Riposo · Aggiornato il 24 agosto 2026

Materasso, quale scegliere: le tre decisioni da prendere in ordine

La misura si prende sulla rete, la rigidità la decide il peso e il materiale viene per ultimo. Le decisioni in ordine, con i vincoli pratici che mandano indietro il pacco.

di Redazione Fatto per Durare 17 min di lettura
Materasso matrimoniale bianco su letto in legno chiaro in una camera luminosa con finestra affacciata sulla campagna
Materasso matrimoniale bianco su letto in legno chiaro in una camera luminosa con finestra affacciata sulla campagna

Chi si chiede quale materasso scegliere quasi mai parte da un prodotto: parte da una schiena che al mattino non funziona, da un avvallamento in mezzo al letto che non se ne va, da un materasso che ha quindici anni. La scelta giusta esce da tre decisioni prese in ordine, e il materiale è l'ultima delle tre.

L'ordine conta perché sbagliarlo costa: un materiale scelto per primo si porta dietro una rigidità che non c'entra col tuo peso, e una misura presa sul materasso vecchio rimanda indietro un pacco da venticinque chili.

Prima decisione: la misura, e si misura la rete

La misura è un vincolo fisico e viene prima di tutto: non si negozia, non dipende dai gusti e non si aggiusta dopo. Si prende sulla rete o sul telaio interno del letto, mai sul materasso vecchio, che dopo anni di uso ha perso qualche centimetro sui bordi e ne restituisce una lettura falsa.

Le misure standard italiane, che non sono una legge

Nessuna norma obbliga i produttori a rispettare misure fisse: quelle che chiamiamo standard sono una convenzione commerciale, tarata sulla corporatura media della popolazione, e ogni tanto qualcuno se ne discosta. Le larghezze sono stabili, le lunghezze molto meno — ed è lì che nascono i guai.

Nome commerciale Larghezza Lunghezze in commercio
Singolo 80 cm 190 · 195 · 200 cm
Singolo maggiorato 90 cm 190 · 200 cm
Una piazza e mezza 120 cm 190 · 200 cm
Francese 140 cm 190 · 200 cm
Matrimoniale 160 cm 190 · 195 · 200 cm
King size 180 cm 200 cm

Il riepilogo delle misure correnti sul mercato italiano è coerente con quello pubblicato da produttori del settore, che indicano 80x190, 120x190 e 160x190 come base, con le varianti in lunghezza a 195 e 200 cm.

190 o 200: la differenza che manda indietro il pacco

Dieci centimetri di lunghezza sono l'errore più caro di tutta la categoria, perché a occhio non si vedono e in fase d'ordine si danno per scontati. In Italia convivono da decenni il 190 e il 200, spesso nello stesso negozio e sulla stessa scheda prodotto. Un 160x200 dentro un telaio da 190 semplicemente non entra, e un 190 dentro un telaio da 200 balla di dieci centimetri contro la pediera.

Come si misura, in un minuto

Si misura il vano interno fra i quattro montanti, non l'ingombro esterno del letto e non il materasso. Larghezza al centro, lunghezza al centro, e una diagonale se il letto ha qualche anno, perché i telai in legno si aprono. Se esce 158 o 162, la misura resta 160: le tolleranze di pochi centimetri le assorbe il materasso.

La statura decide la lunghezza, non il gusto

La regola pratica è statura più venti centimetri. Chi sta sopra il metro e ottanta ha bisogno del 200 e se ne accorge la prima notte; sotto il metro e settanta il 190 basta e guadagni dieci centimetri di camera. In una coppia decide il più alto dei due.

Seconda decisione: la rigidità, che il tuo peso decide più del tuo gusto

La rigidità non è una preferenza libera: è una preferenza dentro un intervallo che il tuo peso stabilisce. Un corpo leggero su un materasso rigido resta appoggiato sopra senza che spalle e bacino affondino; un corpo pesante su un materasso morbido scende al centro e la colonna segue. Il gusto sceglie dentro quell'intervallo, non contro.

Portanza e rigidità non sono la stessa cosa

La rigidità è quanto la superficie resiste alla pressione; la portanza è quanto sostiene il corpo nei punti giusti. Sono cose diverse: un materasso può essere morbido al tatto e portante sotto il bacino, se ha uno strato di accoglienza sopra e un nucleo consistente sotto. Chi confonde le due compra duro pensando di comprare sostegno.

H1, H2, H3: cosa dicono le sigle e cosa non dicono

La lettera H sta per hardness e i numeri da 1 a 5 vanno dal molto morbido al molto rigido. Indicativamente H1 sta sotto i 60 kg, H2 fra i 60 e gli 80, H3 sopra gli 80. Il punto è che non è una scala normata: un H3 di un marchio può essere più cedevole dell'H2 di un altro, quindi la sigla si legge insieme alla scheda tecnica, mai da sola.

La fascia di peso, con il margine che serve

Le tabelle peso-rigidità sono un buon punto di partenza e un pessimo verdetto, perché ignorano l'altezza: a parità di peso, un corpo più alto distribuisce la stessa massa su più superficie. Anche Altroconsumo mette insieme peso, statura, posizione del sonno, temperatura dell'ambiente ed eventuali problematiche muscolo-scheletriche: cinque variabili, non una.

Come dormi: di lato, sulla schiena, sulla pancia

La posizione in cui passi la maggior parte della notte cambia il requisito in modo netto, e in due casi lo ribalta. Chi dorme di lato ha bisogno che spalla e anca affondino; chi dorme sulla pancia ha bisogno che il bacino non affondi. Sono richieste opposte, e nessun materasso le soddisfa entrambe bene.

Di lato: spalla e anca devono entrare

È la posizione più diffusa ed è quella che chiede più accoglienza. Sul fianco, spalla e bacino sono i due punti che sporgono: se la superficie non li lascia entrare, la colonna resta piegata verso l'alto e il peso si concentra sull'articolazione della spalla. Qui un memory o uno strato di accoglienza generoso lavorano bene.

Supino: la prova del vuoto lombare

Da sdraiato sulla schiena, infila una mano sotto la zona lombare. Se passa comodamente, il materasso non sostiene abbastanza e la curva resta scoperta; se non passa affatto, sei su qualcosa di troppo cedevole e il bacino è sceso. Il compromesso è una rigidità media o medio-sostenuta, ed è il caso più frequente in assoluto.

Sulla pancia: il bacino non deve scendere

È la posizione che perdona meno. Se il bacino affonda più del torace, la zona lombare va in iperestensione per tutta la notte. Chi dorme prono sta meglio su un piano più sostenuto della media e con uno strato di accoglienza sottile, cioè esattamente il contrario di quello che serve a chi dorme di lato.

Se cambi posizione tutta la notte

È il caso più comune e il meno raccontato. Chi si rigira sceglie una via di mezzo sostenuta e privilegia i materiali che tornano in forma in fretta: molle insacchettate e lattice reagiscono subito, le schiume viscoelastiche lente restano nella forma precedente per qualche secondo, e si sente.

Terza decisione: il materiale, che viene per ultimo

Il materiale è l'ultima decisione, non la prima, ed è il contrario di come lo raccontano quasi tutti. Una volta fissate misura e rigidità, i candidati si riducono a quattro famiglie e la scelta diventa gestibile. Se vuoi vedere subito le opzioni che coprono il caso medio, la selezione generale dei migliori materassi parte da lì.

Memory foam: accoglie, ma scalda

La schiuma viscoelastica si adatta alla forma del corpo e distribuisce la pressione, il che la rende la scelta naturale per chi dorme di lato. In cambio trattiene calore, ha una reattività lenta e la sua qualità sta quasi tutta in un numero: la densità in kg/m³, cioè quanto pesa un metro cubo di schiuma. Sotto i 40 si parla di bassa densità, fra 40 e 60 di densità media, sopra i 60 di alta densità — e più è alta, più tardi il materiale cede. Il quadro completo sta nella classifica dei materassi in memory foam.

Molle insacchettate: aria e indipendenza

Ogni molla è chiusa in un sacchetto di tessuto e lavora per conto suo. Ne derivano due vantaggi concreti: l'aria passa — quindi il materasso resta più fresco e più asciutto — e il movimento di chi dorme accanto non si trasmette. È la struttura più consigliata per il caso medio e per chi soffre il caldo. Il confronto diretto con la schiuma è in memory o molle insacchettate.

Lattice: elastico, ostile agli acari, esigente sulla rete

Il lattice ha una reattività immediata, una struttura a celle aperte e un'ottima elasticità di ritorno. Ha però due controindicazioni pratiche che vanno sapute prima: pesa parecchio — girarlo in due è realistico, da soli molto meno — e pretende aria sotto, quindi una rete a doghe vera e non un piano chiuso. I modelli e le percentuali reali di lattice stanno nella classifica dei materassi in lattice.

Ibrido: molle sotto, schiuma sopra

L'ibrido mette un nucleo a molle insacchettate sotto uno o più strati di schiuma: ventilazione e sostegno dalle molle, accoglienza dalla schiuma. È la formula che copre il maggior numero di casi ed è anche quella con le schede più vaghe: va letto quanti centimetri sono di schiuma e quanti di molle, perché fra due centimetri e sei passa tutta la differenza.

Quanto alto, e cosa cambia davvero

L'altezza non è un indice di qualità, è una conseguenza della struttura. Le schiume stanno bene fra 19 e 24 cm, le molle e gli ibridi fra 23 e 30. Sotto i 18 cm si rischia di percepire le doghe attraverso il materasso; sopra i 30 comincia a essere un problema per le lenzuola e per l'altezza del piano letto.

La regola pratica sull'altezza

Più il corpo è pesante, più servono centimetri di materiale sotto per non arrivare in fondo: un materasso da 16 cm sotto una persona da 90 kg lavora tutto compresso e cede prima. In due, con pesi diversi, scendere sotto i 22 cm si sente al centro del letto.

Il piano letto si alza, e la testiera si accorcia

È il difetto che si scopre a consegna avvenuta: sommando rete e materasso da 30 cm, il piano di appoggio può superare i 60 cm da terra. Su un letto contenitore, dove la base è già alta, alzarsi la mattina diventa un gradino. Si misura prima, col metro.

Le lenzuola che avevi non entrano più

Le lenzuola con angoli di uso comune coprono 25-27 cm di spessore. Un materasso da 30 le tende agli angoli e le fa saltare di notte. Non è un motivo per cambiare materasso: è un motivo per mettere in conto lenzuola nuove.

Le sette zone differenziate: quando sono marketing

Le zone a portanza differenziata hanno senso su un materasso alto, dove ci sono centimetri sufficienti per far lavorare fasce diverse. Su un materasso da 16 cm sono in gran parte una scritta sulla fodera: lo spessore non basta a produrre una differenza percepibile fra spalla e zona lombare. Tre zone reali valgono più di sette dichiarate.

La rete che hai già: doghe, piano chiuso, contenitore

Il materasso lavora insieme al piano su cui appoggia, e una rete sbagliata annulla la scelta fatta bene. Le doghe devono avere un passo inferiore ai 7 cm: più distanti, il materasso si insacca negli spazi vuoti e la garanzia del produttore in genere non copre il difetto che ne deriva.

Doghe: larghezza, passo e curvatura

Una rete in legno multistrato con listelli larghi 6-8 cm e distanziati meno di 7 lavora bene con qualsiasi materiale. Le doghe imbarcate verso l'alto aggiungono elasticità; quelle che negli anni si sono imbarcate verso il basso vanno sostituite prima del materasso, altrimenti il materasso nuovo ne prende la forma.

Il piano chiuso e la rete metallica

Un piano continuo in legno non lascia passare aria e trattiene sotto il materasso l'umidità che il corpo rilascia ogni notte: se il piano è chiuso servono almeno dei fori di aerazione. La vecchia rete a maglie metalliche, invece, cede al centro molto prima del materasso che ci appoggi sopra.

Il letto contenitore, e perché il lattice ci sta male

Il vano contenitore è un volume chiuso, spesso pieno di coperte, sotto una superficie che di notte riceve calore e umidità. Il lattice, che disperde umidità verso il basso, in un contenitore pieno non ha dove mandarla. Le schiume soffrono meno ma soffrono. Se il letto è a contenitore, la scelta ragionevole sono le molle insacchettate, e il vano va aperto e arieggiato regolarmente.

Dormire in due: quando un materasso solo non basta

Su un matrimoniale il materasso deve fare due lavori diversi contemporaneamente. Finché la differenza di peso fra i due resta entro i venti chili una rigidità intermedia funziona; oltre, il più pesante scende e il più leggero rotola verso il centro, e nessuna rigidità media risolve la cosa.

Le tre strade quando i pesi non tornano

La prima è un materasso a rigidità differenziata sui due lati, che alcuni produttori realizzano su richiesta. La seconda è un buon ibrido con zone reali, che assorbe una parte dello squilibrio. La terza, la più efficace e la meno popolare, sono due materassi singoli affiancati su un'unica rete: due rigidità indipendenti, e nessun movimento che passa da una parte all'altra. Le opzioni concrete per la coppia stanno nella classifica dei materassi matrimoniali.

Il solco al centro, e come si chiude

Due singoli da 80 lasciano una linea di giunzione al centro. Si chiude con un topper unico sopra i due materassi, oppure con una fascia di congiunzione. Non sparisce del tutto — è il prezzo onesto della soluzione, e va detto prima e non dopo.

Le prime 72 ore: perché non si giudica la prima notte

Quasi tutti i materassi venduti online arrivano arrotolati sottovuoto, e da compressi hanno bisogno di tempo. La forma torna in poche ore, la portanza dichiarata chiede molto di più: fra le 24 e le 48 ore per l'assestamento, e i produttori più prudenti indicano di aspettare fino a 72 prima di formulare un giudizio.

Cosa succede quando lo srotoli

Le celle della schiuma si riaprono progressivamente e il materasso rilascia l'odore tipico dell'imballo, che se ne va arieggiando la stanza. Marcapiuma, che documenta la procedura, indica una buona stabilità entro 24 ore e fino a 48 per l'assestamento completo, e raccomanda di aprire l'imballo appena arriva: arrotolato per settimane, il materasso perde elasticità.

Il diritto di recesso vale anche se hai tolto la pellicola

Per un acquisto a distanza il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ricorda che il recesso vale 14 giorni dalla consegna e che il rimborso va effettuato entro 14 giorni dalla comunicazione. E c'è un punto specifico per i materassi: la Corte di giustizia europea ha stabilito che togliere la pellicola protettiva non fa decadere il diritto di recesso, perché un materasso può essere igienizzato e rimesso in commercio — il caso è ricostruito dal Centro Europeo Consumatori Italia.

Cosa fa durare un materasso, e cosa lo uccide

Un materasso non smette di funzionare di colpo: perde portanza gradualmente, e chi ci dorme sopra si abitua alla discesa senza accorgersene. Il segnale oggettivo è l'avvallamento permanente al centro, visibile a letto sfatto e a materasso scarico. La forbice realistica va dai 7 ai 12 anni secondo la struttura, e il dettaglio sta in quanto dura un materasso.

Ruotare, girare, arieggiare

Ruotare testa-piedi ogni tre mesi distribuisce l'usura su tutta la superficie; girare sottosopra si può solo se non ci sono un lato invernale e uno estivo dichiarati. Arieggiare vuol dire scoprire il letto e aprire la finestra venti minuti la mattina: è la manutenzione più economica che esista e la sola che nessuno fa.

Come si testa la durabilità, quando la testano davvero

Altroconsumo sottopone i materassi a una prova di fatica che simula dieci anni di uso, seguendo lo standard europeo EN 1957, e nel voto finale pesa il sostegno del corpo al 40% e la durabilità al 30%. È il modo corretto di leggere la parola durata: non un'opinione, una prova a cicli.

La fodera è la parte che cede per prima

Prima del nucleo cede quasi sempre il rivestimento. Vale la pena verificare che sia sfoderabile davvero — cioè che la cerniera giri sui quattro lati e che il produttore ne dichiari il lavaggio in lavatrice — e non solo che una cerniera esista. Una fodera lavabile a 60 °C è anche l'unica misura antiacaro che funziona sul serio.

Acari e umidità: le condizioni contano più del materiale

Gli acari proliferano sopra i 25 °C e con umidità relativa superiore al 60%, e il letto è il loro serbatoio principale. Le raccomandazioni sono ambientali prima che merceologiche: temperatura in camera sotto i 22 °C, umidità sotto il 50%, biancheria lavata sopra i 60 °C, coprimaterasso antiallergico. Nessun materasso, di nessun materiale, sostituisce queste quattro cose.

Certificazioni e detrazione: gli ultimi due controlli

Sono i due dettagli che si guardano alla fine, a scelta ormai fatta, e che ogni tanto spostano il confronto fra due modelli equivalenti. Uno riguarda cosa c'è nei tessuti, l'altro quanto ti costa davvero il materasso in dichiarazione dei redditi.

OEKO-TEX Standard 100: cosa certifica sul serio

STANDARD 100 by OEKO-TEX attesta che il tessile è stato testato su una lista di oltre 1.000 sostanze nocive, e articola i requisiti in quattro classi di prodotto: la classe 2 è quella del contatto diretto con la pelle, ed è la classe pertinente per una fodera. Il certificato vale un anno e va rinnovato: un logo su una scheda non è di per sé un certificato in corso di validità.

Dispositivo medico di classe I e detrazione al 19%

Molti materassi sono immessi in commercio come dispositivo medico. La guida dell'Agenzia delle Entrate alle spese sanitarie riconosce la detrazione del 19% sulla parte eccedente la franchigia di 129,11 euro, a condizione che il dispositivo sia marcato CE e che lo scontrino o la fattura riportino la descrizione del prodotto e chi sostiene la spesa: la sola dicitura «dispositivo medico» non basta. Se il documento riporta il codice AD, non serve altra documentazione. I materassi antidecubito e ortopedici rientrano nell'elenco allegato alla circolare 20/E del 2011.

Una nota su schiena e dolore

Va detto con chiarezza, perché di questa categoria si legge di continuo il contrario: un materasso non cura nulla. Non guarisce la cervicale, non risolve un'ernia, non fa passare una lombalgia. Quello che fa è distribuire la pressione e sostenere le curve della colonna mentre dormi.

Se il dolore c'è tutti i giorni, se compare anche fuori dal letto, o se resta identico dopo aver cambiato materasso, la domanda non è per un negozio: è per un medico. Un materasso adeguato è una condizione al contorno, non una terapia, e chi te lo vende come tale ti sta vendendo qualcos'altro.

Domande frequenti

Come si capisce che è ora di cambiare il materasso?

Il segnale oggettivo è l'avvallamento permanente: a letto scarico e sfatto, la zona centrale resta più bassa del resto. Gli altri indizi utili sono dormire meglio fuori casa che nel proprio letto e svegliarsi con rigidità che passa dopo mezz'ora in piedi. La forbice realistica va dai 7 ai 12 anni.

Meglio un materasso rigido o morbido per la schiena?

Nessuno dei due in assoluto. Serve portanza, cioè un piano che sostenga il bacino senza lasciarlo scendere e che accolga spalle e fianchi. Per la maggior parte delle persone significa una rigidità media o medio-sostenuta; troppo rigido lascia scoperta la curva lombare esattamente come troppo morbido la fa collassare.

Quanto deve essere alto un materasso?

Fra 19 e 24 cm per le schiume, fra 23 e 30 cm per molle e ibridi. Sotto i 18 cm si rischia di percepire le doghe; sopra i 30 le lenzuola con angoli standard non tengono e il piano letto si alza sensibilmente. L'altezza da sola non dice nulla sulla qualità.

Che misura ha un materasso matrimoniale?

160 cm di larghezza, con lunghezza 190 o 200 cm secondo la statura. Il 180x200 è il king size e chiede rete e biancheria dedicate. La misura si prende sempre sul vano interno del letto, non sul materasso vecchio che si è deformato.

Si può mettere un materasso in lattice su un letto contenitore?

È la combinazione peggiore. Il lattice disperde umidità verso il basso e in un vano chiuso e pieno quell'umidità resta lì. Se il letto è a contenitore la scelta sensata sono le molle insacchettate, e il vano va comunque aperto e arieggiato con regolarità.

Quanto tempo bisogna aspettare prima di dormire su un materasso arrotolato?

La forma torna in poche ore, ma l'assestamento chiede fra le 24 e le 48 ore e conviene attendere fino a 72 prima di giudicarlo. Dormirci la prima notte non lo rovina, però la sensazione che dà non è quella definitiva: è la causa numero uno dei resi affrettati.

Il materasso si può restituire dopo averlo aperto?

Sì, se l'acquisto è a distanza. Il recesso vale 14 giorni dalla consegna e la Corte di giustizia europea ha chiarito che togliere la pellicola protettiva non lo fa decadere. Resta la responsabilità per la diminuzione di valore dovuta a una manipolazione superiore a quella necessaria per provarlo.

Il materasso è detraibile?

Solo se è immesso in commercio come dispositivo medico marcato CE e se scontrino o fattura riportano la descrizione del prodotto e chi sostiene la spesa. In quel caso la detrazione è del 19% sulla parte eccedente la franchigia di 129,11 euro prevista per le spese sanitarie.

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