Pulizia · Aggiornato il 9 settembre 2026
Quanti watt deve avere un aspirapolvere: il numero giusto da guardare
I watt sono il numero più stampato e il meno utile: misurano la corrente che entra, non lo sporco che esce dal pavimento. Qui c’è il tetto di legge, il numero da guardare al posto dei watt e il conto in euro di un anno di uso.
Quanti watt deve avere un aspirapolvere: è la domanda che si fa chiunque stia davanti a due scatole con due numeri diversi. E la risposta onesta è scomoda, perché smonta la domanda: i watt che leggi sulla scatola non dicono quanto quell’apparecchio aspira. Dicono quanta corrente assorbe. Sono un costo, non una prestazione.
C’è poi un fatto che chiude metà della discussione prima ancora di iniziarla. Dal 1° settembre 2017, in Europa, un aspirapolvere alimentato dalla rete elettrica non può superare i 900 W. Non è una scelta dei costruttori: è un tetto di legge, scritto in un regolamento che si può aprire e leggere. Quindi la risposta alla domanda «quanti watt» è già stata data dall’alto, ed è sempre la stessa per tutti.
La parte che vale, allora, è un’altra: quale numero guardare al posto dei watt, e come si legge. Qui ci sono tutti e due i pezzi — il regolamento citato riga per riga, e i numeri che i costruttori dichiarano davvero sulle loro schede tecniche, con l’aritmetica fatta.
Quanti watt deve avere un aspirapolvere: la risposta in breve
Un aspirapolvere con il filo venduto oggi in Europa ha per legge meno di 900 W, e la stragrande maggioranza sta fra 600 e 900 W. Ma i watt misurano la corrente assorbita, non la forza aspirante: il numero che descrive quanto aspira si chiama air watt, e i costruttori seri lo dichiarano a parte.
Che cos’è esattamente la «potenza nominale di ingresso»
È il termine tecnico che il regolamento usa, e dice tutto: ingresso. È l’energia elettrica che entra nell’apparecchio dalla presa. Quello che succede dopo — quanta di quell’energia diventa aria in movimento e quanta si perde in calore, attrito e rumore — la targhetta non lo dice.
Un motore mediocre può assorbire 900 W e restituirne pochissimi in aspirazione utile. Un motore ben fatto, con un condotto d’aria progettato bene e una spazzola che non strozza il flusso, può fare di più assorbendo meno. È la stessa differenza che c’è fra la benzina che metti nel serbatoio e i chilometri che fai: correlate, non uguali.
Il numero che descrive l’aspirazione si chiama air watt
L’air watt combina le due grandezze che contano davvero insieme: quanta aria passa dalla bocchetta e con quanta forza viene tirata. Portata e depressione. Un apparecchio che tira fortissimo pochissima aria non pulisce, e nemmeno uno che sposta molta aria senza forza.
Quanto conta lo scarto lo si vede su due modelli dello stesso costruttore, che ha il pregio raro di dichiarare entrambi i numeri sulla stessa tabella. Sull’R20 Slim Dreame dichiara «Potenza nominale 600 W» e «Potenza di aspirazione 190 AW/24 kPa». Sull’U10 dichiara «Potenza nominale 310 W», «Potenza di aspirazione 100 AW» e «Pressione di aspirazione 19 kPa».
Fai il rapporto: 190 su 600, e 100 su 310. In tutti e due i casi poco meno di un terzo della corrente che entra esce come potenza d’aria. Il resto se ne va per strada. È il motivo per cui contare i watt è come giudicare un’automobile dalla cilindrata: qualcosa ti dice, ma non quello che vuoi sapere.
Perché la domanda sui watt resta comunque utile
Non è una domanda inutile, è una domanda mal posta. I watt servono a due cose concrete. La prima: dicono quanto ti costa tenerlo acceso, e quel conto lo trovi più sotto in euro. La seconda: sono una datazione. Se un annuncio ti mostra 2.000 W o 2.400 W, quell’apparecchio non è nuovo, oppure non è un aspirapolvere domestico con il filo — e in entrambi i casi hai imparato qualcosa di utile in tre secondi.
Da dove viene il tetto dei 900 watt: il regolamento (UE) 666/2013
Il limite non è una linea guida né un accordo fra produttori: è il regolamento (UE) n. 666/2013 sulla progettazione ecocompatibile degli aspirapolvere, tuttora in vigore. Impone otto requisiti insieme, e i watt sono soltanto uno degli otto: gli altri sette riguardano quanto pulisce, quanto rumore fa e quanto dura.
I due scalini: 1.600 W nel 2014, 900 W nel 2017
Il regolamento è entrato a gradini. L’Allegato I, punto 1, lettera a), dal 1° settembre 2014, imponeva un consumo annuo inferiore a 62,0 kWh/anno e una «potenza nominale di ingresso» inferiore a 1 600 W. La lettera b), dal 1° settembre 2017, ha stretto: consumo annuo inferiore a 43,0 kWh/anno e potenza nominale di ingresso inferiore a 900 W.
Ecco perché le macchine da 2.000 W sono sparite in due tempi e non da un giorno all’altro, e perché ancora oggi ne trovi in giro: un apparecchio comprato prima del 2017 non è illegale, semplicemente non potrebbe più essere immesso sul mercato.
Le altre sette soglie che arrivano insieme ai watt
Questa è la parte che nessuno racconta, ed è quella che spiega perché una macchina moderna da 800 W pulisce come una vecchia da 2.000. Il legislatore non ha tolto i watt e basta: ha alzato contemporaneamente il minimo di pulizia richiesto.
| Requisito (Allegato I, lett. b, dal 1/9/2017) | Soglia | Che cosa vuol dire in pratica |
|---|---|---|
| Consumo annuo di energia | inferiore a 43,0 kWh/anno | il tetto sulla bolletta |
| Potenza nominale di ingresso | inferiore a 900 W | il tetto sul motore |
| Aspirazione della polvere su tappeto (dpu c) | uguale o superiore a 0,75 | deve raccogliere almeno tre quarti dello sporco di prova |
| Aspirazione su pavimenti duri (dpu hf) | superiore o uguale a 0,98 | sul liscio la soglia è quasi la perfezione |
| Riemissione di polvere | non superiore all’1,00% | quanta polvere torna in aria dallo scarico |
| Livello di potenza sonora | inferiore o pari a 80 dB(A) | il tetto sul rumore |
| Durabilità del tubo | utilizzabile dopo 40 000 oscillazioni sotto sforzo | il tubo non deve spezzarsi |
| Durata di vita del motore | pari o superiore a 500 ore | il motore non deve morire prima |
Quelle 500 ore meritano una sosta. Lo stesso regolamento, nell’Allegato II, dichiara le ipotesi con cui calcola il consumo: «50 è il numero standard di azioni di pulizia della durata di un’ora effettuate in un anno» e «87 è la superficie standard di un’abitazione da pulire, in m²». Cinquanta ore l’anno. Il che vuol dire che il minimo di legge sulla vita del motore, tradotto in calendario, è dieci anni di uso normale.
Chi resta fuori dal tetto: batteria, robot, aspiraliquidi
Questo passaggio è quello che manda fuori strada chi confronta un senza fili con un a traino, e va detto chiaro. L’articolo 1, paragrafo 2, esclude dal campo di applicazione «gli aspiraliquidi, gli aspirapolvere aspiraliquidi, gli aspirapolvere a batteria, i robot aspirapolvere, gli aspirapolvere industriali o gli aspirapolvere centralizzati», più le lucidatrici e gli aspiratori per esterni.
Conseguenza pratica: il tetto dei 900 W, quello degli 80 dB(A) e il minimo delle 500 ore di motore non valgono per una scopa elettrica senza fili né per un robot. Quando su una scheda di un senza fili leggi una potenza nominale bassa non stai guardando un apparecchio più debole per legge: stai guardando una categoria che quella legge non tocca. Se stai proprio decidendo fra le due forme, il confronto sta nella pagina su scopa elettrica o aspirapolvere a traino, dove peso, autonomia e postura sono trattati a fondo.
Watt, air watt, kPa e mm H₂O: cosa misura ciascuno
Sulle schede girano quattro unità diverse e vengono usate come se dicessero la stessa cosa. Non è così: due misurano l’aspirazione, una misura il consumo, e una misura solo metà del fenomeno. Ecco che cosa c’è dietro ognuna, e quale guardare per prima.
| Unità | Che cosa misura | È una prestazione? | Dove la trovi |
|---|---|---|---|
| Watt (W) | la corrente elettrica assorbita dalla presa | no, è un costo | targhetta, scheda, imballo |
| Air watt (AW) | portata d’aria × depressione: la potenza utile all’aria | sì, è il numero migliore | senza fili e marchi che la dichiarano |
| Kilopascal (kPa) | solo la depressione, cioè la forza di risucchio | in parte | senza fili, robot |
| mm H₂O | la stessa depressione, in millimetri di colonna d’acqua | in parte | bidoni e aspiratori professionali |
| Litri al secondo, m³/h | solo la portata, cioè il volume d’aria | in parte | schede professionali |
| Decibel dB(A) | il rumore emesso | no, è un fastidio | scheda, per legge sotto 80 |
I watt sono un costo, non una prestazione
Vale la pena fissarlo perché è il perno di tutta la pagina: il watt sta dalla parte della bolletta. Due apparecchi che assorbono gli stessi 850 W possono raccogliere quantità di sporco molto diverse, e questo non è un parere. Altroconsumo lo scrive netto nella sua guida alla scelta dell’aspirapolvere: «La capacità aspirante non dipende solo dalla potenza del motore, ma anche dalla forma delle spazzole e delle bocchette per l’aspirazione».
Gli air watt tengono insieme portata e depressione
Un air watt è una potenza vera, misurata sull’aria invece che sul cavo. Per questo è l’unico numero singolo che ha senso confrontare fra due macchine: tiene dentro sia il volume d’aria spostato sia la forza con cui viene tirato.
Come ordine di grandezza, Dyson mette in fila i propri modelli in una tabella pubblica sulla pagina del V15 Detect: 240 AW dichiarati per il V15, 150 AW per il V12 Detect Slim, 280 AW per il Gen5detect, tutti «in modalità Boost/Max». Sono valori di picco dichiarati dal costruttore, non misure indipendenti, e vanno letti così — ma servono a inquadrare la scala: sotto i 100 AW si è nel territorio della pulizia leggera, sopra i 200 in quello della pulizia profonda.
kPa e mm H₂O misurano la forza, non l’aria
I kilopascal e i millimetri di colonna d’acqua descrivono la stessa cosa in due scale diverse: la depressione, cioè quanto vuoto riesce a fare la macchina. La conversione è diretta, perché un millimetro di colonna d’acqua vale 9,80665 pascal: i 24 kPa dell’R20 Slim sono circa 2.447 mm H₂O, i 19 kPa dell’U10 circa 1.937.
La depressione da sola però non basta, e chi costruisce aspiratori per mestiere lo dice apertamente. IPC, nella sua guida ai sei aspetti da considerare quando si acquista un aspiratore, separa le due grandezze: «La depressione si misura in mmH₂O, mbar oppure in kPa. Rappresenta la forza aspirante ed è il parametro di riferimento per l’aspirazione di liquidi e materiali pesanti. La portata d’aria si misura in m³/h oppure in l/s. Esprime il volume d’aria aspirato ed è il parametro di riferimento per l’aspirazione di polveri fini e materiali leggeri».
Il dettaglio che tradisce chi ha scritto la scheda
Nella stessa guida IPC, la potenza del motore in watt è il punto 2, elencato dopo le performance di aspirazione che sono il punto 1. È un ordine che vale come indizio: quando un costruttore mette i watt in cima e non dichiara nient’altro, di solito è perché non ha altro da dichiarare.
Quanti watt deve avere una buona scopa elettrica con filo
Per una scopa elettrica con il filo vale lo stesso tetto di legge dei 900 W, perché è alimentata dalla rete. In pratica il grosso della categoria sta fra 600 e 800 W, e sopra i 700 W la differenza in pulizia la fa la spazzola motorizzata, non il motore di aspirazione.
L’intervallo reale, e perché è più stretto di quello che sembra
Una scopa elettrica con il filo è un corpo leggero con un motore piccolo: non ha lo spazio né la massa termica di un traino. Salire di watt significa scaldare di più un involucro che tieni in mano, quindi i costruttori si fermano molto prima del tetto legale. Se ne trovi una che dichiara 900 W tondi, stai guardando il massimo della categoria, non un fuoriclasse.
La cosa più istruttiva: molti costruttori i watt non li scrivono più
Aprendo le pagine ufficiali si scopre un fatto che in SERP non dice nessuno: i watt stanno sparendo dalle schede. Sulla pagina della scopa elettrica Powerline, Rowenta dichiara il livello sonoro — «Livello sonoro: 83 dB» — e non pubblica affatto la potenza assorbita. La cita una volta sola, e per confronto storico, in una nota in calce: «Rispetto a una precedente serie di scope elettriche Rowenta da 1800 W».
Non è una dimenticanza. È un costruttore che ha smesso di considerare i watt un argomento di vendita, e che al loro posto mette il rumore e l’efficienza della spazzola.
Se cerchi «una scopa elettrica con filo potente», guarda tre cose
I watt non sono nessuna delle tre. Guarda la spazzola: se è motorizzata, con rullo che gira, raccoglie su tappeto quello che una bocchetta passiva non raccoglie a nessun wattaggio. Guarda la tenuta del corpo: una scocca che perde aria dalle giunzioni butta via metà della depressione prima della bocchetta. E guarda il filtro, perché un filtro intasato abbatte la portata più di quanto qualunque watt in più la possa recuperare. Il confronto fra i modelli è nella pagina sulle migliori scope elettriche con filo.
Quanti watt servono per tappeti, peli di animali, parquet e case piccole
La domanda giusta cambia con la superficie, e in un modo che sorprende: sui pavimenti duri la legge europea è più severa che sui tappeti, non meno. Il motivo è che su un tappeto nessuna macchina raccoglie tutto, mentre su un pavimento liscio raccogliere quasi tutto è considerato il minimo sindacale.
Tappeti e moquette: la soglia di legge è 0,75, e dice tutto
Il regolamento chiede una capacità di aspirazione su tappeto (dpu c) uguale o superiore a 0,75, contro lo 0,98 richiesto sui pavimenti duri. Tradotto: sul tappeto anche una macchina conforme lascia indietro fino a un quarto dello sporco di prova, e questo non lo risolvono i watt. Lo risolve il rullo che batte le fibre e le apre. Se in casa hai moquette o tappeti spessi, il criterio è «spazzola motorizzata sì o no», e i watt vengono dopo.
C’è anche un dettaglio contrattuale nascosto nello stesso allegato: quelle due soglie non si applicano entrambe a tutti. Il testo precisa che il limite sul tappeto «non si applica agli aspirapolvere per pavimenti duri» e viceversa. Esistono cioè macchine certificate per una superficie sola. Se la scheda tace su una delle due, è un’informazione.
Peli di animali: il problema è il rullo, non il motore
Il pelo non pesa niente, quindi la depressione ha poco da fare. Il pelo si aggroviglia, e il punto in cui si aggroviglia è il rullo della spazzola. Un apparecchio con rullo anti-groviglio e un pettine integrato risolve un problema che 200 W in più non sfiorano nemmeno. La stessa logica vale per i capelli lunghi. Chi sceglie con questo criterio trova la selezione nella pagina sui migliori aspirapolvere per peli di animali.
Parquet: meno forza, più delicatezza
Sul legno la potenza in eccesso è un rischio, non un vantaggio: una bocchetta che aderisce troppo fa fatica a scorrere e una setola dura riga la finitura. Sul parquet serve una spazzola morbida, meglio se con setole naturali o in microfibra, e possibilmente un regolatore di potenza per abbassare l’aspirazione. È l’unico caso in cui meno è meglio, ed è anche il caso in cui la soglia dpu di 0,98 lavora a tuo favore.
Casa piccola: il vincolo non è la potenza, è il raggio d’azione
Sotto i 70 m² la differenza fra 700 e 900 W non la percepisci. Quello che percepisci ogni volta è quante volte devi cambiare presa. Il raggio d’azione dichiarato — il cavo più il tubo — è il numero che ti cambia la vita quotidiana, e sui traini varia fra i 9 e i 12 metri. È anche, per inciso, il motivo per cui in una casa piccola con molti mobili una scopa elettrica leggera batte spesso un traino più potente.
Perché quello di dieci anni fa aveva 2.000 watt e questo ne ha 800
Perché fino al 2014 i watt erano l’unico numero che il marketing poteva stampare sulla scatola, e stamparlo grosso funzionava. Il regolamento del 2013 ha chiuso quella corsa per legge, e in parallelo ha imposto soglie minime di pulizia: i costruttori hanno dovuto migliorare il rendimento invece di aumentare il consumo.
La corsa ai watt era una corsa a un numero, non a una prestazione
Prima del 2014 aggiungere watt era il modo più economico di sembrare migliori. Nessuna norma obbligava a dichiarare quanto sporco l’apparecchio raccoglieva, quindi il consumatore aveva davanti un solo numero confrontabile e comprava quello. Il risultato erano macchine che scaldavano, urlavano e consumavano molto per raccogliere quanto raccoglie oggi una da 800 W.
Che cosa è cambiato dentro
Tre cose, in ordine di peso. Le spazzole, ridisegnate per non strozzare il flusso d’aria e per lavorare meccanicamente sulle fibre invece che solo per risucchio. I condotti interni, con meno curve strette e meno perdite di carico. E i motori, più efficienti a parità di corrente assorbita. Il regolamento ha semplicemente reso obbligatorio fare quello che prima era facoltativo.
L’etichetta energetica che non esiste più — e che qualcuno mostra ancora
Qui c’è un reperto che vale la pena raccontare, perché ti eviterà di credere a un’etichetta fantasma. Insieme al regolamento sull’ecodesign, nel 2013 era arrivata anche l’etichetta energetica degli aspirapolvere, con le classi da A a G. Quel secondo atto, il regolamento delegato (UE) 665/2013, è stato annullato dal Tribunale dell’Unione europea l’8 novembre 2018, su ricorso di Dyson, con effetto dal 18 gennaio 2019.
Da allora nessun aspirapolvere venduto in Europa porta una classe energetica ufficiale. Eppure il claim sopravvive: sulla stessa pagina Rowenta della Powerline si legge ancora, oggi, che la scopa elettrica ha «conseguito la classe A dell’Etichetta energetica europea per le prestazioni su pavimenti duri e piatti e per il consumo complessivo di energia». È un’affermazione riferita a un sistema di classificazione annullato da sette anni. E non è un caso isolato: anche la guida di Altroconsumo all’etichetta energetica degli aspirapolvere descrive l’etichetta e il limite dei 900 W senza mai menzionare l’annullamento.
Regola pratica: se un annuncio ti vende una classe energetica su un aspirapolvere, quella classe non ha oggi nessun valore legale. Sui watt e sul consumo annuo, invece, l’obbligo di conformità resta pieno.
Quanto costa davvero tenerlo acceso: corrente, ricambi, garanzia
Questa è la parte che manca ovunque, ed è quella che dà un senso ai watt. Se i watt sono un costo, allora il modo giusto di usarli è tradurli in euro. Il conto si può fare fino in fondo, perché tutte le variabili sono pubbliche: il regime d’uso lo dichiara il regolamento, la tariffa la pubblica ARERA, i ricambi hanno un listino.
La corrente elettrica: il conto per intero
Tutti i numeri qui sotto usano la tariffa pubblicata da ARERA: dal 1° luglio 2026 il prezzo di riferimento dell’energia elettrica per il cliente tipo in Maggior Tutela è di 31,63 centesimi di euro per kilowattora, tasse incluse, cioè 0,3163 €/kWh. Il regime d’uso è quello dell’Allegato II del regolamento: cinquanta sessioni da un’ora l’anno, su 87 m², con quattro passaggi su ogni punto.
Il tetto di legge sul consumo annuo, 43,0 kWh/anno, vale quindi 13,60 € all’anno di bolletta. Ed è un massimo teorico: sulla scheda dell’AEG AB61H6SW, per esempio, il costruttore dichiara un consumo energetico annuale indicativo di 29,4 kWh/anno — cioè 9,30 € all’anno. Sulla stessa scheda, val la pena notarlo, la potenza in watt non è dichiarata affatto.
Adesso il confronto storico, ed è il pezzo che rimette i watt al loro posto. Un motore da 1.800 W tenuto acceso per le cinquanta ore l’anno del regime standard assorbe 90 kWh, cioè 28,47 € all’anno. Uno da 900 W ne assorbe 45, cioè 14,23 € all’anno — un numero quasi identico al tetto di legge sul consumo annuo, e non è una coincidenza: le due soglie descrivono la stessa macchina alle stesse ipotesi. Il salto normativo del 2017, in bolletta, vale poco più di 14 € all’anno.
I ricambi: qui i numeri diventano seri
Il ribaltamento è questo: i consumabili costano più della corrente, e di parecchio. La verifica sui cataloghi ricambi dei costruttori, fatta il 9 settembre 2026, dà numeri che nessuna scheda tecnica ti mette davanti.
Il caso peggiore è il filtro delle scope senza sacco. Sul filtro ad alte prestazioni ZR903601 Rowenta, per le sue scope Powerline, prescrive due cose insieme: «pulire ogni mese» e «Da cambiare ogni 6 mesi». Due filtri l’anno, quindi: una voce che pesa più della corrente consumata in un anno da un aspirapolvere a filo, e di parecchio. Nella tabella la corrente è in euro; i ricambi, che hanno un prezzo di negozio, sono in fascia misurata sulla bolletta. Legenda: € meno della corrente di un anno, €€ fino a una volta e mezza, €€€ oltre.
| Voce | Che cosa comprende | Costo |
|---|---|---|
| Corrente, tetto di legge | 43,0 kWh/anno alla tariffa ARERA di 0,3163 €/kWh | 13,60 € all’anno |
| Corrente, traino reale | 29,4 kWh/anno dichiarati dal costruttore | 9,30 € all’anno |
| Corrente, vecchio motore da 1.800 W | 90 kWh/anno alle 50 ore del regime standard | 28,47 € all’anno |
| Filtro lavabile di una scopa senza sacco | 2 filtri, sostituzione ogni 6 mesi prescritta dal costruttore | €€€ |
| Sacchetti universali con adattatore | 4 sacchetti in microfibra sui 5 della confezione | € |
| Sacchetti originali di un marchio premium | 4 sacchetti, 1 filtro motore, 1 filtro aria in uscita | €€ |
Il confronto fra la seconda riga e la quarta è tutto il senso di questa pagina: chi sceglie in base ai watt sta ottimizzando una voce da 9,30 € all’anno e ignorando quella dei ricambi, che su certi modelli costa diverse volte tanto. Se stai valutando se tenere in vita l’apparecchio che hai o cambiarlo, quei numeri contano quanto il guasto: lo strumento che calcola se conviene ripararlo o sostituirlo li mette in conto insieme all’età della macchina.
Garanzia e assistenza in Italia: quello che c’è e quello che non c’è
La garanzia legale di conformità è di due anni per tutti, e sulle pagine italiane i costruttori la dichiarano insieme alla riparabilità: Rowenta, in fondo alle proprie schede, scrive «2 anni di garanzia» e «15 anni di riparabilità». Miele dichiara sulla propria pagina ricambi che i pezzi restano disponibili «almeno 15 anni» dopo l’uscita di gamma del modello.
Esistono anche garanzie supplementari, e vanno lette fino in fondo perché hanno condizioni vere. Bosch offre dieci anni sul motore per molti dei propri traini, non per tutti (il BGS05X240 della Serie 2, per esempio, ne è escluso), ma il documento ufficiale della garanzia pone due condizioni nella sezione italiana: vale solo con registrazione online entro sei mesi dall’acquisto, e decade in caso di «utilizzo non idoneo e corretto di componenti accessorie, quali ad esempio l’uso di un sacco diverso da quello raccomandato». Una garanzia decennale che si perde comprando i sacchetti sbagliati è una garanzia condizionata, ed è giusto saperlo prima.
Un chiarimento necessario, perché in giro si legge il contrario: sugli aspirapolvere non esiste oggi un obbligo europeo pieno di fornire i ricambi. Il regolamento 666/2013 non nomina mai i ricambi né la riparazione; l’unico requisito vicino è l’obbligo di pubblicare le informazioni per lo smontaggio non distruttivo a fini di manutenzione. La disponibilità dei pezzi, quindi, resta una politica volontaria del costruttore — il che la rende, paradossalmente, un criterio di scelta più importante e non meno.
Come si legge la scheda tecnica in due minuti
Con un ordine fisso: prima la spazzola, poi il sistema di filtrazione, poi il rumore, poi il raggio d’azione. I watt vengono per ultimi e servono solo a stimare la bolletta. Se la scheda dichiara gli air watt, quello è il primo numero da confrontare fra due modelli.
I quattro campi che contano davvero
La spazzola: motorizzata o passiva, e con quale sistema anti-groviglio. Il filtro: la classe dichiarata e, soprattutto, la sigla del ricambio — se ha una sigla a catalogo esiste, se non ce l’ha sei legato al modello. Il rumore in dB(A): per legge sta sotto 80, ma fra 73 e 79 c’è un abisso percettivo, perché la scala è logaritmica. Il raggio d’azione: quante volte cambierai presa.
I tre numeri da ignorare
I watt in cima alla pagina di vendita, quando non compaiono anche sulla scheda tecnica: spesso è un dato di marketing arrotondato per eccesso. Le classi energetiche, per il motivo spiegato sopra. E i kPa presentati da soli, senza portata d’aria né air watt: dicono che la macchina tira forte, non che raccoglie.
Quando i watt non sono dichiarati affatto
Succede sempre più spesso, ed è il segnale più interessante di tutti. Diversi costruttori pubblicano il consumo annuo in kWh, il rumore, la capacità del sacco e la classe del filtro, e omettono la potenza assorbita. Non è reticenza: è che, con un tetto di legge uguale per tutti a 900 W, quel numero non distingue più niente. Se ti serve comunque, ricavalo dal consumo annuo diviso cinquanta ore.
Il caso in cui i watt tornano a contare
Uno solo, ed è quando confronti macchine che il regolamento non copre: bidoni aspiratutto, aspiraliquidi, aspiratori da officina. Lì il tetto non c’è, le potenze arrivano a 1.400 W e oltre, e la differenza di wattaggio corrisponde davvero a una differenza di capacità, perché si aspirano materiali pesanti in cui la depressione conta più della finezza. Se è quello il tuo caso, la logica di scelta è un’altra, e la trovi nella pagina dedicata ai migliori bidoni aspiratutto.
Domande frequenti
Quanti watt deve avere un buon aspirapolvere?
Per legge, meno di 900 W se ha il filo. In pratica un buon apparecchio domestico sta fra 600 e 900 W, e dentro quella finestra i watt non ordinano la qualità: due macchine da 850 W possono pulire in modo molto diverso a seconda della spazzola, della tenuta della scocca e dello stato del filtro. Se devi confrontare due modelli con un numero solo, cerca gli air watt.
Esistono ancora aspirapolvere da 2000 W?
Nuovi, con il filo e per uso domestico, in Europa no. Il regolamento (UE) 666/2013 impone dal 1° settembre 2017 una potenza nominale di ingresso inferiore a 900 W. I numeri più alti che vedi in giro riguardano apparecchi di vecchio stock, categorie escluse dal regolamento — bidoni aspiratutto, aspiraliquidi, modelli a batteria, robot — oppure sono numeri riferiti a qualcos’altro, per esempio la potenza di picco di un motore.
Che differenza c’è fra watt e air watt?
I watt misurano l’energia elettrica che entra dalla presa. Gli air watt misurano la potenza che arriva all’aria, combinando volume d’aria spostato e forza di risucchio. Sono grandezze diverse e il rapporto fra le due è il rendimento: sui modelli che dichiarano entrambi i valori, gli air watt sono poco meno di un terzo dei watt assorbiti. Solo il secondo numero descrive quanto la macchina aspira.
Quanti watt servono per i tappeti?
La domanda giusta non è quanti watt, ma se la spazzola è motorizzata. Il regolamento europeo chiede su tappeto una capacità di aspirazione (dpu c) di almeno 0,75, contro lo 0,98 richiesto sui pavimenti duri: sul tessuto lo sporco è trattenuto dalle fibre e va staccato meccanicamente da un rullo che gira, non aspirato più forte. Su moquette e tappeti spessi, il rullo motorizzato conta più di qualunque wattaggio.
Quanti watt consuma un aspirapolvere in un anno?
Il regolamento fissa il tetto a 43,0 kWh l’anno, calcolati su cinquanta sessioni di un’ora, un’abitazione di 87 m² e quattro passaggi su ogni punto. Alla tariffa ARERA in vigore dal 1° luglio 2026, 0,3163 €/kWh, sono al massimo 13,60 € all’anno. Molti modelli recenti dichiarano meno: l’AEG AB61H6SW, per esempio, riporta 29,4 kWh l’anno, cioè 9,30 € all’anno.
Perché i vecchi aspirapolvere avevano più watt?
Perché fino al 2014 i watt erano l’unico numero confrontabile stampato sulla scatola, e alzarli era il modo più economico di sembrare più potenti. Il regolamento del 2013 ha chiuso la corsa in due tappe — 1.600 W nel 2014, 900 W nel 2017 — e contemporaneamente ha imposto soglie minime di pulizia, rumore e durata. Il risultato è che una macchina moderna fa lo stesso lavoro consumando meno della metà.
La classe energetica dell’aspirapolvere esiste ancora?
No. L’etichetta energetica degli aspirapolvere nasceva dal regolamento delegato (UE) 665/2013, che il Tribunale dell’Unione europea ha annullato l’8 novembre 2018 su ricorso di Dyson, con effetto dal 18 gennaio 2019. Nessun apparecchio venduto oggi in Europa porta una classe energetica valida. Se un annuncio o una scheda ne mostra ancora una, sta citando un sistema che non esiste più.
I watt contano per una scopa elettrica senza fili?
Molto meno, e per due ragioni. La prima è che i modelli a batteria sono esclusi dal regolamento europeo, quindi il tetto dei 900 W su di loro non si applica. La seconda è che su un senza fili la potenza assorbita cambia con la modalità e con lo stato di carica: il numero utile lì è l’air watt dichiarato in modalità massima, letto insieme all’autonomia in minuti nella stessa modalità.
Come faccio a sapere quanto aspira davvero, se la scheda dà solo i watt?
Non lo sai, ed è la risposta onesta. Quando manca sia l’air watt sia la portata d’aria, l’unica strada è usare gli indizi indiretti: la classe del filtro dichiarata, la presenza di una spazzola motorizzata, il rumore in dB(A) e la disponibilità dei ricambi a catalogo. Se ti interessa il quadro completo sul sistema di raccolta, il confronto sta nella guida su aspirapolvere con sacco o senza sacco, e i modelli messi in fila su questi criteri sono nella pagina sui migliori aspirapolvere a traino con sacco.
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Il metodo per stirare le lenzuola piane e con gli angoli, anche matrimoniali e da soli: quando ritirarle dallo stendino, a che temperatura stirarle secondo l’etichetta, come piegarle prima del ferro, se si può stirare sul letto e quando non serve stirarle affatto.
Come stirare una camicia: l’ordine giusto, le temperature e i tessuti difficili
L’ordine dei pezzi e il perché di ogni passaggio, la temperatura letta sull’etichetta invece che indovinata dal tessuto, l’umidità che conta più del ferro, e le alternative senza ferro e senza asse divise fra quelle che funzionano e quelle che sono leggende.
Quanto consuma un ferro da stiro: i kWh veri, tipo per tipo, e cosa pesa in bolletta
I watt di targa non sono il consumo: il termostato taglia, e l’energia vera finisce quasi tutta nell’acqua che trasformi in vapore. La tabella per tipologia in kWh ed euro all’anno, con la tariffa ARERA del IV trimestre 2026.
Domande e risposte
Le domande dei lettori
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