Riposo · Aggiornato il 16 settembre 2026

Doghe rotte: cosa fare, cosa si ripara davvero e come comprare il pezzo giusto

Una doga rotta non è quasi mai un guasto isolato: nella maggior parte dei casi ha ceduto prima il supporto, oppure quel listello era sbagliato per il peso che porta. Qui trovi come si riconosce il tipo di rottura, cosa si ripara davvero e come si ordina il pezzo giusto.

di Redazione Fatto per Durare 25 min di lettura
Rete a doghe col materasso sollevato, una doga in faggio crepata al centro e il supporto in gomma sfilato accanto
Rete a doghe col materasso sollevato, una doga in faggio crepata al centro e il supporto in gomma sfilato accanto

Se hai sentito quel rumore secco nel cuore della notte e stamattina hai trovato una doga spezzata, la cosa più importante da sapere è questa: quella doga quasi mai si è rotta da sola. Nella maggior parte dei casi ha ceduto prima il supporto in gomma che la teneva, oppure quel listello era sottodimensionato per il peso che porta, o ancora era montato al contrario. Sostituire solo il legno e rimettere il materasso significa, molto spesso, risentire lo stesso rumore entro pochi mesi.

È la ragione per cui questa pagina non comincia da «come si cambia una doga». Comincia da cosa guardare prima di ordinare il pezzo, perché è lì che si decide se la riparazione dura una stagione o dieci anni. Poi arrivano le misure — e sono quattro, non una — il verso di montaggio, i supporti che nessuno cambia mai, e il punto in cui conviene smettere di sostituire listelli e cambiare tutta la rete.

Una doga non si rompe da sola: cosa controllare prima di ordinare il pezzo

Prima di comprare qualsiasi cosa, togli il materasso e guarda la rete nuda per cinque minuti. Una doga cede quando il carico che la attraversa smette di essere distribuito: succede se il supporto alle estremità è crepato, se il listello è troppo sottile per chi ci dorme, o se è stato montato con la curvatura rovesciata. Tutte e tre le cose si vedono a occhio nudo.

Il supporto che ha ceduto per primo

Ogni doga scarica il proprio peso sui due innesti alle estremità, ed è lì che nasce la maggior parte dei guai. Quando un copridoga in gomma si crepa, si sfila o perde un fianco, la doga smette di appoggiare su tutta la sede e comincia a lavorare su uno spigolo. Il carico si concentra in un punto largo pochi millimetri, e da quel punto parte la crepa.

Il segnale è facile da leggere: se la frattura comincia vicino a un’estremità invece che al centro, il problema è quasi sempre il supporto. Guarda l’innesto sotto la doga rotta e confrontalo con quelli delle doghe sane. Se è spaccato, ovalizzato o ha un fianco mancante, hai trovato la causa — e sostituire soltanto il legno non serve a niente.

Il peso, e la doga che non era adatta a portarlo

La seconda causa è dimensionale. La norma tecnica che governa i letti assemblati, UNI EN 1725:2024, in vigore dall’11 gennaio 2024, specifica requisiti di sicurezza, resistenza e durata per i letti completi e per i loro componenti, reti e basi letto comprese, e dichiara che i metodi di prova si basano «sull’utilizzo da parte di persone di peso fino a 110 kg».

Quel numero è il riferimento di prova del sistema, non una portata garantita della singola doga: sopra quella soglia, o con due persone che gravano sulla stessa fascia, una rete economica con listelli sottili lavora fuori dal campo per cui è stata verificata. Se chi dorme su quel lato supera abbondantemente quel peso, o se le doghe che cedono sono sempre le stesse tre in mezzo, il ricambio identico riprodurrà il problema.

La prova dei trenta secondi che ti dice se è una o sono tre

Con il materasso a terra, passa il palmo aperto al centro di ogni doga e premi con decisione. Una doga sana si flette e torna su in silenzio. Una doga già crepata ma non ancora spezzata cede con uno scatto sordo e non torna: sono quelle che si romperanno nelle settimane successive, e trovarle adesso ti risparmia un secondo ordine.

Poi guarda la rete da sotto, in luce radente. Sotto carico la faccia inferiore del listello lavora in trazione, quindi le crepe nascono quasi sempre di sotto e sopra non si vedono. È il motivo per cui tanta gente giura che la doga si è rotta all’improvviso: la rottura era in corso da mesi, dalla parte che nessuno guarda.

I cinque modi in cui una doga si rompe, e come si riconoscono

Non tutte le rotture sono uguali e non tutte chiedono lo stesso intervento. Quattro riguardano il legno, una no: è la doga integra che è semplicemente uscita dal supporto, e in quel caso non c’è niente da riparare né da comprare. Distinguerle richiede un minuto e cambia del tutto la spesa.

La crepa longitudinale nel multistrato

È la più comune. La fessura corre lungo il listello, parallela alle fibre, spesso partendo da un bordo o da un foro. Il legno non si separa: resta in un pezzo solo e sembra intatto visto da sopra. Sotto carico però la sezione utile si è dimezzata, e quella doga si flette molto più delle vicine — a materasso tolto la riconosci perché resta più bassa di tutte.

La spezzatura netta in due

Il caso che ti ha svegliato di notte. La doga si tronca di traverso, quasi sempre a metà campata, che è il punto di massimo momento flettente. Qui non c’è discussione: il listello va sostituito, e vanno controllati subito i due o tre listelli adiacenti, perché nel frattempo hanno assorbito il carico che non passava più dal pezzo rotto.

La delaminazione degli strati

Il multistrato è fatto di fogli sottili incollati fra loro. Quando la colla cede, gli strati si aprono a ventaglio, tipicamente da un’estremità, e il listello diventa flaccido pur senza una vera frattura. La causa è quasi sempre l’umidità: rete chiusa dentro un letto contenitore senza ricambio d’aria, in una camera che non si arieggia. Una doga delaminata non si recupera in nessun modo.

La doga integra, uscita dal supporto

Nessuna rottura: il listello è sano, ma non sta più nella sua sede. Le cause sono tre, in ordine di probabilità — l’innesto ha perso la presa, il telaio si è allargato o imbarcato, oppure quella doga è più corta della luce perché a suo tempo è stata comprata a occhio. Se ti capita ripetutamente sulla stessa doga, non comprare legno: misura il telaio.

La doga «molle», che non si è rotta ma non torna su

L’ultimo caso è il più insidioso, perché non c’è niente da vedere. Appoggia il listello su un piano: se la curvatura originale si è appiattita e non torna, il legno ha esaurito la propria elasticità. Non è rotto, semplicemente non lavora più — e sotto il materasso si comporta come se non ci fosse, con l’aggravante che tu continui a contarlo.

Tipo di rottura Come la riconosci Si ripara? Cosa si sostituisce davvero
Crepa longitudinale fessura lungo le fibre, spesso sulla faccia inferiore; la doga resta più bassa delle vicine no, solo rimedio ponte il listello, e l’innesto se è crepato
Spezzatura netta in due frattura di traverso, quasi sempre a metà campata no il listello, più il controllo dei due adiacenti
Delaminazione gli strati si aprono a ventaglio da un’estremità, il legno è flaccido no il listello, e va risolta l’umidità nel contenitore
Doga uscita dal supporto legno integro, fuori sede, e capita sempre nello stesso punto non serve l’innesto, oppure si verifica il telaio
Doga «molle» appoggiata su un piano non torna nella sua curva, ma non ha crepe no il listello, e conviene fare tutta la fascia

Riparare o sostituire: il criterio netto, e perché la colla non ripara

Il criterio è più semplice di quanto la maggior parte dei risultati di ricerca lasci credere: una doga in multistrato curvato non si ripara con la colla. Non perché la colla sia scadente, ma perché quel listello lavora a flessione decine di migliaia di volte, e una superficie di frattura irregolare incollata senza pressa non ricostruisce la continuità delle fibre.

Perché mezza pagina di consigli che trovi in giro sbaglia

Quasi tutte le pagine che rispondono a questa domanda dicono la stessa cosa: se la crepa è superficiale incolla, se è spezzata sostituisci. La prima metà del consiglio è il punto debole. Il multistrato tiene perché le fibre corrono continue da un’estremità all’altra e il carico viaggia dentro quelle fibre: quando si aprono, un cordone di colla lavora a taglio su una superficie irregolare, dentro un pezzo che si inarca a ogni movimento di chi dorme. È una riparazione che, nella migliore delle ipotesi, ti porta al fine settimana.

Va detto anche il rovescio, per onestà. Se la crepa è superficiale, interessa il solo strato esterno e la doga appoggiata a terra torna ancora nella sua curvatura, un incollaggio fatto con i morsetti e con il tempo di presa rispettato può reggere per un po’. Ma resta un rimedio ponte: serve a dormirci sopra finché non arriva il ricambio, non a chiudere la faccenda.

Le tre riparazioni che peggiorano le cose

La prima è il listello rigido inchiodato sotto la doga crepata. Irrigidisce quel punto e sposta la flessione sulle due doghe vicine, che si romperanno dopo: il problema non si risolve, si sposta di dieci centimetri.

La seconda è l’asse o il pannello appoggiato sopra le doghe per «distribuire meglio il peso». Annulla la funzione della rete, blocca il passaggio d’aria sotto il materasso e — questo è il punto che quasi nessuno dice — è esattamente la configurazione che parecchi produttori di materassi elencano fra quelle che fanno decadere la garanzia convenzionale.

La terza è la doga di lunghezza sbagliata forzata nella sede. Se entra a fatica lavora precaricata e si stanca prima del dovuto; se entra larga esce al primo movimento. In entrambi i casi il conto arriva sugli innesti, che sono il pezzo più fragile di tutta la rete.

Le quattro misure da prendere, e in che ordine

Una doga di ricambio si compra su quattro numeri, non su uno: lunghezza, larghezza, spessore e curvatura. L’ordine conta, perché il primo è quello in cui si sbaglia più spesso — e l’errore non è tecnico, è di metodo: si misura il vuoto lasciato dalla doga rotta invece di misurare una doga sana.

La lunghezza si prende sulla doga integra accanto

Sfila una doga sana vicino a quella rotta e misurala da un’estremità all’altra. Non misurare la luce interna del telaio: la doga entra nell’innesto per qualche centimetro per lato, quindi è più lunga dello spazio libero che vedi. E non misurare il pezzo rotto ricomponendolo, perché la frattura porta via materiale e le due metà non tornano mai alla quota originale.

Se hai una rete con doghe di lunghezze diverse — succede sui piani articolati e su parecchie reti motorizzate — prendi la doga gemella della stessa fascia, non una qualsiasi.

Larghezza e spessore: la coppia che decide la portata

Le larghezze commerciali sono poche e ricorrenti. Nel catalogo tecnico di un produttore italiano di reti, la linea sommier di Blu Company, i piani rete sono descritti come composti da «listelli in faggio (68x8 mm e 38x8 mm) curvati a vapore», e lo stesso catalogo, per la doga stretta da 38 mm, elenca sia la versione da 8 mm di spessore sia quella da 12 mm. Sono le due famiglie che trovi anche come ricambio: doga stretta intorno ai 38 mm, doga larga intorno ai 68 mm, più le misure intermedie sui 53 mm.

Lo spessore è il numero che quasi nessuno controlla ed è quello che porta il peso: fra 8 e 12 mm non cambia l’aspetto, cambia la rigidezza. Montare un ricambio da 8 mm dove il costruttore aveva messo 12 mm significa avere una doga che si flette molto più delle vicine, e che tornerà a rompersi. Se non riesci a leggere lo spessore sul bordo, misuralo con un calibro invece di andare a occhio.

La curvatura, e il verso: la gobba va verso l’alto

Le doghe in faggio sono curvate a vapore e vanno montate con la convessità verso l’alto. È l’errore di montaggio più frequente in assoluto, e si capisce perché: a rete smontata la curvatura è appena percettibile, e chi rimonta a occhio ha una probabilità su due di sbagliare.

Il motivo tecnico è semplice. Con la gobba in alto, sotto il peso la doga si appiattisce e la freccia lavora nel verso per cui il legno è stato curvato. Montata al contrario, la curvatura si somma all’inflessione: il listello scende più del dovuto, arriva a toccare il fondo del contenitore e scarica tutto sugli innesti. Se dopo un rimontaggio senti la rete più «bassa» al centro, controlla il verso delle doghe prima di cercare qualunque altra cosa.

Come si rimette una doga in sede senza spaccare l’innesto

Il metodo che funziona non richiede forza, richiede una leva. Appoggia un’asse di legno di traverso alle doghe, in corrispondenza del vuoto; infila una prima estremità della doga nuova nella sede perimetrale e usa l’asse come fulcro per fletterla quel tanto che basta a far entrare la seconda. Fai entrare per ultimo il lato più comodo, non il più difficile.

La cosa da non fare è battere di martello sull’estremità per «farla entrare»: gli innesti sono in materiale plastico e si crepano al primo colpo mal dato. Se proprio non entra, la misura è sbagliata — non è una questione di braccia. In due si fa in un minuto, da soli in cinque.

I supporti: il pezzo che nessuno cambia, e che decide quanto dura la doga nuova

Il copridoga è un pezzo di usura come una guarnizione, e va trattato così: si vende separatamente, costa una frazione di quanto costa la doga che sostiene, e una doga nuova montata su un supporto crepato dura molto meno di una doga vecchia su un supporto sano. Chi ordina soltanto il legno non sta risparmiando, sta rimandando.

Caucciù, PVC e SBS: non sono lo stesso pezzo

I tre materiali che trovi sulle reti in commercio fanno lavori diversi. Il caucciù e le gomme tecniche danno elasticità alla giunzione e assorbono il rumore. Il PVC è più rigido e più economico, e nei cataloghi compare come «alloggiamento anticigolio»: tiene la doga ferma e silenziosa, ma cede prima quando lavora sotto carico. L’SBS è la gomma termoplastica dei supporti basculanti — il catalogo sommier citato sopra descrive «portalistelli basculanti e indipendenti in SBS», scelti proprio per la loro elasticità.

Quando compri un ricambio, il materiale va rispettato. Un innesto rigido montato al posto di uno basculante trasforma una rete a doghe indipendenti in una rete rigida, e tutto il lavoro che facevano i supporti si scarica sul legno.

Fissi, a slitta, basculanti

Il supporto fisso blocca la doga alle due estremità. Quando la doga si inarca sotto il peso i suoi capi vorrebbero avvicinarsi: se non possono, il listello lavora precaricato e si stanca prima. Il supporto a slitta ha un’asola che consente quel piccolo scorrimento, ed è una delle ragioni per cui su alcune reti le doghe durano molto più che su altre apparentemente identiche. Il supporto basculante aggiunge un’oscillazione trasversale, e serve alle reti a doghe indipendenti.

Riconoscerli è immediato: smonta un innesto sano e guarda se la doga, dentro la sede, ha gioco in lunghezza. Se ce l’ha, il ricambio deve averlo anche lui, altrimenti hai cambiato il modo in cui lavora la rete senza accorgertene.

I regolatori di rigidità: utili, se sai cosa fanno

Sui piani più completi trovi cursori che accoppiano due doghe vicine: nei cataloghi compaiono come sistemi di regolazione della rigidità su doppia doga, quasi sempre nella zona lombare. Servono a irrigidire in modo selettivo una fascia della rete, e sono anche un pezzo che si rompe: se ne trovi uno spaccato accanto alla doga spezzata, è probabile che il carico lombare stesse passando tutto da lì.

C’è una controindicazione che quasi nessuno scrive. Spostare tutti i regolatori disponibili al centro non rende la rete «più solida»: la rende rigida in una fascia e morbida nelle altre, e il gradino fra le due zone è esattamente il punto dove la doga successiva si spezza.

Numero e passo delle doghe: le poche righe che servono qui

Su una rete a doghe il numero di listelli e la distanza fra loro decidono quanto il materasso viene sostenuto e quanto affonda fra una doga e l’altra. È un tema che abbiamo già trattato per esteso altrove, quindi qui basta il minimo indispensabile per capire cosa succede quando ne manca una.

Quando una doga si rompe o resta fuori sede, il passo locale raddoppia: in quel punto il materasso appoggia su una luce doppia rispetto a quella per cui è stato progettato, e comincia ad affondare. Sul memory e sul lattice il segno resta visibile dopo poche settimane, ed è un segno che non torna indietro. Per i numeri — quante doghe servono, quanto devono essere distanti, che differenza fa la larghezza — c’è tutto nella guida su rete a doghe o a molle e nella classifica delle migliori reti a doghe, dove il passo è uno dei criteri di scelta.

La garanzia del materasso: cosa dice davvero il certificato

Molti produttori di materassi subordinano la propria garanzia convenzionale a un piano d’appoggio conforme, e lo mettono per iscritto. Non è una clausola nascosta: sta nell’elenco delle esclusioni, ed è il motivo per cui una rete con doghe mancanti, rotte o sostituite con legno diverso può farti perdere una copertura che credevi di avere.

Cosa scrivono, nero su bianco

Leggendo i certificati pubblicati dai produttori, la formula ricorrente è che il difetto non è coperto quando dipende da un piano d’appoggio inadeguato. Altaflex, nelle condizioni di garanzia pubblicate sul proprio sito, arriva a quantificarlo: fra le esclusioni elenca l’uso di una «rete a doghe in numero inferiore a nr. 14 listelli nella misura 190 cm», quindici sulla misura da 200 cm, e cita espressamente le doghe non in faggio evaporato o curvato e il piano rete «con tavola unica, priva di fori per areazione».

Tre conseguenze pratiche per chi ha una doga rotta. Dormire mesi con un listello in meno può portarti sotto la soglia dichiarata. Sostituire una doga in faggio con un listello di legno qualsiasi comprato in ferramenta è un’altra delle condizioni citate. E la tavola appoggiata sopra le doghe, che è il rimedio casalingo più diffuso, sta in quell’elenco per iscritto.

Le due garanzie che non vanno confuse

La garanzia legale è quella che hai verso il venditore per difetto di conformità: dura due anni e non dipende da quello che scrive il produttore. La garanzia convenzionale è quella che il produttore aggiunge di propria iniziativa, spesso molto più lunga, e vale alle condizioni che decide lui — è quella che le clausole sul piano d’appoggio possono far decadere.

Sono cose diverse e vale la pena non confonderle, perché il venditore che ti risponde «la garanzia è decaduta, la rete non era conforme» sta parlando della seconda. Sulla prima, nei primi dodici mesi, è chi ha venduto a dover dimostrare che il difetto non c’era alla consegna.

E la garanzia della rete?

Qui le condizioni sono spesso meno generose di quanto si immagini, e un dettaglio ricorre quasi ovunque: Perdormire, nella propria pagina di garanzia, scrive che «eventuali cigolii della rete non sono oggetto di prestazioni in garanzia». Tienilo a mente quando arrivi alla sezione sul rumore: il cigolio, per contratto, quasi sempre non è considerato un difetto.

Quando conviene cambiare tutta la rete invece del pezzo

Il punto di svolta non è una sensazione, è un conteggio. Si smette di sostituire listelli quando la rete mostra almeno due di questi quattro segnali insieme: a quel punto non stai riparando un guasto, stai inseguendo l’usura di un insieme che è invecchiato tutto alla stessa velocità e che continuerà a cedere un pezzo alla volta.

I quattro segnali che spostano la decisione

Il numero di doghe già cedute. Una è un incidente. Due nella stessa zona nel giro di pochi mesi dicono che quella fascia della rete ha raggiunto il proprio limite: le doghe rimaste hanno la stessa età e lo stesso carico accumulato.

Gli innesti crepati in più punti. Se devi sostituire anche i supporti e non sono due ma sei o otto, la serie completa di ricambi si avvicina in fretta al valore di un piano nuovo — e il telaio, che è la parte che non stai cambiando, resta comunque vecchio.

Il telaio che si muove. Prendi la rete agli angoli e prova a farla romboidare. Se il perimetro ha gioco, o se gli angolari si sono staccati, nessuna doga nuova rimetterà a squadro il telaio; e una rete fuori squadro fa uscire le doghe dalle sedi, una dopo l’altra.

Il cigolio diffuso. Un cigolio localizzato si trova e si aggiusta. Un cigolio che si sposta ogni volta che ti giri è la firma di una struttura con tutte le giunzioni allentate, e non si cura cambiando un listello.

Fai il conto prima, non dopo

Prima di ordinare una serie completa di listelli, metti in fila quello che spendi in ricambi e quello che spenderesti per una rete nuova, contando anche il tempo che ti risparmia. Lo strumento che abbiamo messo online serve esattamente a questo: il calcolatore che dice se conviene riparare o sostituire confronta la spesa della riparazione con la vita residua dell’oggetto e restituisce una risposta secca, al posto di una sensazione.

Un’avvertenza che vale in entrambe le direzioni: se il materasso ha già i suoi anni, cambiare la rete e tenere il materasso vecchio è il classico mezzo lavoro. La guida su quanto dura un materasso ha i segnali per capire se stai per rimettere a nuovo la metà sbagliata del letto, e quella su come scegliere il materasso serve se la risposta è che vanno cambiati tutti e due.

Le doghe dei letti in kit: misure che non trovi e ricambi che spariscono

Sui letti dei grandi rivenditori di mobili in kit la doga rotta è un problema diverso, e più fastidioso: le misure sono spesso fuori standard di qualche millimetro, gli innesti sono proprietari e il ricambio passa dal servizio clienti del marchio invece che dal banco di una ferramenta. Vale la pena sapere cosa copre davvero la garanzia prima di telefonare.

Perché la misura standard non entra

Il listello di ricambio universale è pensato per le sedi più comuni. Sui letti in kit capita che la sede sia più stretta di un paio di millimetri, che l’innesto abbia un dente di aggancio proprietario, o che la doga sia forata in posizioni specifiche per i regolatori. Il risultato è che il ricambio generico entra a forza oppure balla. Prima di comprare, smonta una doga sana e fotografa l’innesto da sotto: è la prima cosa che il servizio clienti ti chiederà comunque.

Cosa copre la garanzia, e cosa no

Qui le condizioni pubblicate sono più chiare di quanto ci si aspetti, e non sempre a favore di chi ha comprato. Nel documento di garanzia convenzionale dei letti contenitore di Mondo Convenienza la copertura aggiuntiva di tre anni si applica a pistoni, compassi, pannelli di fondo, strutture metalliche e strutture in legno, e l’elenco delle esclusioni contiene due sole voci: rivestimenti e reti.

Tradotto: sulla rete di quel letto vale la garanzia legale, non i tre anni aggiuntivi. Lo stesso documento esclude poi le riparazioni «effettuate con ricambi non originali, ad opera di personale tecnico non autorizzato», e i prodotti non correttamente montati quando non ci si è avvalsi del servizio di trasporto e montaggio del venditore. Se il letto è ancora nel periodo di copertura, quindi, il listello universale preso altrove può costarti più di quanto ti fa risparmiare.

Se il ricambio non esiste più

Capita, e più spesso di quanto dovrebbe: modello fuori produzione, ricambio non più a catalogo. Il documento appena citato prevede che, se il prodotto non è più disponibile, si possa scegliere fra la sostituzione con un bene simile dello stesso tipo o un buono spesa — ma è una previsione che vale dentro la garanzia, non dopo.

Fuori garanzia le strade sono due. La prima è far tagliare su misura un listello in faggio multistrato della larghezza e dello spessore giusti: è un lavoro banale per qualunque falegnameria, ed è l’unica via quando la lunghezza è fuori standard. La seconda è cambiare i soli innesti con un modello universale, quando il telaio lo consente, e passare a doghe di misura commerciale: si fa in un pomeriggio e ti toglie per sempre dalla dipendenza da un ricambio proprietario.

Il cigolio: quasi mai viene dalla doga

È la domanda che arriva subito dopo la doga rotta, e la risposta sorprende: il legno che flette non fa rumore. Il cigolio nasce dall’attrito fra due superfici — la doga contro il suo innesto, una vite allentata nel proprio foro, il telaio contro la testiera, un piede contro il pavimento. Cercarlo nella doga è il motivo per cui quasi nessuno lo trova.

Come si isola il punto in dieci minuti

Si procede per esclusione, e l’ordine è questo. Metti il materasso a terra e prova la rete nuda: siediti e spostati lungo il perimetro. Se il rumore c’è anche senza materasso, il problema è nella rete o nella struttura del letto; se sparisce, è l’interfaccia fra materasso e doghe, oppure il materasso stesso.

Poi localizza: premi con le mani su ogni angolo, poi al centro delle traverse, poi sulle singole doghe una per una. Il rumore cambia quando arrivi al punto giusto. Nella grande maggioranza dei casi finisci su un innesto secco o su una vite del telaio che ha perso il precarico, non su un listello.

Cosa funziona e cosa no

Funziona serrare a croce tutte le viti del telaio, senza forzare: una struttura in legno si assesta, e le viti vanno riprese dopo il primo anno. Funziona sostituire gli innesti secchi con ricambi in gomma, che è poi il motivo per cui i cataloghi li chiamano «anticigolio». Funziona mettere un feltrino fra la traversa e la testiera, quando il rumore viene da quella giunzione.

Non funziona, se non per qualche giorno: il talco sul legno, l’olio e gli spray lubrificanti sulle sedi in plastica — che oltretutto le ammorbidiscono — e il nastro adesivo avvolto intorno alle estremità delle doghe. Se il tuo è un piano motorizzato, poi, il rumore può venire dal meccanismo e non dai listelli: in quel caso il confronto sta nella guida sulle migliori reti motorizzate, dove il tipo di motore è uno dei criteri di scelta.

Domande frequenti

Si può dormire su un letto con una doga rotta?

Per una notte sì, spostandosi verso il lato opposto. Per settimane no, e non per il rischio di crollo: con un listello in meno il materasso appoggia su una luce doppia in quel punto e comincia ad affondare, lasciando un segno che sul memory e sul lattice può diventare permanente. È anche una delle condizioni che parecchi produttori citano fra quelle che fanno decadere la garanzia convenzionale del materasso.

Si può incollare una doga rotta?

Come rimedio ponte, in un caso solo: crepa superficiale che interessa il solo strato esterno, incollaggio con i morsetti e tempo di presa rispettato. Su una doga spezzata in due o delaminata no, e non è pignoleria: il listello lavora a flessione a ogni movimento di chi dorme, e un cordone di colla su una superficie di frattura irregolare non ricostruisce la continuità delle fibre.

Come si trova la misura esatta della doga di ricambio?

Sfilando una doga sana accanto a quella rotta e misurandola da un’estremità all’altra, mai misurando il vuoto lasciato dalla doga rotta: il listello entra nell’innesto per qualche centimetro per lato ed è più lungo della luce che vedi. Poi servono altri tre numeri — larghezza (le più comuni stanno intorno a 38, 53 e 68 mm), spessore (di solito 8 o 12 mm) e il verso della curvatura.

Le doghe si montano con la curva verso l’alto o verso il basso?

Con la convessità verso l’alto, cioè la gobba rivolta verso il materasso. Sotto il peso la doga si appiattisce e lavora nel verso per cui il legno è stato curvato a vapore. Montata al contrario, la curvatura si somma all’inflessione: il listello scende più del dovuto e scarica tutto sugli innesti alle estremità. È l’errore di rimontaggio più frequente in assoluto.

Quante doghe si possono sostituire prima che convenga cambiare la rete?

Non è il conteggio da solo a decidere, ma la combinazione dei segnali. Una doga è un incidente; due cedute nella stessa zona in pochi mesi dicono che quella fascia ha raggiunto il limite. Se insieme ai listelli devi sostituire più di quattro o cinque innesti, o se il telaio ha gioco agli angoli, la riparazione non regge più il confronto con una rete nuova.

Una doga rotta fa decadere la garanzia del materasso?

La doga rotta in sé no; dormirci sopra a lungo può farlo. Diversi produttori escludono dalla garanzia convenzionale i difetti dovuti a un piano d’appoggio inadeguato, e alcuni quantificano la soglia: per esempio non meno di quattordici listelli su una lunghezza di 190 cm. Una rete con due doghe mancanti può scendere sotto quel numero, e l’avvallamento del materasso viene attribuito all’appoggio.

Perché la rete cigola dopo che ho cambiato una doga?

Quasi sempre perché il ricambio è entrato in un innesto vecchio e ormai secco, oppure perché è di larghezza leggermente diversa e balla nella sede. Il cigolio nasce dall’attrito fra due superfici, non dal legno che flette: nella maggior parte dei casi si risolve sostituendo l’innesto e riprendendo a croce le viti del telaio, non intervenendo di nuovo sulla doga.

Dove si comprano le doghe di un letto in kit, se il produttore non le vende più?

Le strade sono due. Far tagliare un listello in faggio multistrato su misura in falegnameria, rispettando larghezza, spessore e curvatura dell’originale: è l’unica via quando la lunghezza è fuori standard. Oppure sostituire tutti gli innesti con un modello universale, se il telaio lo consente, e passare a doghe di misura commerciale — così il ricambio si trova per sempre, senza dipendere da un catalogo.

Continua a leggere

Altre guide sullo stesso tema

Tutti gli articoli →

Domande e risposte

Le domande dei lettori

Se ci dai i dati del tuo caso — metri quadri, temperatura, budget — ti rispondiamo con un consiglio vero, non con un link.

Lascia un commento

Una mail al mese

Le classifiche cambiano. Te lo diciamo noi.

Ti scriviamo quando una classifica cambia primo posto, e quando un modello che consigliamo resta senza ricambi. Niente altro, e ti cancelli con un click.