Caffè · Aggiornato il 25 agosto 2026

Come decalcificare la macchina del caffè senza rovinarla

La procedura completa per le tre famiglie di macchina, la frequenza calcolata sulla durezza della tua acqua e la risposta netta sull'aceto, presa dai manuali dei costruttori.

di Redazione Fatto per Durare 19 min di lettura
Serbatoio di una macchina da caffè automatica riempito con soluzione decalcificante durante il ciclo di manutenzione
Serbatoio di una macchina da caffè automatica riempito con soluzione decalcificante durante il ciclo di manutenzione

Sapere come decalcificare la macchina del caffè vuol dire sapere tre cose: con che cosa, ogni quanto e quanti risciacqui servono dopo. Le prime due se le giocano tutti allo stesso modo — «un decalcificante, ogni tre mesi» — ed è la parte in cui si sbaglia di più. La terza quasi nessuno la nomina.

Qui la procedura è divisa per famiglia di macchina, perché cambia davvero. E la frequenza si calcola sulla durezza della tua acqua, non su un calendario generico.

Come decalcificare la macchina del caffè: la procedura in breve

Decalcificare significa far circolare nel circuito idraulico una soluzione acida che scioglie il carbonato di calcio depositato su caldaia, tubi e valvole, e poi risciacquare finché non resta traccia della soluzione. Serve un decalcificante dichiarato adatto alle macchine da caffè, un contenitore capiente e fra i venticinque e i quarantacinque minuti.

I cinque passaggi che valgono per tutte le macchine

Cambiano i pulsanti, non la logica. Si svuota il serbatoio e si toglie l'eventuale filtro addolcitore. Si prepara la soluzione nelle proporzioni scritte sul flacone. Si mette sotto gli erogatori un recipiente da almeno un litro e mezzo. Si fa circolare tutta la soluzione. Si risciacqua con acqua pulita finché il serbatoio non è stato svuotato completamente almeno due volte.

Quello che cambia da una famiglia all'altra

Un'automatica a chicchi ha un programma dedicato che alterna erogazioni e pause per far agire l'acido: lo avvii e ti dice lui quando riempire il serbatoio. Un portafiltro manuale nella maggior parte dei modelli non ha nessun programma, e la soluzione la fai circolare tu alternando erogatore e lancia vapore. Una macchina a capsule ha un ciclo breve che si attiva con una combinazione di tasti.

I tempi dichiarati dai costruttori sono onesti: circa 30 minuti sulla De'Longhi Magnifica Start, circa 45 sulla ECAM13.12X, circa 40 sul programma delle Jura E8/E80/E800. Non è un'operazione da infilare nei dieci minuti prima di uscire, ed è il motivo per cui si rimanda.

Ogni quanto decalcificare: decide la durezza dell'acqua, non il calendario

La risposta corretta non è «ogni tre mesi»: è ogni mese con acqua dura e ogni trimestre con acqua dolce, con tutto quello che sta in mezzo. Chi ti dà un intervallo secco sta rispondendo a una domanda che non è la tua, perché fra una grande città di pianura e un paese di montagna il calcare disciolto cambia di tre volte.

La forbice reale, presa dai manuali

Il manuale della Beko CEG7304X lo scrive senza mediazioni: con acqua dura si raccomanda di decalcificare una volta al mese, con acqua dolce una volta al trimestre è sufficiente. Nespresso, sulle macchine a capsule, indica ogni tre mesi oppure ogni 300 capsule, a seconda di quale traguardo arriva prima. Numeri diversi, criterio identico: acqua e consumo.

La tabella che serve davvero

La durezza si misura in gradi francesi: 1 °f corrisponde a 10 milligrammi per litro di carbonato di calcio. La classificazione dei parametri chimico-fisici dell'acqua potabile fissa due soglie: sotto 15 °f l'acqua è dolce, fra 15 e 30 °f mediamente dura, sopra 30 °f dura.

Durezza Gradi francesi Livello sulla macchina Frequenza Cosa cambia in pratica
Dolce sotto 15 °f 1 ogni 3-4 mesi il filtro addolcitore serve a poco
Mediamente dura 15-22 °f 2 ogni 2-3 mesi è la condizione di gran parte delle case italiane
Media/alta 22-30 °f 3 ogni 6-8 settimane il filtro comincia a valere quello che costa
Dura oltre 30 °f 4 ogni mese senza filtro la spia si riaccende di continuo

I quattro livelli non sono un'invenzione nostra: sono quelli che De'Longhi fa leggere sulla striscia reattiva in dotazione, con i quadratini rossi che vanno da 1 (bassa) a 4 (alta). Jura lavora in gradi tedeschi e permette di impostare la durezza in continuo da 1 a 30 °dH, che corrispondono a circa 1,8 gradi francesi ciascuno.

Perché «ogni tre mesi» è una media che non ti riguarda

Tre mesi è la media di una popolazione, e tu non sei una popolazione. Con acqua a 35 °f e cinque caffè al giorno, in tre mesi hai già le incrostazioni. Con acqua a 12 °f e due caffè, in tre mesi hai fatto passare un litro di acido in un circuito che non ne aveva bisogno. Nessuno dei due casi è innocuo.

Come misurare la durezza dell'acqua di casa tua

Due strade, dieci minuti in tutto. La striscia reattiva che il costruttore ti ha messo nella scatola e che quasi tutti buttano con l'imballo, oppure il dato del gestore idrico, che è pubblico e già misurato in laboratorio.

La striscia reattiva in dotazione

La procedura è identica su tutti i marchi. La immergi completamente in un bicchiere d'acqua per circa un secondo, la estrai, la scuoti e aspetti circa un minuto: si formano da uno a quattro quadratini rossi, e ogni quadratino corrisponde a un livello. Jura usa le strisce Aquadur e chiede di tenerle un secondo sotto l'acqua corrente. Il risultato è indicativo ma basta: serve a scegliere fra quattro livelli, non a fare un'analisi chimica.

Il dato del gestore idrico, già pubblicato

Sulla bolletta dell'acqua c'è il nome del gestore; sul suo sito, nella sezione qualità dell'acqua, c'è la durezza media del tuo comune in gradi francesi. È più affidabile della striscia perché viene da analisi periodiche. L'unica accortezza: dentro una stessa città il valore cambia da quartiere a quartiere, perché cambia la fonte di approvvigionamento.

Impostare la durezza sulla macchina, il passaggio che nessuno fa

Qui si gioca la partita vera, e non costa niente. Ogni automatica esce di fabbrica impostata sull'ipotesi peggiore, quindi ti chiederà la decalcificazione molto prima del necessario. Il manuale De'Longhi lo dice esplicitamente: impostare subito la durezza permette alla macchina di ridurre la frequenza della decalcificazione, perché la spia si accende in base alla durezza reale. Jura è ancora più diretta — quanto più dura è l'acqua, tanto più spesso dovrà essere decalcificata, ed è per questo che il grado va impostato correttamente.

Due minuti dal menu impostazioni, due o tre cicli risparmiati all'anno. Se hai comprato la macchina da poco e non l'hai ancora fatto, fallo prima di leggere il resto.

Aceto per decalcificare: la risposta è no, e i manuali spiegano perché

L'aceto è la domanda più cercata della nicchia e merita una risposta netta: no, non usarlo. Funziona chimicamente — l'acido acetico scioglie il calcare — ma nessun costruttore lo dichiara idoneo, e questo ha una conseguenza sulla garanzia che pesa più di qualunque risparmio.

Cosa dicono davvero i manuali sulla garanzia

Il manuale ufficiale di una Magnifica lo scrive in maiuscolo: «LA GARANZIA NON È VALIDA, SE LA DECALCIFICAZIONE NON È REGOLARMENTE ESEGUITA». Sui modelli più recenti la formula è più articolata e copre anche il prodotto: l'utilizzo di decalcificanti non idonei, come pure la decalcificazione non regolarmente eseguita, può comportare l'insorgenza di difetti non coperti dalla garanzia del produttore.

Jura dice la stessa cosa da un'altra angolazione — l'uso di prodotti per la decalcificazione non idonei può causare danni all'apparecchio e lasciare residui nell'acqua — e raccomanda solo prodotti originali. Beko chiede un decalcificante liquido sul quale sia chiaramente indicato che è adatto alle macchine del caffè.

Nota la formulazione: i manuali non nominano l'aceto, dicono «non idonei». E l'aceto è per definizione un prodotto che nessuno dichiara idoneo alle macchine da caffè, quindi ci rientra in pieno.

Cosa fa l'acido acetico a guarnizioni e alluminio

L'aceto da cucina è una soluzione di acido acetico al 5-6% e porta con sé molecole organiche che un decalcificante formulato non ha. Le guarnizioni in gomma e silicone del gruppo erogatore e delle valvole si irrigidiscono con l'esposizione ripetuta, e una guarnizione irrigidita è una guarnizione che perde. Su caldaie e raccordi in alluminio l'attacco è più aggressivo di quello di un acido organico tamponato, perché un decalcificante da macchina contiene inibitori di corrosione pensati proprio per proteggere i metalli.

Il punto non è che un singolo ciclo all'aceto distrugga la macchina. È che ripetuto quattro volte l'anno per tre anni ti consuma proprio i pezzi che decidono quanto dura una macchina da caffè.

L'odore che resta, e la spia che non si spegne

L'acido acetico è volatile e si lega ai materiali del circuito: dopo cinque o sei risciacqui il caffè sa ancora vagamente di aceto. Un decalcificante formulato è inodore per progetto, e non è un dettaglio estetico. C'è poi un problema pratico: molte automatiche non riconoscono l'aceto perché il ciclo va avviato dal menu e prevede fasi cronometrate, quindi la spia arancione resta accesa. E il manuale De'Longhi avverte che, se si interrompe la procedura prima che sia completata, l'allarme non si disattiva ed è necessario ricominciare da capo.

L'acido citrico: l'alternativa domestica che regge

Se vuoi un'alternativa casalinga al prodotto di marca, quella difendibile è l'acido citrico alimentare, non l'aceto. È lo stesso principio attivo di buona parte dei decalcificanti da banco, è inodore, è biodegradabile e non lascia retrogusti.

La concentrazione giusta

La scheda tecnica di un decalcificante commerciale a base di acido citrico indica una diluizione 1:10, cioè 75 ml di prodotto in 750 ml d'acqua, con dieci minuti di posa prima di azionare l'apparecchio. Tradotto in acido citrico in polvere, la soluzione utile sta fra 10 e 20 grammi per litro d'acqua tiepida, sciolti del tutto prima di versarli nel serbatoio. Sotto i 10 grammi non scioglie abbastanza e rifai il ciclo; sopra i 20 non guadagni efficacia e aumenti l'aggressività sui metalli.

I limiti da conoscere prima

L'acido citrico puro non contiene inibitori di corrosione né tensioattivi, quindi lavora peggio sulle incrostazioni vecchie e protegge meno i metalli. Se la macchina è in garanzia, stai usando un prodotto che il costruttore non ha dichiarato idoneo, con le conseguenze scritte sopra. E su alcune macchine a capsule con guarnizioni sensibili è sconsigliato nell'uso ripetuto.

Ha senso su una macchina fuori garanzia, con acqua dolce e incrostazioni leggere, in mano a chi il ciclo lo fa con regolarità. Non ha senso se è la prima decalcificazione dopo tre anni: lì il deposito è spesso e serve un prodotto formulato.

Automatica a chicchi: la procedura con il programma di decalcificazione

Il ciclo è guidato e si divide in tre fasi: azione del decalcificante, primo risciacquo, secondo risciacquo. Una volta iniziato non si può interrompere e va completato, quindi assicurati di avere il prodotto prima di premere il tasto.

  1. Svuota la vaschetta raccogli-gocce e il contenitore dei fondi, poi rimettili in sede.
  2. Estrai il serbatoio, svuotalo e togli il filtro addolcitore se ne hai uno: la soluzione acida lo esaurirebbe in un colpo solo.
  3. Versa il decalcificante fino al riferimento inciso all'interno del serbatoio (di norma corrisponde a una confezione da 100 ml), poi aggiungi acqua fino al secondo riferimento, in genere un litro. Rimetti il serbatoio.
  4. Metti sotto gli erogatori del caffè e dell'acqua calda un contenitore da almeno due litri. Non uno da uno e mezzo: le fasi di risciacquo scaricano tutto il serbatoio.
  5. Avvia il programma tenendo premuto il tasto della decalcificazione per cinque secondi, finché la spia non lampeggia. Per circa quindici minuti la macchina alterna da sola pause ed erogazioni.
  6. Primo risciacquo. Quando si accende la spia della mancanza d'acqua, svuota il contenitore, sciacqua il serbatoio con acqua corrente e riempilo fino al livello MAX. Riavvia premendo il tasto che lampeggia.
  7. Secondo risciacquo. Ripeti: svuota, riempi di nuovo fino al MAX, rimetti il filtro addolcitore se lo usavi, riavvia.
  8. Butta i primi due caffè. Sono di controllo, non di consumo.

Portafiltro senza programma: la procedura manuale

Qui non c'è nessun automatismo, e la parte che si dimentica più spesso è la lancia vapore: fa parte dello stesso circuito e si incrosta come il resto. Se la salti, la decalcificazione è fatta a metà.

  1. Sgancia il portafiltro e mettilo da parte: non deve mai restare agganciato durante il ciclo.
  2. Riempi il serbatoio con la soluzione preparata secondo le proporzioni del flacone. Su un portafiltro il serbatoio è piccolo, di solito un litro: dosa di conseguenza.
  3. Metti un recipiente da un litro e mezzo sotto la doccia della caldaia e sotto l'erogatore dell'acqua calda.
  4. Accendi e aspetta che la macchina sia in temperatura.
  5. Eroga metà della soluzione dalla doccia della caldaia, poi spegni e lascia agire una decina di minuti. È il passaggio che fa la differenza: l'acido lavora con il tempo di contatto, non con la portata.
  6. Riaccendi ed eroga il resto dalla lancia vapore, ruotando la manopola. Fermati quando il serbatoio è vuoto.
  7. Sciacqua il serbatoio, riempilo di acqua fresca e falla passare tutta, alternando doccia e lancia vapore. Ripeti almeno tre volte.
  8. Rimonta il portafiltro, fai due estrazioni a vuoto e buttale.

Se il caffè continua a uscire a gocce anche dopo il ciclo, il calcare non era l'unico problema: controlla macinatura e pulizia dei filtri prima di rifare tutto. La differenza fra i due mondi è spiegata in macchina manuale o automatica.

Capsule e cialde: il ciclo più corto, e l'errore più comune

Le macchine a capsule hanno il circuito più semplice di tutti — una pompa, un thermoblock, un iniettore — e per questo il ciclo dura pochi minuti. Il che non le rende immuni: l'iniettore è un foro da meno di un millimetro, e basta molto meno calcare per otturarlo.

  1. Svuota il contenitore delle capsule usate e il vassoio raccogli-gocce, e assicurati che non ci sia nessuna capsula in camera.
  2. Riempi il serbatoio con la soluzione: le proporzioni tipiche sono un quarto di decalcificante e tre quarti d'acqua, per circa mezzo litro complessivo.
  3. Metti sotto l'erogatore un contenitore da almeno un litro.
  4. Attiva la modalità decalcificazione con la combinazione di tasti del tuo modello: su gran parte delle Nespresso Original si tengono premuti insieme i due tasti tazza per tre secondi.
  5. Avvia il ciclo e lascia scaricare tutta la soluzione. Su molti modelli il liquido va rimesso nel serbatoio e fatto passare una seconda volta: è previsto, non è un errore.
  6. Due cicli completi di risciacquo con acqua pulita, serbatoio pieno, senza capsula.
  7. Passa un panno umido sul portacapsule e sull'iniettore.

L'errore più comune è saltare il passaggio 6 perché «tanto è passata poca acqua». È esattamente il caso in cui i residui restano.

I risciacqui: quanti ne servono davvero

Il ciclo non finisce con l'ultima goccia di soluzione: finisce quando nel circuito non c'è più acido. Servono almeno due serbatoi pieni d'acqua fresca sulle automatiche e almeno tre passaggi sui portafiltro, e non è una precauzione da manuale: è la parte che decide il sapore del caffè per la settimana successiva.

Quanti ne dichiarano i costruttori

Le automatiche De'Longhi hanno due fasi di risciacquo programmate dopo l'azione del decalcificante, ciascuna con il serbatoio riempito fino al MAX. La scheda d'uso del decalcificante HG chiede di sciacquare l'apparecchio per almeno tre volte con acqua di rete pulita. Nespresso ne prescrive due completi. Il minimo non scende mai sotto due, e nessun costruttore lo lascia all'iniziativa dell'utente.

L'errore che ti fa chiedere un terzo risciacquo

C'è un dettaglio nel manuale De'Longhi che vale la pena conoscere prima di trovarselo addosso: se al termine della decalcificazione l'apparecchio chiede un terzo risciacquo, la causa è che durante i due cicli precedenti il serbatoio non è stato riempito fino al livello MAX. Non è un guasto, è la macchina che conta i millilitri e si accorge che non tornano. Riempire a metà per fare prima allunga il lavoro invece di accorciarlo.

Un residuo di acido in circuito, oltre a rovinare il caffè con un'acidità metallica che non passa, non è nemmeno innocuo: il manuale Jura avverte che i prodotti per la decalcificazione possono provocare irritazioni al contatto con pelle e occhi e chiede di rimuoverli sciacquando con acqua pulita.

Cosa succede se non la fai, con i numeri

Il calcare non fa scoppiare la macchina: la strangola lentamente, e i sintomi arrivano prima del guasto. Prima cala la portata, poi scende la temperatura in tazza, poi la pompa lavora fuori dal suo punto di funzionamento. Il guasto vero sta alla fine della catena, non all'inizio.

La portata che cala e il caffè che esce a gocce

È il sintomo numero uno, e il manuale De'Longhi lo mette nero su bianco fra le cause: quando il caffè non fuoriesce dai fori del portafiltro, una delle cause elencate è calcare all'interno del circuito idraulico, e la soluzione indicata è eseguire la decalcificazione. Stessa cosa per il cappuccino che non monta.

La temperatura in tazza, che è il danno silenzioso

Qui c'è il numero che spiega tutto il resto. Il calcare fa da isolante fra la resistenza e l'acqua, e uno strato di un solo millimetro sulla resistenza aumenta il fabbisogno energetico del 10 per cento; uno strato di dieci millimetri lo aumenta del 50 per cento. In un thermoblock, che scalda l'acqua di passaggio in pochi secondi, quell'isolante si traduce direttamente in gradi persi in tazza. E l'espresso ha una finestra stretta: sotto i 88 °C l'estrazione diventa sottoestratta e acida, ed è il sapore che porta la gente a dare la colpa al caffè.

La pompa, e poi il guasto

Una pompa vibratoria domestica è dimensionata per una certa contropressione. Se il circuito si restringe, spinge contro una resistenza maggiore di quella per cui è stata scelta: scalda di più, vibra di più, dura di meno. Il rumore che aumenta con gli anni non è invecchiamento generico, è quasi sempre questo. Alla fine cede un'elettrovalvola o si ottura il thermoblock, e su un'automatica è una riparazione che raramente vale la pena. È il modo più costoso di risparmiare mezz'ora ogni due mesi: se stai valutando un acquisto, la manutenzione pesa quanto le specifiche, e il confronto sta in quale macchina da caffè scegliere.

Il filtro dell'acqua sposta il calendario, non lo cancella

Il filtro addolcitore riduce il calcio prima che entri nel circuito, e allunga davvero gli intervalli. Ma è comunicato male, e molti lo comprano credendo di aver chiuso la faccenda per sempre. I numeri del costruttore dicono un'altra cosa.

Quanto vale davvero, con i numeri di Philips

Philips dichiara per AquaClean fino a 5.000 tazze senza decalcificare, con un massimo di 625 tazze per filtro e otto sostituzioni. Letto bene, quel dato dice due cose. La prima è che il vantaggio è reale e grosso. La seconda è che le 5.000 tazze si ottengono solo comprando e installando otto filtri, e che dopo l'ottavo la macchina riattiva l'allarme e la decalcificazione torna obbligatoria. Il filtro non elimina il calcare: lo trattiene finché ha capacità di scambio ionico, poi va sostituito.

Jura funziona in modo diverso ma non opposto: consiglia la cartuccia a partire da 10 °dH, cioè intorno ai 18 gradi francesi, e con la cartuccia attiva la macchina non chiede più la decalcificazione. Significa che il costruttore sposta il controllo sul ciclo di sostituzione del filtro, non che il calcare abbia smesso di esistere. Se salti le sostituzioni, non hai né il filtro né l'avviso.

Quando conviene e quando è denaro buttato

Sopra i 22-25 gradi francesi il filtro si ripaga in cicli risparmiati e in vita della macchina. Sotto i 15 è quasi inutile: l'acqua è già dolce e stai filtrando un problema che non hai. In mezzo dipende da quanti caffè fai al giorno. Vale lo stesso ragionamento delle resistenze di uno scaldabagno elettrico, dove il calcare è la prima causa di consumo in eccesso.

Gli errori che mandano sprecata una decalcificazione fatta bene

Sono cinque e si ripetono sempre uguali. Lasciare il filtro addolcitore nel serbatoio: la soluzione acida ne satura la resina in un colpo solo, va tolto prima e rimesso dopo l'ultimo risciacquo. Interrompere il ciclo a metà: Jura avverte che l'interruzione può causare danni all'apparecchio e chiede di eseguirla per intero, e a metà ciclo il circuito è pieno di soluzione che sta lavorando sulle guarnizioni. Riempire il serbatoio a metà nei risciacqui, che è il motivo del terzo giro. Usare il decalcificante per lavastoviglie o per la caldaia, formulazioni più aggressive e non alimentari.

Aspettare la spia sempre e comunque

Il quinto errore merita una riga a parte. La spia si accende in base a un contatore, e il contatore si basa sulla durezza che hai impostato. Se non l'hai mai impostata, sta usando un'ipotesi di fabbrica che non c'entra niente con la tua acqua. Se la macchina è a capsule e non ha nessuna spia, il conto lo tieni tu. Le routine complete di manutenzione, modello per modello, stanno nel confronto fra le migliori macchine da caffè automatiche.

Domande frequenti sulla decalcificazione

Ogni quanto va decalcificata la macchina del caffè?

Da una volta al mese con acqua dura a una volta a trimestre con acqua dolce, secondo il manuale Beko. Il riferimento alternativo, usato da Nespresso, è ogni 300 capsule. Se hai impostato la durezza reale sulla macchina, l'intervallo giusto te lo calcola lei.

Si può usare l'aceto per decalcificare la macchina del caffè?

No. Scioglie il calcare ma nessun costruttore lo dichiara idoneo, irrigidisce le guarnizioni in gomma e silicone, lascia un odore che resta anche dopo molti risciacqui e ti mette fuori dalla copertura della garanzia, che diversi manuali subordinano esplicitamente all'uso di decalcificanti idonei.

Quanto acido citrico serve per un litro d'acqua?

Fra 10 e 20 grammi per litro di acqua tiepida, sciolti completamente prima di versarli nel serbatoio. È la concentrazione che corrisponde alla diluizione 1:10 dei decalcificanti commerciali a base di acido citrico. Sotto i 10 grammi il ciclo non è efficace, sopra i 20 non guadagni nulla.

Si può bere il caffè subito dopo la decalcificazione?

Solo dopo aver completato tutti i risciacqui previsti e buttato le prime due erogazioni. Se senti ancora acidità o retrogusto, fai passare un altro serbatoio d'acqua: significa che c'è ancora soluzione in circuito.

Cosa succede se non decalcifico la macchina del caffè?

Nell'ordine: il caffè esce più lentamente e a gocce, la temperatura in tazza scende perché il calcare isola la resistenza, la pompa lavora contro una contropressione più alta e diventa rumorosa, e alla fine cede una valvola o si ottura il thermoblock. È anche la ragione per cui diversi manuali dichiarano la garanzia non valida se la decalcificazione non è regolarmente eseguita.

La spia della decalcificazione non si spegne: perché?

Nella maggior parte dei casi perché il ciclo è stato interrotto prima della fine, e va rifatto dall'inizio. Se invece si riaccende dopo pochissime settimane, il problema è l'impostazione della durezza: la macchina è ancora sul livello di fabbrica e conta come se la tua acqua fosse durissima.

Il filtro dell'acqua sostituisce la decalcificazione?

No, la rimanda. Con AquaClean si arriva a 5.000 tazze, ma solo attraverso otto sostituzioni di filtro, e dopo l'ottava l'allarme si riattiva. Il filtro riduce la frequenza e allunga la vita della macchina: non annulla il calcare, lo trattiene finché ha capacità.

Serve decalcificare anche una macchina usata poco?

Sì, e in un certo senso di più: l'acqua ferma nel circuito per settimane deposita comunque, e in più ristagna. Su una macchina usata due o tre volte a settimana l'intervallo si allunga ma non si azzera, e due cicli l'anno restano il minimo sindacale.

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