Pulizia · Aggiornato il 10 settembre 2026
Migliori lavavetri elettrici: 6 modelli, e quando conviene un robot lavavetri invece dell'aspiragocce
Sei lavavetri elettrici venduti su Amazon, divisi nelle due famiglie che le classifiche mescolano: gli aspiragocce che tieni in mano e i robot che si attaccano al vetro. E il limite da sapere prima: nessuno dei due lava.
Come abbiamo scelto
Non abbiamo un laboratorio e non riceviamo prodotti dai marchi. Confrontiamo schede tecniche e manuali di servizio, leggiamo le recensioni verificate degli acquirenti italiani e controlliamo la disponibilità di filtri e ricambi. Quando compri dai nostri link riceviamo una commissione da Amazon: il prezzo che paghi non cambia.
Scegliere fra i migliori lavavetri elettrici è semplice a una condizione: sapere che sotto lo stesso nome il mercato vende due oggetti diversi. Gli aspiragocce che tieni in mano e i robot che si attaccano al vetro con una ventosa. Risolvono due problemi diversi, e confonderli è il modo più rapido per spendere male.
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Qui sotto trovi sei modelli venduti su Amazon, separati per famiglia e ordinati dentro la famiglia. Prima però va detta la cosa che rovina l'acquisto a chi non la sa, e va detta adesso.
Il lavavetri elettrico non lava: aspira
Un lavavetri elettrico non pulisce il vetro. Aspira l'acqua sporca dopo che l'hai pulito tu. Il vetro va bagnato con detergente e passato con un panno o un tergivetro: l'apparecchio interviene nell'ultimo passaggio e raccoglie il liquido invece di lasciarlo colare. Chi si aspetta un tasto e un vetro pulito resta deluso.
Non è un difetto nascosto, è proprio il modo in cui funziona la categoria. Kärcher lo descrive esplicitamente come una combinazione: flacone spray con panno in microfibra, e poi la funzione di aspirazione. Sono tre gesti, non uno. La macchina ne fa uno.
I tre passaggi che restano a carico tuo
Il ciclo completo, su una finestra normale, è questo: spruzzi il detergente sul vetro, passi il panno o il tergivetro per staccare lo sporco, e solo a quel punto passi l'aspiragocce dall'alto verso il basso per portare via l'acqua. Il tempo che risparmi non sta nel primo passaggio, sta nel terzo — e nel fatto che non devi più rincorrere le gocce con uno straccio.
Nella pratica, sui vetri di casa, il tempo per finestra scende da qualche minuto abbondante a poco più di uno. Su una casa con dieci finestre e due porte-finestra la differenza si sente. Su tre finestre no.
È l'opposto esatto di quello che fa un lavapavimenti elettrico, che bagna, spazzola e aspira nello stesso passaggio: lì la macchina copre il ciclo intero, qui ne copre un terzo. Chi arriva ai lavavetri dopo aver comprato un lavapavimenti si aspetta lo stesso automatismo, ed è da quell'aspettativa che nascono quasi tutte le delusioni.
Il guadagno vero: l'acqua sporca non cola più
Il vantaggio concreto è meno spettacolare della pubblicità e più utile di quanto sembri. Con il metodo tradizionale l'acqua sporca finisce sul davanzale, sul telaio, sul termosifone sotto la finestra e sul pavimento. Su una finestra sola non è un dramma; su tutta la casa vuol dire un secondo giro con lo straccio, i telai che restano sporchi sotto e le tracce che si rivedono dopo due giorni.
L'aspiragocce chiude questo problema: il liquido finisce in un serbatoio e lo butti nel lavandino. Ed è anche il motivo per cui questi apparecchi rendono benissimo dove quasi nessuno pensa di usarli — box doccia, piastrelle, specchi del bagno, piani a induzione, condensa sui vetri delle serre e dell'auto.
Quando non ne vale la pena
Se hai poche finestre piccole e le pulisci due volte l'anno, un lavavetri elettrico è un oggetto che occupa spazio e chiede una carica ogni volta che lo prendi in mano. Se invece hai vetrate grandi, un box doccia che si opacizza in una settimana o abbastanza finestre da farne un lavoro di mezza giornata, il conto cambia. La domanda giusta viene prima dell'acquisto, non dopo — lo stesso ragionamento che facciamo su se un purificatore d'aria serve davvero, dove il rischio è comprare la macchina giusta per il problema sbagliato.
Aspiragocce a mano o robot lavavetri: due risposte a due problemi diversi
Sono due famiglie tecniche distinte. L'aspiragocce è un apparecchio a batteria che tieni in mano: pesa mezzo chilo scarso, ha una lama in gomma e un motore che aspira. Il robot lavavetri è un apparecchio che si attacca al vetro con una depressione, ci cammina sopra da solo e passa un panno umido. Le classifiche generaliste li mettono nella stessa lista senza dirlo. È l'errore di partenza.
L'aspiragocce a mano: tu lavi, lui asciuga
Fa una cosa sola e la fa bene. Non decide niente, non sbaglia percorso, non cade. Funziona su qualunque superficie liscia, compresi i vetri irregolari, le inglesine, le cornici, i vetri piccoli, gli specchi e le pareti della doccia. La lama in gomma è larga fra i 130 e i 280 millimetri a seconda della bocchetta montata, e la larghezza decide quante passate servono.
Il limite è che il lavoro fisico resta tuo. Se il problema è che non arrivi in alto o che non vuoi salire su una scala, l'aspiragocce non lo risolve — al massimo lo sposta, montandolo su un manico.
Il robot lavavetri: si attacca al vetro e lavora da solo
Risolve un problema diverso: la vetrata grande che non hai voglia o modo di fare a mano. Il robot si appoggia al vetro, crea la depressione, nebulizza il liquido e ci passa sopra con panni in microfibra seguendo un percorso a serpentina. Non ti serve la scala e non ti serve il braccio.
In cambio chiede tre cose che l'aspiragocce non chiede: una superficie sufficientemente grande e regolare, una presa di corrente vicina (quasi tutti sono alimentati a filo) e una procedura di sicurezza che va rispettata, non improvvisata.
Chi deve comprare cosa, in tre righe
Compra un aspiragocce a mano se hai finestre di misura normale, riquadri, inglesine, un box doccia, e vuoi finire prima senza allagare i davanzali. È il caso della grande maggioranza delle case italiane. Compra un robot se hai vetrate fisse e grandi, una veranda, una porta-finestra a tutta altezza o vetri esterni difficili da raggiungere, e sei disposto a rifinire a mano angoli e telai. Sul mercato la distanza fra le due famiglie è netta: un aspiragocce a batteria sta nella fascia di ingresso, un robot lavavetri parte da circa il doppio e sale.
Lavavetri manuale o elettrico: quando bastano un tergivetro e un panno
Un lavavetri manuale è l'attrezzatura dei vetristi di mestiere: un vello che bagna il vetro, un tergivetro con la lama in gomma che raschia via l'acqua e un panno in microfibra che rifinisce i bordi. Non ha batteria, non ha motore, non si scarica. L'elettrico non lo sostituisce: gli toglie l'ultimo gesto.
Che cosa fa un lavavetri manuale, e perché i professionisti usano quello
Chi pulisce vetri per lavoro non porta un aspiragocce a batteria: porta un secchio, un vello e un tergivetro largo. Il motivo è di produttività, non di nostalgia. Una passata di tergivetro copre una fascia larga quanto la lama e scarica l'acqua verso il basso in un movimento solo, senza fermarsi a svuotare niente e senza dipendere da una carica. Su una vetrina di negozio il manuale è più veloce dell'elettrico, e lo resta.
Quella velocità si paga in tecnica: la lama va tenuta a un'angolazione costante, ogni passata va chiusa asciugando il bordo, e l'acqua che scende va raccolta con un panno prima che arrivi sul telaio. Sono gesti che si imparano in mezz'ora, ma finché non li hai imparati il risultato è peggiore di quello che ottieni con un aspiragocce, che invece perdona quasi tutto.
I tre casi in cui il manuale resta la scelta giusta
Il primo: poche finestre. Se la casa ha tre vetri e li fai due volte l'anno, un apparecchio a batteria passa più tempo in un cassetto che sul vetro, e una cella al litio invecchia anche da ferma. Il secondo: vetri molto piccoli o divisi da inglesine, dove nessuna bocchetta larga entra e un tergivetro stretto o il semplice panno fanno prima. Il terzo: nessun posto dove metterlo in carica — una seconda casa, una cantina, una barca, un garage senza presa.
C'è un quarto caso, ed è quello di chi vuole comprare una volta sola: un tergivetro con la lama sostituibile non ha elettronica, non ha batteria e non ha nulla che possa smettere di funzionare. Finché trovi la gomma di ricambio, dura quanto vuoi tu.
Cosa perdi restando al manuale
Una cosa sola, ma è quella che spinge la gente a cercare un lavavetri elettrico: l'acqua sporca che cola. Con il tergivetro il liquido finisce sul davanzale, sul telaio, sul termosifone e sul pavimento, e va raccolto con un secondo panno. Su una finestra è irrilevante. Su dodici diventa metà del lavoro, ed è esattamente la metà che l'aspiragocce elimina.
Il confronto onesto, quindi, non è «quale pulisce meglio»: puliscono uguale, perché in entrambi i casi il vetro lo lavi tu. È «quanto ti costa in tempo e in stracci il finale». Sotto le cinque finestre il manuale non ha rivali. Sopra le dieci, l'elettrico ti fa finire prima e ti fa finire pulito, e la differenza si sente alla prima casa fatta per intero.
Una nota sui nomi, perché confondono: pulivetro, puliscivetri e aspiragocce per vetri indicano lo stesso oggetto elettrico, cioè l'aspiratore a batteria con la lama in gomma. Chi invece cerca una macchina che lavi davvero il vetro da sola finisce nel territorio del vapore — le scope a vapore hanno spesso un accessorio per i vetri e sciolgono lo sporco con il calore — ma anche lì il vetro resta bagnato, e qualcuno deve asciugarlo.
Robot lavavetri: le tre cose da sapere prima, non dopo
Un robot lavavetri su una finestra al terzo piano è un oggetto da poco più di un chilo tenuto sospeso nel vuoto da una depressione. Funziona bene, ma il margine di errore è zero e la sicurezza non è un accessorio: è la prima voce da leggere nella scheda tecnica, prima della potenza di aspirazione e prima delle modalità di pulizia.
Cosa succede se manca la corrente
È la domanda che nessuna classifica pone. Se il robot è alimentato dalla presa e la corrente salta, la ventosa perde la depressione. Per questo i modelli seri hanno due protezioni separate, e vanno cercate entrambe.
La prima è una batteria di emergenza interna, che mantiene l'aspirazione per il tempo necessario a recuperarlo. ECOVACS dichiara sul WINBOT MINI una batteria da 3.000 mAh e una protezione da blackout superiore a 30 minuti; Tosima dichiara sul WA9C Pro un gruppo di continuità per 25 minuti. Sono ordini di grandezza sufficienti, e sotto i 15-20 minuti la cosa diventa discutibile.
La seconda è la corda di sicurezza, che si aggancia a un punto fisso interno e regge il peso se tutto il resto cede. ECOVACS dichiara una corda in nylon e lattice con resistenza alla trazione di almeno 1.900 N. Non è un dettaglio da leggere dopo: se lavori sulla facciata esterna di un piano alto, la corda va agganciata sempre, anche quando il robot ti sembra saldo. Un apparecchio senza corda in dotazione, o con la corda dichiarata in modo generico, va scartato.
Angoli, telai e inglesine: dove il robot non arriva
Un robot lavavetri è un rettangolo o un quadrato che si muove su un piano. Gli angoli del vetro, i millimetri a ridosso del telaio e il fermavetro restano fuori dal suo raggio, per geometria. I costruttori lavorano sulla forma della scocca per ridurre il bordo non pulito, ma non lo azzerano: dopo il passaggio del robot, se guardi controluce, il perimetro si vede.
Chi compra un robot pensando di non toccare più un panno si trova a rifinire i bordi a mano ogni volta. È un lavoro breve, ma va messo nel conto: il robot toglie la fatica del centro della vetrata, non il gesto finale.
La finestra minima, e il vetro che il robot non regge
Ogni modello dichiara una superficie minima sotto la quale non riesce a manovrare. ECOVACS indica per il WINBOT MINI una finestra minima di 22x25 cm, un minimo basso che si deve alla scocca compatta. Su vetri divisi da inglesine — le traversine che dividono il riquadro in quadretti — il robot non lavora: ogni traversina è un ostacolo che gli fa perdere la depressione.
Restano fuori anche i vetri smerigliati o fortemente strutturati, dove la ventosa non tiene, e le superfici con adesivi, pellicole staccate o silicone in rilievo. Se le tue finestre sono così, la decisione è già presa: aspiragocce.
Il miglior robot lavavetri per una casa: come funziona e quando conviene davvero
Un robot lavavetri resta attaccato al vetro grazie alla depressione creata da una turbina, si muove su due cingoli in gomma e trascina panni umidi lungo un percorso programmato. Il miglior robot lavavetri è quello che dichiara con un numero le due sicurezze — batteria tampone e corda — e che lavora sulla misura di vetro che hai davvero in casa.
Come fa a stare attaccato al vetro
Dentro la scocca c'è una turbina che estrae aria dalla camera a contatto con il vetro: quello che lo tiene su non è una ventosa meccanica e non è un magnete, è la pressione atmosferica che spinge da fuori. Per questo un robot da vetro funziona anche su un vetro singolo e non ha bisogno di una controparte dall'altro lato, a differenza dei vecchi lavavetri magnetici. La forza di tenuta si legge nella scheda in pascal: ECOVACS dichiara sul WINBOT MINI 3.200 Pa in movimento e fino a 7.500 Pa di massima.
Il corollario pratico è che la tenuta dipende dal contatto, non dalla potenza. Qualunque cosa interrompa la guarnizione perimetrale — una traversina, un adesivo, un cordolo di silicone in rilievo, un vetro strutturato — fa entrare aria e fa perdere depressione. È geometria, e nessun motore più grosso la corregge.
Le due sicurezze devono esserci entrambe, e con un numero
La turbina è alimentata dalla presa. Se salta la corrente, la depressione finisce in pochi secondi: per questo un robot serio ha una batteria tampone che mantiene la presa sul vetro e una corda che regge il peso se la presa cede lo stesso. Sono due protezioni indipendenti, e vanno pretese tutte e due.
Sui valori, due costruttori che non hanno niente da spartire arrivano quasi allo stesso numero. ECOVACS dichiara sul WINBOT MINI una corda in nylon e lattice con resistenza alla trazione di almeno 1.900 N e una protezione da blackout superiore a 30 minuti; HOBOT, marchio taiwanese che non compare in questa classifica, dichiara sul suo 2S una corda lunga 4,5 metri data per 200 kg di trazione — cioè circa 1.960 N — e un gruppo di continuità per 20 minuti.
Due schede scritte da aziende diverse, lo stesso ordine di grandezza: intorno ai 2.000 N di corda e venti-trenta minuti di autonomia d'emergenza è lo standard di fatto della categoria. Chi dichiara sensibilmente meno, o non dichiara affatto, sta sotto la norma del mercato — ed è il confronto da fare prima di guardare i pascal.
Quanto ci mette davvero: il tempo si misura in minuti al metro quadro
È il dato che cambia la percezione dell'oggetto, e quasi nessuna classifica lo riporta. ECOVACS dichiara circa 3 minuti al metro quadro in modalità rapida sul WINBOT MINI; HOBOT dichiara 2,4 minuti al metro quadro sul 2S. Una porta-finestra da due metri per uno è quindi fra i cinque e i sei minuti di macchina, ai quali vanno aggiunti il posizionamento, l'aggancio della corda, l'inumidimento dei panni e lo stacco finale.
Fatto il conto su una finestra normale, il robot non fa risparmiare tempo: ne fa perdere. Il guadagno arriva quando la superficie continua è grande abbastanza da rendere trascurabile la preparazione — una veranda, una vetrata fissa, una parete a specchio — oppure quando il tempo non è il punto, e il punto è non doverci arrivare con le braccia.
Su che vetri lavora, e su quali no
Oltre ai limiti già visti — inglesine, vetri smerigliati o strutturati, finestre sotto la misura minima — ce n'è uno che nessuna scheda scrive: il robot lavora male su un doppio vetro esterno molto sporco. Il panno umido scioglie polvere e aloni, non lo sporco secco e stratificato di una facciata che non si pulisce da anni. In quel caso la prima passata va fatta a mano, e il robot serve dalla seconda in poi.
Il telaio è l'altro confine. Il robot è un poligono che si muove su un piano: il perimetro a ridosso del fermavetro resta fuori dal suo raggio e dopo il passaggio, controluce, si vede. Chi ha inglesine sottili o riquadri da mezzo metro non ha un problema di modello, ha un problema di famiglia — e la risposta è l'aspiragocce.
Robot o aspiragocce: il confronto onesto
Sui vetri di casa vince l'aspiragocce, e non di poco: funziona su qualunque forma, non chiede una presa né una corda, non chiede un rituale di sicurezza e pesa meno di un chilo. Il robot vince in un solo scenario, ma lì vince nettamente: superficie grande, continua e scomoda da raggiungere. Fuori da quello scenario impiega più tempo per fare una cosa che potevi fare tu.
Resta la questione del filo, che spaventa più di quanto dovrebbe. Quasi tutti i robot da vetro sono alimentati dalla presa proprio perché la turbina consuma troppo perché una batteria la regga a lungo: il cavo è ciò che toglie il limite di autonomia, ed è lo stesso ragionamento che vale sulle scope elettriche con filo, dove la presa compra potenza costante invece di libertà di movimento. Sul robot, in più, il filo è anche la ragione per cui la batteria tampone deve esistere.
I numeri che contano su un aspiragocce, e quelli che non contano
Su un aspiragocce a mano quattro dati decidono l'esperienza d'uso: autonomia, capacità del serbatoio, larghezza della lama in gomma e peso. Tutto il resto — colori, accessori, nomi commerciali delle gomme — pesa molto meno di quanto occupi sulla scatola.
Autonomia: minuti o metri quadri?
I costruttori dichiarano il dato in due modi diversi, e i due numeri non sono equivalenti. Kärcher dichiara sul WV 2 35 minuti di autonomia e circa 105 mq per carica; Bosch dichiara sul GlassVAC 30 minuti e la stessa resa di circa 105 mq, tradotta anche in «circa 35 finestre». Leifheit dichiara fino a 38 minuti e oltre 110 mq.
I minuti sono il dato onesto, i metri quadri sono il dato ottimistico: presuppongono che tu non tenga il motore acceso mentre ti sposti da una finestra all'altra. Alcuni modelli hanno uno stand-by che sospende l'aspirazione quando la lama non tocca la superficie, e lì i due numeri si avvicinano.
Il dato che manca quasi sempre nelle classifiche è il tempo di ricarica, ed è quello che decide se puoi fare tutta la casa in una volta. Kärcher lo dichiara: fra 170 e 230 minuti a seconda della versione. Tre o quattro ore per trentacinque minuti di lavoro. Se hai molte finestre, l'ordine giusto è farle tutte in una sessione, non in due.
Il serbatoio dell'acqua sporca
È il vincolo che si sente per primo. Cento millilitri sono lo standard di categoria: li dichiarano Kärcher sul WV 2 e Bosch sul GlassVAC, mentre la versione Universal Black Edition+ dello stesso Kärcher sale a 120 ml. Il Beldray Titanium si ferma a 60 ml, cioè poco più della metà.
Con cento millilitri, su vetri normalmente sporchi, si fanno diverse finestre prima di svuotare. Con sessanta si svuota il doppio delle volte, e ogni svuotamento è un viaggio al lavandino. Non è un difetto grave su un apparecchio pensato per lo specchio del bagno; lo diventa su una casa intera.
Guarda anche come si svuota: una vaschetta che si stacca e si rovescia nel lavandino è comoda, un ugello frontale da cui far uscire il liquido lo è meno. È una di quelle cose che nella scheda tecnica non compaiono e che nell'uso quotidiano contano più di due specifiche su tre.
La larghezza della lama in gomma decide quante passate fai
È il numero più sottovalutato della categoria. Kärcher monta bocchette da 280 e 170 mm, Leifheit le stesse due misure, Bosch testine da 266 e 133 mm. Su una vetrata da un metro di larghezza, 280 mm significano quattro passate; 133 mm ne significano otto. La differenza si moltiplica per il numero di finestre.
La bocchetta stretta non è un ripiego: serve sui riquadri delle finestre a inglesine, sui vetri delle porte interne e negli spazi fra telaio e vetro dove quella larga non entra. Un apparecchio con due bocchette in dotazione copre entrambi i casi; uno con una sola bocchetta larga ti costringe a lasciare i bordi.
Peso a braccio teso, non peso sulla bilancia
Sei etti sembrano niente su una bilancia. A braccio teso, sopra la testa, per venti minuti, sono un'altra cosa. Kärcher dichiara 0,6 kg batteria compresa sul WV 2, Bosch 0,7 kg sul GlassVAC: è la forbice tipica della categoria, e in quei cento grammi ci sta la differenza fra finire la casa e fermarsi a metà.
Se il problema è l'altezza, la soluzione non è un apparecchio più leggero ma un manico: è l'idea del Leifheit Dry & Clean, che nella confezione porta un'asta da 43 cm compatibile con il sistema di aggancio della marca. Con il manico montato l'insieme diventa più lungo e meno agile sui vetri piccoli, ma smetti di salire sulla scala. Quale dei due problemi hai, lo sai solo tu.
Rumore: il dato che quasi nessuno pubblica
Sulle schede italiane degli aspiragocce di questa classifica il valore in decibel non compare. Kärcher si limita a definire il WV 2 «leggero e silenzioso», che non è una misura. È un'informazione utile di per sé: in una categoria dove il rumore conta poco — l'apparecchio lavora pochi secondi per finestra — nessun costruttore ha interesse a pubblicarlo.
Sui robot il discorso cambia, perché lavorano per decine di minuti nella stanza in cui stai. Lì un dato dichiarato esiste: ECOVACS indica 63 dB sul WINBOT MINI. È il livello di una conversazione a voce alta. Non è rumoroso in senso assoluto, ma nella stanza dove sta lavorando non ci leggi.
Lavavetri elettrico professionale: cosa cambia su una veranda o una vetrata a tutta altezza
Un lavavetri elettrico professionale non aspira più forte di uno da casa: aspira più a lungo senza fermarsi. La differenza sta in tre voci — serbatoio doppio, ricarica rapida, batteria intercambiabile — e in un accessorio che quasi nessuno considera prima di comprare, cioè l'asta. La bocchetta, spesso, è identica.
Cosa distingue davvero un modello professionale
Kärcher tiene una linea Professional accanto a quella di casa, ed è il confronto più pulito che si possa fare, perché le due schede sono scritte dallo stesso costruttore con lo stesso metodo. Sul WVP 10 Adv Kärcher dichiara 35 minuti di autonomia, serbatoio dell'acqua sporca da 200 ml, ricarica in 50 minuti, una seconda batteria intercambiabile in dotazione con caricabatterie rapido, 1 kg di peso e bocchette da 280 e 170 mm.
Ora affianca il WV 2 di casa dello stesso marchio: stessi 35 minuti, stesse bocchette da 280 e 170 mm, ma serbatoio da 100 ml e ricarica dichiarata fra 170 e 230 minuti. Il professionale non lava meglio e non asciuga più largo. Raddoppia il serbatoio, divide per quattro la ricarica e aggiunge una batteria di scorta: compra continuità, non prestazione. È esattamente ciò che serve a chi sta su superfici grandi per ore, e non serve a niente a chi fa dieci finestre due volte l'anno.
Il vincolo su una vetrata grande è il serbatoio, non la batteria
Su una veranda o una vetrata a tutta altezza il conto si fa così: i costruttori dichiarano circa 105-110 mq per carica, cioè da trenta a trentotto minuti di motore. Ma il serbatoio da 100 ml si riempie molto prima di quel traguardo, perché su una superficie grande e continua l'acqua raccolta a ogni passata è tanta e non ci sono pause. Il risultato è che ti fermi a svuotare tre o quattro volte prima di aver consumato una sola carica.
È il motivo per cui il numero da guardare, se hai vetrate vere, è il volume del recupero e non i minuti dichiarati. Duecento millilitri contro cento significano metà delle interruzioni. E il modo in cui si svuota conta quanto il volume: una vaschetta che si stacca e si rovescia nel lavandino sono dieci secondi, un ugello frontale da cui far colare il liquido sono trenta — moltiplicati per il numero di svuotamenti di una giornata.
L'asta: quanto in alto arrivi davvero, e cosa paghi in leva
Sopra i due metri e mezzo il problema smette di essere l'apparecchio e diventa il braccio. La strada corta è il manico: Leifheit dichiara per il suo manico telescopico in acciaio con snodo un'estensione da 110 a 190 centimetri, agganciabile tramite il ClickSystem agli altri strumenti compatibili della marca — lo stesso sistema del Dry & Clean, che in confezione porta soltanto l'asta corta da 43 cm.
Con un'asta estesa a 190 cm, partendo da terra, un adulto arriva senza sforzo intorno ai tre metri di altezza: copre una porta-finestra a tutta altezza e la parte alta di una veranda, e toglie di mezzo la scala. Quello che paghi è fisico e va detto: sei o sette etti in punta a un'asta di due metri non pesano più sei o sette etti, pesano quanto la leva li fa pesare, e la precisione della passata scende. Sui vetri piccoli l'asta va tolta, non tenuta per comodità.
E non è comunque una soluzione per l'esterno dei piani alti: un'asta lunga non ti fa sporgere meno, ti fa sbagliare di più.
Il grado IP non lo trovi, e c'è un motivo
Chi ha una veranda o un dehors si pone prima o poi la domanda giusta: posso lasciarlo fuori, posso usarlo sotto la pioggia, posso sciacquarlo sotto il rubinetto? La risposta sta in un dato che sulle schede di questi apparecchi non compare. Il grado di protezione degli involucri è classificato dalla norma IEC 60529, intitolata «Degrees of protection provided by enclosures (IP Code)», che si applica alle apparecchiature elettriche con tensione nominale fino a 72,5 kV: quando un costruttore ha fatto certificare un IP lo scrive, perché è un argomento di vendita.
Nessuno dei sei apparecchi di questa pagina ne dichiara uno. Vuol dire trattarli per quello che sono: elettrodomestici da interno che maneggiano acqua, non attrezzi da esterno. Si svuota il serbatoio, si sciacqua la lama staccata dal corpo, e il corpo non va mai sotto il getto. Un pulivetro elettrico lasciato una notte a prendere umidità in veranda è un pulivetro elettrico che il mese dopo non si accende.
Lame in gomma e panni di ricambio: il consumabile che decide la durata
Qui la durata è un criterio vero, non un modo di dire. Un lavavetri elettrico ha pochissime parti che si rompono: il guasto tipico non è il motore, è la lama in gomma che si consuma e comincia a lasciare righe. Se il ricambio esiste a catalogo, l'apparecchio dura anni. Se non esiste, dura finché dura la gomma.
Cosa si consuma davvero
La lama striscia sul vetro a ogni passata. Con il tempo il filo si smussa, si intacca su un bordo o si deforma dove ha preso un colpo, e da quel momento ogni passata lascia una riga sottile. Non è un guasto: è usura prevista. Il secondo consumabile sono i panni in microfibra, sull'aspiragocce come sul robot, che si saturano e perdono la capacità di staccare lo sporco.
La batteria al litio è il terzo elemento a scadenza, ma su un apparecchio che lavora mezz'ora ogni tanto invecchia per calendario più che per cicli. Sui modelli in cui la batteria non è sostituibile, è quello a fissare il tetto di vita dell'apparecchio.
È la stessa regola che vale per il resto della casa: la vita utile di un elettrodomestico la decidono il consumabile e il ricambio, non la scheda tecnica del giorno dell'acquisto — il ragionamento per categoria sta nella nostra guida su quanto durano davvero gli elettrodomestici di casa.
Come si verifica prima di comprare
È il controllo più semplice e quello che quasi nessuno fa: prima di comprare, cerca il ricambio della lama con il suo codice. Kärcher, per dire, cataloga le lame di ricambio per aspiragocce WV come articolo a sé, in confezione da due pezzi da 170x42x5 mm per la bocchetta stretta, con l'elenco dei modelli compatibili. Un ricambio che ha un codice e una pagina prodotto è un ricambio che fra due anni troverai ancora.
Il segnale opposto è altrettanto chiaro: se cercando «lama di ricambio» più il nome del modello non esce nulla di ufficiale, quell'apparecchio non è progettato per essere mantenuto. Vale per i marchi minori e vale, in modo particolare, per i robot: i panni sono spesso venduti solo in kit generici, senza un codice del costruttore.
I panni in microfibra e il detergente
I panni si lavano in lavatrice, ma senza ammorbidente: l'ammorbidente riveste le fibre e le rende idrofobe, cioè esattamente il contrario di quello che serve. Una temperatura moderata e nessun additivo, e durano molte decine di cicli.
Sul detergente vale una nota anti-marketing: i costruttori vendono il proprio — Kärcher fornisce un flacone da 20 ml nella confezione del WV 2 — ma qualunque detergente per vetri poco schiumoso fa lo stesso lavoro. Il liquido che serve è quello che scioglie lo sporco senza lasciare residui: non c'è chimica proprietaria in gioco. Evita solo i prodotti molto schiumosi, perché la schiuma viene aspirata insieme all'acqua e si deposita dentro il condotto.
Come abbiamo scelto questi sei
Nessuno di questi apparecchi è stato messo su un vetro dalla nostra redazione, e non lo scriviamo per modestia: i dati di questa pagina sono quelli dichiarati dai produttori, e dove non sono dichiarati trovi scritto «non dichiarato» invece di una stima. Il lavoro che abbiamo fatto è un altro: affiancare le schede tecniche ufficiali, incrociare le recensioni verificate cercando i difetti che si ripetono e non i giudizi, e verificare uno per uno se il ricambio della lama esiste come articolo a catalogo.
I criteri, in ordine di peso:
- Dati dichiarati e verificabili sul sito del costruttore. Un apparecchio che pubblica autonomia, serbatoio e larghezza delle bocchette è verificabile; uno che si presenta solo con la scheda di vendita no, e questo pesa in negativo.
- Reperibilità del consumabile. Lame in gomma e panni con un codice proprio, non «kit compatibile» di terzi. È l'unica affermazione sulla durata che si possa controllare davvero.
- Copertura dei casi reali. Due bocchette in dotazione, perché i vetri di casa non sono tutti grandi uguali.
- Peso e maneggevolezza dichiarati, che decidono se finisci la casa o ti fermi.
- Sicurezza, per i due robot. Batteria di emergenza e corda di sicurezza dichiarate con un numero. Senza numero, il modello non entra in classifica.
- Nessun premio al dato più grosso. Un pascal in più su un robot che non dichiara il peso non vale un pascal in meno su uno che dichiara tutto.
Una precisazione sui voti: il voto è dato dentro la famiglia di appartenenza. Un robot da 4,5 non è «migliore» di un aspiragocce da 4,4 — risolve un altro problema, e i due numeri non vanno confrontati fra loro.
I sei lavavetri elettrici a confronto
La fascia di spesa è indicata a simboli: € economico, €€ medio, €€€ alto. I dati sono quelli dichiarati dai produttori; «n.d.» significa che il costruttore non pubblica quel valore.
| Modello | Famiglia | Autonomia dichiarata | Serbatoio | Larghezza lama o testina | Fascia |
|---|---|---|---|---|---|
| Kärcher WV 2 Black Edition | Aspiragocce a mano | 35 min | 100 ml | 280 e 170 mm | €€ |
| Bosch GlassVAC | Aspiragocce a mano | 30 min | 100 ml | 266 e 133 mm | € |
| Leifheit Dry & Clean | Aspiragocce con manico | 38 min (110 mq) | n.d. | 280 e 170 mm | €€ |
| Beldray Titanium | Aspiragocce a mano | 30 min | 60 ml | n.d. | € |
| ECOVACS WINBOT MINI | Robot da vetro | Alimentato a filo | Non previsto | Lato da 215 mm | €€€ |
| Tosima WA9C Pro | Robot da vetro | Alimentato a filo | Non previsto | n.d. | €€€ |
Le due colonne che nessuno pubblica insieme sono la terza e la quinta: è incrociandole che capisci quante volte dovrai ricaricare e quante passate dovrai fare.
I sei lavavetri elettrici, in ordine
Le prime quattro posizioni sono aspiragocce a mano, cioè la risposta giusta per la maggior parte delle case. Dalla quinta cambia famiglia: sono i due robot, e vanno letti come una classifica a sé.
1. Kärcher WV 2 Black Edition — la scelta d'insieme
La scelta d'insieme
Kärcher WV 2 Black Edition
- Serbatoio
- 100 ml
- Autonomia
- 35 min
- Bocchette
- 280 e 170 mm
- Peso
- 0,6 kg
Cosa fa bene
- La bocchetta larga da 280 mm asciuga una vetrata in poche passate
- Le labbra in gomma sono un ricambio a catalogo, non un pezzo introvabile
- Sei etti in mano: si tiene alzato senza che il braccio protesti
- Il serbatoio si stacca e si svuota senza toccare l'acqua sporca
Cosa fa male
- Il vetro lo devi bagnare e passare tu: lui aspira e basta
- Ricarica lunga rispetto ai 35 minuti di lavoro
- Sui riquadri stretti serve montare la bocchetta piccola, e il cambio va fatto a mano
È il riferimento della categoria, e lo è per ragioni noiose e non per il marchio. La bocchetta larga da 280 mm asciuga in poche passate, i 100 ml di serbatoio bastano per diverse finestre di fila, i 35 minuti dichiarati coprono una casa media in una sessione sola, e sei etti in mano non stancano.
Il motivo vero per cui sta primo, però, è il catalogo ricambi. Le labbra in gomma sono un articolo Kärcher con un codice, una pagina e un elenco di modelli compatibili: fra due anni, quando la lama comincerà a lasciare righe, l'apparecchio si rimette a nuovo invece di finire in cantina. Nella categoria non è la norma.
Cosa non fa: non lava. E la ricarica è lunga rispetto all'autonomia, quindi pianifica di fare tutta la casa in una volta.
2. Bosch GlassVAC — il più agile sui vetri piccoli
Il più leggero da gestire
Bosch GlassVAC
- Serbatoio
- 100 ml
- Autonomia
- 30 min
- Testine
- 266 e 133 mm
- Peso
- 0,7 kg
Cosa fa bene
- Batteria al litio 3,6 V da 2,0 Ah, con resa dichiarata di circa 105 mq per carica
- Due testine in dotazione, una davvero stretta da 133 mm per i riquadri
- Il profilo in gomma scorre senza stridere sul vetro asciutto
Cosa fa male
- Trenta minuti dichiarati: cinque in meno del Kärcher, e si sentono su una casa intera
- 0,7 kg dichiarati: cento grammi in più del Kärcher, e a braccio teso si sentono
- Anche qui il lavaggio resta manuale
Bosch dichiara batteria al litio da 3,6 V e 2,0 Ah, 30 minuti di autonomia, circa 105 mq o «circa 35 finestre» per carica, serbatoio da 100 ml e 0,7 kg di peso. Sulla carta è un Kärcher con cinque minuti in meno.
La differenza sta nelle testine: 266 e 133 mm. Quella stretta è davvero stretta, e su finestre a riquadri, porte interne a vetro e box doccia angusti entra dove le altre non entrano. Se la tua casa è fatta di vetri piccoli più che di vetrate, è questo il modello giusto — al costo di qualche passata in più quando capita la superficie grande.
Per svuotare il serbatoio, Bosch indica di premere un pulsante in gomma e scuotere il contenitore. Il rovescio è il peso: 0,7 kg dichiarati, cento grammi più del Kärcher.
3. Leifheit Dry & Clean — l'unico che porta anche il lavaggio
L'unico che porta anche il lavaggio
Leifheit Dry & Clean
- Autonomia
- 38 min
- Resa
- 110 mq
- Bocchette
- 280 e 170 mm
- Manico
- 43 cm
Cosa fa bene
- Nella confezione ci sono manico e lavavetri: il ciclo completo sta in una scatola sola
- Il manico si aggancia al sistema Click, compatibile con le aste telescopiche della marca
- Aspira in tutte le direzioni, anche dal basso verso l'alto
Cosa fa male
- Con il manico montato l'insieme diventa lungo e meno maneggevole sui vetri piccoli
- Il produttore non pubblica il volume del serbatoio in millilitri
- Costruzione in plastica: la sensazione in mano non è quella dei due sopra
Gli altri risolvono un terzo del ciclo. Questo ne risolve due: nella confezione ci sono l'aspiragocce, un manico da 43 cm agganciabile al sistema Click della marca e il lavavetri con il panno. Compri una scatola e hai il ciclo completo, invece di prendere il tergivetro a parte.
Il produttore dichiara fino a 38 minuti per carica, pari a oltre 110 mq, con una funzione di stand-by che sospende l'aspirazione quando la bocchetta non tocca la superficie — ed è il motivo per cui i minuti dichiarati sono minuti di lavoro effettivo. Le bocchette sono le stesse due misure del Kärcher, 280 e 170 mm.
Il limite è geometrico: con il manico montato l'insieme è lungo, e sui vetri piccoli diventa scomodo. E il volume del serbatoio in millilitri non è dichiarato, il che su una scheda altrimenti completa è una lacuna che segnaliamo.
4. Beldray Titanium — la spesa minima che ha senso
La spesa minima che ha senso
Beldray Titanium
- Serbatoio
- 60 ml
- Autonomia
- 30 min
- Alimentazione
- Batteria
- Peso
- Non dichiarato
Cosa fa bene
- Autonomia dichiarata di 30 minuti, in linea con apparecchi ben più impegnativi
- Leggero e sottile: per lo specchio del bagno e il box doccia basta e avanza
Cosa fa male
- Serbatoio da 60 ml: quasi la metà degli altri, su una casa intera lo svuoti spesso
- Larghezza della testina non dichiarata, quindi il numero di passate non è stimabile
- Nessun ricambio a catalogo con codice proprio: qui la reperibilità delle lame è il punto debole
Serbatoio da 60 ml, autonomia dichiarata di 30 minuti, senza fili e leggero. È l'apparecchio con cui si entra nella categoria senza impegnarsi, e per lo specchio del bagno, il box doccia e le due finestre della cucina fa esattamente quello che deve.
I sessanta millilitri sono il vincolo: su una casa intera si svuota spesso, e ogni svuotamento interrompe il lavoro. La larghezza della testina non è dichiarata, quindi non è possibile stimare quante passate servano su una vetrata. E soprattutto non esiste un ricambio della lama catalogato con un codice del costruttore: quando la gomma sarà andata, la strada è il compatibile generico o niente.
Se il tuo caso è «poche superfici, uso saltuario», è una scelta ragionevole. Se è «tutta la casa, due volte l'anno», guarda i tre sopra.
5. ECOVACS WINBOT MINI — il migliore fra i robot
Il migliore fra i robot
4,5/5
ECOVACS WINBOT MINI
- Aspirazione
- 7.500 Pa max
- Emergenza
- 3.000 mAh
- Rumore
- 63 dB
- Spessore
- 55 mm
Cosa fa bene
- Batteria d'emergenza da 3.000 mAh: tiene la presa oltre 30 minuti se salta la corrente
- Corda di sicurezza in nylon e lattice con resistenza dichiarata di almeno 1.900 N
- Spessore di 55 mm: lavora anche su finestre con maniglie e barre di sicurezza
- Finestra minima dichiarata 22x25 cm: entra anche sui vetri piccoli
Cosa fa male
- Va alimentato dalla presa con un cavo da 4,7 metri: l'autonomia a batteria non esiste
- 63 dB dichiarati: nella stanza dove lavora non ci stai a leggere
- Circa 3 minuti al metro quadro in modalità rapida: su una vetrata grande è mezz'ora
- Angoli e telai restano da rifinire a mano, sempre
Se scegli la strada del robot, questo è il modello che dichiara i numeri giusti. Batteria di emergenza da 3.000 mAh con protezione da blackout dichiarata oltre i 30 minuti, corda di sicurezza in nylon e lattice con resistenza alla trazione di almeno 1.900 N, aspirazione di 3.200 Pa in movimento e fino a 7.500 Pa di massima. Sono le tre voci da cui si comincia a leggere una scheda di questa famiglia, e ci sono tutte con un valore.
Lo spessore di 55 mm e i 215 mm di lato sono la seconda ragione: ECOVACS lo dichiara adatto anche alle finestre con barre di sicurezza e a quelle con la maniglia a 50-80 mm dal vetro, e a partire da 22x25 cm. La nebulizzazione a ultrasuoni distribuisce il liquido in particelle molto fini invece di spruzzarlo a getto.
Le cose da sapere prima: è alimentato dalla presa, con un cavo da 4,7 metri, quindi l'autonomia a batteria non esiste e la batteria interna serve solo all'emergenza. Dichiara 63 dB, quindi mentre lavora la stanza non è un posto tranquillo. E impiega circa 3 minuti al metro quadro in modalità rapida: su una vetrata grande è mezz'ora di lavoro. Angoli e telai, come su tutti i robot, restano da rifinire.
6. Tosima WA9C Pro — il robot con più percorsi
Il robot con più percorsi
Tosima WA9C Pro
- Aspirazione
- n.d. in Pa
- Ugelli
- 4 spray
- Modalità
- 6 percorsi
- Comando
- Telecomando
Cosa fa bene
- Quattro ugelli spray, due per lato: bagna il vetro davanti a sé in entrambi i sensi di marcia
- Sei percorsi selezionabili, utili sulle finestre che non sono rettangoli regolari
- Gruppo di continuità interno dichiarato per 25 minuti di presa in caso di blackout
Cosa fa male
- Aspirazione senza un valore in pascal: il titolo dice solo «extra-forte»
- Il marchio non pubblica una scheda tecnica propria: i dati arrivano tutti dalla scheda di vendita
- Rumorosità e peso non dichiarati
- Ricambi dei panni non catalogati con un codice: la reperibilità fra due anni è un'incognita
Quattro ugelli spray, due per lato, che bagnano il vetro nella direzione di marcia in entrambi i sensi; sei percorsi di pulizia selezionabili, compresi i tracciati a N e a Z; telecomando; gruppo di continuità dichiarato per 25 minuti di presa in caso di blackout, con corda di sicurezza in dotazione. Sulle finestre che non sono rettangoli regolari, poter scegliere il percorso è un vantaggio reale.
I motivi per cui sta ultimo sono due, e sono di trasparenza più che di prodotto. Il primo: la scheda di vendita non dà un valore di aspirazione in pascal, solo un'«aspirazione extra-forte» nel titolo, mentre ECOVACS dichiara sia il valore in movimento sia il massimo. Il secondo, più pesante: il marchio non pubblica una scheda tecnica propria, quindi peso, rumorosità e dimensioni minime della finestra non sono verificabili altrove. Non vuol dire che l'apparecchio sia peggiore. Vuol dire che quello che sai su di lui te l'ha detto solo chi te lo vende.
Sui ricambi vale la stessa cautela: i panni non hanno un codice di catalogo, e su un apparecchio che li consuma a ogni ciclo è proprio l'informazione che manca.
Come si usa bene: la tecnica che evita gli aloni
Gli aloni non sono un difetto dell'apparecchio, sono quasi sempre un errore di metodo. Tre regole li eliminano: velocità costante, passate sovrapposte, lama pulita. Un aspiragocce trascinato a scatti lascia righe anche con la gomma nuova, e una lama con un residuo di sporco secco le lascia sempre.
Dall'alto verso il basso, a velocità costante
La passata va fatta dall'alto verso il basso, con la lama appoggiata a piatto e una pressione leggera e uniforme. La costanza conta più della lentezza: è la variazione di velocità a lasciare il segno, non la velocità in sé. Sovrapponi ogni passata alla precedente di un paio di centimetri, e chiudi con una passata orizzontale sul bordo inferiore, dove l'acqua si raccoglie.
Sui vetri molto larghi conviene lavorare a fasce verticali complete invece che a zone: se ti fermi a metà altezza, l'acqua che sta sotto ha il tempo di asciugare da sola, ed è esattamente l'alone che stai cercando di evitare.
L'acqua e il detergente giusti
L'acqua molto dura lascia depositi di calcare quando asciuga: se la tua lo è, usa poca acqua e più detergente, oppure acqua demineralizzata sui vetri che vedi controluce. Il detergente deve essere poco schiumoso, perché la schiuma viene aspirata insieme all'acqua e finisce nel condotto.
Non lavorare mai su un vetro colpito dal sole diretto: il liquido evapora prima che tu arrivi con la lama, e da lì l'alone è garantito. La mattina presto o il tardo pomeriggio sono i momenti giusti, e non è un consiglio della nonna: è la ragione per cui gli stessi identici gesti danno risultati diversi in due giornate diverse.
Dopo l'uso: due minuti che allungano la vita all'apparecchio
Svuota il serbatoio subito, sciacqualo, e stacca la lama in gomma per risciacquarla. L'acqua sporca lasciata dentro per settimane crea odore e deposito; lo sporco secco sul filo della gomma è la causa numero uno delle righe alla passata successiva.
Rimonta la lama solo quando è asciutta e conserva l'apparecchio con il serbatoio aperto. Sono due minuti: sono anche la differenza fra una gomma che dura due stagioni e una che ne dura sei.
Cosa un lavavetri elettrico non risolve
Un lavavetri elettrico risolve la fase finale della pulizia dei vetri. Non risolve i problemi che fanno tornare i vetri sporchi, e ce ne sono due che riguardano quasi tutte le case italiane: la condensa che si riforma ogni notte e la polvere che si rideposita in pochi giorni. Sono problemi di aria, non di vetri.
Condensa sui vetri e muffa sui telai
Se ogni mattina trovi i vetri appannati e sul silicone del telaio compaiono puntini scuri, il lavavetri elettrico ti sta risolvendo il sintomo. La causa è l'umidità relativa troppo alta unita a una superficie fredda: il vapore condensa sul punto più freddo della stanza, che nella maggior parte delle case è il vetro. Asciugarlo ogni giorno funziona; abbassare l'umidità funziona meglio e per sempre.
È un intervento diverso e vale la pena inquadrarlo bene: abbiamo messo insieme sia i deumidificatori più efficaci contro la muffa sia una guida su quale deumidificatore scegliere in base ai metri quadri e ai litri al giorno che servono davvero. Se il problema si concentra in camera da letto, dove l'apparecchio deve lavorare mentre dormi, il criterio cambia ancora e conviene partire dai deumidificatori silenziosi.
La polvere che torna in tre giorni
L'altra domanda ricorrente è perché i vetri e i davanzali si sporchino così in fretta. La risposta è che la polvere che si deposita sul davanzale è la stessa che sta sospesa nell'aria della stanza, e continua a ridepositarsi finché resta lì. Chi soffre di allergie lo nota prima degli altri, perché il fastidio arriva insieme allo sporco visibile: in quel caso il ragionamento sulla qualità dell'aria viene prima di quello sui vetri, e lo abbiamo affrontato nella pagina sui purificatori d'aria per chi è allergico.
Le finestre esterne dei piani alti
Nessuno dei sei apparecchi di questa pagina è una soluzione per il lato esterno di una finestra al quinto piano che non si apre a vasistas. Un aspiragocce va comunque impugnato, quindi devi arrivarci; un robot lo posizioni tu sul vetro, quindi devi arrivarci lo stesso almeno una volta. Se il vetro esterno non è raggiungibile in sicurezza dall'interno, la risposta non è un elettrodomestico: è un'asta telescopica professionale o qualcuno attrezzato per farlo.
Domande frequenti
Il lavavetri elettrico lava da solo il vetro?
No. Un aspiragocce a mano aspira l'acqua dopo che hai bagnato e passato il vetro: il lavaggio resta manuale. I robot lavavetri, invece, nebulizzano il liquido e passano il panno da soli, ma vanno posizionati sul vetro a mano e non arrivano su angoli e telai.
Quale lavavetri elettrico scegliere per il box doccia?
Un aspiragocce a mano con bocchetta stretta. Il box doccia ha superfici strette, angoli e profili in alluminio dove la bocchetta larga non entra: i modelli con una seconda testina da 130-170 mm coprono il caso. Un robot da vetro su un box doccia non è utilizzabile.
Il lavavetri elettrico si può usare sui vetri esterni dei piani alti?
Solo se il vetro è raggiungibile in sicurezza, per esempio con finestre che si aprono a vasistas o che ruotano. Un robot lavavetri va comunque appoggiato al vetro a mano, e su una facciata esterna la corda di sicurezza va agganciata a un punto fisso interno prima di avviarlo. Se devi sporgerti, non farlo.
Quanto dura la batteria di un lavavetri elettrico?
L'autonomia dichiarata di un aspiragocce sta fra 30 e 38 minuti, che equivalgono a circa 105-110 mq secondo i costruttori. Il tempo di ricarica dichiarato è molto più lungo dell'autonomia — Kärcher indica fra 170 e 230 minuti a seconda della versione — quindi conviene pulire tutta la casa in una sessione sola.
Perché il lavavetri elettrico lascia aloni?
Nella grande maggioranza dei casi per tre motivi: passate a velocità non costante, lama in gomma sporca o usurata, detergente troppo schiumoso oppure vetro colpito dal sole diretto. Se le righe restano anche con la gomma pulita e il vetro in ombra, la lama è da sostituire.
Ogni quanto vanno cambiate le lame in gomma?
I costruttori non pubblicano una cadenza: la lama va sostituita quando comincia a lasciare righe sottili a ogni passata, ed è l'unico segnale affidabile. La cosa da verificare prima dell'acquisto è che il ricambio esista come articolo a catalogo con un suo codice — Kärcher, per esempio, vende le lame per aspiragocce WV in confezione da due pezzi.
I robot lavavetri funzionano davvero?
Sulle vetrate grandi, regolari e senza traversine sì, e tolgono un lavoro pesante. Non funzionano su vetri con inglesine, su superfici smerigliate o strutturate, su finestre sotto la misura minima dichiarata dal costruttore, e in ogni caso lasciano da rifinire il perimetro a ridosso del telaio.
Qual è il miglior robot lavavetri?
È quello che dichiara con un numero le due protezioni obbligatorie: batteria tampone in caso di blackout e corda di sicurezza con una resistenza alla trazione indicata. Fra i modelli di questa pagina è l'ECOVACS WINBOT MINI, che dichiara 3.000 mAh di batteria d'emergenza per oltre 30 minuti e una corda da almeno 1.900 N. Un robot che non pubblica questi due valori non va comprato, qualunque sia la potenza di aspirazione dichiarata.
Che differenza c'è fra un lavavetri elettrico normale e uno professionale?
Non la potenza, ma la continuità di lavoro. Confrontando le due schede Kärcher, il WVP 10 Adv della linea Professional dichiara le stesse bocchette da 280 e 170 mm e gli stessi 35 minuti del WV 2 di casa, ma raddoppia il serbatoio dell'acqua sporca (200 ml contro 100), scende a 50 minuti di ricarica contro i 170-230 dichiarati sul modello domestico e porta in dotazione una seconda batteria intercambiabile.
Meglio un lavavetri manuale o uno elettrico?
Sotto le cinque finestre il manuale — vello, tergivetro e panno — è più veloce e non ha niente che si scarichi o si guasti. Sopra le dieci finestre l'elettrico si fa preferire, perché elimina l'unica parte del lavoro che il tergivetro non risolve: l'acqua sporca che cola su davanzali, telai e pavimento e che va poi raccolta con un secondo passaggio.
Pulivetro, aspiragocce e lavavetri elettrico sono la stessa cosa?
Sì: pulivetro, puliscivetri e aspiragocce per vetri sono nomi commerciali dello stesso apparecchio, cioè l'aspiratore a batteria con lama in gomma che raccoglie l'acqua dopo il lavaggio. Il robot lavavetri è invece un'altra famiglia: si attacca al vetro e passa i panni da solo, ma va posizionato a mano, va assicurato con la corda e non arriva su angoli e telai.
Le fonti di questa pagina
- Kärcher Italia — scheda tecnica del lavavetri WV 2: 100 ml di serbatoio, 35 minuti di autonomia, circa 105 mq per carica, 230 minuti di ricarica, bocchette da 280 e 170 mm, 0,6 kg con batteria.
- Kärcher Italia — WV 2 Universal Black Edition+: serbatoio da 120 ml, ricarica in 170 minuti, e la descrizione del ciclo in tre fasi (flacone spray, panno in microfibra, aspirazione).
- Kärcher Italia — lame di ricambio per aspiragocce WV, 170 mm: confezione da due pezzi da 170x42x5 mm, con l'elenco dei modelli compatibili.
- Bosch DIY — scheda del GlassVAC: batteria da 3,6 V e 2,0 Ah, 30 minuti di autonomia, circa 105 mq o 35 finestre per carica, serbatoio da 100 ml, 0,7 kg.
- ECOVACS Italia — scheda del WINBOT MINI: 215x215x55 mm, 1,3 kg, aspirazione di 3.200 Pa in movimento e 7.500 Pa di picco, batteria d'emergenza da 3.000 mAh per oltre 30 minuti, corda di sicurezza da almeno 1.900 N, 63 dB, finestra minima 22x25 cm, cavo da 4,7 metri.
- Kärcher International — scheda del lavavetri Professional WVP 10 Adv: 35 minuti di autonomia, serbatoio dell'acqua sporca da 200 ml, ricarica in 50 minuti, seconda batteria intercambiabile e caricabatterie rapido in dotazione, 1 kg, bocchette da 280 e 170 mm. È il termine di paragone diretto con il WV 2 di casa dello stesso costruttore.
- HOBOT Technology — scheda del robot da vetro HOBOT-2S: gruppo di continuità che tiene l'apparecchio in posizione per 20 minuti in caso di blackout, corda di sicurezza lunga 4,5 metri dichiarata per 200 kg di trazione, 2,4 minuti al metro quadro, cavo di alimentazione da 5 metri. È un marchio che non compare in questa classifica: serve qui come secondo termine di confronto, indipendente dai modelli che consigliamo.
- Leifheit Italia — manico telescopico in acciaio con snodo: estensione dichiarata da 110 a 190 cm e aggancio tramite ClickSystem agli altri strumenti compatibili della marca.
- IEC — IEC 60529:1989+A1:1999+A2:2013, «Degrees of protection provided by enclosures (IP Code)»: è la norma che classifica il grado di protezione fornito dagli involucri, e si applica alle apparecchiature elettriche con tensione nominale non superiore a 72,5 kV.
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