Impianti e sicurezza · Aggiornato il 7 ottobre 2026
Scaldabagno che perde acqua: cosa fare subito e come capire da dove perde
Una goccia dalla valvola mentre scalda è normale, una macchia di ruggine sotto il mantello no. Come trovare il punto della perdita, cosa fare nei primi minuti e quando lo scaldabagno va sostituito.
Lo scaldabagno perde acqua e sotto c’è una pozza, oppure una goccia che cade a intervalli regolari dal tubetto della valvola. Prima di chiamare chiunque, e prima di comprare qualunque cosa, serve sapere da dove esce quell’acqua: è l’unica informazione che decide se si tratta di niente, di una riparazione da un’ora o di un apparecchio da buttare.
Il vincolo che decide tutto il resto è uno solo, e conviene metterlo in cima. Se l’acqua esce dal corpo del serbatoio, lo scaldabagno è finito e non si ripara. Tutte le altre perdite — valvola di sicurezza, raccordi, flessibili, guarnizione della flangia — sono riparabili, spesso in poco tempo. Questa guida serve a capire in quale dei due casi sei.
Scaldabagno che perde acqua: cosa fare nei primi cinque minuti
Quando uno scaldabagno elettrico perde acqua la prima mossa è togliere la corrente, la seconda chiudere l’acqua fredda in ingresso. In quest’ordine, perché l’acqua può aver raggiunto i collegamenti elettrici sotto il coperchio. Poi si asciuga, si mette un recipiente sotto e si osserva da dove ricompare la goccia.
Prima la corrente, poi l’acqua
Uno scaldabagno elettrico ha dentro una resistenza a 230 volt, il termostato e i loro collegamenti, tutti raccolti sotto il coperchio in plastica che copre la flangia. Se la perdita viene da lì, l’acqua sta bagnando proprio quei contatti. Per questo non si tocca l’apparecchio con le mani bagnate e non si apre il coperchio: si spegne dall’interruttore dedicato o dal quadro.
Il manuale di installazione del Bosch Tronic 4500 T chiede che l’apparecchio sia collegato al quadro in modo indipendente, con un dispositivo di disconnessione onnipolare e un interruttore differenziale da 30 mA. Se la perdita fa scattare il differenziale, non riarmarlo finché l’acqua non è stata fermata e la zona dei collegamenti non è asciutta: il salvavita sta facendo esattamente il suo lavoro.
Come chiudere l’acqua, e perché non svuotarlo subito
Sul tubo dell’acqua fredda, appena prima dello scaldabagno, c’è il gruppo di sicurezza con il suo rubinetto di intercettazione. Chiudi quello: l’apparecchio smette di ricevere pressione dalla rete, e una perdita da raccordo o da guarnizione di solito rallenta subito.
Svuotarlo non è la prima cosa da fare. Dentro ci sono decine di litri d’acqua che può essere a 60-70 °C, e il manuale Bosch, prima di aprire la valvola limitatrice di pressione, chiede di far scorrere l’acqua calda da un rubinetto e di aspettare che la temperatura scenda per evitare ustioni. Si svuota solo se la perdita è dal serbatoio o se l’idraulico deve aprire la flangia.
Quando è urgente e quando può aspettare domani
Una goccia dalla valvola di sicurezza durante il riscaldamento non è un’emergenza: puoi anche non fare niente. Una perdita da un raccordo con l’acqua chiusa può aspettare il giorno dopo. Sono invece urgenti tre casi: acqua dentro il coperchio dei collegamenti, perdita che continua anche con l’ingresso chiuso, macchia di ruggine sul mantello. Lì la corrente resta staccata finché non arriva qualcuno.
Da dove perde: la mappa delle perdite in una tabella
Uno scaldabagno elettrico ad accumulo può perdere da cinque punti: la valvola di sicurezza, i raccordi e i flessibili, la guarnizione della flangia, la zona del termostato e il corpo del serbatoio. Quattro su cinque sono pezzi che si cambiano. Il quinto no, e la tabella qui sotto serve a riconoscerlo prima di spendere soldi.
| Da dove esce l’acqua | Come si presenta | Causa probabile | Si ripara? | Chi interviene |
|---|---|---|---|---|
| Tubetto della valvola di sicurezza, mentre scalda | Gocce durante o subito dopo il riscaldamento | Dilatazione dell’acqua: è il funzionamento normale | Non c’è niente da riparare | Nessuno: serve solo un tubo di scarico |
| Valvola di sicurezza, sempre, anche da freddo | Gocciolio continuo | Sede sporca o incrostata, pressione di rete alta | Sì | Idraulico (riduttore, vaso, valvola nuova) |
| Raccordi in alto o in basso | Gocce sul dado, umidità sul tubo | Raccordo allentato, guarnizione schiacciata | Sì | Tu, se è solo da serrare; altrimenti idraulico |
| Flessibile di collegamento | Gocce lungo la treccia, rigonfiamento | Flessibile invecchiato o corroso | Sì | Idraulico, o tu con acqua chiusa |
| Sotto il coperchio, zona flangia e termostato | Acqua che esce dal bordo della cover | Guarnizione della flangia, serraggio, corrosione | Sì, se il serbatoio è sano | Tecnico: c’è la parte elettrica |
| Corpo del serbatoio | Ruggine, alone sul mantello, gocce senza un punto preciso | Corrosione passante della lamiera | No | Sostituzione dell’apparecchio |
Il test della carta asciutta
Le perdite colano verso il basso, quindi la goccia che vedi cadere dal fondo raramente nasce dove la vedi. Spegni, chiudi l’acqua se perde molto, poi asciuga tutto: tubi, raccordi, valvola, fondo dell’apparecchio. Passa un foglio di carta da cucina punto per punto, dall’alto verso il basso, e guarda dove si bagna per primo. È il metodo più semplice e quello che sbaglia meno.
Perde da sotto o da sopra: cosa cambia
«Perde da sotto» è la forma più cercata, ma da sotto, su un verticale, ci sono quasi tutti i pezzi: la flangia con la resistenza, il gruppo di sicurezza e spesso i raccordi. Da sopra, invece, perdono tipicamente i raccordi dell’uscita calda o un tubo dell’impianto che passa più in alto. Che l’acqua compaia sotto non vuol dire che sia il serbatoio: lo dice solo il punto da cui parte.
Perde dalla valvola di sicurezza: normale o guasto
Una valvola di sicurezza che gocciola mentre lo scaldabagno sta scaldando fa il suo lavoro: l’acqua scaldandosi aumenta di volume, la pressione sale e la valvola ne scarica un po’. Diventa un guasto quando gocciola sempre, anche ad apparecchio freddo, o quando lo fa a getto.
Il gocciolio normale, nero su bianco nei manuali
Non è un’opinione. Il manuale tecnico Ariston delle serie PRO1 e Lydos Plus, nella tabella dei malfunzionamenti, scrive che un gocciolamento dalla valvola di sicurezza «è considerato normale durante/dopo la fase di riscaldamento» e chiede solo di installare un tubo di scarico se manca. Il manuale utente Midea della serie ED6 lo definisce «un fenomeno normale», e il Bosch prescrive che l’uscita della valvola sia rivolta verso il basso e scarichi nella rete fognaria.
Quanta acqua deve uscire, fatto il conto
Qui la fisica dà un numero preciso. L’acqua a 15 °C ha una densità di circa 999 kg per metro cubo, a 60 °C di circa 983: scaldandola, il suo volume cresce di circa l’1,6%. Un 80 litri portato da freddo a 60 gradi deve quindi «trovare posto» per circa 1,3 litri in più; un 50 litri per circa 0,8.
Nell’uso di tutti i giorni il serbatoio non riparte mai da freddo: la resistenza riscalda solo l’acqua fredda entrata al posto di quella prelevata. Se in una sera escono una sessantina di litri caldi, la dilatazione da smaltire è intorno al litro. Il gocciolio normale si misura quindi in decilitri o al massimo in un litro per ciclo, mai in una pozzanghera, e smette quando il termostato stacca.
Quando gocciola sempre, anche da freddo
Se la valvola perde anche a resistenza spenta, le cause che il manuale Ariston elenca sono tre: foro di scarico ostruito, tubo di scarico danneggiato, pressione della rete idrica troppo alta. Le prime due sono un problema della valvola, spesso incrostata di calcare o sporcizia, che non richiude bene sulla sede. La terza è un problema dell’impianto.
Il manuale Bosch dà le soglie: con una pressione in ingresso fra 1,5 e 3 bar il riduttore non serve; sopra, va installato, perché la valvola di sicurezza si apre quando la pressione nell’apparecchio supera 8 bar. Il Midea fissa la pressione massima in ingresso a 0,5 MPa, cioè 5 bar. Se in casa hai un manometro e leggi 6 o 7 bar di notte, la valvola non è guasta: sta lavorando troppo.
Le due soluzioni che indicano i costruttori
Ariston indica, a seconda dei casi, un riduttore di pressione a monte della valvola oppure un vaso di espansione fra la valvola e l’ingresso del serbatoio. Il Bosch quantifica il secondo: il volume del vaso deve essere pari al 5% di quello dell’apparecchio, quindi circa 4 litri su un 80 litri. È un margine ampio rispetto all’1,6% di dilatazione calcolato sopra, ed è voluto.
L’errore da non fare: tappare lo scarico
L’idea di mettere un tappo o di stringere la valvola perché «perde» è la più pericolosa di tutta questa pagina. Bosch scrive di non ostruire mai l’uscita di sfiato, Midea che il foro di rilascio della pressione non deve essere bloccato «in nessun caso». Senza quello sfogo la pressione nel serbatoio sale a ogni riscaldamento, oltre il valore per cui è costruito. Il quadro completo — quando il gocciolio è un sintomo d’invecchiamento — sta nella sezione sulla valvola della guida su quanto dura uno scaldabagno elettrico.
Perde dai raccordi o dal flessibile
Una perdita da un raccordo si riconosce perché la goccia si forma sempre sullo stesso dado, e di solito c’è anche con l’apparecchio spento, ma rallenta molto chiudendo l’ingresso dell’acqua fredda. È la perdita più comune dopo quella della valvola, e la più semplice da sistemare.
Il raccordo allentato
Le vibrazioni dei colpi d’ariete, i cicli caldo-freddo e la dilatazione dei tubi allentano i raccordi nel corso degli anni. La soluzione indicata da Ariston, alla riga «perdita dal tubo», è la più semplice: se il tubo di ingresso o di uscita non è ben stretto, stringerlo in modo adeguato. Adeguato vuol dire con due chiavi, una che tiene fermo il raccordo dello scaldabagno e una che serra il dado: girare con una chiave sola trasmette lo sforzo al manicotto saldato sul serbatoio.
Se dopo il serraggio continua a gocciolare, il problema è la guarnizione del raccordo, schiacciata o indurita. Si cambia con l’acqua chiusa e il circuito scaricato quanto basta.
Il flessibile che cede
Molti scaldabagni sono collegati con flessibili in treccia d’acciaio, comodi da montare e fragili col tempo: la gomma interna invecchia con il calore, la treccia si ossida e alla fine il tubo gocciola lungo il corpo o si gonfia. Un flessibile non si ripara, si sostituisce intero, e conviene cambiare insieme quello del caldo e quello del freddo. Il pezzo pesa poco nel conto: la voce vera è la manodopera, e qui si tratta di un intervento breve.
⚠️ Un flessibile gonfio o con la treccia arrugginita va cambiato prima che perda: quando cede, non gocciola, si apre, e a valle c’è la pressione piena della rete.
La corrosione sui collegamenti di metalli diversi
C’è una causa che nessuno pensa di guardare. Quando sui raccordi si incontrano metalli diversi — un raccordo in ottone, un tubo in acciaio zincato, un manicotto in acciaio — si crea una piccola pila, e uno dei due metalli si consuma. Ariston la elenca fra i malfunzionamenti, «corrosione sui collegamenti idraulici», e prescrive un giunto dielettrico fra i materiali diversi; Bosch chiede sezionatori galvanici sui collegamenti dell’acqua per lo stesso motivo. Se vedi incrostazioni verdi o ruggine solo sul raccordo, la causa è probabilmente questa.
La condensa che sembra una perdita
D’estate, in un locale umido, il tubo dell’acqua fredda che entra nello scaldabagno può coprirsi di goccioline: è l’umidità dell’aria che condensa sul metallo freddo, come su un bicchiere ghiacciato. Si riconosce perché il tubo è bagnato uniformemente e non c’è un punto da cui parte la goccia. Non è una perdita, e si risolve coibentando il tubo.
Perde dalla flangia o dal termostato: l’acqua sotto il coperchio
Se l’acqua esce dal bordo del coperchio in plastica, sul fondo dello scaldabagno verticale, la perdita viene quasi sempre dalla flangia: il disco imbullonato che porta la resistenza, il termostato e l’anodo. È riparabile, ma è la perdita che richiede più attenzione, perché bagna i collegamenti elettrici.
Perché qui conta la sicurezza elettrica
Sotto quel coperchio ci sono i morsetti dell’alimentazione, i collegamenti della resistenza e il termostato. Un’infiltrazione d’acqua lì dentro può far scattare il differenziale, ossidare i contatti o, nei casi peggiori, mettere in tensione parti che non dovrebbero esserlo. È il motivo per cui questa è la perdita su cui non si fa da sé: il manuale Bosch riserva collegamento elettrico e manutenzione a «tecnici specializzati e qualificati».
Guarnizione o serraggio: cosa dice il manuale
La tabella Ariston elenca, per la perdita dalla flangia del serbatoio, quattro cause: serraggio errato della flangia, guarnizione danneggiata, guarnizione montata sottosopra, e corrosione ai faston delle resistenze. Le prime tre si risolvono con una guarnizione nuova e un rimontaggio corretto: il manuale prescrive di serrare gradualmente i cinque bulloni della flangia seguendo una sequenza a stella, come si fa con una ruota d’auto, perché un serraggio sbilanciato schiaccia la guarnizione da una parte sola.
Quando perde «dal termostato»
È una ricerca frequente, e il termostato in sé non contiene acqua: sta infilato in un pozzetto chiuso sulla flangia. Se c’è acqua nella sua zona, nella grande maggioranza dei casi è arrivata dalla guarnizione della flangia lì accanto. Più raro è il pozzetto o la resistenza forati dalla corrosione: in quel caso, scrive Ariston, si sostituisce la resistenza. Anche questo è un pezzo di ricambio, non la fine dell’apparecchio.
Se apri la flangia, fai tutto in una volta
Smontare la flangia significa svuotare lo scaldabagno, ed è lo stesso lavoro che serve per controllare l’anodo e togliere il calcare dalla resistenza: Ariston colloca entrambi nella manutenzione ordinaria ogni due anni. Se il tecnico deve cambiare la guarnizione, chiedigli di fare anche il resto nello stesso intervento. Cosa guardare sull’anodo, e perché decide gli anni del serbatoio, è spiegato nella parte sull’anodo della stessa guida sulla durata citata sopra.
Perde dal corpo del serbatoio: lo scaldabagno è bucato
Uno scaldabagno che perde dal corpo del serbatoio, cioè da un punto della lamiera e non da un raccordo o dalla flangia, ha il serbatoio forato dalla corrosione. Non si ripara: va sostituito. È l’unico caso, fra tutte le perdite, in cui la diagnosi coincide con la fine dell’apparecchio.
Come capire se lo scaldabagno è bucato
I segni sono quattro, e di solito ne compaiono almeno due insieme: una macchia di ruggine sul mantello esterno, spesso nella parte bassa; acqua che esce dal fondo senza un punto preciso, perché filtra attraverso l’isolante in schiuma prima di trovare un’uscita; il test della carta che resta asciutto su raccordi, valvola e flangia; acqua rugginosa dal rubinetto del caldo. Se raccordi e flangia sono asciutti e il fondo continua a bagnarsi, il foro è nel serbatoio.
Perché non si ripara
La risposta più chiara la dà il costruttore. Il manuale tecnico Ariston scrive che «il serbatoio non è fornito come codice ricambio», e alla riga «perdita dal serbatoio», causa «corrosione», la soluzione indicata è: «se è presente un foro in uno dei serbatoi, sostituire il prodotto». Il serbatoio è la struttura dell’apparecchio: l’isolamento è schiumato attorno e la carrozzeria lo chiude. Non esiste un modo di raggiungere il foro dall’esterno senza smontare tutto.
I sigillanti per tubi e le resine «ripara-perdite» su un serbatoio in pressione comprano qualche giorno, o qualche settimana. Il foro di corrosione nasce perché l’acciaio sotto lo smalto si sta consumando, e il punto debole intorno è più largo di quello che vedi.
È pericoloso se lo scaldabagno perde acqua dal serbatoio?
Il rischio di esplosione, che spaventa molti, non è quello concreto: il serbatoio forato perde pressione, non ne accumula, e la valvola di sicurezza resta al suo posto. Il pericolo reale è doppio. L’acqua che scende può raggiungere la parte elettrica sul fondo, e il foro tende ad allargarsi: una perdita a gocce può diventare un getto in pochi giorni, con i danni al pavimento e al piano di sotto. Stacca la corrente, chiudi l’ingresso e fallo svuotare.
Cosa ripari da solo e cosa no
Le perdite di uno scaldabagno elettrico si dividono in due gruppi: quelle sul lato idraulico esterno, dove con l’acqua chiusa puoi serrare un raccordo o sostituire un flessibile, e quelle che richiedono di aprire l’apparecchio o di toccare l’impianto elettrico, che spettano a un tecnico. Il confine è il coperchio dei collegamenti.
Le operazioni alla tua portata
Con la corrente staccata e l’ingresso chiuso puoi: serrare un raccordo che gocciola, con due chiavi; controllare che il tubo di scarico della valvola di sicurezza sia libero, intero e inclinato verso il basso; azionare a mano la leva della valvola per verificare che non sia bloccata, come Bosch prescrive di fare una volta al mese. Se hai un minimo di manualità, puoi anche sostituire un flessibile identico a quello montato.
Quello che spetta a un tecnico
Aprire il coperchio, smontare la flangia, sostituire guarnizione, resistenza, termostato o anodo: tutto ciò che tocca la parte elettrica o richiede di svuotare il serbatoio. Bosch lo scrive in testa ai capitoli di collegamento elettrico e manutenzione: «solo per tecnici specializzati e qualificati». Lo stesso vale per l’installazione di un riduttore di pressione o di un vaso di espansione, che modificano l’impianto.
Cosa dice la legge su chi può mettere le mani sull’impianto
Il D.M. 37/2008 comprende fra gli impianti disciplinati quelli elettrici e quelli «idrici e sanitari di qualsiasi natura o specie» (articolo 1, comma 2). All’articolo 8 impone al committente di affidare installazione, trasformazione, ampliamento e manutenzione straordinaria a imprese abilitate. L’ordinaria manutenzione, cioè gli interventi che contengono il degrado normale d’uso senza modificare la struttura dell’impianto (articolo 2), resta fuori da quell’obbligo: serrare un raccordo lo è, sostituire lo scaldabagno no. Per la sostituzione l’impresa rilascia la dichiarazione di conformità: fattela lasciare.
Quanto costa l’intervento dell’idraulico
Il ricambio, in quasi tutti questi casi, pesa poco: a fare il conto è la manodopera. Secondo la stima del portale Cronoshare, in Italia la tariffa oraria di un idraulico sta fra 40 e 70 euro l’ora, l’uscita intorno ai 30 euro, con circa il 45% in più per gli interventi urgenti fuori orario. Una perdita da raccordo è un’uscita più una frazione d’ora; una flangia da rifare, con svuotamento e riempimento, sta più vicino alle due ore. Sono stime di mercato, non un listino: il preventivo scritto prima di cominciare resta l’unico numero che conta.
Ripararlo o sostituirlo
Su uno scaldabagno elettrico la decisione dipende quasi tutta dal punto della perdita: se il serbatoio è integro si ripara, se è forato si sostituisce. L’età entra in gioco solo nella zona grigia, quando un apparecchio vecchio ha bisogno di un intervento sulla flangia e il serbatoio ha già superato la sua vita media.
La regola in due righe
Valvola, raccordi, flessibili, guarnizione della flangia: si ripara, a qualunque età, perché sono pezzi standard e l’intervento costa poco rispetto a un apparecchio nuovo. Serbatoio forato: si sostituisce, a qualunque età. Fra i due c’è il caso dello scaldabagno oltre i dieci-dodici anni che perde dalla flangia, con l’anodo mai cambiato: lì riparare è lecito, ma stai comprando tempo su un serbatoio che ha l’età che ha.
Il conto da fare, con numeri tuoi
Per il caso specifico c’è lo strumento conviene ripararlo, che confronta il costo dell’intervento con l’età dell’apparecchio e ti dice se ha senso riparare o sostituire. Mettici dentro l’età, la spesa del preventivo e quanti guasti ha avuto negli ultimi anni.
Un dettaglio che sposta il conto: uno scaldabagno vecchio con la resistenza incrostata consuma più di uno nuovo per scaldare la stessa acqua. Quanto pesa in bolletta, e quanto cambia con il calcare, è spiegato nella guida ai consumi dello scaldabagno elettrico.
Se lo sostituisci: cosa cambiare insieme
Con l’apparecchio nuovo si cambia sempre il gruppo di sicurezza. Il manuale Ariston lo definisce «obbligatorio per rispettare la norma EN 1487», la norma sui gruppi di sicurezza idraulici che nell’edizione UNI EN 1487:2014 risulta in vigore sul catalogo UNI, e chiede di non mettere nessun altro componente fra il gruppo e l’ingresso dell’acqua fredda. Se la vecchia valvola gocciolava sempre, è il momento di misurare la pressione di rete e montare riduttore o vaso.
Per scegliere il sostituto, i criteri — capacità, potenza, isolamento, tipo di anodo — sono nella guida su come scegliere uno scaldabagno elettrico, e i modelli confrontati scheda per scheda stanno nella classifica dei migliori scaldabagni elettrici.
Se lo scaldabagno è a gas o a pompa di calore
Le perdite d’acqua di uno scaldabagno a gas o a pompa di calore seguono in parte la stessa logica — valvole, raccordi, serbatoio — ma con due differenze che cambiano cosa fare: sul gas qualunque intervento sull’apparecchio spetta a un tecnico, e sulla pompa di calore una parte dell’acqua che esce è normale condensa.
Lo scaldabagno a gas che perde da sotto
Su uno scaldabagno a gas istantaneo l’acqua che esce dal fondo arriva quasi sempre dal circuito idraulico interno: raccordi, gruppo acqua, scambiatore di calore. Anche lo scambiatore può forarsi per corrosione o per il calcare, e in quel caso è il pezzo a cambiarsi, anche se su un apparecchio vecchio il conto può non tornare. La cosa da sapere è un’altra: gli impianti a gas sono una voce a sé del D.M. 37/2008 (articolo 1, comma 2, lettera e), e su un apparecchio a gas non si apre niente da sé. Chiudi il gas e l’acqua e chiama il tecnico.
Se il modello è ad accumulo a gas, vale quanto detto per l’elettrico: perdita dal serbatoio vuol dire sostituzione. Il confronto fra le due alimentazioni, se stai decidendo cosa rimettere al suo posto, ha una pagina a sé sul nostro sito, dedicata alla scelta fra scaldabagno elettrico e a gas.
La pompa di calore e l’acqua della condensa
Uno scaldacqua a pompa di calore raffredda l’aria del locale per prelevarne il calore, e come un condizionatore produce condensa: acqua che deve uscire da un apposito scarico. Se vedi acqua sotto la macchina, il primo controllo è quel tubo, che può essersi sfilato o ostruito. Valvola di sicurezza, raccordi e serbatoio funzionano come sull’elettrico.
Come evitare che succeda di nuovo
La maggior parte delle perdite di uno scaldabagno ha tre cause a monte: pressione di rete troppo alta, calcare e corrosione. Tutte e tre si tengono sotto controllo con interventi semplici, che costano poco rispetto a un serbatoio forato.
Pressione e valvola: due controlli da un minuto
Un manometro avvitato su un rubinetto da giardino o sul gruppo di sicurezza dice in un attimo a che pressione arriva l’acqua, e conviene leggerlo di notte, quando la rete è meno sollecitata e la pressione sale. Se sta stabilmente sopra i 3 bar indicati da Bosch, un riduttore protegge la valvola, i flessibili e il serbatoio insieme. Poi, una volta al mese, la leva della valvola di sicurezza: Bosch e Midea chiedono entrambi di azionarla regolarmente perché non si blocchi.
Il calcare, che lavora contro tutto
Il calcare ostruisce la sede della valvola di sicurezza, incrosta la resistenza e si deposita sul fondo del serbatoio. Ariston, per la valvola che perde, indica un addolcitore a monte della valvola di sicurezza; nello stesso manuale chiede di non usare acqua con durezza sotto i 12 °f o sopra i 25 °f. Per sapere dove sta la tua acqua, il metodo è nella guida su come si misura la durezza dell’acqua.
L’anodo, che decide quando arriverà il foro
Il foro nel serbatoio non arriva a caso: arriva quando l’anodo di magnesio si è consumato e la corrosione passa all’acciaio. Ariston consiglia di verificarlo almeno ogni due anni. È l’unico controllo che sposta in avanti l’unica perdita che non si ripara.
Domande frequenti sullo scaldabagno che perde acqua
È normale che lo scaldabagno perda acqua dalla valvola?
Sì, se succede durante o subito dopo il riscaldamento: l’acqua scaldandosi aumenta di volume di circa l’1,6% e la valvola scarica l’eccesso. Ariston e Midea lo scrivono nei manuali. Non è normale se gocciola sempre, anche da freddo: in quel caso la valvola è sporca o la pressione di rete è troppo alta.
È pericoloso se lo scaldabagno perde acqua?
Dipende dal punto. Una goccia dalla valvola no. Una perdita sotto il coperchio dei collegamenti sì, perché l’acqua bagna la parte elettrica: stacca la corrente dal quadro e non riarmare il differenziale se scatta. Una perdita dal serbatoio non fa esplodere niente, ma può allargarsi in pochi giorni.
Perché lo scaldabagno perde acqua da sotto?
Perché sotto, su un verticale, ci sono quasi tutti i punti deboli: gruppo di sicurezza, raccordi, flangia con la resistenza. Le cause più comuni sono la valvola che scarica, un raccordo allentato e la guarnizione della flangia. Solo se tutti questi restano asciutti la perdita viene dal serbatoio forato.
Come capire se lo scaldabagno è bucato?
Asciuga raccordi, valvola e bordo del coperchio e controllali con un foglio di carta: se restano asciutti e il fondo continua a bagnarsi, il foro è nel serbatoio. Altri segni sono una macchia di ruggine sul mantello e acqua rugginosa dal rubinetto del caldo.
Si può riparare uno scaldabagno bucato?
No. Il serbatoio non è venduto come ricambio — il manuale tecnico Ariston lo scrive testualmente — e per il foro da corrosione indica di sostituire l’apparecchio. Sigillanti e resine su un serbatoio in pressione tengono qualche giorno o qualche settimana, non di più.
Quanto costa riparare uno scaldabagno che perde?
Il ricambio pesa poco, conta la manodopera: secondo la stima di Cronoshare un idraulico chiede fra 40 e 70 euro l’ora, più un’uscita intorno ai 30 euro. Un raccordo è un intervento breve, una guarnizione della flangia richiede di svuotare e riempire il serbatoio. Chiedi sempre un preventivo scritto.
Perché lo scaldabagno perde acqua dal tubo di scarico anche quando è spento?
Il tubo di scarico è quello della valvola di sicurezza. Se gocciola anche ad apparecchio freddo, la valvola non richiude: o la sede è incrostata di calcare e sporcizia, o la pressione di rete supera quella che regge. Il rimedio è pulire o sostituire la valvola, e montare un riduttore di pressione o un vaso di espansione.
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