Clima e qualità dell’aria · Aggiornato il 15 settembre 2026
Deumidificatore per asciugare i panni: funziona, in quante ore e quanto costa a bucato
Il deumidificatore asciuga il bucato in casa, ma a tre condizioni: stanza chiusa, temperatura sopra i 15 gradi, aria che passa fra i panni. Quante ore servono, quanti litri d’acqua porta un carico, quanto costa in bolletta e quando conviene l’asciugatrice.
Il bucato steso in casa a novembre non asciuga per un motivo preciso: l’aria della stanza è già carica di vapore e non ha dove mettere altra acqua. Un deumidificatore risolve esattamente quel problema, ed è per questo che funziona. Ma funziona a condizioni che quasi nessuna pagina mette in fila, e la prima non dipende dall’apparecchio: dipende dalla temperatura della stanza.
Qui trovi quante ore servono e da cosa dipendono, quanti litri d’acqua porta davvero un carico uscito dalla lavatrice, come si dispone la stanza, quanto costa un ciclo in bolletta con la tariffa scritta, e il confronto onesto con l’asciugatrice e con il termosifone. I numeri vengono da regolamenti europei, manuali d’uso e schede dei costruttori; dove il dato non esiste, lo diciamo.
Deumidificatore per asciugare i panni: funziona? La risposta breve
Sì. In una stanza chiusa, sopra i 15 °C, con lo stendino a mezzo metro-un metro dall’apparecchio, un deumidificatore a compressore asciuga un carico normale in circa 5-8 ore, contro uno o due giorni di stendino in una casa chiusa d’inverno. In una stanza più fredda serve un modello ad adsorbimento.
Il riferimento più citato viene da un costruttore, e va letto come tale. Meaco, marchio britannico di deumidificatori, scrive che un apparecchio impiega in genere circa sei ore per asciugare un carico standard su uno stendino, e sulle stesse sei ore ha tarato la modalità bucato delle sue macchine. È un ordine di grandezza plausibile, non una promessa: le ore vere possono essere quattro come dodici.
Da cosa dipendono le ore
Da quattro cose, in quest’ordine di peso. Quanta acqua c’è nei panni, che decide la centrifuga più del peso del carico. Quanta aria deve trattare la macchina: una stanza piccola a porta chiusa, o mezza casa. La temperatura, perché sotto i 15 °C un compressore rende una frazione dei suoi litri. Quanta aria passa fra i capi, che è la variabile più sottovalutata di tutte.
Sulla quarta c’è un dato, sempre di costruttore. In una prova pubblicata da Meaco, con le stesse 13 magliette centrifugate allo stesso modo e un ventilatore a colonna puntato sullo stendino, il loro deumidificatore da 20 litri ha asciugato tutto in poco meno di due ore, e il costruttore dichiara che il ventilatore ha ridotto il tempo di circa la metà. Tredici magliette non sono un carico da sei chili: prendi quel numero come il tempo di un carico leggero nelle condizioni migliori.
Perché l’aria secca asciuga: la fisica in due righe
Un tessuto bagnato cede acqua all’aria tanto più in fretta quanto più l’aria intorno è secca. Uno stendino in una stanza chiusa porta in poche ore l’umidità vicino ai panni all’80-90%: la differenza fra tessuto e aria sparisce, e l’evaporazione quasi si ferma. È il bucato che dopo due giorni «sa ancora di umido».
Il deumidificatore tiene la stanza intorno al 45-55%, quindi la differenza resta grande per tutto il ciclo. Il getto d’aria fa il resto: porta via lo strato d’aria satura che si forma a ridosso della stoffa. Per questo contano i metri cubi d’aria che passano fra i capi quasi quanto i litri che la macchina toglie.
Il vincolo che decide tutto: temperatura, stanza e numero di targa
Tre cose rovinano l’esperienza prima ancora di accendere. Una stanza sotto i 15 °C, dove il compressore brina e rende poco. Una stanza aperta o troppo grande, dove asciuga la casa invece dei panni. E i litri di targa, misurati a 30 °C e 80% di umidità, che a novembre in casa non esistono.
Sotto i 15 gradi il compressore lavora a metà
Un deumidificatore a compressore condensa il vapore su una batteria fredda. In una stanza fresca quella batteria scende sotto zero e l’acqua ci si deposita come brina invece di gocciolare. La macchina allora si ferma a sbrinare, e il manuale Trotec della serie TTK E descrive cosa succede in quei minuti: la deumidificazione si interrompe, il ventilatore continua a girare. Lo stesso manuale dichiara un’area di lavoro da 5 a 35 °C.
Tradotto per il bucato: in una lavanderia a 12 gradi un compressore funziona, ma passa una parte del tempo a scongelarsi mentre i panni restano bagnati, e l’acqua che evapora raffredda ancora un po’ la stanza. Lì la macchina giusta è un’altra, e ci torniamo più sotto.
La stanza aperta, o troppo grande
Un deumidificatore tratta l’aria che gli arriva. Con la porta aperta asciuga il corridoio, il soggiorno e le camere, mentre il vapore dei panni si sparge per la casa e va a condensare sui vetri delle altre stanze. La stanza giusta è piccola, fra 8 e 15 metri quadri, e ha la porta chiusa per tutto il ciclo. Un bagno con la finestra chiusa, una lavanderia, la stanza degli ospiti.
I litri di targa non si vedono a 18 gradi
«Venti litri al giorno» è una misura fatta al caldo umido, di solito a 30 °C e 80% di umidità relativa. A 20 °C e 60% la stessa macchina toglie la metà o meno: nella guida ai consumi del deumidificatore c’è il caso di un apparecchio che dichiara 55 litri a 30 °C e 80% e 27 litri a 20 °C e 60%. Con il bucato steso l’aria vicino alla macchina è più umida della media, e questo aiuta; la temperatura, invece, non la compensa niente. Se la stanza sta a 18 gradi, conta su metà dei litri scritti sulla scatola.
Quanta acqua c’è in un bucato steso
Un carico uscito dalla lavatrice porta con sé fra 2 e 5 litri d’acqua, e il numero lo decide la centrifuga più del peso. Il regolamento europeo sull’etichetta delle lavatrici classifica la centrifuga proprio per l’umidità che lascia nei panni: dalla classe A, sotto il 45%, alla classe C, fino al 63%.
La classe di centrifuga, scritta sull’etichetta della lavatrice
Il regolamento delegato (UE) 2019/2014, in vigore, definisce il «contenuto di umidità residua» come la quantità di umidità contenuta nel carico alla fine del lavaggio, e nella tabella 3 dell’allegato II ne ricava sette classi: A sotto il 45%, B fra 45 e 54%, C fra 54 e 63%, D fra 63 e 72%, e così via fino alla G, oltre il 90%. La classe sta sull’etichetta energetica di ogni lavatrice venduta in Europa, accanto alla velocità di centrifuga.
Il regolamento dà la percentuale; la formula esatta del calcolo sta in un’immagine del testo. Nella tabella qui sotto facciamo il conto sul peso del bucato asciutto, che è la lettura più prudente: se la base fosse il bucato bagnato, i litri sarebbero un po’ di più.
I litri per carico, classe per classe
| Carico asciutto | Classe A (meno del 45%) | Classe B (45-54%) | Classe C (54-63%) |
|---|---|---|---|
| 4 kg | fino a 1,8 litri | 1,8-2,2 litri | 2,2-2,5 litri |
| 6 kg | fino a 2,7 litri | 2,7-3,2 litri | 3,2-3,8 litri |
| 8 kg | fino a 3,6 litri | 3,6-4,3 litri | 4,3-5,0 litri |
Sono i numeri che il deumidificatore deve togliere dall’aria, quasi tutti: un capo «asciutto da armadio» trattiene pochissima acqua. Un carico da sei chili in classe B vale circa tre litri, cioè quanto una famiglia di quattro persone emette respirando in un giorno intero.
Il primo risparmio si fa nella lavatrice
La centrifuga toglie acqua con un motore, in pochi minuti. Il deumidificatore deve prima farla evaporare e poi ricondensarla, ed è il modo più lento e più costoso che esista per togliere un litro da un tessuto. Quindi: centrifuga al massimo che il tessuto sopporta, e un secondo giro di centrifuga per asciugamani e jeans prima di stenderli. Ogni mezzo litro che resta nel cestello è mezzo litro in meno da togliere dall’aria.
Come si fa, passo per passo
Stanza piccola e chiusa, stendino al centro con i capi distanziati, apparecchio ad almeno mezzo metro con il getto verso i panni, igrostato intorno al 45-50% o modalità bucato, scarico continuo se la tanica è piccola. In quest’ordine, perché ogni passo saltato annulla in parte il successivo.
1. La stanza: piccola, chiusa, non fredda
Porta chiusa e finestra chiusa per tutto il ciclo: l’aria esterna d’inverno è secca, ma una finestra aperta fa uscire il calore e trasforma la stanza in un locale freddo, che è peggio. Termosifone acceso, se c’è: sopra i 18 gradi il compressore rende molto di più. La camera da letto mentre dormi è la scelta sbagliata per due ragioni, il rumore e l’umidità che il bucato lascia nella stanza.
2. Stendino e apparecchio: le distanze
Il manuale Trotec citato sopra, nel paragrafo sull’uso come asciugabiancheria, chiede di rispettare le distanze minime dei dati tecnici quando si posiziona la macchina o lo stendino: 50 centimetri da pareti e oggetti sopra, dietro, di lato e davanti. È il minimo; per il bucato una distanza fra mezzo metro e un metro è quella che funziona, perché il getto arriva ai panni senza che la macchina ricicli la sua stessa aria secca.
Due dettagli che accorciano il ciclo più di qualunque funzione. I capi vanno distanziati di qualche centimetro, con i più pesanti — asciugamani, felpe, jeans — sui fili verso il getto. E lo stendino non va contro il muro: l’aria deve poter passare da tutti e due i lati.
3. La modalità bucato: cosa fa davvero
Non esiste una definizione unica, e ogni costruttore la intende a modo suo. Sulla serie TTK E di Trotec non c’è un programma dedicato: il manuale indica tre valori da impostare sull’igrostato, 46% per l’asciutto da armadio, 58% per l’umido da stiro, 65% per un asciutto parziale. Meaco dichiara invece una modalità che tiene la ventola al massimo per sei ore e si spegne quando i panni sono asciutti. Altri modelli ignorano l’igrostato e tirano dritto con un timer.
Quello che conta è che ci siano tre cose: ventola alta, compressore acceso senza fermarsi a metà, una condizione di spegnimento. Se il tuo apparecchio non ha nessuna modalità bucato, funzionamento continuo più un timer di sei-otto ore fa lo stesso lavoro.
Durante il ciclo: quando spegnere, la tanica, il ventilatore
Il ciclo finisce da solo se l’igrostato è impostato bene, si interrompe a metà se la tanica è piccola, e si accorcia di molto se accanto c’è un ventilatore. Sono i tre dettagli che decidono se al mattino il bucato è asciutto o ancora umido sulle cuciture.
4. Quando spegnere: l’igrostato fa da sensore
Finché i panni cedono acqua, l’umidità della stanza resta alta e il compressore lavora. Quando sono asciutti il vapore smette di arrivare, l’umidità scende al valore impostato e la macchina si ferma da sola. Il 45-50%, che è anche il valore da tenere in casa d’inverno, coincide con l’«asciutto da armadio» di Trotec.
Scendere più in basso accorcia di poco l’ultima ora e allunga il lavoro del compressore. Alcuni programmi puntano fino al 35% per finire prima: funziona, ma è una scelta di velocità, non di risparmio. La prova finale si fa a mano, sulle cuciture spesse e sugli elastici: sono gli ultimi punti ad asciugare.
5. La tanica: il limite che ferma tutto di notte
È il dettaglio che fa fallire più cicli notturni. Il Trotec TTK 70 E dichiara 20 litri al giorno e una tanica da 2,3 litri; un carico da sei chili in classe B ne porta circa tre. Se la tanica si riempie alle tre di notte, la macchina si ferma con la spia accesa e al mattino il bucato è ancora umido.
Le soluzioni sono due. Lo scarico continuo, con il tubo in un lavandino, nel piatto doccia o in una piletta, e l’uscita della macchina più in alto dello scarico, perché l’acqua scende per gravità. Oppure svuotare la tanica a metà ciclo, se il bucato lo stendi di sera.
Il ventilatore che accorcia i tempi
La prova Meaco citata in apertura dice una cosa utile anche se viene da chi vende deumidificatori: il tempo si accorcia di circa la metà aggiungendo un normale ventilatore puntato sullo stendino. Ha senso fisicamente, perché un ventilatore muove molta più aria fra i capi della bocchetta di un deumidificatore. Il deumidificatore toglie l’acqua dall’aria; il ventilatore la stacca dai panni.
Compressore o adsorbimento per il bucato, d’inverno e d’estate
Per il bucato in una stanza riscaldata, sopra i 15-16 °C, conviene il compressore: toglie più acqua per ogni kilowattora. In una lavanderia fredda, in taverna o in garage d’inverno conviene l’adsorbimento, che lavora vicino allo zero e soffia aria più calda sui panni. D’estate la domanda quasi non si pone.
In appartamento riscaldato: compressore
A 20 gradi un compressore consuma per ogni litro estratto molto meno di un apparecchio ad adsorbimento, che scalda una ruota di materiale essiccante con una resistenza per rigenerarla. I rapporti per litro, tecnologia per tecnologia, stanno nella guida ai consumi linkata sopra. Per un bucato settimanale in un bagno o in una stanza riscaldata, la scelta è netta.
In lavanderia, taverna o garage: adsorbimento
Sotto i 12-15 gradi il confronto si rovescia. Il compressore brina e sbrina, l’adsorbimento no: lavora fino a pochi gradi sopra lo zero e restituisce l’aria più calda di quella che aspira. Meaco, che produce entrambe le tecnologie, dichiara per i suoi modelli ad adsorbimento un’aria in uscita mediamente 12 gradi più calda dell’ambiente. Per un bucato in un locale freddo è un vantaggio doppio: acqua tolta dall’aria e panni scaldati.
Il prezzo è il consumo: un apparecchio da 620-650 watt acceso sei ore fa 3,7-3,9 kWh. I modelli, i limiti di temperatura e il confronto sul bucato stanno nella classifica dei migliori deumidificatori ad adsorbimento.
D’estate: spesso basta la finestra
Con l’aria esterna calda il bucato asciuga fuori o con la finestra aperta, e il deumidificatore serve poco. C’è anzi un contro: tutta l’elettricità che assorbe, più il calore che il vapore libera condensando, finisce nella stanza, che si scalda. Resta utile nei giorni afosi a casa chiusa e nei bagni ciechi, dove comunque il vapore non avrebbe dove andare.
Quanto consuma per bucato, in euro di corrente
Un deumidificatore a compressore da 20 litri spende fra 2 e 4 kWh per asciugare un carico, cioè fra 0,64 e 1,28 € in bolletta alla tariffa di riferimento ARERA. Un’asciugatrice a pompa di calore ne spende fra 0,95 e 1,5, secondo la classe. Il termosifone non costa corrente, ma l’acqua resta in casa.
Il conto, con la tariffa scritta
La tariffa è quella dell’autorità dell’energia: nel comunicato sull’aggiornamento della Maggior Tutela per il III trimestre 2026 ARERA fissa dal 1° luglio 2026 un prezzo di riferimento di 31,63 centesimi al kilowattora, tasse incluse. Nei conti usiamo 0,32 €/kWh, come nel resto del sito; il valore cambia a ottobre, e se sei sul mercato libero il numero giusto è quello della tua bolletta.
Il conto è potenza di targa × ore ÷ 1.000 × tariffa. In modalità bucato il compressore lavora quasi sempre, quindi qui la potenza di targa è una stima onesta e non un tetto teorico. Un apparecchio da 350 watt acceso otto ore fa 2,8 kWh: circa 90 centesimi di corrente. Uno da 420 watt per dieci ore fa 4,2 kWh. Tutto il resto — il duty cycle, lo sbrinamento, il consumo per litro — è svolto nella guida ai consumi.
Il confronto, metodo per metodo
Per un carico da circa sei chili, tre litri d’acqua. I consumi delle asciugatrici sono quelli dichiarati sull’etichetta europea; quelli del deumidificatore nascono da potenza e ore.
| Metodo | Energia per un carico | Tempo indicativo | In bolletta, a 0,32 €/kWh |
|---|---|---|---|
| Deumidificatore a compressore, 20 l/24h | 2-4 kWh elettrici | 5-8 ore sopra i 18 °C | 0,64-1,28 € |
| Deumidificatore ad adsorbimento | 3,7-3,9 kWh elettrici | circa 6 ore | 1,18-1,25 € |
| Asciugatrice a pompa di calore, classe C | 0,95 kWh elettrici | circa 4 ore e 20 a pieno carico | circa 0,30 € |
| Asciugatrice a pompa di calore, classe F | 1,48 kWh elettrici | circa 3 ore e 45 a pieno carico | circa 0,47 € |
| Asciugatrice a condensazione con resistenza | 3-5 kWh elettrici | circa 2-2,5 ore | 0,96-1,60 € |
| Stendino in stanza riscaldata o termosifone | nessun kWh elettrico, circa 2 kWh di calore dal riscaldamento | uno o due giorni | 0 € di corrente |
Le due righe delle pompe di calore vengono da due schede tecniche Bosch, che citiamo perché riportano i valori della nuova etichetta per esteso: la WQB246D0IT da 9 kg, classe C, dichiara 0,95 kWh per ciclo e 4 ore e 20 a pieno carico; la WTH83008IT da 8 kg, classe F, 1,48 kWh e 3 ore e 44. La riga della condensazione a resistenza viene dalla nostra guida ai consumi. L’ultima riga è fisica: per far evaporare un litro d’acqua servono circa 2.260 kJ, poco più di 0,6 kWh, e quel calore lo cede la stanza, cioè il riscaldamento, qualunque sia il modo in cui stendi.
Deumidificatore o asciugatrice: quale conviene
Se fai molti bucati e hai lo spazio, conviene un’asciugatrice a pompa di calore: consuma fino a quattro volte meno per carico e ci mette meno tempo, senza occupare una stanza. Il deumidificatore conviene se ce l’hai già per l’umidità di casa, se i bucati sono pochi o se un’asciugatrice non ci sta.
Come si legge oggi l’etichetta dell’asciugatrice
Dal 1° luglio 2025 le asciugatrici portano un’etichetta nuova, stabilita dal regolamento delegato (UE) 2023/2534, che ha abrogato il 392/2012 e le vecchie classi A+++. Il numero grande non è più un consumo annuo: è il consumo medio ponderato per 100 cicli, in kWh, calcolato sul programma eco a pieno carico e a carico parziale. Dividi per cento e hai il consumo di un ciclo: 95 kWh su 100 cicli sono 0,95 kWh.
Attenzione a non confrontare le due scale. Sulla stessa scheda della WTH83008IT la vecchia etichetta dava 2,22 kWh per il cotone a pieno carico e 1,25 a mezzo carico; la nuova, 1,48 ponderati. È la stessa macchina misurata in due modi, e spiega perché in rete girano cifre diverse per la stessa categoria.
I casi in cui vince il deumidificatore
Oltre ai tre dell’apertura, altri due: quando un’asciugatrice non la puoi scaricare, e quando stendi capi che in asciugatrice non vanno. Contro le asciugatrici a condensazione con resistenza, poi, sull’energia se la gioca. E ha un vantaggio che nessuna asciugatrice ha: mentre asciuga i panni asciuga anche la stanza, e d’inverno restituisce in casa come calore la corrente che assorbe.
Altroconsumo mette l’asciugatura del bucato fra gli errori da evitare, perché i deumidificatori «asciugano solo pochi capi alla volta e richiedono molto tempo». Sul tempo ha ragione, se la stanza è sbagliata. Sui pochi capi, dipende da stanza, tanica e flusso d’aria, cioè da tutto quello che c’è in questa pagina.
Asciugare i panni in casa fa male?
Non i panni: l’acqua che rilasciano. Un carico da sei chili mette nell’aria circa tre litri, cioè molte volte quello che l’aria di una stanza riesce a contenere. Se non lo toglie un deumidificatore o una finestra, quel vapore finisce su vetri e angoli freddi, dove crescono muffa e acari.
Tre litri contro una stanza da 40 metri cubi
Il conto si fa in un minuto. Una stanza da 15 metri quadri con il soffitto a 2,70 metri contiene circa 40 metri cubi d’aria. A 20 gradi un metro cubo d’aria satura contiene circa 17 grammi di vapore; al 50% ne contiene la metà. Portare tutta la stanza dal 50 al 100%, cioè alla nebbia, assorbe circa 350 grammi d’acqua.
Un carico da sei chili ne porta tremila. È otto-nove volte quello che l’aria della stanza può prendere prima di condensare. Il resto va sui vetri, negli angoli, nelle altre stanze sotto la porta, e fuori solo se qualcosa lo porta fuori: una finestra, un aspiratore, un deumidificatore. È il motivo per cui un bucato dietro una porta chiusa, senza nient’altro, ci mette due giorni e appanna i vetri.
Muffa e acari: cosa dice la ricerca
Lo studio più citato viene da Glasgow. Un gruppo di ricercatori scozzesi guidato dalla Glasgow School of Art ha seguito nel dettaglio 22 abitazioni, dentro un’indagine su cento, e ha concluso che l’umidità prodotta dal bucato steso in casa con ogni probabilità fa aumentare gli acari della polvere e le spore di muffa nell’aria (Porteous e altri, Indoor and Built Environment, 2014). In rete lo stesso studio circola con due cifre precise, «il 30% dell’umidità di casa» e «due litri a carico»: vengono dagli articoli di giornale dell’epoca, non dall’abstract, e qui non le usiamo.
Le soglie biologiche sono quelle delle linee guida OMS, e le abbiamo messe in fila nella guida all’umidità ideale in casa: la maggior parte degli acari ha bisogno di un’umidità relativa sopra il 45-50%, la muffa cresce sulle superfici oltre il 75-80%. Un bucato steso senza deumidificatore porta la stanza oltre entrambe.
Il panno sul termosifone
Sul termosifone il bucato asciuga più in fretta perché il tessuto è più caldo, ma l’energia è la stessa — quei 0,6 kWh per litro li paga comunque il riscaldamento — e il vapore finisce nella stessa aria, solo più in fretta. Il picco di umidità è più alto, non più basso. In più un termosifone coperto scalda meno la stanza. Per due capi, con una finestra socchiusa o l’aspiratore del bagno acceso, va bene; per un carico intero è la versione più rapida dello stesso problema.
Quando diventa un problema davvero
Quando il bucato si stende tutti i giorni nello stesso punto, in una casa con muri freddi. Quando si stende in camera da letto, dove di notte si aggiunge il vapore del respiro. Quando la stanza non è riscaldata, perché l’aria fredda satura prima. I segnali sono sempre gli stessi: vetri bagnati al mattino, odore di chiuso negli armadi, macchie scure negli angoli alti. Se li vedi, il bucato non è l’unica causa, ma è quella che si sposta più facilmente.
Errori tipici, e cosa non serve
Gli errori che allungano i tempi sono sempre gli stessi: porta aperta, stendino contro il muro, apparecchio in un’altra stanza, tanica piccola senza scarico, stanza fredda. E ci sono funzioni che si pagano senza che aiutino il bucato: ionizzatore, luce UV, «asciugatura intelligente» che è soltanto un timer.
Gli errori di disposizione
- Deumidificatore in corridoio e bucato in bagno: tratta l’aria sbagliata.
- Stendino attaccato alla parete: metà dei capi non vede mai il flusso d’aria.
- Capi sovrapposti, lenzuola piegate in due sul filo: la parte interna asciuga per ultima, e di molto.
- Deumidificatore con il getto contro il muro, o con meno di 50 centimetri di spazio: ricicla la sua stessa aria.
- Igrostato lasciato al 60%: la macchina si ferma quando i panni sono ancora umidi, perché per lei l’obiettivo è raggiunto.
Le funzioni che non asciugano niente
Lo ionizzatore e la lampada UV non tolgono un grammo d’acqua: agiscono, quando agiscono, su particelle e superfici, non sul vapore. La «funzione asciugabiancheria» è utile quando fa quello che abbiamo descritto sopra — ventola alta, compressore sempre acceso, spegnimento a fine ciclo — ma come argomento di vendita vale poco: un apparecchio senza, messo in continuo con un timer, asciuga uguale. Nessuna funzione cambia la fisica di una stanza a 14 gradi.
Il mini deumidificatore per il bucato
I piccoli apparecchi senza compressore, a effetto Peltier, tolgono qualche centinaio di millilitri al giorno. Un carico ne porta da due a cinque litri: servirebbero giorni. Sono oggetti da armadio, non da stendino, e comprarne uno per il bucato è l’errore più caro di questa pagina, perché non risolve niente.
La capacità letta sulla scatola
«20 litri» non vuol dire che il bucato asciuga in una notte a qualunque temperatura. È una misura al caldo umido, e sulla tanica spesso non c’è nemmeno lo spazio per un carico intero. Prima dei litri di targa si guardano temperatura minima di funzionamento, capacità della tanica e presenza dello scarico continuo.
Che deumidificatore serve per il bucato
Per il bucato la taglia sensata è un compressore da 20 litri di targa: sopra i 18 gradi toglie quasi mezzo litro l’ora e asciuga un carico in una notte. Un 10-12 litri impiega dieci-dodici ore; per una lavanderia fredda serve un adsorbimento. Tanica, scarico e igrostato contano più dei litri.
Litri al giorno: il conto per il bucato
Il ragionamento è quello di prima. Un 20 litri di targa, a 18-20 gradi, rende la metà dei suoi litri o poco meno: dieci litri al giorno, circa 0,4 litri l’ora, di più finché l’aria vicino ai panni è molto umida. Tre litri di bucato sono quindi sei-otto ore. Un 10-12 litri, nelle stesse condizioni, toglie 0,2-0,25 litri l’ora: il ciclo raddoppia.
Se il deumidificatore deve fare anche il resto della casa, la taglia si calcola su tutta l’acqua che entra ogni giorno, bucato compreso: il metodo in tre passi è nella guida su quanti litri deve avere un deumidificatore. Per la taglia più comune e sei modelli a confronto, con la colonna sulla modalità bucato, c’è la selezione dei deumidificatori da 20 litri.
Il rumore, se sta vicino a dove dormi
Un compressore da 20 litri fa rumore. Il Trotec TTK 70 E dichiara 46 dB(A) a un metro, e il TTK 29 E, la taglia da 10 litri, 42 dB(A). È il livello di un frigorifero in cucina, e per il sonno la soglia è molto più bassa. Se il bucato si asciuga di notte in una stanza vicina alla camera, conviene chiudere due porte o scegliere fra i modelli con un livello dichiarato basso, confrontati nella guida ai deumidificatori silenziosi — sapendo che i più silenziosi sono spesso anche quelli che tolgono meno acqua.
Le quattro righe della scheda da leggere
- Temperatura minima di funzionamento. Se la stanza del bucato scende sotto i 15 gradi, cerca l’adsorbimento o un compressore dichiarato per il freddo.
- Tanica e scarico continuo. Una tanica sotto i tre litri non regge un carico intero: serve il tubo, e un attacco per montarlo.
- Igrostato regolabile e modalità continua o bucato. Senza un valore impostabile intorno al 45-50%, la macchina decide da sola quando i panni sono asciutti.
- Portata d’aria e deflettore orientabile. Più metri cubi l’ora passano fra i capi, meno ore servono.
Domande frequenti
Il deumidificatore asciuga davvero i panni?
Sì, se la stanza è piccola e chiusa, sopra i 15 °C, e lo stendino sta a mezzo metro-un metro dall’apparecchio. Il deumidificatore tiene l’aria secca, e un tessuto bagnato cede acqua tanto più in fretta quanto più l’aria intorno è secca. In una stanza fredda o aperta, invece, il risultato delude.
Quante ore ci vogliono per asciugare il bucato con il deumidificatore?
Per un carico da sei chili, circa 5-8 ore con un compressore da 20 litri in una stanza sopra i 18 gradi. Meaco, costruttore di deumidificatori, indica circa sei ore per un carico standard. Con un ventilatore puntato sui panni il tempo si accorcia di molto; in una stanza fredda o con un apparecchio piccolo si arriva a dieci-dodici ore.
Consuma di più il deumidificatore o l’asciugatrice?
Contro un’asciugatrice a pompa di calore consuma di più: 2-4 kWh per un carico contro 0,95-1,48 kWh dichiarati sull’etichetta europea. Contro un’asciugatrice a condensazione con resistenza, che sta sui 3-5 kWh, se la gioca. D’inverno, però, il deumidificatore restituisce in stanza come calore l’energia che assorbe.
Asciugare i panni in casa fa male?
Il bucato in sé no; fa male il vapore che rilascia se resta in casa. Un carico da sei chili porta circa tre litri d’acqua, molte volte quello che l’aria di una stanza può contenere: finisce su vetri e angoli freddi, dove crescono muffa e acari. Con un deumidificatore acceso nella stanza del bucato il problema non si pone.
Dove si mette il deumidificatore per asciugare i panni?
Nella stessa stanza del bucato, a porta chiusa, ad almeno 50 centimetri da pareti e oggetti e a mezzo metro-un metro dallo stendino, con il getto d’aria rivolto verso i panni. Lo stendino va staccato dal muro, i capi distanziati, i più pesanti sui fili rivolti verso l’apparecchio.
Meglio il deumidificatore o il termosifone per asciugare i panni?
Il termosifone non costa corrente e asciuga pochi capi in fretta, ma tutto il vapore resta nella stanza, e il calore per farlo evaporare lo paga comunque il riscaldamento. Il deumidificatore costa fra 0,64 e 1,28 € in bolletta a carico, ma toglie l’acqua dall’aria. Per un carico intero d’inverno è la scelta più sana.
Il deumidificatore asciuga i panni anche d’inverno in una stanza fredda?
Un compressore sotto i 15 °C rende poco, perché la batteria brina e la macchina si ferma a sbrinare; Trotec dichiara per la serie TTK E un’area di lavoro da 5 a 35 °C. In lavanderie, taverne e garage freddi funziona meglio un deumidificatore ad adsorbimento, che lavora vicino allo zero e soffia aria più calda sui panni.
Quanti litri deve avere un deumidificatore per asciugare i panni?
Almeno 20 litri al giorno di targa, se vuoi asciugare un carico in una notte. Quel numero è misurato al caldo umido: a 18-20 gradi la macchina ne toglie circa la metà, cioè 0,4 litri l’ora, e un carico da tre litri richiede sei-otto ore. Un 10-12 litri impiega il doppio.
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Umidificatore, quale scegliere: ultrasuoni, evaporativo o a vapore, e l’acqua che decide
La scelta non parte dalla marca ma dall’acqua che ci metterai dentro: con l’acqua dura un ultrasuoni riempie la casa di polvere bianca. Le decisioni in ordine, dalla tecnologia ai grammi l’ora, con la manutenzione che decide se ti fa bene o male.
Quanto consuma un radiatore a olio: il conto vero, non watt per ore
Quasi tutti i conti che trovi moltiplicano i watt per le ore e sbagliano di due o tre volte. Un radiatore da 2.000 W con il termostato acceso non assorbe 2 kWh in un’ora, e la differenza in bolletta è enorme.
Migliori deumidificatori con scarico continuo: quale scegliere fra gravità e pompa
Lo scarico a gravità funziona solo se il tuo pozzetto sta più in basso dell’apparecchio. Se non c’è, serve una pompa di sollevamento — e la prevalenza in metri quasi nessuno la dichiara. Sei modelli letti sulle schede dei costruttori.
Domande e risposte
Le domande dei lettori
Se ci dai i dati del tuo caso — metri quadri, temperatura, budget — ti rispondiamo con un consiglio vero, non con un link.