Caffè · Aggiornato il 28 agosto 2026
Capsule o cialde: quale conviene davvero, profilo per profilo
Il formato lo scegli una volta e te lo tieni per anni: la macchina la paghi in un pomeriggio, il sistema ogni mattina. Ecco chi deve prendere le cialde, chi le capsule e perché quasi tutto quello che si legge sui sistemi chiusi è sbagliato.
La macchina la scegli in un pomeriggio, il formato te lo tieni per anni. È il motivo per cui capsule o cialde è la domanda giusta da farsi prima di guardare i modelli: la macchina è un oggetto, il formato è un contratto di fornitura che rinnovi ogni volta che finisci la scatola.
Quasi tutte le pagine su questo confronto finiscono con «dipende dalle tue esigenze». Qui no. Sotto trovi una risposta secca per ogni tipo di lettore, i numeri su cui è costruita e i punti in cui il formato che consigliamo perde — perché nessuno dei due vince su tutto, e chi te lo racconta ti sta vendendo qualcosa.
La risposta netta, profilo per profilo
Se bevi solo espresso e vuoi che fra dieci anni la macchina serva ancora, prendi le cialde. Se in casa qualcuno beve cappuccino, cioccolata o tè, prendi le capsule e non pensarci più. Il resto sono sfumature di costo, e sul costo la distanza fra i due formati è più piccola di quanto sembri.
Chi deve prendere le cialde E.S.E.
Chi beve espresso e basta, una o due tazzine al giorno, ed è infastidito dall'idea di dipendere da un unico fornitore. Chi tiene alla compostabilità del residuo. Chi ha già una macchina con portafiltro e vuole aggiungere la scorciatoia della monodose senza cambiare apparecchio. E chi, comprando, si chiede quanto durerà: lo standard aperto è l'unica garanzia reale che fra dieci anni il caffè per quella macchina esisterà ancora.
Chi deve prendere le capsule
Chi in casa ha gusti diversi: la capsula è l'unico formato che fa cappuccino, latte macchiato, cioccolata e tè dalla stessa macchina, e la cialda non ci arriverà mai. Chi vuole il minimo assoluto di gesti e di pulizia. Chi cerca il costo per tazzina più basso che esista, che oggi è di una compatibile e non di una cialda. E chi vuole poter cambiare miscela ogni mese fra centinaia di referenze diverse.
I due casi in cui non ti serve nessuno dei due
Se bevi più di quattro caffè al giorno, il conto della monodose diventa il costo principale della tua colazione e conviene guardare i chicchi: il macinato fresco costa a tazzina circa la metà di una cialda. E se il caffè lo bevi per lo più fuori casa, una moka e un macinacaffè costano meno di qualunque sistema porzionato. Il quadro completo delle alternative sta nella nostra guida su quale macchina da caffè scegliere.
Cosa sono davvero, prima di confrontarle
Una cialda E.S.E. è un manufatto normato: 7 grammi di caffè macinato pressati fra due fogli di carta filtro, diametro fra 43,5 e 44,5 millimetri, spessore fra 9,1 e 10,6 millimetri. Una capsula è un contenitore rigido e sigillato, in alluminio o plastica, la cui forma e il cui contenuto li decide chi la produce: non esiste nessuno standard che li imponga.
La cialda è uno standard, la capsula è un prodotto
La differenza non è di materiale, è di natura giuridica. La cialda E.S.E. — Easy Serving Espresso — è definita da un disciplinare tecnico pubblico gestito da un consorzio senza scopo di lucro, fondato il 23 febbraio 1998 da sette soci fra torrefattori e costruttori di macchine. Chiunque rispetti il disciplinare può produrre cialde, e chiunque le compri sa in anticipo cosa ci trova dentro.
La capsula non ha niente di tutto questo. Nespresso Original, Dolce Gusto, A Modo Mio, Vertuo, Bialetti, Illy Iperespresso, Caffitaly: ognuno è un formato proprietario, nato in azienda e non in un tavolo di settore. Il caffè dentro può essere 5 grammi o 7 — le capsule Bialetti, per dire, ne dichiarano 7 come una cialda — e nessuno è tenuto a scriverlo.
Perché questa scelta ti lega per anni
Perché la macchina non è compatibile con l'altro formato, mai. Un apparecchio a capsule Dolce Gusto non accetta una cialda in carta, e una macchina E.S.E. non accetta una capsula: le geometrie del gruppo di infusione, le pressioni e i sistemi di foratura sono incompatibili per progetto.
Quindi la sequenza corretta è: prima decidi il formato, poi cerchi la macchina dentro quel formato. Farlo al contrario — innamorarsi di un apparecchio in vetrina e scoprire dopo che il caffè costa il doppio — è l'errore d'acquisto più comune di tutta la categoria. Le due selezioni le trovi separate: le migliori macchine a cialde E.S.E. e le migliori macchine caffè a capsule.
Costo per tazzina: i numeri, non le impressioni
Una cialda E.S.E. costa meno della metà di una capsula originale Nespresso. Le capsule compatibili più economiche scendono appena sotto la cialda, a meno di un terzo dell'originale. Il formato più caro in assoluto è la capsula, ma il più economico in assoluto è ancora una capsula: dipende da quale.
Quanto costa una cialda
La stampa di settore, nel censire il formato, indica un costo al pezzo in linea con queste proporzioni e conta una trentina di torrefattori italiani che producono cialde a marchio E.S.E. o compatibili con lo standard. È una forbice stretta: una cialda che costi quanto una capsula originale praticamente non esiste, e questo è il vero vantaggio economico del formato — non il prezzo minimo, ma l'assenza di una fascia alta in cui cadere per distrazione.
Quanto costa una capsula
Qui la forbice è tre volte più larga. Il confronto di Altroconsumo sulle capsule compatibili Nespresso misura per le compatibili più economiche meno di un terzo del prezzo delle originali Nespresso Ristretto e Arpeggio prese come riferimento. Fra i due estremi c'è un fattore tre, e la scelta la fai tu ogni volta che riordini. Il confronto dettagliato fra le due strade sta in capsule compatibili o originali.
Il conto a cinque anni, che è quello che conta
Su due caffè al giorno bevi circa 730 monodose l'anno. Con le capsule originali spendi più del doppio che con le cialde e più del triplo che con le compatibili più economiche. In cinque anni la distanza fra l'estremo alto e l'estremo basso, di sola spesa in capsule e cialde, vale diverse volte il prezzo di una macchina: è la voce che pesa davvero nel conto di lungo periodo.
Da qui la conclusione onesta, che è più articolata di come la raccontano in giro: sul costo medio vince la cialda, sul costo minimo vince la capsula compatibile, e sul costo massimo la capsula perde malamente. Se compri capsule originali e ti raccontano che stai risparmiando, stai pagando la tazzina più cara del mercato domestico.
Qualità in tazza e crema: due domande diverse
Sulla crema vince la capsula, sull'aroma di un espresso appena estratto vince la cialda — a patto di consumarla entro pochi mesi. Sono due risposte diverse perché la crema e l'aroma nascono da meccanismi diversi, e confonderli è il motivo per cui questa parte del confronto in SERP non torna mai.
La crema: perché la capsula ne fa di più
Molte capsule generano la crema anche per via meccanica: l'acqua in pressione attraversa una membrana forata o una valvola calibrata, e l'emulsione che ne esce è abbondante e stabile a prescindere dalla freschezza del macinato. È il motivo per cui una capsula fa sempre lo stesso cappello di crema, anche a un anno dalla tostatura. La cialda no: la crema nasce dall'estrazione vera, quindi risente di macchina, temperatura e freschezza. Quando è buona somiglia di più a quella del bar; quando la macchina è tarata male, si vede.
L'aroma e la barriera all'ossigeno
Qui il rapporto si ribalta, ed è pura fisica dei materiali. La capsula in alluminio è una barriera quasi impermeabile a ossigeno e umidità: il caffè dentro resta stabile per anni. La cialda è carta filtro, quindi permeabile — e infatti va protetta dall'incarto singolo, che per questo non è carta ma un film barriera, dettaglio che torna importante quando si parla di rifiuti.
Tradotto: una capsula dimenticata in dispensa per due anni fa ancora un caffè decente, una cialda regge bene i primi mesi e poi scende. Se compri scorte grandi e le consumi lentamente, la capsula ti conviene anche in tazza.
Cosa certifica davvero il consorzio sulle macchine
C'è un dato che sposta il confronto e che nessuno racconta: il marchio E.S.E. su una macchina non è un adesivo commerciale, è una certificazione con ispezioni. Il Consorzio ha affidato a SGS le verifiche di conformità, e sulle macchine per espresso si controllano temperatura, volume erogato, pressione, spessore della crema, oltre a parametri sensoriali e documentali. Sulle cialde si controllano geometria, caratteristiche chimico-fisiche, resa sensoriale.
Nel mondo delle capsule un controllo terzo di questo tipo non esiste. Chi produce il sistema decide da sé i parametri e li verifica da sé. Non vuol dire che il caffè sia peggiore — vuol dire che nessuno, all'infuori del produttore, ti garantisce che quella macchina estragga come dovrebbe.
Varietà di bevande: qui la capsula vince e non c'è partita
Una cialda E.S.E. fa espresso, e al massimo un lungo. Una capsula fa espresso, lungo, americano, cappuccino, latte macchiato, cioccolata, tè e bevande al ginseng. Se in casa c'è anche una sola persona che il caffè non lo beve, questa riga chiude il confronto da sola.
Quello che una cialda non potrà mai fare
I 7 grammi di macinato dentro due fogli di carta sono caffè e nient'altro: non c'è modo di metterci latte in polvere, cacao o foglie di tè rispettando il disciplinare. I sistemi a capsule che fanno cappuccino usano una seconda capsula di latte in polvere, erogata con parametri diversi: è una capacità che nasce dal contenitore rigido e sigillato, e la carta non può replicarla.
Chi vende cialde risponde che basta un montalatte separato. È vero, e per molti è pure meglio — latte fresco invece che in polvere — ma è un oggetto in più sul piano di lavoro, e va detto invece che nasconderlo. Il confronto fra i sistemi che fanno anche il latte sta nella guida alle differenze fra i sistemi di capsule.
Il rovescio: quante referenze esistono davvero
Sull'assortimento la capsula vince ancora, e di molto: fra sistemi proprietari e compatibili le referenze si contano a centinaia, mentre le cialde E.S.E. arrivano dalla trentina di torrefattori citata sopra, con cataloghi più corti e una presenza a scaffale meno capillare. È il rovescio esatto della medaglia dell'apertura: uno standard aperto ti garantisce che il formato non sparirà, non che ci sia un caffè per ogni gusto.
Sistemi aperti e sistemi chiusi: qui la SERP sbaglia
«Nespresso Original è aperto, Dolce Gusto e A Modo Mio sono chiusi» è falso, ed è scritto ovunque. Entrambi hanno capsule compatibili di terze parti in vendita da anni. L'unico sistema davvero chiuso per brevetto, oggi, è Nespresso Vertuo. Ed è una distinzione che vale soldi, perché decide se potrai mai cambiare fornitore.
Come Nespresso Original è diventato aperto
Non per scelta, per sentenza. Il 16 ottobre 2013 la Camera dei ricorsi dell'Ufficio Europeo dei Brevetti ha revocato il brevetto Nespresso sul sistema di estrazione, chiudendo un contenzioso con Dualit, Migros, Ethical Coffee, D.E. Master Blenders e Caffè Vergnano. Da quel giorno chiunque può produrre capsule per quelle macchine, ed è il motivo per cui esiste il mercato delle compatibili che costano meno di un terzo dell'originale.
Dolce Gusto e A Modo Mio non sono sistemi chiusi
Basta aprire i cataloghi delle torrefazioni per verificarlo in un minuto. Kimbo, per fare un solo esempio fra i tanti, ha una linea intera di capsule compatibili con le macchine Nescafé Dolce Gusto e una di compatibili con le macchine Lavazza A Modo Mio, accanto a quelle per Nespresso in alluminio e in plastica, Caffitaly e Uno System. Borbone, Vergnano, Lollo, Toraldo e altri fanno lo stesso.
Se una pagina ti dice che quei due sistemi ti obbligano a comprare dal produttore della macchina, quella pagina non ha aperto un catalogo. È un errore che costa: rinunciare a un sistema credendolo chiuso significa pagare per anni una capsula che potevi comprare da chiunque.
I due modi di chiudere un sistema: il brevetto e il progetto
Il primo è quello di Nespresso Vertuo. Ogni capsula porta sul bordo un codice a barre che la macchina legge durante l'inserimento per impostare acqua, temperatura e rotazione; senza quel codice non esce niente. Il brevetto è EP2481330A1, depositato da Nestec SA il 1° febbraio 2011, con scadenza prevista al 1° febbraio 2031 — non 2029, come si legge in metà delle pagine sull'argomento.
Il secondo modo non passa dai brevetti: basta progettare la macchina perché rifiuti quello che non è tuo. La Bialetti Gioia monta un sensore che eroga solo quando riconosce le capsule in alluminio Bialetti. Nessun tribunale, nessuna scadenza: il risultato per chi ha comprato la macchina è identico, quel fornitore e nessun altro. Quando valuti un sistema, la domanda giusta non è «è brevettato» ma «la macchina accetta quello che non ha fatto lei».
Il costo dell'apertura E.S.E.: 118 prodotti in tutto
E adesso il punto in cui il formato che consigliamo a metà dei lettori perde, detto con la stessa forza. L'apertura dello standard E.S.E. non è gratis: il Consorzio dichiara che i prodotti certificati con il marchio E.S.E. sono 118 in tutto, macchine e cialde insieme.
Centodiciotto è un numero piccolo. Vuol dire che la scelta certificata è ristretta, che molte macchine vendute come «a cialde» non hanno passato le verifiche SGS, e che le cialde «compatibili con il formato 44 mm» che trovi al supermercato non sono automaticamente cialde certificate. Il formato è aperto, il perimetro certificato è stretto: sono due cose diverse ed è giusto saperlo prima.
Ingombro, praticità e manutenzione quotidiana
Sui gesti quotidiani vince la capsula: si inserisce, si preme, si espelle nel cassetto e non tocchi niente. La cialda va tolta bagnata e, sui portafiltri, va anche battuta fuori. Sulla decalcificazione, invece, i due formati si equivalgono: è la macchina a deciderla, non la monodose.
Il gesto di ogni mattina
Una macchina a capsule con espulsione automatica raccoglie dieci o quindici capsule nel cassetto e ti chiede di svuotarlo due volte a settimana. Una macchina a cialde dedicata fa quasi lo stesso. Un portafiltro che accetta cialde richiede il gesto in più: sganciare, buttare la cialda, sciacquare il filtro. Venti secondi, ma ogni volta.
Un dettaglio a favore della cialda si nota però solo dopo mesi: la carta filtro trattiene il macinato e il gruppo di infusione resta molto più pulito, mentre gli aghi di foratura delle macchine a capsule si incrostano di caffè e residui liquidi, e non tutte permettono di raggiungerli.
Ingombro e scorte in dispensa
Le macchine sono paragonabili, le scorte no. Cento capsule occupano molto più volume di cento cialde, che sono piatte e si impilano: con una cucina piccola e scorte grandi, la cialda ti libera mezzo ripiano.
La decalcificazione è uguale per tutti e due
Su questo punto le pagine in circolazione fanno confusione. Il calcare si deposita nel circuito idraulico e nella caldaia o nel thermoblock: non ha niente a che vedere con il formato della monodose. La periodicità la stabilisce la durezza della tua acqua, non la scelta fra carta e alluminio. Come si fa, e ogni quanto, sta nella nostra guida su quanto dura una macchina da caffè.
Rifiuti: cosa è cambiato il 12 agosto 2026
Dal 12 agosto 2026 capsule e cialde sono ufficialmente imballaggi, e le capsule in alluminio o plastica non vanno più nell'indifferenziato ma nella raccolta indicata da produttore e Comune. È il cambiamento più grosso degli ultimi dieci anni su questo punto, ed è successo tre settimane fa: quasi nessuna pagina in circolazione ne tiene conto.
Il nuovo quadro europeo, in breve
Il Regolamento UE 2025/40, il PPWR, è entrato in applicazione il 12 agosto 2026 e classifica capsule e cialde come imballaggi anche quando contengono ancora il caffè esausto. Non devi svuotarle prima di conferirle: è la norma stessa a riconoscere che arrivano piene a fine vita. L'etichetta sulla confezione ti dice dove va quel materiale, e l'etichettatura ambientale sarà armonizzata a livello europeo.
Questo riduce parecchio il vantaggio ambientale storico della cialda. Fino a ieri la capsula finiva quasi sempre nel sacco nero; da oggi entra in un flusso di riciclo, e l'alluminio è un materiale che si ricicla bene e all'infinito.
La cialda è compostabile, ma non nel compost di casa
E qui va detta la cosa che i venditori di cialde omettono sistematicamente. La certificazione ottenuta dal Consorzio E.S.E. è OK Compost Industrial, non home compost: i test sono stati eseguiti dal laboratorio belga OWS in convenzione con TÜV Austria Italia, e il percorso verso la certificazione domestica è tuttora bloccato, perché i criteri d'accesso ai test «home» non trovano riscontro nell'unica norma europea di riferimento.
Il motivo è tecnico e istruttivo. La UNI EN 13432:2002 non contempla i «manufatti compositi» come la cialda, fatta di caffè macinato più carta filtro: per un manufatto completo il limite di polipropilene ammesso è l'1%, mentre la carta che avvolge il caffè ne contiene oltre il 25%. Il Consorzio ha quindi fatto creare una certificazione volontaria dedicata. La soglia richiesta è una curva di biodegradabilità con media del 90% entro un massimo di 180 giorni; le cialde E.S.E. hanno raggiunto l'87% al giorno 140, e il risultato è stato riconfermato con un ring test incrociato in cui C.I.C. e OWS si sono scambiati i campioni.
L'incarto singolo non è carta, e non va nell'umido
È la precisazione che nessun concorrente fa, e che serve a non contaminare l'organico di un intero condominio. Quello che è certificato compostabile è la cialda, non l'involucro singolo che la protegge dall'ossigeno. Il Consorzio stesso dichiara di essere ancora alla ricerca di materiali che rendano compostabile il packaging esterno: se lo stesse già usando, non lo cercherebbe.
Quindi: cialda nell'organico dove il Comune lo prevede, incarto secondo l'etichetta. E una raccomandazione che gli enti di certificazione hanno cominciato a stampare sul marchio stesso: verifica con il tuo Comune, perché le regole di conferimento dell'organico cambiano da un impianto all'altro.
Durata: quale dei due formati sopravvive alla macchina
La macchina a cialde ha più probabilità di essere ancora usabile fra dieci anni, perché il formato che consuma non appartiene a nessuno. Una macchina a capsule proprietaria vive finché vive il sistema: se il produttore lo dismette, l'apparecchio funziona ancora perfettamente e non serve più a niente.
Il rischio vero non è il guasto, è la dismissione
Il modo più frequente in cui una macchina a monodose esce di casa non è la rottura: è che il caffè per quel sistema è diventato difficile da trovare, o troppo caro rispetto alle alternative. L'apparecchio funziona ancora, e finisce in cantina lo stesso.
Un formato definito da un disciplinare pubblico e condiviso da una trentina di torrefattori è strutturalmente più solido di uno che dipende dalle decisioni commerciali di una sola azienda. Non è una garanzia, è una probabilità migliore.
Il controllo da fare prima di pagare
Chiediti da quanti produttori diversi puoi comprare il caffè per quella macchina oggi. Se la risposta è «uno», non stai comprando un elettrodomestico: stai firmando un abbonamento a tempo indeterminato con un solo fornitore.
La tabella: asse per asse, con un vincitore per riga
Su ogni riga c'è un vincitore dichiarato, anche dove i due formati sono vicini: una tabella che pareggia su tutto non serve a decidere niente. L'unica eccezione è la decalcificazione, e non è diplomazia — è che lì il formato non c'entra proprio. Nelle righe sul costo i simboli indicano la spesa in caffè per tazzina: € bassa · €€ media · €€€ alta.
| Asse del confronto | Cialda E.S.E. | Capsula | Vince |
|---|---|---|---|
| Costo medio per tazzina | €–€€, forbice stretta | Da € a €€€ | Cialda |
| Costo minimo raggiungibile | € | € con le compatibili, appena sotto la cialda | Capsula |
| Rischio di pagare troppo | Quasi nullo: la fascia €€€ non esiste | Alto: l'originale costa il triplo della compatibile | Cialda |
| Crema in tazza | Dipende da estrazione e freschezza | Abbondante e sempre uguale | Capsula |
| Conservazione dell'aroma | Carta permeabile, protetta dall'incarto | Barriera in alluminio, stabile per anni | Capsula |
| Espresso simile a quello del bar | Estrazione reale su 7 g certificati | Emulsione anche meccanica | Cialda |
| Controllo terzo sulla macchina | Ispezioni SGS su temperatura, pressione, crema | Nessuna certificazione indipendente | Cialda |
| Varietà di bevande | Solo espresso e lungo | Cappuccino, cioccolata, tè, latte macchiato | Capsula |
| Assortimento di miscele | Circa 30 torrefattori italiani | Centinaia di referenze fra sistemi e compatibili | Capsula |
| Libertà di fornitore | Standard aperto e pubblico | Aperta su Original, Dolce Gusto e A Modo Mio; chiusa su Vertuo | Cialda |
| Ampiezza dell'offerta certificata | 118 prodotti certificati in tutto | Nessun limite di questo tipo | Capsula |
| Ingombro delle scorte | Piatte, si impilano | Rigide e voluminose | Cialda |
| Gesti quotidiani | Va tolta bagnata, sul portafiltro va battuta | Si espelle nel cassetto | Capsula |
| Pulizia interna della macchina | La carta trattiene il macinato | Aghi di foratura che si incrostano | Cialda |
| Decalcificazione | Dipende dalla macchina e dall'acqua | Dipende dalla macchina e dall'acqua | Nessuno dei due: decide l'acqua |
| Rifiuto prodotto | Compostabile industriale, incarto a parte | Imballaggio da riciclare dal 12 agosto 2026 | Cialda |
| Prospettiva a dieci anni | Formato non appartiene a nessuno | Vive finché vive il sistema | Cialda |
Come si legge questa tabella senza sbagliare
Non si contano le righe. Nove vittorie contro sette non vogliono dire niente, perché gli assi non pesano uguale: se in casa qualcuno beve cappuccino, la riga «varietà di bevande» da sola vale più di tutte le altre messe insieme.
Il modo corretto è scegliere le due o tre righe che riguardano davvero la tua giornata e ignorare il resto. Chi beve un espresso al mattino e uno dopo pranzo, sempre lo stesso, guarda costo, libertà di fornitore e durata: finisce sulle cialde. Chi ha una famiglia con gusti diversi guarda la varietà: finisce sulle capsule. Non c'è un terzo caso.
Domande frequenti
Meglio cialde o capsule per risparmiare?
Cialde, se guardi il costo medio: la loro forbice è stretta, mentre fra la capsula più economica e la più cara c'è un fattore tre. Le capsule compatibili si collocano all'estremo basso di quella forbice, secondo il confronto di Altroconsumo, ma la forbice è larga e ci si arriva solo scegliendo con attenzione a ogni riordino. La regola pratica: le cialde ti proteggono dal pagare troppo, le compatibili ti permettono di pagare pochissimo se scegli bene ogni volta che riordini.
Il caffè delle cialde è più buono di quello delle capsule?
Dipende da cosa intendi per buono, ma non è una risposta evasiva: sono due qualità diverse. La cialda dà un'estrazione più simile a quella di un portafiltro, con 7 grammi certificati e una crema che nasce dall'estrazione vera. La capsula dà una crema più abbondante e costante e conserva l'aroma molto più a lungo, perché l'alluminio è una barriera che la carta non può essere.
Le cialde si possono buttare nell'umido?
La cialda sì, dove il tuo Comune lo prevede; l'incarto singolo no. La certificazione ottenuta dal Consorzio E.S.E. è OK Compost Industrial, cioè compostabilità in impianto industriale, non compostabilità domestica: il percorso verso la certificazione home è ancora bloccato per un limite della norma di riferimento. Gli enti di certificazione stessi raccomandano di verificare le regole del proprio Comune.
Dolce Gusto e A Modo Mio sono sistemi chiusi?
No, ed è uno degli errori più diffusi in rete. Entrambi hanno capsule compatibili di terze parti in commercio da anni: Kimbo ha un catalogo dedicato alle compatibili per macchine A Modo Mio, e lo stesso fanno Borbone, Vergnano, Lollo e Toraldo. L'unico sistema davvero chiuso oggi è Nespresso Vertuo, per via del codice a barre brevettato sul bordo della capsula.
Quando scade il brevetto delle capsule Vertuo?
Il brevetto sul codice a barre è EP2481330A1, depositato da Nestec SA il 1° febbraio 2011, con scadenza prevista al 1° febbraio 2031. Diverse pagine indicano il 2029: è sbagliato. Fino ad allora non esistono compatibili legali per Vertuo, e chi compra quella macchina compra anche il fornitore del caffè.
Una macchina a cialde accetta anche le capsule?
No, mai. Le geometrie del gruppo di infusione e i sistemi di foratura sono incompatibili per progetto. Esistono capsule ricaricabili e adattatori venduti da terzi, ma sono soluzioni che aggirano il progetto della macchina e non ne rispettano i parametri di estrazione: se ti serve la doppia possibilità, la strada giusta è un portafiltro che accetti sia il macinato sia la cialda E.S.E.
Le cialde da 44 mm che trovo al supermercato sono cialde E.S.E.?
Non necessariamente. Il formato da 44 millimetri è largamente imitato, ma il marchio E.S.E. è una certificazione con ispezioni affidate a SGS, e i prodotti che l'hanno ottenuta sono 118 in tutto fra macchine e cialde. Una cialda «compatibile 44 mm» funzionerà quasi sempre, ma su grammatura, macinatura e carta non hai nessuna garanzia terza.
Se ho già una macchina con portafiltro, mi conviene passare alle cialde?
Non passare: aggiungere. Molti portafiltri accettano un filtro dedicato per cialda E.S.E. e ti lasciano usare il macinato quando hai tempo e la cialda quando hai fretta, con lo stesso apparecchio. È l'unica configurazione che ti dà entrambe le cose, ed è il motivo per cui vale la pena distinguere fra macchine a cialde dedicate e portafiltri che le accettano quando confronti le macchine a cialde E.S.E..
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