima soluzione a pagamento che ha senso, e nelle case con vetrocamera vecchio spesso chiude la partita. Su quanto assorbe e cosa incide in bolletta abbiamo una pagina dedicata, i consumi del deumidificatore, e non la duplichiamo qui.

Quando non serve, e va detto:

  • se il vetro è singolo, o comunque se la condensa compare a umidità basse: per stare sotto il punto di rugiada di un vetro a cinque gradi dovresti scendere sotto il 40%, che è un’aria sgradevole da respirare e costosa da mantenere. Lì il deumidificatore combatte una guerra che non può vincere, e il problema è la finestra;
  • in una stanza fredda: sotto i 15 °C un apparecchio a compressore rende una frazione dei suoi litri di targa, e il fenomeno si presenta come una tanica che resta vuota. Le cause in ordine stanno nella guida su cosa fare quando il deumidificatore non raccoglie acqua. In cantina, in garage o in una seconda casa non riscaldata la macchina giusta è un’altra, e sono i deumidificatori ad adsorbimento;
  • se la stanza resta aperta sul resto della casa: l’apparecchio asciuga l’appartamento invece della stanza, e non arriva mai alla soglia.

6. La spesa vera: ventilazione meccanica e vetro basso-emissivo

Le due mosse strutturali agiscono ciascuna su una delle due variabili.

La ventilazione meccanica controllata lavora sull’aria: garantisce un ricambio costante senza aprire nulla, e con il recupero di calore lo fa senza buttare fuori il riscaldamento. Il manuale tedesco è netto: con un impianto che serve tutta l’abitazione si può quasi rinunciare alla ventilazione dalle finestre, e le aperture d’urto restano necessarie solo sui picchi di umidità o di odori. In appartamento esistono anche unità decentralizzate a singola stanza, che coprono la camera senza opere sull’intera casa. In ogni caso vogliono manutenzione e cambio filtri: un impianto trascurato smette di essere una soluzione.

Il vetro basso-emissivo lavora sull’altra variabile, e la sposta di molto: dalla tabella più sopra, passare da un 4-12-4 non trattato a un doppio vetro basso-emissivo con argon alza la faccia interna del vetro da 12,7 a 16,9 gradi, con zero fuori. La soglia di condensa passa dal 63 all’82% di umidità interna, cioè fuori dal campo in cui una casa abitata si muove normalmente.

Un avvertimento che la SERP dei serramentisti non dà mai, e che sta nel manuale tedesco: cambiare solo le finestre, lasciando le pareti come sono, può spostare il problema invece di risolverlo. Infissi nuovi e a tenuta riducono il ricambio d’aria involontario, quindi l’umidità interna sale; se le pareti restano fredde perché non isolate, l’acqua che prima si depositava sul vetro va a cercarsi gli angoli. Chi cambia le finestre senza toccare l’involucro deve arieggiare più di prima, non meno, e conviene tenere un igrometro in casa per accorgersene.

Condensa fra i due vetri: quello è un guasto, e si sostituisce

Se l’acqua o l’alone sono dentro, fra le due lastre, hai un problema completamente diverso, e nessuna delle voci qui sopra lo tocca.

Come si riconosce

Passa un dito sul vetro appannato. Se il velo non si toglie da nessuna delle due facce — né dentro né fuori — è dentro la camera d’aria. Gli altri segni: l’appannamento compare e sparisce col sole, ai bordi restano aloni biancastri o colature permanenti, e la finestra resta velata anche con la stanza perfettamente asciutta.

Cosa dice la norma sui vetrocamera

Una vetrata isolante è una struttura sigillata ermeticamente sul perimetro, con un essiccante nel distanziale che cattura l’umidità residua interna. La famiglia di norme che la governa è la EN 1279: la nota tecnica del Bundesverband Flachglas sulla EN 1279:2018 ricostruisce le sei parti e cosa fa ciascuna — la parte 2 fissa il metodo di prova a lungo termine e i requisiti per la penetrazione di umidità, la parte 6 include la misura del punto di rugiada nel controllo di produzione in fabbrica. La stessa nota cita la premessa della EN 1279-1: la norma è scritta «nell’ipotesi di un periodo d’uso di 25 anni» per le vetrate isolanti. La versione italiana UNI EN 1279-1:2018 risulta in vigore dal 20 settembre 2018.

Tradotto: quando il sigillo perimetrale cede, l’essiccante si satura, il vapore entra e il punto di rugiada dentro la camera sale fino a rientrare nelle temperature che la finestra vive ogni giorno. Da quel momento l’appannamento interno è inevitabile, e non dipende più da come vivi la casa.

Perché non si «asciuga»

Circolano interventi che forano la lastra, asciugano la camera e rimettono una valvola. Possono togliere l’alone alla vista, ma non ripristinano né la tenuta né il gas: una camera riaperta all’aria perde l’argon, quindi perde la prestazione termica per cui l’avevi pagata — e il vetro torna più freddo, cioè torna a bagnarsi anche dalla parte tua. La soluzione stabile è sostituire la vetrata isolante, non l’intero serramento: il telaio resta, e il ricambio si fa su misura.

Condensa sul vetro esterno: non è un difetto, è il contrario

Ti svegli, la finestra è appannata fuori, e il primo pensiero è che il serramento nuovo sia difettoso. È esattamente il rovescio.

Quando compare

Quando la lastra esterna scende sotto il punto di rugiada dell’aria di fuori. Succede nelle notti serene e senza vento, tipicamente di primo autunno e di primavera, quando l’aria esterna è umida e il vetro irraggia calore verso il cielo aperto raffreddandosi sotto la temperatura dell’aria. Perché ci riesca, deve arrivargli poco calore da dentro: cioè il vetro deve isolare bene.

Pilkington, che è un produttore di vetro e va letto come tale, lo spiega nella sua scheda sulla condensa esterna e lo scrive a chiare lettere: è un fenomeno naturale, tanto più frequente quanto più isolanti sono le finestre, e non è un difetto del vetro o del serramento. Con il vetro basso-emissivo, dice lo stesso documento, più calore resta dentro e la lastra esterna si scalda meno. Un vetro singolo o un doppio vetro vecchio, che disperdono, la lastra esterna se la scaldano da soli: per questo non si appannano mai fuori.

Cosa la riduce

Poco, ed è bene saperlo prima di spendere. Lo stesso costruttore indica che qualsiasi oggetto che schermi la finestra dal cielo notturno sereno — una pensilina, un aggetto, un albero — riduce l’effetto, perché riduce l’irraggiamento verso il cielo. Esistono poi vetri con un rivestimento basso-emissivo aggiuntivo sulla faccia esterna, pensati proprio per ritardare la comparsa dell’appannamento esterno. Per il resto, sparisce da sola appena il sole tocca la facciata, e nel frattempo ti sta dicendo che la finestra sta facendo il suo lavoro.

Cosa non risolve la condensa sui vetri

Tre rimedi che girano ovunque e che, sui vetri di una stanza abitata, non spostano niente.

I sacchetti e le vaschette assorbi-umidità

Quelli a sali di calcio sono tarati su volumi piccoli e chiusi: un armadio, una cassettiera, una cabina armadio, dove l’aria non si rinnova. Una stanza è due ordini di grandezza più grande e viene riaperta decine di volte al giorno, e la casa, come abbiamo visto, immette 6-12 litri d’acqua al giorno. Metterne uno sul davanzale non abbassa il punto di rugiada in modo misurabile. In un armadio, contro l’odore di chiuso, funzionano; contro il vetro bagnato, no.

L’antimuffa spray passato sul vetro

Toglie la macchia dove la passi, e questo è tutto. La muffa sul telaio e sulla guarnizione non è la causa: è l’effetto dell’acqua che si ferma lì ogni mattina. Se non cambi i due numeri — vapore nell’aria, temperatura del vetro — torna, e nel frattempo hai aggredito le guarnizioni con un prodotto a base di cloro. Asciugare l’acqua con un panno la mattina è più utile e meno dannoso, anche se non è una soluzione: è manutenzione.

La finestra socchiusa tutta la notte

È il compromesso peggiore dei due mondi, e il manuale tedesco lo dice in due punti distinti. La ventilazione a spiffero, con la finestra a vasistas, produce un ricambio d’aria molto meno intenso di quella a battente spalancato; e tenere le finestre inclinate a lungo o sempre fa salire drasticamente i consumi di riscaldamento. In più raffredda il contorno della finestra e la spalletta del muro proprio dove passi la notte, cioè crea una superficie fredda in più su cui condensare. Se puoi dormire con la finestra completamente aperta, quello è il ricambio massimo; altrimenti chiudila e fai una ventilazione d’urto intensa appena alzato.

Quando la condensa è già diventata muffa

Se sul telaio, sulla guarnizione o nell’angolo vicino alla finestra è comparsa una macchia scura o verdastra, non sei più nel campo di questa pagina. La muffa già formata è un problema a sé: va rimossa nel modo giusto, va capito quanto è estesa, e soprattutto va tolta la causa — perché sulla superficie ricompare finché quella superficie resta bagnata. Cosa serve davvero, e in quali casi un apparecchio è la mossa giusta invece di un palliativo, lo abbiamo trattato nella pagina sui deumidificatori per la muffa.

Il legame fra i due problemi è numerico, e vale la pena tenerlo a mente: la muffa parte molto prima della condensa visibile. Lo stesso manuale dell’Umweltbundesamt colloca il limite sotto il quale le muffe non crescono intorno al 70% di umidità relativa sulla superficie, e indica che all’80% sulla superficie le specie che possono svilupparsi sono già molte; l’acqua liquida, invece, compare solo al 100%. Tradotto: quando vedi le gocce sul vetro, negli angoli più freddi della stessa stanza le condizioni per la muffa ci sono da un pezzo.

Domande frequenti

Perché si forma la condensa sui vetri al mattino?

Perché al mattino coincidono le tre condizioni peggiori. La temperatura esterna tocca il minimo della giornata, quindi il vetro è al suo punto più freddo. L’aria della stanza ha accumulato il vapore di tutta la notte, circa un quarto di litro per ogni persona che ci ha dormito. E la stanza è rimasta chiusa per otto ore, senza nessun ricambio d’aria.

Come si elimina la condensa sui vetri?

Nell’immediato si asciuga con un panno, perché l’acqua ferma sul telaio è l’inizio della muffa. Per non rivederla, in ordine: ventilazione a battente spalancato per 5-10 minuti più volte al giorno, cappa e porta del bagno usate al momento giusto, bucato non steso in casa, tutte le stanze riscaldate almeno un po’. Se torna lo stesso, il punto debole è il vetro.

La condensa sui vetri significa che ho troppa umidità in casa?

Non necessariamente. Significa che quel vetro è più freddo del punto di rugiada dell’aria che lo tocca. Con un vetro singolo, a zero gradi fuori, basta il 37% di umidità interna: un valore bassissimo, che nessuna casa abitata mantiene. Con un doppio vetro basso-emissivo servirebbe l’82%. I numeri da guardare sono due, non uno.

Perché ho la condensa sui vetri anche con gli infissi nuovi?

Perché infissi nuovi e a tenuta riducono il ricambio d’aria involontario che le vecchie finestre garantivano dagli spifferi, e l’umidità interna sale. Se poi le pareti non sono state isolate, restano fredde come prima. Il manuale dell’Umweltbundesamt descrive proprio questa combinazione — finestre sostituite senza risanare la facciata — come una delle situazioni tipiche in cui compare la muffa. Dopo il cambio degli infissi bisogna arieggiare più di prima.

Come eliminare la condensa all’interno dei doppi vetri?

Non si elimina: si sostituisce la vetrata isolante. L’acqua fra le due lastre significa che il sigillo perimetrale ha ceduto e l’essiccante è saturo. Forare e asciugare la camera fa sparire l’alone ma le toglie il gas, quindi peggiora l’isolamento. Il telaio in genere si può tenere: si cambia solo il vetrocamera, su misura.

Perché si forma la condensa sui vetri esterni?

Perché il vetro esterno si è raffreddato sotto il punto di rugiada dell’aria di fuori, tipicamente in notti serene e senza vento, irraggiando calore verso il cielo. Succede solo se dall’interno gli arriva poco calore, cioè se il vetro isola bene. Pilkington, produttore di vetro, lo definisce un fenomeno naturale e non un difetto del vetro o del serramento.

La condensa sui vetri fa venire la muffa?

L’acqua ferma sul telaio e sulla guarnizione sì, e in fretta. Ma il segnale è più ampio di così: la muffa può crescere su una superficie già quando l’umidità relativa su quella superficie supera il 70%, cioè ben prima che compaiano gocce visibili. Il vetro bagnato ti dice che negli angoli freddi della stessa stanza le condizioni ci sono già.

Il deumidificatore serve per la condensa sui vetri?

Sì, se il vetro è ragionevolmente isolante e il problema è l’aria: toglie acqua, quindi abbassa il punto di rugiada, che è la variabile giusta. Serve molto meno con un vetro singolo, dove dovresti scendere sotto il 40% di umidità per fare la differenza, e rende poco in una stanza sotto i 15 °C, dove un apparecchio a compressore raccoglie una frazione dei suoi litri di targa.

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