Clima e qualità dell’aria · Aggiornato il 14 settembre 2026

Deumidificatore non raccoglie acqua: le cause in ordine, e cosa controllare prima di chiamare il tecnico

Quasi sempre non è un guasto: l’aria è già asciutta, la stanza è troppo fredda per il compressore o l’igrostato chiede meno di quello che c’è. I controlli in ordine di probabilità, cosa fai da solo e quando serve un tecnico.

di Redazione Fatto per Durare 27 min di lettura
Deumidificatore portatile bianco con la tanica estratta e vuota su un pavimento in cotto, e un igrometro a lancetta
Deumidificatore portatile bianco con la tanica estratta e vuota su un pavimento in cotto, e un igrometro a lancetta

Se il tuo deumidificatore è acceso e la tanica resta vuota, la prima cosa da sapere è che nella maggior parte dei casi non è rotto. Sta facendo quello che la stanza gli permette: l’aria è già asciutta per quella temperatura, oppure fa troppo freddo perché un compressore lavori bene, oppure l’igrostato gli sta chiedendo di stare fermo.

Il guasto vero esiste, ma arriva in fondo alla lista. Qui trovi i controlli nell’ordine giusto, ricavati leggendo i manuali d’uso e le schede tecniche di quattro costruttori — Trotec, Comfee’, De’Longhi e Olimpia Splendid — con il sintomo che distingue ogni causa, quello che sistemi da solo e il punto in cui conviene chiamare l’assistenza.

Deumidificatore non raccoglie acqua: l’ordine in cui si controlla

Si parte dall’aria, non dalla macchina. Con un igrometro separato misuri umidità e temperatura della stanza; poi guardi l’igrostato impostato, la tanica e il filtro. Solo se l’aria sta sopra il 60%, la stanza sopra i 15 °C e il compressore gira da un quarto d’ora senza bagnare la batteria, si parla di guasto.

Il primo strumento è un igrometro che non sia quello della macchina

Il sensore di bordo misura l’aria a pochi centimetri da una macchina che sta asciugando proprio quell’aria, e non è uno strumento di precisione. Comfee’, nel manuale del DG-30DEN7, dichiara per l’umidità mostrata sul display una precisione del 5%; De’Longhi scrive che le misure del suo igrometro integrato sono «da considerare come indicative».

Cinque punti bastano a sbagliare la diagnosi: il display dice 55%, la stanza è al 50%, e ti chiedi perché la macchina non tira su niente. Un igrometro da tavolo, a un paio di metri dall’apparecchio su una parete interna, ti dà il numero che conta.

La sequenza, dalla causa più probabile alla meno probabile

  1. L’aria è già asciutta per quella temperatura: la macchina raccoglie solo l’acqua che nel frattempo entra nella stanza.
  2. La stanza è sotto i 15 °C: la batteria si copre di brina e l’apparecchio passa sempre più tempo a sbrinare.
  3. L’igrostato è sopra l’umidità reale, o una modalità automatica sceglie il valore da sola: gira solo la ventola.
  4. Tanica o galleggiante: tanica inserita male, galleggiante bloccato, tappo di scarico posteriore aperto.
  5. Filtro intasato o griglie ostruite: passa meno aria, si raccoglie meno acqua.
  6. Scarico continuo che non scende, o acqua che finisce nel tubo invece che nella tanica.
  7. Il compressore non parte: attesa di protezione, trasporto recente, protezione termica, presa condivisa.
  8. Guasto vero: elettronica, sensori, avviamento del compressore o perdita di refrigerante.

Il test del quarto d’ora, che separa la macchina dalla stanza

Imposta l’igrostato al minimo o la modalità continua, chiudi porte e finestre e lascia lavorare il compressore quindici minuti: lo riconosci dal ronzio più cupo sotto il fruscio della ventola e dall’aria in uscita più tiepida di quella della stanza.

Poi spegni, stacca la spina, togli il filtro e guarda le alette della batteria con una torcia, come suggerisce anche il manuale Trotec per il controllo visivo dell’interno. Alette bagnate: la macchina deumidifica, e il problema è la stanza. Alette coperte di brina bianca: è il freddo. Alette asciutte e alla temperatura dell’aria: il compressore non lavora o il circuito non raffredda, e il discorso cambia.

È l’aria o è la macchina: perché una stanza «umida» riempie poco la tanica

Il deumidificatore raccoglie soltanto l’acqua che l’aria gli cede, e in una stanza normale ce n’è pochissima. Portare 40 metri cubi d’aria a 20 °C dal 70 al 50% di umidità significa togliere circa 140 grammi d’acqua: meno di un bicchiere. Quello che riempie davvero la tanica è l’acqua che continua a entrare.

Per questo le prime ore danno l’impressione di una macchina che non fa niente: il display scende di dieci o venti punti, e la tanica resta quasi asciutta.

Il conto che nessuno fa

Una camera da 15 m² con il soffitto a 2,70 metri contiene 40,5 m³ d’aria. A 20 °C un metro cubo al 70% porta circa 12,1 grammi di vapore, al 50% circa 8,6: sulla stanza intera fanno circa 140 grammi. Dal 60 al 50% ne passano circa 70.

Asciugata l’aria, la macchina raccoglie ogni ora solo il vapore che arriva da persone, docce, pentole, bucato e muri. In una camera chiusa, riscaldata e vuota, una tanica quasi asciutta a fine giornata non è un difetto: è la misura di quanto poco vapore stia entrando.

Umidità relativa non è acqua: lo stesso 60% a 18 e a 28 gradi

L’igrometro legge l’umidità relativa, cioè quanto vapore c’è rispetto al massimo possibile a quella temperatura. L’acqua vera, l’umidità assoluta, cambia molto con i gradi: aria al 60% contiene circa 9,2 grammi per metro cubo a 18 °C e circa 16,3 a 28 °C. Quasi il doppio, con lo stesso numero sul display.

Ecco perché lo stesso apparecchio, con lo stesso 60% in casa, d’estate riempie la tanica e d’inverno raccoglie la metà o meno. Il concetto, con la tabella dei valori giusti per ogni temperatura e la prova del sale per controllare il tuo igrometro, sta nella guida su l’umidità ideale in casa.

Quanta acqua dovrebbe raccogliere, e come lo misuri

Il manuale Comfee’ chiede, al primo utilizzo, di far funzionare l’apparecchio per 24 ore continue: è anche la prova migliore quando pensi che non funzioni. Porte e finestre chiuse, igrostato al minimo, igrometro separato; annoti l’umidità all’inizio e alla fine, più i litri in tanica.

Non confrontare il risultato con la scatola. Olimpia Splendid, nella scheda dell’Aquaria 22 P, dichiara la capacità di deumidificazione a 32 °C e 80% di umidità: condizioni da serra. Perché la resa in un soggiorno a 20 °C sia una frazione di quel numero lo spiega la guida su quale deumidificatore scegliere.

Il freddo: sotto i 15 °C il compressore passa il tempo a sbrinare

Un deumidificatore a compressore condensa il vapore su una batteria fredda. Sotto i 15 °C il punto di rugiada dell’aria si abbassa, la batteria scende sotto zero e l’acqua si deposita come brina invece di gocciolare. La macchina si ferma periodicamente a sbrinare, e raccoglie una frazione dei litri dichiarati.

È la causa più frequente in cantine, taverne, garage e seconde case: il display segna 75%, la tanica è vuota, e la macchina sembra rotta.

Perché la batteria ghiaccia

Perché l’acqua si depositi, le alette devono stare più fredde del punto di rugiada dell’aria. In un soggiorno a 20 °C e 45% il punto di rugiada è circa 7,7 °C: la batteria ha margine per restare sopra zero e gocciolare. In una cantina a 10 °C e 70% scende a circa 4,8 °C, e l’aria che entra è già fredda.

La batteria finisce così sotto zero: il vapore diventa brina, la brina fa da isolante e strozza il passaggio dell’aria. Più brina, meno acqua, più cicli di sbrinamento.

Quanto rende davvero a 10 gradi

Meaco, costruttore britannico che vende sia deumidificatori a compressore sia ad adsorbimento, scrive nella sua pagina sulle basse temperature che i modelli a condensazione sono davvero raccomandabili per temperature a partire da 15 °C. E porta un esempio: un apparecchio da 20 litri, che a 30 °C e 80% ne raccoglie 20 in 24 ore, a 10 °C ne raccoglie 4 o 6. Fra 1 e 10 °C, lo stesso costruttore consiglia l’adsorbimento.

La brina è normale, e non va aiutata a sciogliersi

Nella tabella dei problemi del manuale Comfee’, alla voce «ghiaccio sulla serpentina», la risposta è una sola: è normale, l’apparecchio ha lo sbrinamento automatico. Il compressore si ferma e la ventola gira finché la brina non è sparita.

Trotec descrive lo stesso ciclo per la serie TTK E, con una spia DEFROST dedicata, e aggiunge due divieti: non spegnere e non staccare la spina durante lo sbrinamento, e non usare mezzi diversi da quelli del costruttore per accelerarlo. Il phon puntato sulle alette è esattamente quello che il manuale esclude.

Il limite sotto il quale il compressore non parte

Il manuale Trotec della serie TTK E dichiara un’area di lavoro da 5 a 35 °C e avverte che sotto i 5 °C il dispositivo può non avviarsi. Comfee’ indica per il DG-30DEN7 5-32 °C e un’umidità fra il 30 e l’80%; un manuale De’Longhi del 2012, 2-32 °C.

La frase che gira in rete — «sotto i 15 gradi non funziona» — è quindi imprecisa in un modo che conta: funziona, ma rende poco e consuma per sbrinare. De’Longhi, con temperature molto basse, suggerisce di dare alla stanza almeno un minimo di riscaldamento.

In cantina e in garage serve un’altra macchina

Se la stanza sta stabilmente sotto i 12-15 gradi, nessuna regolazione rende il compressore l’apparecchio giusto. Serve un deumidificatore ad adsorbimento, che trattiene il vapore in un materiale essiccante invece di condensarlo su una batteria fredda, e rende quasi uguale anche vicino allo zero, pagandolo con un consumo per litro più alto. I modelli per quel caso sono nella classifica dei migliori deumidificatori ad adsorbimento.

Igrostato e impostazioni: spesso la macchina sta solo obbedendo

Se l’igrostato è impostato su un valore più alto dell’umidità della stanza, il compressore resta spento e gira solo la ventola: l’apparecchio sembra acceso e non raccoglie niente. Succede spesso, perché il minimo impostabile cambia molto da un modello all’altro e perché le modalità automatiche scelgono l’obiettivo da sole.

Il minimo impostabile va dal 20 al 50%, secondo il modello

La tabella mette in fila quello che dichiarano i costruttori nei manuali e nelle schede, non una nostra misura.

Apparecchio Igrostato impostabile Temperatura d’uso dichiarata Fonte
Trotec TTK 29 E / 51 E / 70 E 50-80%, a scatti del 10% 5-35 °C manuale d’uso
Comfee’ DG-30DEN7 35-85%, a scatti del 5% 5-32 °C manuale d’uso
Olimpia Splendid Aquaria 22 P 20-90% non indicata nella scheda scheda tecnica
De’Longhi, manuale 5714810531 a passi del 5% 2-32 °C manuale d’uso

Con un apparecchio che non scende sotto il 50% e una camera al 48%, il compressore non partirà mai. Il manuale Trotec lo mette fra i controlli: l’umidità del locale deve stare sopra il valore selezionato. De’Longhi, fra le cause dell’apparecchio che resta fermo, indica un valore impostato troppo alto, e come rimedio abbassarlo.

Le modalità automatiche decidono al posto tuo

Le modalità «auto», «comfort» o «intelligente» scelgono il bersaglio da sole, e ogni costruttore ne sceglie uno diverso. La modalità comfort della serie TTK E di Trotec regola fra 50, 55 e 60% secondo la temperatura, e spegne il compressore sotto il 50%. La deumidificazione intelligente di Comfee’ tiene la stanza fra il 45 e il 55%. Sull’Aquaria 22 P la funzione AUTO mantiene il 60%.

Se la stanza è al 58% e l’apparecchio è in auto al 60%, la tanica resta vuota e la macchina ha ragione. Imposta il valore a mano: in casa, secondo la guida madre, il bersaglio sta al 45-50%.

Tanica, galleggiante e sensore di livello

Il galleggiante nella tanica, salendo con l’acqua, dice all’elettronica che è piena e ferma il compressore. Se è sporco o incastrato in alto, la macchina crede di avere la tanica piena anche quando è vuota. Il manuale Trotec lo mette al primo posto fra i controlli per l’apparecchio che funziona senza produrre condensa: il galleggiante dev’essere pulito e libero di muoversi.

Poi l’inserimento: una tanica spinta male non chiude il contatto e l’apparecchio non riparte. Trotec lo segnala con la spia FULL, Comfee’ con il codice P2, tanica piena o fuori posizione. Sfilala, sciacquala, muovi il galleggiante con un dito e rimettila fino allo scatto.

L’acqua che finisce da un’altra parte

A volte l’acqua c’è, ma non dove la cerchi. Il manuale Comfee’ elenca un caso preciso: vuoi usare la tanica, ma il tappo di scarico posteriore è stato tolto, e l’acqua esce dal retro. Guarda sotto l’apparecchio prima di concludere che non raccoglie. Lo stesso se hai collegato un tubo di scarico e l’hai dimenticato: l’acqua va lì, e la tanica resta asciutta per forza.

Filtro sporco e griglie ostruite: meno aria, meno acqua

Il deumidificatore estrae acqua dall’aria che riesce a far passare sulla batteria. Un filtro intasato, una tenda davanti alla griglia o l’apparecchio incastrato contro un mobile riducono la portata, e con la portata cala l’acqua raccolta. Il sintomo tipico è un calo graduale su settimane, non un arresto improvviso.

Ogni quanto si pulisce il filtro

I costruttori non danno la stessa cadenza, ma vanno nella stessa direzione. Il manuale Comfee’ chiede di controllare e pulire il filtro almeno ogni due settimane, o più spesso se serve. De’Longhi, con un uso costante o frequente, consiglia di pulirlo ogni settimana. Trotec non fissa un calendario: il filtro si pulisce appena si sporca, e il segnale è proprio una potenza ridotta.

Nella stagione umida, quindi, un’occhiata ogni settimana e una pulizia ogni una o due. Chi ha animali o stende il bucato vicino all’apparecchio sta sul lato corto.

Come si lava senza rovinarlo

Trotec indica un panno morbido e leggermente umido, e per il filtro molto sporco acqua calda con un detergente neutro. Comfee’ indica acqua tiepida e sapone, e vieta la lavastoviglie. Entrambi insistono sul punto che conta: il filtro si rimonta solo completamente asciutto.

E l’apparecchio non si usa senza filtro «per fare prima»: il manuale Comfee’ avverte che sporco e lanugine lo intaserebbero, riducendone le prestazioni. Un filtro si lava in un minuto, l’interno della macchina no.

La batteria sporca è un lavoro da assistenza

Dietro il filtro c’è l’evaporatore, e più indietro il condensatore. Se con la torcia vedi uno strato spesso di polvere sulle alette, il manuale Trotec è netto: la pulizia interna la fa un’impresa specializzata in refrigerazione e condizionamento, o il costruttore, e lo stesso vale per un condensatore sporco.

Il motivo è pratico. Le alette sono lamelle sottili che si piegano con niente, e dietro scorre un refrigerante infiammabile: Trotec avverte che le parti del circuito frigorifero non devono essere perforate. Spazzole metalliche e cacciaviti trasformano una pulizia in una riparazione.

Lo spazio intorno conta quanto il filtro

Un deumidificatore aspira da un lato e soffia dall’altro. In un angolo, contro una tenda o dietro il divano ricicla la sua stessa aria, già asciutta. De’Longhi chiede di lasciare almeno 50 centimetri liberi davanti e sopra l’apparecchio; Comfee’ mette fra i controlli che tende, persiane o mobili non blocchino davanti o dietro. E con le porte aperte tratta tutta la casa, diluendo l’effetto nella stanza che ti interessa.

Lo scarico continuo che non scarica

Con lo scarico continuo l’acqua scende per gravità: il tubo deve partire dal bocchettone e arrivare allo scarico sempre in discesa, senza pieghe e senza tratti che risalgono. Se l’acqua non esce, quasi sempre il tubo è schiacciato, sollevato in un punto oppure intasato dalla patina che si forma dentro con il tempo.

La regola della discesa

De’Longhi la scrive così: il tubo non deve mai superare l’altezza del beccuccio e non dev’essere strozzato, altrimenti l’acqua continua a riversarsi nella tanica. Comfee’ chiede che il tubo stia sempre più in basso dell’uscita, senza pieghe, con l’estremità in piano o più in basso.

Il caso tipico è il tubo che corre sul pavimento e poi sale di dieci centimetri per entrare nel piatto doccia o nel lavandino. Quel tratto in salita basta: l’acqua riempie la curva, non ha la spinta per superarla, e l’apparecchio si comporta come se lo scarico non ci fosse.

Tubo piegato, schiacciato o pieno di melma

Il tubo è sottile: Trotec indica un diametro di 1/2", Comfee’ un diametro interno di 13,5 mm. Si schiaccia sotto una porta, dietro un mobile o sotto una ruota dell’apparecchio stesso, e Trotec avverte che non dev’essere piegato.

Il secondo nemico è interno. Nell’acqua di condensa che ristagna nel tubo si forma una patina scivolosa che col tempo restringe il passaggio. Staccalo e fallo scorrere con acqua corrente; se resta viscido o puzza, cambiarlo costa meno fatica che pulirlo.

L’estremità deve restare nell’aria, non sott’acqua

Un dettaglio che nessuno scrive: l’estremità del tubo deve restare libera, sopra lo scarico, non immersa. Se la infili nell’acqua di un secchio mezzo pieno, o la spingi nello scarico del lavandino fino al sifone, il livello dell’acqua in fondo fa da tappo e il flusso, già debolissimo, si ferma. Un secchio a terra funziona finché il livello non sale all’altezza del tubo; uno scarico a pavimento è la soluzione che regge.

Quando la tanica si riempie lo stesso

Se il tubo è collegato e trovi comunque la tanica piena, di solito non è un guasto: l’acqua non riesce a scendere per una delle ragioni sopra e torna nel serbatoio, esattamente come descrive De’Longhi per il tubo che sale oltre il beccuccio. Alcuni modelli da cantina hanno invece una pompa di condensa che solleva l’acqua: se si blocca, l’acqua resta nell’apparecchio, ed è l’unica parte dello scarico che può guastarsi davvero.

Il compressore non parte: prima le attese normali, poi il guasto

Quasi tutti i deumidificatori tengono spento il compressore per tre minuti dopo ogni arresto: è una protezione, non un guasto. Prima di sospettarlo escludi l’attesa, la stanza sotto i 5 °C, un trasporto recente, la protezione termica e una presa condivisa. Se dopo dieci minuti tace ancora, è un lavoro da assistenza.

I tre minuti di protezione

Il manuale Comfee’ lo scrive in chiaro: quando l’apparecchio si spegne, non può essere riacceso per i tre minuti successivi, e riprende da solo allo scadere. De’Longhi, alla voce «l’apparecchio non funziona per circa 3 minuti dal riavvio», risponde che è intervenuto il dispositivo di protezione. Trotec, per la serie TTK E, chiede di aspettare 10 minuti prima di riavviare.

Il ritardo scatta dopo ogni arresto: spegnimento a mano, tanica piena, igrostato soddisfatto, blackout. Chi accende e spegne tre volte di fila «per vedere se parte» ricomincia il conto ogni volta.

Dopo un trasporto: da un’ora a un giorno di attesa

È l’errore del trasloco, o dell’apparecchio portato in cantina coricato nel bagagliaio. Il manuale Trotec chiede di trasportarlo solo in piedi e, dopo ogni trasporto, di lasciarlo fermo da 12 a 24 ore perché il refrigerante torni nel compressore. Se lo accendi prima, avverte, il compressore si può danneggiare e la garanzia si estingue.

Il manuale De’Longhi del 2012 chiede almeno un’ora. La differenza fra i due numeri dice che la regola dipende dal modello: vale quella del tuo manuale, e nel dubbio aspettare una notte non costa niente.

Protezione termica, tensione e prese multiple

Il compressore ha una protezione contro il surriscaldamento che lo stacca quando lavora in condizioni pesanti, con le griglie ostruite o in una stanza molto calda: Trotec indica di scollegare l’apparecchio e lasciarlo raffreddare circa dieci minuti. Comfee’ chiede di non collegarlo a una presa condivisa con altri apparecchi, Trotec di usare prolunghe adeguate e srotolate per intero. Una ciabatta con stufetta e phon fa scendere la tensione proprio all’avvio del compressore.

Come si riconosce un guasto vero

Esclusi attese, freddo e corrente, i segni che meritano l’assistenza sono pochi. Un clic secco dal retro ogni pochi minuti, con un ronzio breve del compressore che poi si spegne, indica di solito un problema di avviamento: relè, condensatore di spunto o protezione che interviene. Ventola che gira, compressore che si sente, ma alette asciutte e tiepide dopo un quarto d’ora: il circuito non raffredda.

I codici di errore sono la cosa più utile da dire al centro assistenza. Sul Comfee’ DG-30DEN7 ES e AS indicano un errore del sensore di temperatura e di quello di umidità: il manuale chiede di staccare e riattaccare la spina, e di chiamare l’assistenza se tornano. Sulla serie TTK E di Trotec E1 ed E2 indicano un corto circuito sul sensore di temperatura, e il rimedio è solo l’assistenza.

Non si ferma mai: quando il problema è il contrario

Un deumidificatore che lavora senza sosta è impostato su un valore che la stanza non raggiunge, oppure è in modalità continua, oppure è troppo piccolo per l’acqua che entra ogni giorno. L’igrostato rotto è raro: prima si controllano impostazione, porte e finestre, fonti di vapore e taglia dell’apparecchio.

Il valore impossibile

Con un minimo impostabile al 35%, come sul Comfee’ DG-30DEN7, è facile chiedere un obiettivo che una casa abitata d’inverno non raggiunge: la macchina insegue quel numero e non si ferma. Tenere l’igrostato al 40% invece che al 50% fa anche entrare più vapore da fuori, perché aumenta la differenza fra dentro e fuori. Le ore di compressore in più, in kilowattora, sono nella pagina sui consumi del deumidificatore. In casa il bersaglio ragionevole resta il 45-50%.

Modalità continua e asciugabiancheria

Alcune modalità sono fatte per non fermarsi. Il funzionamento continuo della serie TTK E di Trotec deumidifica, dice il manuale, indipendentemente dall’umidità presente, e in quella modalità il valore desiderato non si può impostare. Anche le funzioni per il bucato tengono la macchina al lavoro a lungo: Trotec fa preselezionare il 46% per l’asciutto da armadio. Se l’hai usata per i panni e poi dimenticata attiva, la macchina fa quello che le è stato chiesto.

Porte aperte, fonti di vapore e acqua che arriva dal muro

Nella tabella dei problemi di Comfee’, alla voce dell’apparecchio che non asciuga come dovrebbe, ci sono porte, finestre e aperture non chiuse, e qualcosa nella stanza che produce vapore. De’Longhi aggiunge il locale troppo grande per l’apparecchio e le troppe fonti di umidità.

Poi c’è il caso che nessuna regolazione risolve. Se la tanica si riempie ogni giorno e la macchia sul muro non cambia, specie se parte dal battiscopa, il problema può essere risalita capillare o infiltrazione: come distinguerle dalla condensa lo spiega la guida su quale deumidificatore scegliere, nella parte che chiede se è l’aria o il muro.

La taglia sbagliata, il caso in cui ha ragione lui

Un apparecchio piccolo in una casa grande e abitata non raggiunge mai il setpoint, lavora al massimo tutto il giorno e consuma come uno più grande che ogni tanto si ferma. Se hai escluso il resto, confronta l’acqua che entra ogni giorno con la resa reale alla tua temperatura: è il calcolo della guida su quanti litri deve avere un deumidificatore.

Quando è davvero il sensore

L’igrostato guasto ha un sintomo preciso: il valore sul display resta fermo mentre il tuo igrometro separato si muove, oppure i due divergono ben oltre i cinque punti di tolleranza. Il manuale De’Longhi prevede un allarme sensori, che può indicare un guasto o un’umidità troppo bassa o troppo alta per essere rilevata: prima di chiamare, suggerisce di provare l’apparecchio in un’altra stanza.

Tabella diagnostica: dal sintomo alla soluzione

La tabella riassume la pagina: per ogni sintomo, la causa più probabile, il controllo che puoi fare da solo e il punto in cui serve un tecnico. Quasi tutte le righe si chiudono senza attrezzi e senza aprire l’apparecchio; quelle che richiedono assistenza sono le ultime, e sono anche le meno frequenti.

Sintomo Causa più probabile Cosa fai tu Quando serve un tecnico
Tanica vuota, display sotto il 50-55% aria già asciutta niente: verifica con un igrometro separato mai
Tanica vuota, display alto, stanza sotto i 15 °C brina e cicli di sbrinamento scalda un po’ la stanza o passa all’adsorbimento mai
Brina bianca sulle alette freddo, sbrinamento in corso aspetta la fine del ciclo, niente phon se c’è brina anche con la stanza sopra i 18 °C
Ventola accesa, compressore muto igrostato sopra l’umidità reale, modalità auto abbassa il valore o passa in manuale se non parte nemmeno al valore minimo
Spia tanica piena o P2 con tanica vuota tanica inserita male, galleggiante bloccato sfila, pulisci il galleggiante, reinserisci fino allo scatto se la spia resta accesa
Acqua sul pavimento, tanica asciutta tappo di scarico posteriore aperto rimetti il tappo mai
Resa in calo da settimane filtro intasato, griglie ostruite pulisci il filtro, libera 50 cm davanti se le alette interne sono piene di polvere
Tubo collegato, acqua che non esce tratto in salita, tubo schiacciato o sporco rifai il percorso sempre in discesa, pulisci o cambia il tubo se l’apparecchio ha una pompa bloccata
Il compressore parte dopo qualche minuto protezione di tre minuti aspetta mai
Non parte dopo un trasporto refrigerante non ancora nel compressore lascialo fermo e in piedi fino a 24 ore se non parte nemmeno dopo
Clic dal retro, ronzio breve e poi stop avviamento del compressore presa dedicata, niente ciabatte sì, se persiste con la presa giusta
Alette asciutte e tiepide dopo 15 minuti circuito che non raffredda niente sì, sempre
Codici ES, AS, E1, E2 sensori o elettronica stacca e riattacca la spina sì, se il codice torna

Riparare o sostituire: cosa si aggiusta e chi lo può fare

Tutto quello che sta fuori dal circuito frigorifero — filtro, tanica, galleggiante, tubo, impostazioni — lo sistemi da solo. Sensori, schede e ventilatore sono lavori da centro assistenza. Il circuito del refrigerante è sigillato: se ha perso gas serve un tecnico qualificato che trovi la perdita, e spesso non conviene.

Il circuito è sigillato, e il gas non si consuma

La soluzione che si legge più spesso nelle pagine di riparazione è «ricaricare il gas». Leggendo i manuali, la premessa non regge. Trotec descrive il circuito della serie TTK E come un sistema ermeticamente chiuso che non necessita di manutenzione, riparabile solo da ditte specializzate nella refrigerazione e nel condizionamento.

Un circuito sigillato non si scarica con l’uso. Se il gas manca, è uscito da una perdita, e rabboccarlo senza ripararla significa ritrovarsi allo stesso punto dopo qualche settimana. In più, sugli apparecchi recenti il refrigerante è R290, cioè propano, che il manuale Trotec classifica come gas altamente infiammabile.

Chi può mettere le mani sul circuito

Il manuale Trotec chiede che chiunque lavori sul circuito possa esibire un certificato di qualificazione nell’uso dei refrigeranti. È la stessa direzione della normativa europea: il regolamento (UE) 2024/573 sui gas fluorurati, in vigore, all’articolo 10 chiede la certificazione di chi installa, ripara o smantella apparecchiature di refrigerazione, condizionamento e pompe di calore, e la estende alle alternative ai gas fluorurati, «compresi i refrigeranti naturali, se del caso». All’articolo 3 considera «fisse» anche le apparecchiature di climatizzazione movibili da una stanza all’altra.

Gli apparecchi più vecchi un gas fluorurato lo contengono davvero: il manuale De’Longhi del 2012 dichiara R134a e riserva manutenzione e smaltimento a personale qualificato. In pratica le strade sono due: il centro assistenza del marchio o un frigorista abilitato.

Cosa costa, detto senza cifre

Filtro, tanica, galleggiante e tubo costano il tempo di pulirli. Un sensore o una scheda sostituiti in assistenza sono un intervento limitato, che su un apparecchio di pochi anni ha quasi sempre senso. Il circuito frigorifero è un’altra categoria: ricerca della perdita, saldatura, vuoto e nuova carica, con la manodopera di un tecnico specializzato, spesso superano il valore di un deumidificatore da stanza.

Per fare il conto con i tuoi numeri — età dell’apparecchio, pezzo rotto, anni di vita che gli restano — c’è il nostro strumento che ti dice se conviene riparare o sostituire. Se la risposta è sostituire, la prima domanda è la temperatura della stanza, e da lì partono i migliori deumidificatori che abbiamo messo in fila.

La garanzia legale copre i primi due anni

Sotto i due anni, prima di pagare qualunque intervento c’è la garanzia legale di conformità. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy la riassume così: per i beni nuovi dura due anni dalla consegna e copre i difetti già presenti alla consegna che si manifestano in quei 24 mesi; per quelli che compaiono entro il primo anno si presume che esistessero già.

La stessa pagina esclude i difetti sopravvenuti per uso o per mancata o cattiva manutenzione, ed è qui che le istruzioni pesano: un filtro mai pulito è manutenzione mancata, e un apparecchio acceso subito dopo un trasporto coricato è, per il manuale Trotec, un caso in cui la garanzia si estingue. Il riferimento è l’articolo 133 del Codice del Consumo, e l’azione si prescrive in ventisei mesi dalla consegna.

Domande frequenti

Perché il deumidificatore è acceso ma non raccoglie acqua?

Nella maggior parte dei casi perché l’aria è già asciutta, perché la stanza è sotto i 15 °C o perché l’igrostato è impostato sopra l’umidità reale, e allora gira solo la ventola. Verifica con un igrometro separato, abbassa il valore impostato e controlla che la tanica sia inserita bene. Se dopo un quarto d’ora di compressore le alette sono asciutte e tiepide, è un guasto.

Quanta acqua deve raccogliere un deumidificatore al giorno?

Non esiste un numero fisso: raccoglie l’acqua che entra nella stanza, non quella stampata sulla scatola. I litri di targa sono misurati a 30-32 °C e 80% di umidità; a 20 °C la resa è una frazione, a 10 °C un apparecchio da 20 litri ne fa 4 o 6 secondo Meaco. Per saperlo, lascialo lavorare 24 ore con porte chiuse e misura.

Perché il compressore del deumidificatore non parte?

Il motivo più comune è la protezione di tre minuti dopo ogni spegnimento, dichiarata nei manuali Comfee’ e De’Longhi. Poi vengono la stanza sotto i 5 °C, un trasporto recente senza il riposo previsto dal manuale, la protezione termica e una presa condivisa con altri apparecchi. Se tace anche dopo dieci minuti, con presa dedicata e stanza calda, serve l’assistenza.

A che temperatura il deumidificatore smette di funzionare?

Un modello a compressore rende poco sotto i 15 °C e smette di partire intorno ai 5 °C: Trotec dichiara un’area di lavoro da 5 a 35 °C, Comfee’ da 5 a 32 °C, un manuale De’Longhi da 2 a 32 °C. Per cantine e garage più freddi serve un deumidificatore ad adsorbimento, che lavora anche vicino allo zero.

Il deumidificatore può rimanere senza gas?

Solo se c’è una perdita. Il circuito è sigillato in fabbrica e non si consuma con l’uso: Trotec lo descrive come un sistema ermeticamente chiuso che non necessita di manutenzione. Se il gas manca, va trovata e riparata la perdita da un tecnico qualificato; una ricarica senza riparazione dura poco. Su un apparecchio da stanza, spesso, non conviene.

Perché il deumidificatore non si ferma mai?

Perché l’igrostato è impostato su un valore che la stanza non raggiunge, perché è attiva la modalità continua o asciugabiancheria, o perché l’apparecchio è troppo piccolo per l’acqua che entra ogni giorno. Controlla porte e finestre, fonti di vapore e l’eventuale acqua che arriva dai muri. L’igrostato guasto è l’ultima ipotesi.

Perché il deumidificatore non scarica l’acqua nel tubo?

Quasi sempre perché il tubo non scende sempre: basta un tratto in salita, una piega o l’estremità immersa nell’acqua di un secchio perché il flusso, spinto solo dalla gravità, si fermi. Il tubo deve restare più basso del bocchettone per tutto il percorso, non schiacciato e pulito dentro. Se sale oltre il beccuccio, l’acqua torna nella tanica.

Il deumidificatore butta aria calda e non raffredda: è normale?

Sì. Un deumidificatore non è un condizionatore: l’energia che assorbe finisce nella stanza come calore, e De’Longhi scrive che l’aria rilasciata è generalmente più calda di quella ambiente. Deve essere fredda solo la batteria interna: se dopo un quarto d’ora di compressore le alette dietro il filtro restano asciutte e tiepide, il circuito non sta raffreddando.

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